The Artist: Michel Hazanavicius

Immagine e suono. C’è voluto un film francese, The Artist, per farci riscoprire, senza nulla togliere all’occhio, il gusto dell’orecchio. Un film muto in cui quella colonna sonora, fatta di musica, suoni e rumori, che spesso passa inosservata, si è fatta sentire nella sua pienezza (guarda il trailer). La storia del cinema ci insegna che quei film, al cui servizio ebbero grandi attori e registi, basti ricordare l’ironico Chaplin e lo stoico Keaton, erano accompagnati da musica dal vivo. Certo, inizialmente immagine e suono non erano in funzione l’uno dell’altro, ma c’era già in nuce quel rapporto di fusione, che poi si è fatto talmente stretto e vincolante, da non essere più avvertito. 

The Artist si colloca proprio qui, nel ricordo di quella relazione particolare, accompagnandoci in una storia che parla con toni delicati ma incisivi, in cui la relazione “tout court” è la vera protagonista.  A cominciare da quella che intercorre tra Michel Hazanavicius (candidato come miglior sceneggiatura e miglior regia agli Academy Award) e il cinema stesso, fatto di rimandi e omaggi alla settima arte, con un occhio di riguardo alla tradizione del musical e all’indimenticabile Singing in the Rain di Gene Kelly e Stanley Donen. Un omaggio al film muto e a The Mark of Zorro in cui Douglas Fairbanks viene sostituito dal nostro protagonista George Valentin (Jean Dujardin candidato all’Oscar come migliore attore protagonista).

Jean Dujardin e Bérénice Bejo

Il film è una dichiarazione d’amore in puro stile classico hollywoodiano che si manifesta sin dai primi minuti della pellicola in cui lo schermo cinematografico assume un ruolo dominante all’interno delle inquadrature, secondo solo all’attore stesso, consacrato a divo in virtù del suo totale abbandono all’arte cinematografica. Un’arte che come in ogni relazione ama la sua creatura, ma che se tradita (Valentin rifiuterà inizialmente l’avvento del sonoro) diventa terribilmente crudele.
Abbandonato e disperato George Valentin trova nel suo cane (Uggy, vincitore della Palm Dog) un fedele compagno d’avventura, pronto a rischiare la propria incolumità per il suo padrone. Mentre il protagonista precipita in una spirale autodistruttiva, è il cane – vero eroe della situazione – che lo tira fuori dai guai.

Uggy, vincitore del Palm Dog a Cannes 2011

Ma sarà soprattutto nell’incontro con l’attrice, emergente prima e diva del sonoro poi, Peppy Miller (Bérénice Bejo), che troverà la sua salvezza.
Fotografata insieme al divo durante la premiere del suo ultimissimo film, Peppy si ritroverà a girare insieme a George una scena di ballo in un teatro di posa. In seguito l’attrice conosce la gioia del successo nel nuovo cinema sonoro, mentre George, lasciato dalla casa di produzione e anche dalla moglie, affronta la lenta discesa verso un totale sconforto. Spinta dal sentimento che la lega a Valentin, Peppy con dolcezza e discrezione ne segue le disavventure, provando ad aiutarlo. Ma il rifiuto dell’ormai ex divo di ricevere aiuto lo porta sull’orlo del precipizio.
Nell’epoca degli effetti speciali che rimbombano in film con budget “impossible” e scarsi contenuti, questo film muto, in bianco e nero, va contro tutti i canoni del cinema commerciale. Tanto di cappello ai produttori e a Michel Hazanavicius – che l’ha scritto, diretto e montato – che sono stati ricompensati da ben 10 candidature all’Oscar!
Hazanavicius è anche sposato alla protagonista, la bella Bérénice Bejo, che nel film ha movenze ed espressioni irresistibili. In un film senza parole, la mimica facciale è importante e i due protagonisti, entrambi candidati all’Oscar, sono bravissimi.

Che cosa abbiamo da spartire noi con un capriccioso divo del muto che si rifiuta di adattarsi all’avvento del sonoro?
Il suono entra nella sale cinematografiche nel 1927 con The Jazz Singer, mentre già si profila all’orizzonte la Grande Depressione americana. Il tema di quest’uomo che perde potere e denaro e non riesce adattarsi al nuovo corso ci riguarda tutti, in questa nuova epoca di crisi. Il film ci racconta la grande difficoltà di cambiare, di non restare ostinatamente abbarbicati a ciò che è noto e sperimentato, a ciò che finora ha funzionato benissimo, ma che da ora in poi non funzionerà più e che perciò dobbiamo abbandonare. Dobbiamo mollare la presa se non vogliamo essere trascinati a fondo. E per fortuna c’è lei che non lo lascia mai, che cerca di aiutarlo senza farsene accorgere per non umiliarlo… perché la rinascita può avvenire solo dal reciproco sostegno.
Con tocco leggero, semplice e aggraziato The Artist parla dell’uomo, quello comune, delle sue paure e delle sue angosce. Lo fa con un linguaggio antico, ma il risultato è tutt’altro che antiquato. E per essere un film muto, parla!

9 pensieri su “The Artist: Michel Hazanavicius”

  1. Parla e parla tanto, con delicatezza ed eleganza, 2 virtù che si sono perse nella nostra epoca; la critica a questo gioiello della cinematografia è precisa e puntuale.

  2. Complimenti , tutto vero e insindacabile, eppure… tanto per animare un pò la discussione, confesso di essermi annoiata durante la visione; se è vero, infatti, che la metafora sulla crisi è assolutamente calzante, la trama, per esempio, poteva dire qualcosa in più invece di ricalcare quelle del cinema muto tout court… Per gridare al capolavoro insomma, credo che oltre alla citazione dell’archetipo- perfetta, impeccabile, per carità- bisognava anche saperlo capovolgere, incrinare da qualche parte . Soprattutto di questi tempi…
    Trovo in ogni caso assai preziosa l’opportunità di poterne discutere e rinnovo la mia stima a Tiziana, anima di questo sito.
    Francesca

    1. Grazie Francesca 😉 Credo che al di là di tutto ci sia quell’imponderabile e ineliminabile componente soggettiva che non finisce mai di stupirmi. Anche se, a dire il vero, The Artist non è un film che divide. Non so se sia un capolavoro… certo l’idea è molto originale e il linguagggio universale (niente problema di doppiaggio, o sottotitoli…). A me non pare che manchi di dramma, anzi, l’ostinazione distruttiva del protagonista viene spinta fino in fondo. Amore, disperazione, morte e rinascita: il cinema insomma!

      1. Hai perfettamente ragione: gli ingredienti ci sono tutti! E’ la ricetta che non trovo riuscita: quella di una volta è irripetibile , perchè, banalmente, siamo nel 2012 . E questa qui mi sa come di nouvelle cuisine … molta scena e poca sostanza! Vabbè, giuro che per i prossimi post dismetto i panni del bastian contrario.

  3. BRAVA TIZIANA, COMPENSI CERTI PROGRAMMI DI – RAI INTERNAZIONALE – CHE STANNO PERDENDO LO SPLENDORE DI UNA VOLTA.
    CHE STA SUCCEDENDO?
    TI SCRIVERO SUL TEMA.
    SILVIA.

  4. CHE BELLA SORPRESA DI TROVARMI NEL MAIL LO STESSO TEMA DEL QUALE IERI SERA IN UNA RIUNIONE PARLEVAMO: DEL FILM – THE ARTIST- UN AMICO AVEVA PORTATO IL FILM CHE ABBIAMO VISTO CON INTERESSE.
    HAI BUON GUSTO NEL SCEGLIRE I TEMI DA PUBLICARE.
    AUGURI

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