Come pubblicarsi da soli
E-publishing E-book

Se guardate su Wikipedia, alla voce John Locke, troverete in pole position il grande filosofo inglese, autore del Saggio sull’intelletto umano. Al secondo posto c’è il personaggio di Lost, lo straordinario pelato che, prima che l’aereo precipitasse sull’isola stava su una sedia a rotelle e dopo, miracolosamente, in piedi. Infine, al terzo posto, appare lo scrittore americano.
John Locke, un uomo d’affari del Kentucky, è stato il primo autopubblicato che ha venduto più di un milione di ebook con Amazon, grazie a Kindle Direct Publishing. Un traguardo finora riservato solo a scrittori del calibro di Stieg Larsson e James Patterson.
Dico subito due cose per stupirvi e farvi rendere conto della portata del fenomeno. Il rapporto fra libri autopubblicati e libri pubblicati dagli editori è di uno a dieci… a favore dei primi.
La seconda cosa è che dei 100 ebook più venduti da Amazon, oltre 20 sono autopubblicati.
Insomma quelli che un tempo erano derisi come vanity books per scrittori improvvisati che non si rassegnavano di fronte al rifiuto degli editori, oggi hanno acquisito un nuovo status perché Amazon livella il campo da gioco e non fa distinzioni fra scrittori “fai da te” e grandi editori. Naturalmente stiamo parlando degli Stati Uniti, dove ebook e self publishing hanno un loro mercato che da noi sta appena nascendo. 

L’ex viceparroco inglese G.P.Taylor ha venduto la moto per finanziare la sua prima opera. Il signore delle ombre (Shadowmancer) ha avuto un enorme successo che lo ha portato a un contratto con Faber and Faber e ad entrare nella lista dei best seller del New York Times. I suoi libri sono stati tradotti in 48 lingue e opzionati per il cinema. Ora, dopo otto anni nella grande editoria, sta pensando di tornare al self publishing. Nel frattempo sta vendendo più ebook che tascabili: il rapporto è di 6 a 1. “Questo nuovo segmento del mercato sta diventando una valida alternativa alla vecchia giostra della presentazione/rifiuto”: sostiene Taylor.
Gli autori scappano dalla stalla degli editori. Nascono siti, case editrici, o agenzie che aiutano a pubblicarsi da soli, grazie a un esperto di marketing on-line, un editor freelance e un servizio di distribuzione.
Così ha fatto Neal Pollach, giornalista e scrittore satirico di Los Angeles: si è trovato un valido editor, un ragazzo della locale squadra di calcio, che gli riguarda il manoscritto in cambio di un paio di birre.
Pollach sostiene che i gruppi editoriali pubblicano solo i libri che possono vendere al supermercato, mentre il suo romanzo “è breve, è sugli ebrei, sul basket, sui fascisti patetici, non c’entrano niente gli adolescenti, non ci sono vampiri, sesso, o Cavalieri Templari”. Inoltre per ogni ebook venduto, il suo rivenditore online gli manderà il 70 per cento del prezzo, che è tre volte quello che gli paga un grande editore per la vendita di un tascabile.

Il self publishing è stato reso possibile dal connubio di ebook e Amazon. Senza la diffusione degli ebook e senza la libreria online che Amazon ha messo a disposizione di tutti, l’autopubblicazione non esisterebbe.
Certo, per ogni John Locke ci sono 5000 autori che provano e falliscono, ma offrendo agli autori una percentuale del 70 per cento per ogni ebook venduto, Amazon ha creato un nuovo mercato, una vetrina per esordienti e un bacino di talenti da cui possono attingere gli editori.
Prima che questi successi ci facciano girare la testa è bene tornare con i piedi per terra: il 90 per cento delle vendite proviene ancora dai libri fisici. La vendita degli ebook negli Stati Uniti ha raggiunto il 10 per cento del mercato complessivo e si tratta del paese in cui il fenomeno è più diffuso.

Amanda Hocking, la ventiseienne americana che scrive paranormale per ragazzi, ha pubblicato nove libri a un prezzo che varia dai 99 centesimi ai 2,99 dollari. Così ha venduto più di un milione di copie, la maggior parte delle quali in ebook, guadagnando circa due milioni di dollari. Di recente ha firmato un contratto con St.Martin del valore di oltre due milioni di dollari. L’editore pensa di poter arrivare a un pubblico più vasto di quello che la scrittrice è riuscita a raggiungere finora, ovvero quello che non compra libri su internet, ma in libreria. Dal canto suo la scrittrice sostiene che era stufa di rispondere a migliaia di mail, di formattare testi, disegnare copertine, assumere editor freelance: tutti compiti che spettano a un editore “fai da te”.
Invece il giallista Barry Eisler ha rifiutato dallo stesso editore St.Martin un assegno di mezzo milione di dollari, dichiarando che nel lungo periodo può fare più soldi da solo, che con loro. Con la perdita del monopolio gli editori sono stati detronizzati, anche se “molti di loro si comportano come se avessero ancora questo potere”: afferma Eisler.
Un simile atteggiamento era sostenibile in un regime di scarsa concorrenza, ma adesso la situazione è cambiata. C’è un clima da selvaggio West nel business dei libri e come scrive l’Economist “il problema è che nessuno sta guadagnando soldi”. La lotta per la sopravvivenza delle librerie si è fatta sempre più dura da quando i libri si possono scaricare comodamente da casa. Chiudono grandi catene di librerie come Borders (511 librerie), mentre Barnes and Nable (717 librerie) è in grande difficoltà.

Pubblicare un ebook è facile, basta affidarsi a uno dei numerosi siti che offrono questo servizio. Per convertire 100 pagine in digitale ci vogliono 40 euro, ma non basta scrivere un capolavoro e metterlo sulle librerie online. Le chiavi del successo sono design, contenuti e marketing.
L’aspetto e il marchio sono importanti quanto il contenuto. Puoi aver scritto il più grande capolavoro del secolo ma, come dice Moody, chi lo acquista non deve avere il sospetto che sia stato fatto da una persona seduta nel soggiorno di casa.
Il contenuto ovviamente è fondamentale: tutto il resto non conta se il contenuto è scadente. Ma, ammesso e non concesso che uno scrittore sappia scrivere, la cosa più difficile è creare un brand personale: insomma più che self publishing si tratta di fare self marketing.
Creare un brand non è uno scherzo, lo dimostra lo scrittore americano Paul Levine, autore di legal thriller, che di recente si è reinventato come editore digitale dei suoi ebook, mettendoli in vendita tramite Kindle Direct Publishing a un prezzo medio di 2 dollari. Levine racconta che fino a quando aveva un editore, il suo tempo era suddiviso 95% scrittura e 5% attività legate alla vendita. Ora invece la sua giornata lavorativa è 50% scrittura e 50% marketing online. Paul Levine non è più soltanto uno scrittore, ma anche una casa editrice digitale, un imprenditore, un distributore e un promoter. La sua giornata inizia con l’aggiornamento del suo profilo su Facebook, dove ha 4500 amici e così via. Questo vuol dire costruire un brand personale.

Un percorso quasi opposto è quello di David Moody, un ex dirigente di banca inglese che nel 1995 ha cominciato a scrivere romanzi horror apocalittici. Ha trovato un piccolo editore che gli ha pubblicato il suo primo libro, ma non è riuscito a vendere neanche una copia. Nel 2000, quando ha finito il secondo libro, Autumn, ha deciso che non voleva rientrare nella giostra della presentazione/rifiuto e ha messo il romanzo sul suo sito web, gratuitamente, per costruirsi una piccola base di lettori. In pochi mesi, più di 2000 persone lo hanno scaricato: cosa strabiliante se si pensa che stiamo parlando di 11 anni fa. Il seguito di Autumn lo ha pubblicato come ebook a pagamento e la gente ha cominciato subito a comprarlo e quando nel 2004 ha pubblicato il terzo volume di Autumn, le vendite sono esplose.
All’inizio Moody pensava che il self publishing fosse un esperimento che sarebbe durato finché non avesse trovato un editore, ma nel 2005 ha perso il lavoro, si è dedicato con più impegno a questa attività e ha cominciato a guadagnare. Nel 2009 ha venduto i diritti cinematografici di alcuni romanzi e in seguito ha venduto i diritti di tutti i suoi libri agli editori, soprattutto per tornare padrone del suo tempo e dedicarsi alla scrittura.
La signora McQuestion ha passato dieci anni cercando di convincere un editore di New York a pubblicare il suo primo romanzo. Alla fine ha deciso di auto pubblicarsi. Dopo un anno la signora McQuestion ha venduto 36 mila ebook del suo romanzo che racconta di un’amicizia fra donne: A Scattered Life.
L’autore americano Scott Sigler ha identificato cinque tappe fondamentali per un ebook di successo:

  • scrivi nel modo migliore che puoi;
  • rivolgiti a un editor vero e proprio per migliorarlo;
  • fallo redazionare per togliere le imprecisioni;
  • rivolgiti a un grafico professionista per la copertina (perché tu non sei un creativo) e confeziona un ebook professionale;
  • avvia una promozione seria, quindi inizia il tuo prossimo libro;
  • e poi fai sempre così.

Infine due parole sull’ebook da cui ho attinto la maggior parte di questi argomenti. Attraverso 26 articoli tratti dalla stampa internazionale e alcuni brevi saggi, il libro traccia un quadro esauriente dell’editoria digitale. E-publishing & e-book è disponibile su iTunes, su Amazon Kindle Store e su Ultima Books a 3,99 euro.
Per quanto riguarda il self publishing, bisogna dire che il fenomeno in Italia è assai contenuto, ma credo che abbia ampie potenzialità di sviluppo e che possa interessare molti, visto che siamo un paese in cui nessuno legge ma tutti scrivono… con quali risultati poi è un’altra questione…

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

  1. Preziosissimo contributo Tiziana. Mi concedi una piccola replica?

    Si! ma vuoi mettere il piacere di avere in mano un buon libro? La fragranza della carta? Il piacere di sfogliarlo e di fare un’orecchia come segnalibro?…
    Frasi simili le abbiamo già sentite in occasione di altri salti epocali nel passaggio dall’analogico al digitale. In realtà non è solo il mezzo che cambia, ma anche il ‘mestiere’.
    …Levine racconta che fino a quando aveva un editore, il suo tempo era suddiviso 95% scrittura e 5% attività legate alla vendita. Ora invece la sua giornata lavorativa è 50% scrittura e 50% marketing online. Paul Levine non è più soltanto uno scrittore, ma anche una casa editrice digitale, un imprenditore, un distributore e un promoter.
    Scontato che un autore abbia dei contenuti e li sappia esporre a modo, tutto quello che viene dopo è oggi, grazie alla rete, profondamente diverso rispetto a qualche anno fa.
    Si possono raggiungere tantissime persone usando i social, ……Nascono siti, case editrici, o agenzie che aiutano a pubblicarsi da soli, grazie a un esperto di marketing on-line, un editor freelance e un servizio di distribuzione….”, i costi di produzione sono decisamente inferiori rispetto a quelli richiesti dall’editoria tradizionale e sempre confrontato con quest’ultima l’impatto ambientale risulta irrilevante.
    La sensazione è che l’editoria italiana ‘su carta’ (e penso anche alle stamperie) sia più preoccupata di lenire le ferite provocate dalla crisi attuale che non a studiare come evolversi per fronteggiarla. E l’occasione del libro digitale credo proprio sia un treno da non perdere. Per nessuno! Siamo indietro di qualche anno e, certo, non eliminerà mai la carta, ma arriverà con forza anche da noi. Saremo maturi?
    Una frase che sento spesso ultimamente: Ci manteniamo in un settore di nicchia, per cui non soffriremo l’avvento del libro digitale.
    Il punto è che la nicchia si sta notevolmente stringendo e quantità sempre maggiori di contenuti ‘scivolano’ verso il digitale. Incurante della crisi quest’ultimo, studia e diventa sempre più maturo per accoglierli. Basta vedere il formato ePUB3 diventato di recente maggiorenne grazie ad HTML5 e CSS3. O ancora la recente spinta di Apple e Amazon verso formati in grado di rappresentare la pagina ‘illustrata’.
    Ne vedremo delle belle!

    Ciao Tiziana. Grazie!

    Paolo

    1. Grazie Paolo 🙂

      Sì, quello che cambia è il mestiere e “non si capisce come sarà ridistribuita la catena del valore tra tutti i suoi attori” (cito sempre l’ebook). Gli attori si scambiano i ruoli. Le specializzazioni si mescolano e si sovrappongono e, come dici, si ha la sensazione che l’editoria su carta sia più arroccata a difendere le postazioni conquistate, che intenta a occupare i nuovi territori.
      Per quanto riguarda tatto e fragranza, hai ragione, sembra un disco rotto eppure è la prima obiezione che tutti fanno. Si ha addirittura l’impressione che ognuno pensi di esprimere una preferenza del tutto personale e originale. Per questo Steve Jobs e Jeff Bezos hanno pensato che il lettore sia a lutto per la perdita di qualcosa che gli piace – il libro di carta – e che bisogna risarcirlo con una strategia di accoglienza e servizi a 5 stelle: della serie, quello che ti offro è talmente meraviglioso, che non penserai al libro di carta. E comunque pare che il team Apple stia già lavorando all’odore della carta.
      Grazie per aver rilanciato il mio articolo e trovo bellissimi i fiocchi di neve che cadono sul tuo sito 🙂
      Ciao Tiziana

  2. Pingback: ePUBpublishing
  3. Cara Tiziana,
    leggo, come sempre, con piacere il tuo articolo, e apprendo notizie interessanti.
    Credo che il problema dell’editoria, per così dire classica, sia da trovarsi, come sempre, nell’affermazione di vuote torri d’avorio non più protese verso l’esterno ma verso l’interno, roccaforti che difendono se stesse in nome di un concetto qualitativo che nasconde solo un marketing clientelare di basso profilo.
    Questo vale, nella cultura, ovunque.
    Idee nuove riposano in scaffali impolverati e sopiti da mucchi di iniziative amichevoli di scarsa levatura.
    Appiattimento…
    Il fenomeno dell’auto-pubblicazione è una risposta, ma dovrebbe riuscire a lavorare dentro e non fuori dal sistema, essere un tutt’uno non una soluzione alternativa.
    Manca, come sempre, una vera rete collaborativa.
    Evoluzione non rivoluzione.

    1. Caro IppoKiro, penso che ci voglia un po’ di tempo.
      E’ una fase di cambiamento e non si sa quale sarà il nuovo assetto.
      E’ vero che siamo sommersi da mucchi di iniziative amichevoli di scarsa levatura, ma credo, insomma spero bene, che se un’idea è buona, riesca comunque a farsi strada. D’altro canto anche con il Self Publishing saremo sommersi da mucchi di scarsa qualità che però conterranno qua e là delle perle, quà e là delle cose non male e così via…

  4. In Italia gli e-books costano ancora troppo per essere una valida alternativa al cartaceo. Ma è solo questione di tempo, ne sono convinta anch’io.
    Bell’articolo!
    Baci 🙂

    1. Il problema, Alessandra, è che se non si sbrigano, verranno piratati.
      Già la maggior parte dei best seller si trova online. Circa il 50 per cento dei titoli in classifica è disponibile in versione pirata. I libri più piratati sono quelli che hanno un prezzo troppo alto (ovvero quelli che non hanno un prezzo adeguato alla versione ebook) e quelli che non esistono in formato digitale, mentre ce n’è una forte richiesta.
      Grazie e baci 🙂

  5. Quello che scrivi vale però per il mercato americano, in Italia l’autopubblicazione rimane sempre una forma di ripiego. Non conosco nessuno che in Italia abbia avuto successo tramite questa formula.

    1. Sì, ma secondo me non tarderanno ad arrivare. Per il momento il mercato degli ebook è ancora molto piccolo eppure già esistono autori che hanno fatto questa scelta. Aspettiamo l’indagine di Storia Continua (vedi sopra) per saperne qualcosa di più.

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