Last Night di Massy Tadjedin

Mentre eravamo di fuori in fila, aspettando di entrare, un amico ci ha detto che il film aveva avuto pessime recensioni. Stiamo parlando di Last night, il film che ha aperto il Festival internazionale del film di Roma. Perciò mi apprestavo a vedere un’altra schifezza americana dopo Somewhere e Mangia, prega, ama e invece Last night mi è piaciuto e mi ha anche fatto pensare. Scusate, ma ve lo racconto.

Keira Knightley

Lei, Keira Knightly, è una tipa anoressica che quando la vedi in canottiera ti prende un colpo: sembra un ragazzo tisico. Però ha una faccia carina e nel film fa la parte di una ricca, bella e felice, sposata con un tipo anche lui bello e tutto il resto (Sam Worthington, il protagonista di Avatar). I due vanno a una festa e lei vede che il marito è attratto da una bella donna (Eva Mendes) che invece non è per niente anoressica e con cui lui lavora da diversi mesi, senza avergliene mai parlato.
Questo passaggio è reso proprio bene. Si capisce che quei due si piacciono, ma è qualcosa d’ineffabile e impalpabile. E’ il linguaggio muto dell’attrazione. Tornati a casa lei, Keira, gli fa una scenata di gelosia e se ne va a dormire sul divano, dopo che lui, messo alle strette, ha ammesso che l’altra gli piace. Più tardi, lui la raggiunge, le dice che la ama e va a preparare qualcosa da mangiare in una bellissima cucina che sembra quella di un ristorante, piuttosto che quella di una casa. Dopo lo spuntino notturno i due si riappacificano. Ormai per lui è quasi ora di partire per il viaggio di lavoro con la bella collega.
Keira, che è una scrittrice e giornalista free lance, va a fare colazione al bar e incontra un suo ex di passaggio a New York. Lui in realtà è andato lì proprio per cercarla e si capisce subito che tra i due c’è stato qualcosa di speciale. Si capisce che vedendosi provano un’emozione forte e che hanno una straordinaria sintonia. Lui va al lavoro, ma si danno appuntamento per la sera.
Il film si svolge in “tempo reale”. Vediamo in montaggio alternato quello che fa il marito in viaggio e quello che fa la moglie.
La sera, la temperatura dei due rapporti sale e il marito si ritrova da solo con la cubana che lo corteggia, gli chiede se ha mai tradito, se vuole farlo etc. Intanto a New York abbiamo capito che i due sono stati insieme per un periodo non troppo lungo, che è stato bello ma non ha funzionato, che tra loro c’è qualcosa di irrisolto, di interrotto e quindi inesauribile. La loro attrazione reciproca non è mai finita, forse perché il rapporto non è stato vissuto fino in fondo? Non si sa, ma è così per entrambi. Lo prova anche il fatto che lei non ha mai parlato di lui al marito. Insomma abbiamo proprio l’impressione che questi due si amino. Insieme sono deliziosi, anche quando incontrano gli amici di lui che li scambiano, ovviamente, per due fidanzatini.

Keira Knightley e Guillaume Canet

Poi lei si ricorda che deve dare da mangiare al cane di un amico e intanto continuano a parlare di loro, di cosa è successo, del fatto che lei pensa a lui ogni volta che non sta bene con l’altro, del fatto che non riescono a dimenticarsi. Quello che c’è tra loro è come se fosse lì, pronto, come se il tempo non lo scalfisse. E quando lui finalmente la bacia nell’ascensore, l’emozione è altissima.
Insomma sembra che il film si interroghi sul tradimento, su cosa si possa fare in una simile circostanza, su cosa si debba fare. Prende una coppia, la divide e mette i due partner alle prese con una grande attrazione per un altro, la stessa sera, in contemporanea, un po’ come se fosse un esperimento.
Alla fine, dopo aver bevuto e fatto il bagno in piscina, il marito finisce a letto con la bella cubana. E Keira, dopo svariate effusioni con l’affascinante Guillaume Canet (regista del film Les petits mouchoirs che si proietta in un’altra sala) non se la sente di andare oltre perché pensa al marito. Perciò i due dormono abbracciati per quel breve pezzetto di notte che resta.
La mattina dopo, il marito è pieno di sensi di colpa, con un’aria da cane bastonato vuole subito chiarire con la Mendez che però lo prega di tacere perché ha già capito tutto: non ci sarà alcun futuro per loro. Ma non contento chiede ad un collega di occuparsi dell’incontro di lavoro e prende il primo aereo per correre a casa.
Anche la separazione fra Keira e il suo ex è carica di emozione e sofferenza, ma di tutt’altro genere. Per soffocarle, lei taglia corto, dicendo che non devono farla troppo drammatica.
Quando rientra a casa, il marito la trova seduta, che guarda fuori dalla finestra e piange. Piange per la partenza dell’altro.
E anche l’altro all’aeroporto, in un grande spazio aperto, ha gli occhi pieni di pianto.

Massy Tadjedin ha scritto e diretto Last Night

Ed ecco alcuni commenti a caldo all’uscita del cinema.
Due mie colleghe hanno avuto una reazione ostile nei confronti di Keira. Una ha detto che le donne sono sempre delle idiote, sono delle cretine che non riescono a tradire, mentre gli uomini se ne fottono. Era arrabbiata. Un’altra, con una faccia da cerbiatto, dolce e ingenua, si è arrabbiata anche lei e ha detto che “doveva dargliela!” E che cavolo, se ne stava lì abbracciata a lui a fare di tutto, ma poi si è tirata indietro.
Mi colpisce che pensino che lei sia una fessa, mentre a me pare che la colpa più grande – se proprio vogliamo vedere le cose in termini di colpe – sia la sua. Il marito fa tenerezza perché non riesce neanche a tradirla, tanto è oppresso dai sensi di colpa e lascia persino il lavoro per tornare di corsa da lei. Keira invece ama l’altro uomo dal quale è riamata. E i loro baci, i loro abbracci, anche se non arrivano a un rapporto sessuale completo, sono qualcosa di molto più forte e profondo. Loro si amano e forse questo è un tradimento peggiore che il sesso di una notte.
O no? Ma Keira ama anche il marito, altrimenti sarebbe semplice.
Mentre guardavo il film mi chiedevo se lei dovesse tradirlo, o meno, se facendo l’amore con l’altro avrebbe sottratto qualcosa al marito e cosa avrei fatto al suo posto.
Ma ero molto più preoccupata per quel sentimento doppio, per quello che lei prova per l’altro. Ho pensato che certe persone non smettiamo di amarle mai. Forse sono quelle con cui il rapporto non è stato consumato? Non lo so, ma ci sono casi in cui l’emozione è sempre viva. E’ come se stesse lì addormentata e dimenticata, ma pronta a svegliarsi in qualsiasi momento.
Allora mi chiedo: possibile che gli amori più duraturi siano quelli non vissuti? Sembrerebbe una bella ingiustizia nei confronti dei rapporti sofferti, consumati, faticati, che restano lì sbiaditi dal quotidiano, lasciando tutto il sogno a chi ha solo iniziato e mai concluso la luna di miele.
A ben pensarci il motivo per cui non sono d’accordo con le mie colleghe è che nel film sono le donne che decidono e gli uomini si limitano ad assecondarle. Sono le due donne che conducono, sono loro le protagoniste. Poi cerco anche di capire perché questo film ha avuto pessime critiche e mi dico che non ci sono morti, feriti, crimini ed esplosioni, ma è soltanto un film che indaga i sentimenti e i desideri, cosa che faceva molto bene il romanzo ottocentesco, ma di cui oggi si è persa contezza. Forse è per questo che a molti sarà sembrato inutile?

Pubblicato da

Tiziana Zita

Tiziana Zita

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di fiction per la tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

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