Splendori e miserie di Wikipedia: la più estesa mappa del sapere umano

Se ho una mela e te la do, io la perdo. Se ho un’informazione e te la do, io non la perdo. Posso anche darla a tutti e lo stesso non la perdo. Wikipedia, l’enciclopedia gratuita di internet, si basa su questo principio. L’intento del suo fondatore, Jimmy Wales, è proprio quello di creare un’enciclopedia che racchiuda la totale conoscenza umana, che arrivi a ogni persona del pianeta, nella sua lingua.
Nata nel gennaio 2001 l’enciclopedia ha appena compiuto 10 anni e con i suoi 60 milioni di accessi al giorno, è diventata uno dei dieci siti più visitati al mondo.
La libera enciclopedia comprende circa 17 milioni di voci ed è tradotta in 270 lingue. Con 400 milioni di utenti, in continua crescita, Wikipedia sta col fiato sul collo a Facebook che ha superato i 500 milioni di utenti.
Nel 2007 ha superato l’enciclopedia cinese Yongle: commissionata nel 1403 dall’imperatore Yongle della dinastia Ming, ha mantenuto il primato per 600 anni. Insomma Wikipedia è la più grande enciclopedia mai esistita, il mostro che mangia tutto, l’oracolo onnisciente.

Enciclopedia Yongle

Quando Jimmy Wales ha chiesto aiuto ai lettori per mantenerla indipendente e senza pubblicità, ha avuto una sollecita risposta e ha raccolto 16 milioni di dollari.
Wikipedia “è come una biblioteca in un parco” ha detto Wales: “E’ come un tempio della mente. E’ un posto dove tutti possiamo andare a pensare, a imparare, a dividere la nostra conoscenza con gli altri”.
Sembra così realizzarsi il sogno e l’utopia di tanti filosofi e pensatori. “La democrazia assoluta del sapere e la collaborazione di intelligenze molteplici” scrive  Grillo “dà vita a una sorta di intelligenza collettiva”. Ma la reputazione dell’enciclopedia veloce (wiki è un termine hawaiano che significa “veloce” e pedia è “cultura” in greco) è controversa. La principale accusa che le viene mossa è di essere inattendibile e piena di errori. Questo perché non c’è nessuno che la controlla dall’alto e i controllori sono gli stessi lettori .
Wikipedia è una perfetta metafora di internet: non ha un comitato centrale. L’enciclopedia è scritta dai lettori per i lettori. Tutto viene dal basso. Il fatto che tutti possono scriverci la espone agli errori, sia a quelli involontari, che a quelli intenzionali. Eccone alcuni.  

Il senatore Ted Kennedy ha avuto un malore durante la cerimonia di insediamento di Obama e immediatamente Wikipedia lo ha dato per spacciato. La dipartita prematura è una beffa che colpisce numerosi personaggi noti: presentatori, registi ed è capitato anche alla bella star dei teenager americani Miley Cyrus, data per morta in un incidente automobilistico. Stessa sorte è toccata al nostrano Amedeo Minghi: oltre alla sua data di nascita, Wikipedia ha riportato quella di  morte che sarebbe avvenuta il 20-11-2009. Invece il 78enne giornalista americano John Siegenthaler è stato per 132 giorni l’assassino del presidente Kennedy. Un altro scherzo è quello di inventare personaggi mai esistiti, o al contrario, Margaret Thatcher è stata per un certo tempo, un personaggio immaginario.
E che dire di Tony Blair che aveva i poster di Hitler appesi nella sua stanza?

Tiziano: Venere con cagnolino, un amorino e pernice 1560

Il leader del Partito Conservavatore inglese, David Cameron, e quello del partito Laburista, Gordon Brown, hanno litigato sulla data di morte di Tiziano. Cameron ha redarguito Brown perché non conosceva la data di morte del pittore rinascimentale. Sfortunatamente anche lui ha sbagliato l’anno. Che fare? Un fedele membro del suo partito è corso a cambiare la voce “Tiziano” su Wikipedia, mettendoci la data detta da Cameron, con l’unico risultato di trasformare un errore insignificante in una figuraccia planetaria.
Il giornalista inglese Jonathan Margolis la chiama “Wicked-Pedia”, “cattiva conoscenza”. Margolis la considera alla stregua di un mostro che divora tutto e il cui controllo rischia di sfuggire dalle mani del suo inventore.
Ma riconosce a Wales l’onestà delle intenzioni: è evidente che se trasformasse la sua impresa in qualcosa di commerciale sarebbe uno degli uomini più ricchi del mondo.
Il giornalista parte dal concetto che una catena è forte quanto il più debole dei suoi anelli.

Testo alternativo per l'immagine di Topolino
Topolino apprendista stregone

La possibilità di incappare su una falsa informazione è di uno a 70, ma il fatto di non poter decidere quali siano le notizie vere e quelle false, a suo giudizio invalida l’intero sistema e avvelena la conoscenza collettiva. Perciò dovremmo perdere l’abitudine di andare a cliccare lì per ogni cosa. La questione si fa ancora più grave se si pensa che la gente crede ciecamente a quello che legge su Wikipedia: l’enciclopedia online sembra aver ereditato quella che un tempo era una prerogativa televisiva. Le sue nozioni non sono verificabili e verificate e, anche se lo fossero, il continuo aggiornamento la esporrebbe a sempre nuovi errori. Diciamo che l’errore è insito nella sua natura. Di fatto Wikipedia resta esposta ai burloni, gli ignoranti, o i semplici pazzi che immettono informazioni false.
Visto che le voci più bersagliate e sabotate sono le biografie di personaggi politici, sono stati messi dei lucchetti per cui certe voci sono modificabili solo dai collaboratori più fidati.
Ma lucchetti a parte, a smentire il giornalista inglese è stata la prestigiosa rivista Nature che ha messo a confronto Wikipedia con l’Enciclopedia Britannica e ha scoperto che la differenza fra le due è minima. Questo non significa che Wikipedia sia priva di errori, ma che ce ne sono anche nell’Enciclopedia Britannica. In un articolo scientifico, l’Enciclopedia Britannica contiene in media tre inesattezze, mentre Wikipedia quattro. Allora, più che smentire l’inaffidabilità di Wikipedia, la ricerca ha proclamato anche quella dell’enciclopedia di carta. Insomma l’infallibilità non è di questo mondo, d’altronde non esiste neanche in matematica e nelle altre scienze…A differenza delle enciclopedie tradizionali, l’affidabilità di Wikipedia non è garantita da un comitato scientifico, ma dal continuo feed-back dei suoi lettori/scrittori. In rete il giudizio dei utenti ha un grosso peso e c’è un feed-back immediato che non esiste negli altri media. La versione italiana di Wikipedia sarebbe inferiore all’inglese (tanto per cambiare…) solo perché gli utenti italiani sono meno numerosi di quelli di lingua inglese e dunque c’è un minore controllo.
Wikipedia funziona come un programma open source, tipo Linux o Firefox, ovvero come quei software che gli autori mettono in comune con altri programmatori e ne consentono modifiche e miglioramenti.
Wikipedia subisce un costante aggiornamento e questo in termini di affidabilità è un vantaggio rispetto all’enciclopedia di carta che resta bloccata fino alla successiva edizione. Inoltre il fatto che sia redatta dai suoi utenti sparsi nel mondo, le conferisce un’imparzialità e una neutralità che nessun editore sarebbe in grado di garantire.
Il medico epidemiologo, Tom Jefferson, nel suo sito Attentiallebufale, smaschera pratiche e idee false e denuncia i rischi del marketing sulla salute. Jefferson ha scoperto che in certe voci mediche è inserita una pubblicità di farmaci, neanche troppo occulta. Secondo lui, il fatto che, una volta scoperti, certi utenti vengano bannati, ovvero sbattuti fuori, non basta: Wikipedia fa gola a chiunque voglia vendere idee e informazioni e quindi continuano a provarci. Jefferson contesta anche il criterio con cui Google organizza la priorità delle sue voci: se digiti qualunque cosa, Wikipedia risulta al primo posto perché è la più cliccata. “Ma la scienza non è consenso, né democrazia” e il fatto che una voce sia la più cliccata non la rende più attendibile.
Umerto Eco consiglia di fare controlli incrociati con altri due o tre siti e suggerisce di controllare la stessa voce in un’altra lingua. Dice che infine si può guardare sull’enciclopedia cartacea. Ma chi ce l’ha?
Intanto la vecchia Treccani è finita sottovetro. L’artista Benedetto Marcucci l’ha messa in tanti barattoli sott’olio e così l’ha esposta al Macro di Roma. Tempi duri per la carta!
Ciò detto, gli errori di Wikipedia sono molto più interessanti, fantasiosi e direi, anche più belli di quelli delle enciclopedie di carta. Ecco qua un esempio poetico.
Nella voce che riguarda il compositore francese Maurice Jarre è stata riportata questa sua frase, ripresa da numerosi giornali: “Quando morirò, nella mia testa risuonerà l’ultimo valzer”.
Peccato che lo studente irlandese Shane Fitzgerald abbia rivelato di averla scritta e inserita lui. Ce l’ha lasciata per un mese e nessuno se n’è accorto. E’ vero che un mese non è molto, ma ho l’impressione che alcune fandonie siano molto difficili da snidare.  Questa mi pare una di quelle. Un conto è dire che Napoleone è morto a Santo Domingo il 17 maggio, ma chi porebbe accorgersi che la citazione di Jarre è falsa, a parte lo studente che l’ha inventata e pochi strettissimi parenti?
Un ultimo errore. Il villaggio di Denshaw, nella contea di Manchester, “ospita una popolazione obesa di morti di fame e pecorari bifolchi che hanno un bordello al posto del pub e sono alle prese con una perenne infezione da verme solitario”. Questo mi sa che è un problema di cuore: solo un amante tradito può fare tanti danni!

Pubblicato da

Tiziana Zita

Tiziana Zita

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di fiction per la tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *