Lady Susan
Amore e inganni
Love & Friendship

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“Le intenzioni di Lady Susan sono quelle di una civetta che desidera l’ammirazione universale”. “Sono irritata dagli artifici di questa donna senza scrupoli”: così la descrive la cognata che se la vede arrivare in casa all’improvviso. Eppure la cognata, Mrs Vernon, non può fare a meno di ammettere che: “è davvero molto attraente” e stupirsi perché: “siamo soliti associare alla civetteria comportamenti sfrontati, e ci aspettiamo che a un animo impudente corrispondano modi altrettanto impudenti”, invece Lady Susan “ha un’espressione dolcissima e la sua voce e i suoi modi amabili la rendono oltremodo affasciante”.
Amore e inganni, titolo originale Love & Friendship è l’adattamento di Lady Susan, novella epistolare, pubblicata dopo la morta di Jane Austen e scritta quando aveva 19 anni. Il regista Whit Stillman ha realizzato una commedia molto divertente con al centro un’eroina tutt’altro che casta, che più che da Jane Austen sembra scritta da Oscar Wilde. Continua a leggere Lady Susan
Amore e inganni
Love & Friendship

Scrivere vuol dire stare ‘nel territorio del diavolo’

“So benissimo che tra le persone apparentemente interessate a scrivere, ben poche sono interessate a scrivere bene. A loro interessa pubblicare qualcosa, e se possibile fare un ‘colpaccio’. Essere uno scrittore, non scrivere. Vedere il proprio nome in cima a qualcosa di stampato, non importa cosa…
Se è questo che vi interessa io non sarò certo di grande aiuto.”
Così si esprime Flannery O’Connor in modo che prima di addentrarvi Nel territorio del diavolo, ovvero nel suo libricino che parla del mestiere di scrivere, possiate avere una chiara idea se fa per voi. Secondo la scrittrice “l’idea di fare lo scrittore alletta un bel po’ di inconcludenti, coloro che sono solo gravati da sentimenti poetici o afflitti da sensibilità” ma ritiene pure che “con un buon insegnante, diversi best seller si sarebbero potuti prevenire”. Onestamente, quanti di voi vorrebbero essere “guariti” dalla possibilità di scrivere un best seller?  Continua a leggere Scrivere vuol dire stare ‘nel territorio del diavolo’

Jonathan Strange & Mr. Norrell

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“Alcuni anni fa, nella città di York, esisteva un’accademia di maghi, i quali si incontravano il terzo mercoledì di ogni mese per leggere lunghi e noiosi documenti sulla storia della magia inglese.”
Come inizio può non sembrare promettente: eppure il romanzo che segue questa apertura è uno dei più straordinari fantasy degli ultimi anni. Si tratta di Jonathan Strange & il Signor Norrell, opera prima di Susanna Clarke, frutto di quasi dieci anni di lavoro, premiato con il prestigioso premio Hugo (che prima di lei è stato vinto da autori del calibro di Dick, Asimov e in tempi più recenti da Neil Gaiman e J.K. Rowling). Un’opera imponente anche nelle dimensioni: si aggira sulle 800 pagine e la sua narrazione copre un arco temporale di undici anni. Eppure non una sola pagina appare di troppo, né una sola nota. Continua a leggere Jonathan Strange & Mr. Norrell

Lo schiavista di Paul Beatty

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A chi di questi tempi post umani verrebbe in mente di ripristinare l’apartheid e lo schiavismo in seno alla società occidentale? Di certo sarebbe un proposito umanamente inaccettabile e culturalmente retrò. Forse per questo poteva venire in mente solo a uno scrittore afroamericano farne il soggetto di un romanzo folle, meraviglioso, succulento come l’ha definito il Financial Times.
Ormai anche nella narrativa sono finiti (finalmente) i tempi del politicamente corretto e così Paul Beatty si è permesso di scrivere la più lacerante satira americana degli ultimi anni (The Guardian). Una satira talmente profonda e stimolante da meritare il Man Booker Prize 2016, primo scrittore statunitense a averlo ricevuto (proprio mentre io lo stavo leggendo… ). Continua a leggere Lo schiavista di Paul Beatty

Tre donne vivevano in un paesino. La prima era cattiva, la seconda bugiarda e la terza egoista.
‘Ninfee nere’ di Michel Bussi

ninfee-monetQuesto romanzo ha un’ambientazione straordinaria e un inizio irresistibile. Si svolge nel paesino di Giverny, vicino allo stagno con le ninfee e la casa del pittore. Ci sono tre donne, una vecchia, una bella, una bambina, un ispettore con la battuta pronta, il torrione da cui la donna più anziana che sembra una strega, controlla tutto quello che succede.
Giverny è il luogo dove “il pittore strampalato ha deviato il corso di un fiume per creare uno stagno e si è rinchiuso per trent’anni a dipingere ninfee”. Stiamo parlando di Claude Monet ovviamente. Continua a leggere Tre donne vivevano in un paesino. La prima era cattiva, la seconda bugiarda e la terza egoista.
‘Ninfee nere’ di Michel Bussi

L’amore è eterno finché non risponde
di Ester Viola

lamore-e-eterno-finche-non-risponde1Ti lascio ma restiamo amici. Mi ama ancora, è scritto nelle stelle. No, non nelle congiunzioni astrali, ma bisogna scrutare le stelline di valutazione dell’ultima chiamata fatta su whatsapp. Un tempo Paolo Fox, oggi la messaggistica istantanea; non serve più nemmeno attendere l’oroscopo della mattina per sapere se lui, in fondo in fondo, ci pensa ancora un po’. Ora c’è la legge dell’ultimo accesso, a cui non sfuggono neanche i più astuti; si può eliminarlo (sì, è possibile), ma si resta comunque visibili quando si è online.

Una tortura masochistica per noi povere figlie dell’amore ai tempi dei social. Lo sa bene Olivia Marni, fantastica protagonista de L’amore è eterno finché non risponde di Ester Viola. Un esordio fulminante per l’avvocato di Morbegno attivissima su Twitter (@esterviola_). Il suo account è una specie di Bibbia per chi voglia prendere la vita a dosi di cinismo e ironia e sappia sorridere di politica, costume e affari di cuore, cose che – specialmente questi ultimi – scuotono anche le menti più salde. Continua a leggere L’amore è eterno finché non risponde
di Ester Viola

American Pastoral

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L’abbiamo sempre detto, gli adattamenti cinematografici dai romanzi sono operazioni rischiose. E i passaggi da davanti a dietro la macchina da presa non lo sono da meno. Onore al merito quindi a Ewan McGregor che, alla sua prima volta da regista, si è imbarcato nell’impresa di portare sul grande schermo un romanzo importante come Pastorale Americana di Philip Roth.

Sulla figura mitologica del grande romanzo americano si dibatte, se ne parla, si indicano di volta in volta i papabili, si creano fazioni… personalmente ho delle idee molto vaghe in proposito, ma leggendo Pastorale Americana non si può negare che gli ingredienti ci siano tutti. Vicende personali, analizzate miniaturisticamente a livello psicologico, finiscono con l’intrecciarsi alla Storia e all’identità degli Stati Uniti. Continua a leggere American Pastoral