Warm Bodies di Isaac Marion

America, futuro prossimo. In un mondo residuale della guerra che lo ha devastato, sopravvivono sparuti gruppi di uomini in isole sperdute nel nulla, sperando di riportare alla vita ciò che una volta era il mondo. Hanno eletto a nuova dimora i simboli della società industriale spazzata via, tramutati da luoghi preposti al divertimento urlante delle domeniche, a fortezze in cui gli spalti accolgono tentativi di coltivazione e le alte mura li proteggono dagli assalti dei “trasformati”… gli Zombie, il regalo non gradito che l’Apocalisse ha lasciato in eredità a coloro che hanno avuto la sfortuna  di sopravvivere. Uomini una volta, ora trasformati in qualcos’altro. E’ stato un virus? Una mutazione? Una contaminazione chimica? Nessuno lo sa. E quando arrivano con la loro andatura barcollante, lo sguardo grigio e le membra dismesse, la sola cosa certa è che è meglio diventare il loro pasto e farla finita,  piuttosto che essere trasformati. 

Questa premessa catalogherebbe Warm Bodies fra le tante Zombie’s stories che andavano per la maggiore negli anni ‘70 e ‘80, con gli eroi che con sanguinosi colpi di accetta, o lanciafiamme, si aprivano varchi verso la salvezza, tra orde claudicanti di pseudo cadaveri. Ma non è di questo che si tratta perché in questo romanzo il protagonista, l’eroe, è proprio lo zombie!
Devo dire la verità, le storie con putrescenti non morti non mi hanno mai entusiasmata, ma ero troppo curiosa di vedere come l’autore avrebbe superato gli evidenti limiti della sua storia: come può scattare l’empatia con un personaggio che non ha nessuna delle caratteristiche dell’eroe? Non è attraente, si decompone lentamente, puzza, ha solo brandelli di ricordi, tanto da non sapere nemmeno il proprio nome, di cui conosce solo la lettera iniziale, R, parla a monosillabi e mangia cervelli umani. Davvero un’ardua impresa sperare di provocare nel lettore qualcosa di diverso dal disgusto! Eppure ci riesce.

Attaccare e sconfiggere quel gruppo di adolescenti era stato un gioco da ragazzi per R e i suoi compagni di marciume, già pregustava il breve sprazzo di vita che gli avrebbe dato ingoiare la materia cerebrale… solo pochi attimi dei ricordi della vittima gli sarebbero stati trasmessi. Per il lasso di tempo di una sinapsi le sensazioni del “vivere” lo avrebbero riportato indietro a quando non era così, a quando conosceva il suo nome e la sua capacità di parlare non era soltanto un interminabile monologo interiore. Era per quei fugaci momenti di vita che si nutrivano dei cervelli umani e non per necessità. Ma stavolta accadde qualcosa di diverso. Il cervello di Perry, il ragazzo che tanto facilmente aveva sopraffatto, gli trasmetteva senza sosta un nome, Julie: ”proteggere la mia Julie”. Un messaggio così forte e chiaro che R non può far altro che prendersi carico di quella ragazza e portarla con sé nel suo mondo, sotto gli occhi spenti ma increduli, degli altri.

La vicinanza di Julie innesca una reazione lenta ma inesorabile, un cambiamento,  come un antivirus iniettato in extremis in un organismo devastato. Julie non ha pregiudizi, è disarmante nel suo modo di considerarlo: lei è assurdamente oltre il ribrezzo e la paura. Certo i ricordi di Perry contribuiscono fatalmente alla fascinazione di R per Julie, ma è la fiducia che la ragazza ha in lui, nonostante tutto, la speranza che lei ha nel futuro, nonostante tutto, che porterà R ad opporsi alla propria natura, a difenderla dai suoi simili, a riportarla alla sua famiglia e a rompere l’ordine stabilito delle cose.
E’ paradossale come una storia ambientata al tramonto della civiltà sia invece ricca di speranza, solare, divertente. R e Julie riescono a sovvertire quello che sembrava immobile e immutabile: lui rinunciando a nutrirsi di lei, Julie fidandosi. Assieme  trovano la forza per affrontare l’incognita del cambiamento, ribellandosi ai leaders dei loro clan e dando origine ad uno tsunami che cambierà tutto e tutti. Marion, l’autore, è un po’ nebuloso su cosa ha davvero determinato la rinascita di R: la mutazione era a scadenza? Un contro virus che albergava in Julie? La forza dell’amore? Alla fine non  è così importante.  Quello che conta è il messaggio che ognuno riuscirà a leggerci. Aprirsi alla diversità, concedere una possibilità, opporsi a chi come gli Ossuti (capi incontrastati nel mondo di R) mira a congelare e sopprimere ogni anelito di iniziativa, a chi come il padre di Julie (leader degli umani) è talmente soffocato dalla paura da non riuscire più a vivere senza. Offrire una speranza a quelli come Perry che sono talmente stanchi di avere paura, da cercare la morte per non averne più. Sono messaggi ovvi e banali? Forse. Ma allora perché quando arrivi all’ultima pagina ti senti pieno di allegria, di voglia di fare e di fiducia?

Warm Bodies è scritto con mano giovane e brillante, spesso ironica e mai superficiale, da Isaac Marion: potete curiosare sul suo sito Burning Building oppure seguirlo su Twitter. La cosa interessante è che nasce come un piccolo racconto sul web I am a zombie filled with love che ha avuto così tanti contatti da convincere l’autore a farne un libro. L’ottima accoglienza di pubblico ha, a sua volta, convinto la Summit (il produttore di “The Twilight Saga”: guarda caso Stephenie Meyer è una  fan di Marion) a trarne un film, che uscirà in Usa nel 2013, con Nicholas Hoult  (About a boy, X-men le Origini) e John Malkovich. Chissà se riusciranno a dare corpo alla ricchissima e complessa vita interiore di R, o tutto si ridurrà ai soli aspetti trash?
Nel frattempo restiamo in trepida attesa dell’annuncio di un doveroso seguito al romanzo. Anche voi dopo averlo letto vorrete assolutamente sapere qual è il nome che segue dopo quella R.

Pubblicato da

Alessandra Silveri

Produttore artistico per la Fiction di Mediaset, ho una spasmodica passione per tutto ciò che è fantasy. Collaboro con siti e pagine Facebook legati alla narrativa e al cinema YA. Frase di culto “Non può piovere per sempre”.

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