La trama del matrimonio di Jeffrey Eugenides

 “Nessuno si innamorerebbe se non avesse mai sentito parlare dell’amore”. Con questa massima, Eugenides pone subito la questione fondamentale sull’esistenza dell’amore e del romanzo. La trama del matrimonio s’interroga infatti sul senso del narrare che poi, a ben vedere, spesso significa narrare d’amore.
Dunque si chiede Eugenides, ha senso parlare d’amore e ha senso raccontare… l’amore?
Non sarà tutta una montatura? Un’illusione letteraria? Addirittura un delirio?
Lei, Madeleine, ha letto Jane Austen, Eliot ed Henry James, è troppo elegante per i suoi amici bohemienne ed è a caccia dell’amore.
Lui, Leonard, ha genitori alcolizzati e divorziati, è caotico, carismatico, distruttivo.
L’altro, Mitchell (perché gli ingredienti indispensabili dell’amore non sono due ma tre), un amico di lei, innamorato fin dal primo istante, intelligente, studioso di religioni, convinto che Madeleine sia la donna della sua vita.
Per dirla con l’autore: Mitchell amava Madeleine che amava Leonard.

“Madeleine si chiese se il fatto di aver passato tutta la notte a preoccuparsi non fosse il segno evidente che si stava innamorando. Di certo, dopo i tre giorni a casa di Leonard passati a fare l’amore e a mangiare pizza, avendo ritrovato quel po’ di serenità che le aveva permesso di venire almeno una volta ogni tanto, senza più pensare ossessivamente all’orgasmo perché il suo desiderio veniva in qualche modo appagato dalla soddisfazione di Leonard; e dopo essersi spinta fino a sedersi nuda sul suo divano lurido, e ad andare in bagno sapendo che Leonard le stava guardando il culo (non perfetto), e a rovistare nel frigorifero lercio in cerca di cibo, e a leggere la brillante paginetta di filosofia che spuntava dal rullo della macchina per scrivere, e dopo averlo sentito pisciare con forza taurina nella tazza del cesso, ecco, alla fine di quei tre giorni Madelaine ebbe la certezza di essere innamorata.”

Ma facciamo un passo indietro. Providence, città americana del Rhode Island, estate 1982. Tra le mura dei dormitori studenteschi della Brown University ha inizio la vicenda, all’alba del tanto atteso giorno dei diplomi, dove invece di avere visi riposati e capelli profumati, i giovani laureandi puzzano di sesso, droga e alcol. Tra questi Madeleine Hanna, ragazza di buona famiglia, che quel giorno però assomiglia più ad una prostituta con il rimmel colato, i capelli spettinati e sul vestito una macchia biancastra non meglio identificata che però sua madre potrebbe identificare.
Lei e Leonard si sono conosciuti a un seminario di semiotica del vecchio professor Saunders, intitolato “la trama del matrimonio”. Anche in questo caso “galeotto fu il libro”: stiamo parlando niente poco di meno che dei Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes, insuperata bibbia romantica del grande strutturalista.

E’ vero che il romanzo come genere è finito, così com’è finito il matrimonio?
Siamo ormai al crepuscolo della letteratura romantica e il lieto fine non esiste più neanche nei libri? Come potrà ambientarsi nella vita, una studentessa amante della letteratura vittoriana?
Lei e il suo professore sono gli ultimi credenti che resistono agli attacchi della critica, dello strutturalismo, del deco- struttivismo, della semiotica, che hanno ormai sancito che il romanzo è morto? L’amore esiste solo perché l’abbiamo letto nei classici della letteratura e nelle fiabe? L’amore esiste solo per chi ci crede come Dio?
La grande lettrice Madaleine viene folgorata dai Frammenti di Barthes, tanto da inna- morarsi di Leonard che… le spezzerà il cuore.
Il professor Saunders, durante il seminario, decreta ai suoi studenti la fine del romanzo classico, attribuendone la colpa ai cambia- menti sociali che non vedono più nel matrimonio il pieno completamento della vita dell’essere umano. Con la parità dei sessi, l’emancipazione femminile e il divorzio, il matrimonio ha perso la sua importanza nella vita del singolo e, di conseguenza, il romanzo ha perso il suo tema fondamentale. Senza il matrimonio, cioè senza l’amore sancito, quello del “finché morte non vi separi” non può esserci romanzo.
E non può neanche esserci pace per Mad che è cresciuta sognando l’amore perfetto e la piena realizzazione nella figura dell’altro, che le sue eroine letterarie l’avevano illusa avrebbe trovato.

È il giorno dei diplomi che segna lo spartiacque: in quella che dovrebbe essere la giornata più importante della sua vita, la studentessa si sveglia sbronza e sporca e scopre che il ragazzo di cui è follemente innamorata è stato ricoverato nel reparto psichiatrico dell’ospedale cittadino.
Ed ecco che i tanti libri letti e sottolineati non le sono più di nessun aiuto e che i nostri tre protagonisti verranno sottoposti ad “aspre ristrutturazioni di senso”.
Eugenides parte da questo conflitto irrisolvibile per narrare il suo terzo romanzo, dopo Le vergine suicide (riadattato per il cinema da Sophia Coppola nel 1999) e Middlesex (anche in ebook): Premio Pulitzer per la narrativa nel 2003 e ineguagliabile capolavoro.
Lo scrittore ci ripropone il conflitto fra libertà individuale e aspettative sociali che tanto tormenta le nostre vite: non sarà proprio questa ostinata e ideologica ricerca dell’amore a minare il matrimonio e a creare la nostra frammentata società, piena di esseri soltari e infelici che non si accontentano di niente di meno che del vero amore? E’ in nome dell’amore che sembrano diventati tutti incapaci di mediazione e di un’effettiva presa sulla realtà, di quella generosità e accettazione dell’altro che dell’amore è l’essenza?

All’alba di questo nuovo mondo però, la storia è sempre la stessa e il perno della vicenda è dato dall’imperituro triangolo amoroso “lei, lui, l’altro”. Segno che Eugenides è riuscito nel suo intento quando dichiarava: “il mio obiettivo era rivisitare questi soggetti tradizionali in chiave moderna, dimostrando allo stesso tempo che il decostruttivismo e il postmodernismo avevano torto nel dichiarare morto l’autore, impossibile l’amore, e superflua la letteratura romanzesca”.
E’ la lotta fra chi crede nell’amore e fortemente spera, e chi disincantato ammette con La Rochefoucauld che “nessuno si innamorerebbe se non avesse mai sentito parlare dell’amore”. Voi che cosa ne pensate?

  1. NON HO LETTO QUESTO ROMANZO.
    SEMBRA INTERESSANTE, MA PRIMA DOVREMO METTERCI D ACCORDO SU : CHE COSA E L’AMORE.
    NON C’E DUBBIO CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE INFLUISCONO MOLTO , SPECIALMENTE SU I GIOVANI. E I MEZZI DI COMUNICAZIONE POSSONO ESSERE I ROMANZI DELL EPOCA VITTORIANA, IL CINEMA, TELEVISIONE. HO NOTATO CHE TUTTI IN TUTTE LE EPOCHE SI LASCIANO INFLUENZARE. GUARDIAMO LA LETTERATURA PER GIOVANI TANTO FANTASIOSA COME NELL’ EPOCA MEDIEVALE; E PER FINO DEI BEI RAGAZZI SONO VAMPIRI. MA CON TUTTO QUESTO, LA GIOVENTU LI ADORA, HANNO I SUOI POSTER APPESI ALLE PARETI E SPENDONO UN SACCO DI SOLDI APPENA ESCE L ‘ULTIMO LIBRO. FORSE QUEL SENSO DELL’AMORE NASCE CON NOI, POI DIPENDE DALLA EDUCAZIONE E DELLE CIRCOSTANZE CHE CI TOCCA VIVERE
    MA NON C’E DUBBIO CHE SI RIPETONO CERTI FATTORI COME INNAMORARSI DELLA PERSONA SBAGLIATA.
    RICORDO UNA CUGINA DI MIA NONNA, LA QUALE DICEVA, CHE A LEI PIACEVANO I ROMANZI DOVE SI SOFFRIVA E SI PIANGEVA. SEMBREREBBE CHE E QUASI UN BISOGNO PER SCARICARE I SENTIMENTI.
    FORSE OGGI GIORNO I GIOVANI NON VOGLIONO PIANGERE, E PER QUESTO SI REPRIMONO CON L’ ALCOOL, E LA DROGA.

  2. Ciao Silvia,

    oggi come ieri la letteratura (e l’arte in generale) hanno un effetto catartico, ci purificano, ci sollevano, come hai scritto tu giustamente “scaricano” i nostri sentimenti.

    Ed è per questo a mio avviso che molte persone sono portate verso la letteratura, e molte la rifuggono.

    L’amore e il suo significato sono lo specchio della società, le sue forme ed espressioni non possono far altro che rispecchiare il mondo in cui viviamo.

    Vero è che l’amore lo cerchiamo sempre tutti….

    1. Cara Zita,
      è vero quello che dici, ma non dimentichiamoci, che essendo tutti apparentemente uguali diamo differenti significati alla parola AMORE.

      UN CARO SALUTO.
      SILVIA.

      1. Cara Silvia, Zita sono io… 😉
        Io e Livia abbiamo scritto insieme questo articolo.
        Per quanto riguarda i significati della parola “amore” sono assolutamente d’accordo: “parlare d’amore è come ballare sull’architettura”

        1. Ciao TIZIANA,
          HO LETTO ZITA RUSSO E HO PENSATO CHE STRANO FORSE C’E STATO UNO SBAGLIO PERCHE MI RISPOSE LIVIA RUSSO, PERO DECISI DI SCRIVERE QUELLO CHE DICEVA IL TITOLO: ZITA RUSSO.
          DI TUTTI I MODI QUELLO CHE HO DETTO VALE LO STESSO.
          GRAZIE PER CHIARIRE I NOMI ERO CONVINTA CHE CHI AVEVA SCRITTO L’ARTICOLO ERA RUSSO.

          TANTI CARI SALUTI A TUTTE E DUE.
          SILVIA.

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