Gruppo di lettura su Kafka sulla spiaggia
quarta e ultima parte

Cristina: Io vorrei proporre una nuova teoria. Per me da questo articolo del giornale di Tokyo si capisce che Johnnie Walker è il padre di Kafka perché le modalità della morte con le coltellate e tutto il resto, coincidono.
Tiziana:
E’ chiaro che Murakami vuole suggerirlo, ma la prova non ce l’hai.
Cristina:
Neanche in CSI ce l’hai.
Tiziana:
No, in CSI le prove sono schiaccianti. 

Cristina: Io neanche me lo ricordavo che il padre era scultore di labirinti, mi è tornato in mente perché tu l’hai scritto nell’articolo. Prima ho detto che il suo lavoro è ipostatizzare e rendere concrete le parti oscure della psiche, le parti inconsce. Allora sentite che dice qua, questa piccola biografia di giornale, del padre di Tamura: “Era nato nella capitale” bla bla: “Era iscritto all’Accademia di Belle Arti, aveva attratto l’attenzione già da studente per le sue opere innovative che rappresentavano una svolta nel mondo della scultura. Il suo tema principale era l’espressione concreta dell’inconscio… Il suo stile personalissimo gli aveva dato fama internazionale. Tra le sue opere più conosciute, quelle della grande serie “I labirinti” nella quale, attraverso una straordinaria libertà visionaria, esplorava la bellezza e l’ispirazione racchiuse nell’immagine del labirinto”. Quindi… il padre di Tamura Kafka è Murakami!
Roberta:
Che meraviglia!
Cristina:
Si è autoritratto come un personaggio tragico.
Tiziana:
Visto che hai fatto questa geniale scoperta, ancora non del tutto appurata, ti faccio leggere quest’altro pezzo sul labirinto. Sono sempre Kafka e Oshima.

Cristina: “Tu conosci l’origine del labirinto? (Questo è Oshima che parla.)
Scuoto la testa. (E questo è Kafka.)
– A quanto si sa, a ideare per primi i labirinti furono gli abitanti dell’antica Mesopotamia. Estraevano le interiora degli animali, e in alcuni casi probabilmente anche quelle degli uomini, e in base alle loro forme predicevano il futuro. Avevano un’alta considerazione delle forme tortuose degli intestini. Perciò si ispirarono a esse nella costruzione del labirinto. Quindi si può dire che l’origine del labirinto è dentro di te. E che esso corrisponde al labirinto che esiste all’esterno.
– Metaforicamente parlando.
– Certo. E’ una metafora speculare. Ciò che è fuori di te è una proiezione di ciò che è dentro di te, e ciò che è dentro di te è una proiezione del mondo esterno. Perciò spesso, quando ti addentri nel labirinto che sta fuori di te, finisci col perderti anche nel tuo labirinto interiore. E in molti casi è un’esperienza pericolosa.
– E’ un po’ come quando Hansel e Gretel entrano nel bosco.
– Sì, è proprio come nella fiaba di Hansel e Gretel. Il bosco è pieno di trappole.
Per quanto tu possa essere prudente, e ingegnoso, arriveranno uccelli dalla vista acuta e mangeranno le briciole che hai seminato per ritrovare la strada”.

Monica: Infatti il bibliotecario non si è addentrato nella foresta più di tanto perché ha già tanti di quei casini, poveraccia…
Cristina: Però il fratello sì! Perché ognuno secondo me ha il proprio confine.
Giovanna:
Sì e poi i personaggi sono tutti doppi. Nel senso che Nakata è stato Nakata intelligente e letterato da piccolo e diventa stupido sapiente da grande. Il padre è il padre e Johnnie Walker. Lui è Tamura ed è il Corvo.
Tiziana: Il bibliotecario è maschio e femmina. La signora Saeki è “da piccola” e “da grande”.
Monica:
La parrucchiera è sua sorella e un’amica.
Cristina: Il camionista però non è doppio.
Monica:
Certo che è doppio. Prima viene descritto come un teppista, poi scopriamo il suo vero animo, grazie a un uomo che gli ricorda suo nonno – che è la sua proiezione del nonno – che lo trasforma in un essere umano.
Giovanna:
Tutti i personaggi arrivano ad essere altro. Il camionista era quello che mi piaceva di più, tanto che a un certo punto mi sono domandata: ma non sarà lui il protagonista veramente?
Tiziana:
Ok abbiamo scoperto che Murakami è lo sculture e che il camionista è il protagonista.
Giovanna:
Voglio dire che la mia sensazione è che il camionista sia il protagonista più di Tamura Kafka, ma forse questo è il mio livello di identificazione. Io sono più vicina al camionista che a Tamura Kafka.
Monica:
Anch’io.
Giovanna:
E abbiamo rivelato la nostra seconda identità di camionisti! Addirittura Murakami ci raddoppia. Ti rendi conto quanto è “drogante” questo libro? Vedi che riesce a fare? E’ una specie di super puzzle. Ti dà il doppio di tutti i personaggi e sono tutti doppi diversi.
Monica:
E’ bellissimo come il camionista convive con Nakata morto.
Giovanna:
Io personalmente lo ritengo il protagonista perché è quello più umano ed è quello che, secondo me, non raddoppia.
Monica:
E poi solleva la pietra dell’entrata…
Giovanna:
E richiude la pietra. Lui è “chi legge” nella mia soggettivissima visione delle cose. Per me ha delle doti di simpatia e seduzione. Mi piace proprio come persona. Se dovessi essere qualcuno mi sentirei lui. Secondo me è, assolutamente, il lettore.

Tiziana: Tu con chi ti identifichi?
Cristina:
Con il fratello del bibliotecario.
Tiziana:
Ma non è possibile! Io in Tamura Kafka.
Roberta:
Io mi identifico in Nakata.
Tiziana:
Almeno io e Roberta abbiamo i prota- gonisti.
Cristina:
No, è troppo una storia di iniziazione: non mi ci posso vedere in Kafka, sono troppo vecchia.
Tiziana:
Gulp!
Monica:
Guarda che il surfista è uno di trent’anni…
Cristina:
Però è uno che il viaggio l’ha già fatto, che è già tornato ed ha raggiunto lo stesso confine di Tamura, mentre il fratello-sorella non ce l’ha fatta.
Roberta:
Io mi identifico con Nakata perché è come se, fino a una certa età, io non avessi avuto coscienza, o consapevolezza di me. Da un certo punto in poi della mia vita ho avuto una serie di consapevolezze.
Tiziana:
Tu sei il suo contrario allora.
Roberta:
Sì.
Tiziana
: Poi traduciamo tutto, glielo mandiamo e gli chiediamo se ci risponde. Ha riposto a 1200 persone, può rispondere anche a noi. Murakami, se ci sei, batti un colpo!

The End

Si può scaricare la versione completa del “Gruppo di lettura ad Hanging Rock” cliccando qui sotto. [wpdm_package id=’14126′]

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

  1. Ciao Tiziana,

    Che bella idea questa del gruppo di lettura. Non ho letto Kafka sulla spiaggia, l’ho comprato, me lo sono tenuto vicino e l’ho portato in viaggio ma non l’ho finito, ci sono sempre state cose più urgenti. Poi l’ho regalato a mia figlia che sarebbe stata fuori per un po’. Ho letto molti libri di Murakami, fin dai suoi esordi, e ho una sorta di identificazione assoluta con le sue atmosfere e con tutte le atmosfere che vengono da quella parte del mondo.
    Il vostro gruppo di lettura mi ha fatto venire un desiderio profondo di riprenderlo e leggerlo. Il modo con cui ne avete parlato, divertito e profondo al tempo induce a partecipare anche solo leggendovi. Bello.

    Un caro saluto a tutte voi.

    1. Grazie Amy, che carina che sei!
      In effetti io mi sono proprio divertita con questi dialoghi su Murakami e ho capito delle cose… anche se prima avevo scritto un articolo e quindi avevo già letto e riflettuto sul romanzo. Credo che il dialogo sia una forma di comunicazione straordinaria. Spesso diamo per scontato che quello che abbiamo pensato e capito lo abbiano capito tutti, ma basta parlarne per rendersi conto che non è affatto così. Murakami si presta particolarmente… è lo scrittore delle proiezioni in cui ognuno trova quello che “cerca”, ognuno trova quello che è.
      Ti anticipo che ci saranno altri gruppi. Uno su Le correzioni, ad esempio, e un altro sul Grande Gatsby.

      Buona Pasqua 🙂
      Tiziana

  2. Ciao a tutti ho finito anche io di leggere il libro. Io penso che Tamura Kafka e Nakata fossero legati più di quello che sembra. Nakata dice di aver ucciso Johnnie Walker al posto del quindicenne e poi quando Kafka entra nella profondo della foresta Nakata muore. Come la vedete voi?

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