Gruppo di lettura su Kafka sulla spiaggia
parte terza

Roberta: Io non gli perdono il fatto che “mi ha dovuto far squartare i gatti e mangiarne il cuore”…
Cristina
: Nakata non avrebbe potuto uccidere un uomo se non fosse stato il male assoluto.
Roberta
: Questo è vero…
Giovanna
: Mentre parlavate stavo pensando allo sguardo che ha un figlio sul padre. Il fatto di vivere con una persona che prima è più forte di te e poi tu diventi sempre più forte. Forse il risultato è l’odio verso un padre che non è in grado di riconoscere completamente la sua forza nuova. C’è qualcosa di naturale e fatale nell’odio verso il padre.

Lui recupera dalla tragedia greca la fatalità: il fatto che un individuo sconti i peccati che non ha fatto. Edipo è quello che sconta i peccati che non ha fatto, come il ragazzo sconta i peccati della madre e  il passato… in una catena di accadimenti.
Cristina
: Edipo non è innocente: lui ha ucciso il padre e lui ha giaciuto con la madre. Nel mondo greco tu sei responsabile anche se è il destino che decide per te. 
Tiziana
: E anche nel mondo di Murakami. 
Cristina
: Secondo me è colpa dei padri se i figli li odiano. Io sono contro i maschi vecchi che non vogliono cedere il potere: ho questa fissa.
Monica
: Be’ il Giappone e l’Italia, i paesi più vecchi al mondo.
Giovanna
: La gerontocrazia più totale.
Cristina
: Dunque Edipo va e uccide Laio per un banale motivo, non sapendo che è il padre, poi arriva a Tebe, sposa la regina e viene acclamato re. Non sa che la regina è sua madre perché è convinto che i suoi genitori adottivi siano i suoi genitori naturali. Invece qui il figlio agisce in maniera nevrotica perché non sappiamo se quella è la madre, se quella è la sorella e soprattutto sappiamo con certezza che lui non ha ucciso il padre.

Tiziana: Almeno questa certezza ce l’abbiamo.
Monica: E’ vero che lui ci racconta che è stato Nakata, ma contemporaneamente il piccolo si sveglia di notte con la maglietta imbrattata di sangue. A un certo punto ho pensato: ma se lui avesse con la forza del suo pensiero…
Roberta
: come se si fosse distaccato dal corpo.
Tiziana
: Ti sei assunta la colpa come il protagonista. Edipo cerca di sfuggire al suo destino e, prima ancora, sono i suoi genitori che cercano di salvarlo da quella terribile profezia, ma tutto quello che fa per sfuggire ha invece l’effetto di spingerlo dritto verso il suo destino. Viceversa il giovane Kafka vi sfugge sul serio. Scappa lontano e tutto quello che fa è compiere un omicidio onirico: lui compie questo delitto simbolicamente, ma per fortuna le responsabilità non stanno nei sogni. Nessun tribunale ti può condannare per i tuoi sogni, per le tue poesie, per i tuoi sensi di colpa. Lui, le mani imbrattate di sangue ce l’ha perché il suo Edipo è totale, infatti odia profondamente il padre e ce lo descrive come un mostro che mangia il cuore dei gatti, però poi l’omicidio che compie è un omicidio onirico, o se vogliamo simbolico. E quindi lui si salva con questo viaggio: fa tutto il percorso che deve fare per superare le sue prove e riuscire dal labirinto, adulto.
Roberta:
Io comunque ho ancora una domanda che mi tormenta: perché il padre ha dovuto farsi uccidere da Nakata?
Monica:
Perché il padre era pronto, come la signora Saeki che si è spenta dopo l’incontro con Tamura Kafka.
Tiziana:
Eppure io mi chiedo: se la signora Saeki lo identifica con il suo amore giovanile – infatti loro stanno nella stessa stanzetta – perché questo incontro amoroso non le ridà la gioia di vivere, invece di farle venire voglia di morire?
Roberta:
Forse perché è davvero il figlio.
Giovanna:
Comunque è un romanzo altamente soggettivo, nel senso che ognuno di noi ne ha una visione completamente diversa.

Tiziana: Murakami conta su questo e infatti il suo editore giapponese ha creato un sito perché lui potesse parlare con i suoi lettori e rispondere alle domande su Kafka sulla spiaggia. Hanno fatto 8000 domande, lui ha riposto personalmente a 1200 e ha detto: “Kafka sulla spiaggia contiene diversi enigmi, ma non viene data nessuna soluzione.  Invece, molti di questi enigmi si combinano e attraverso la loro interazione prende forma la possibilità di una soluzione. E la forma che prenderà questa soluzione sarà differente per ogni lettore. Per dirla in altri termini, la funzione degli enigmi è parte della soluzione. E’ difficile da spiegare ma è questo tipo di romanzo che mi sono proposto di scrivere”. Quindi noi…
Monica:
C’abbiamo preso!
Tiziana:
Lui vuole che ognuno di noi, combinando gli enigmi che ha ritenuto più pertinenti e più significativi…
Monica:
Che ha saputo cogliere…
Tiziana:
Che si ricorda e non è un caso che si ricordi proprio quelli, costruisca una propria…
Cristina:
Costruisca il suo Lost!
Giovanna:
Per questo è così bello, per questo prende tanto perché ti senti attivato laddove normalmente devi prendere passivamente quello che ti danno.
Tiziana:
Esatto e secondo me questa è la sua strategia narrativa, quella che lui propone sempre nei romanzi.
Roberta: Ma non è furberia, è intelligenza.
Giovanna:
E’ bravura straordinaria.
Tiziana: La sua incompletezza fa parte di un piano preciso. Io lo avevo notato anche nella Ragazza dello Sputnik e qui mi ci ha fatto pensare quando, all’inizio, racconta la storia tratta dal libro di uno scrittore giapponese, che ovviamente noi non conosciamo, che si chiama Soseki…
Giovanna:
Io lo sto leggendo!
Roberta:
Anch’io…

Incredibilmente si scopre che in due stanno leggendo lo stesso libro di questo autore giapponese!

Tiziana: Allora il prota-gonista del romanzo di Soseki è un ragazzo che appartiene a una famiglia ricca, ma a causa di una delusione amorosa scappa di casa e inizia a lavorare in una miniera. Sottoterra “vive esperienze al di là di ogni immaginazione”. “La sua è un’esperienza di vita e di morte. Poi riesce in qualche modo a uscirne, e ritorna in superficie, al mondo di prima. Ma il romanzo non dice se il ragazzo ha tratto da ciò qualche lezione, se la sua vita è cambiata, se ha fatto delle riflessioni profonde, se ha messo in discussione l’ordinamento della società… Su tutto questo Soseki non spende una parola. Non si nota nessun effetto sul protagonista, nessuna crescita come persona. Quando ho finito di leggerlo, mi sono sentito strano (è Kafka che parla). Mi sono chiesto che cosa volesse dire questo romanzo. Però la cosa curiosa è che questa sensazione di “non capire che cosa voglia dire” ti lascia qualcosa dentro. Non so come spiegarlo”.

Suono delle campane che ci distraggono… si mangiano un po’ di praline e pastarelle… e a questo punto Cristina vuole proporci una nuova teoria…

CONTINUA… vai all’ultima parte

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

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