The Help

Aibileen: Sono nata nel 1911, nella contea di Chicksaw, piantagione Piedmont.
Skeeter: Da bambina sapevi che da grande avresti fatto la cameriera?
Aibileen: Lo sapevo, sì signora.
Skeeter: E come facevi a saperlo?
Aibileen: Mia mamma era una cameriera e mia nonna una schiava di casa.
Skeeter: Sogni mai di essere qualcos’altro?
Aibileen fa segno di sì con la testa.
Skeeter: Come ci si sente a crescere un bambino bianco, mentre del tuo a casa se ne occupa qualcun altro?
Aibileen: Ci si sente…
Aibileen: Ho tirato su 17 bambini nella mia vita. Prendermi cura dei bambini bianchi è quello che faccio.

Queste sono le prime battute del film The Help, le prime battute di una terribile intervista che parte segreta, nascosta tra le mura domestiche, mentre la vita scorre placida e ordinata a Jackson, Mississippi.
Qui è ambientato The Help (carta o ebook) romanzo dell’esordiente Kathryn Stockett, ispirato all’esperienza della stessa autrice. Siamo nella primavera del 1962, quando iniziano a germogliare quelle idee rivoluzionarie di uguaglianza che culmineranno nel celebre discorso di Martin Luther King. The Help catapulta il lettore in quest’atmosfera carica di sogni e rivoluzioni, dove da ogni pagina trasuda il disperato bisogno di dignità, rispetto e uguaglianza per quei diritti civili così a lungo ignorati.
Fa un caldo umido a Jackson. Gli abiti s’incollano alla pelle bianca e ancora di più alla pelle nera. Qui tutti si conosco, ma non si capiscono. Vivono schiacciati dai pregiudizi. La vicenda viene raccontata da tre punti di vista – Aibileen, Minnie e Skeeter – tre donne, tre personalità, tre storie che si intrecciano sullo sfondo di quel decennio che cambiò l’America per sempre.
Ma ciò che colpisce non è soltanto l’importanza del tema affrontato, quanto la possibilità di uno sguardo nell’intimità della vita di questi personaggi che scopre sentimenti e ipocrisie presenti, oggi come allora, nella realtà di ogni giorno.

Bryce Dallas Howard è Hilly

Con un tocco delicato e incisivo, divertente e teso, l’autrice ci conduce per mano alla riscoperta della lotta dei neri per il riconoscimento dei loro diritti. Il libro scruta attraverso la pluralità degli sguardi delle donne di servizio afro- americane, l’apparente mondo dorato della borghesia americana. In questo libro sono le donne le artefici del cambiamento.
La semplicità della scrittura e la sua fluidità è lo specchio delle anime di questi personaggi che, come un piccolo tornado, rivoluzionano il microcosmo di Jackson, prendendo coscienza di loro stesse, delle loro potenzialità e del loro valore. Dalla più giovane Skeeter che si libererà dalle convenzioni della società che la vogliono sposata e sacrificata in casa,  per passare a Minnie, dal carattere indomabile ma sorprendente, fino a Aibeleen, la prima che trova il coraggio di parlare.
Attraverso il desiderio di scrivere di Skeeter – il punto di vista narrativo “bianco” – nasce l’idea di raccontare l’esperienza di una vita, quella delle donne di colore, passata al servizio delle famiglie bianche. Inizialmente supportata solo dal coraggio di Aibileen, domestica di una delle sue migliori amiche, ben presto la novella giornalista si ritroverà a raccogliere le testimonianze di quasi tutte le cameriere della città.

Emma Stone è Skeeter

Un atto audace che permetterà alla città di Jackson, in cui serpeggia diffusamente l’odio razziale, di riscattarsi. Infatti, nel raccogliere il materiale per la pubblicazione del libro, Skeeter si scontrerà con una realtà nascosta: d’altronde il centro nevralgico del romanzo è proprio quello di smontare i pregiudizi che ci sovrastano e ci separano.
L’amicizia che nasce tra la giovane scrittrice e la più adulta domestica, come quella tra Minnie e la stralunata Miss Celia (nel film è Jessica Chastain, candidata all’Oscar per questo ruolo), sono esempi rivelatori di come troviamo nelle persone più distanti ciò di cui abbiamo bisogno: amore, affetto e comprensione.
La Stockett medita su questi temi senza cadere nel retorico, ma infondendo nuova linfa alle riflessioni mai sopite sulle ferite ancora aperte degli Stati Uniti.
Non poteva mancare l’omonima trasposizione cinematografica di The Help: il film che ha vinto l’Oscar per la categoria Miglior attrice non protagonista (Octavia Spencer nel ruolo di Minnie). Vedi qui il trailer.
Nominato, non a caso, con tre candidature ai recenti Academy Awards per le interpretazioni femminili, le attrici restituiscono con una profonda intensità i ritratti di queste donne che abitano l’universo creato dalla scrittrice. Il regista Tate Taylor, al suo terzo lavoro dietro la macchina da presa, riesce a portare sullo schermo quelle vicende con la stessa forza impressa nelle pagine stampate. Il film non tradisce l’atmosfera del libro, ma ne richiama la sincerità emotiva e sentimentale: per questo è probabilmente uno dei migliori adattamenti realizzati negli ultimi anni.

Viola Davis è Aibileen

L’impianto narrativo resta pressoché invariato, dando però un più ampio respiro al personaggio centrale della vicenda, Aibileen (Viola Davis candidata all’Oscar come miglior attrice protagonista), e concludendosi con un nota di speranza in più: Aibileen s’incammina, con passo incerto, su una strada verso l’orizzonte.
In entrambi i casi, libro o film, si percepisce quella spinta propulsiva alla ricerca di un cambiamento che richiede molto coraggio, ma che ricompensa.  Alla riflessione su quello che siamo, su ciò che vogliamo essere e sul potere che ognuno di noi ha in sé e sul proprio destino, si unisce quella necessaria e mai superata, sul rispetto dei diritti di ogni uomo.

5 pensieri su “The Help”

  1. Bell’articolo! tanto che mi è venuta voglia di vedere il film
    Atmosfera tra Peyton Place e Via col vento,commovente,ironico…ma un pò lungo

    1. Grazie! Il film sicuramente merita di essere visto soprattutto per la freschezza e l’intensità delle interpretazioni!

  2. è un bel film e lo consiglio a tutti …anche perchè lo hanno fatto vedere a me al cinema .. e molto commuovente e tratta benissimo l’argomento razzismo …
    Comunque ottimo articolo

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