L’ossimoro dello scrittore

Sulla rivista francese Lire, il giornalista Frédéric Beigbeder ha individuato le due coordinate che costituiscono l’essenza della scrittura: l’urgenza e la pazienza. Scrivere vuol dire essere tirati da queste due forze opposte, in realtà “scoperte” dallo scrittore belga Jean Philippe Toussaint. Da una parte c’è l’urgenza: troppi libri infatti non sono necessari. La maggior parte, direi io, visto che 6 libri su 10 non vendono neanche una copia e passano direttamente dal tipografo al macero. Molti autori non hanno niente da dire, o almeno niente d’indispensabile. Lo scrittore invece è qualcuno che non ha scelta. Avrebbe potuto scrivere questo o quello, ma il libro gli s’impone come una calamità: non ce n’è che uno che può scrivere, quello che gli viene dalla pancia. E’ quasi questione di vita o di morte.

“Questa urgenza è ben compensata, o meglio provocata, da un riflesso opposto: la pazienza. Per scrivere bene bisogna saper attendere, ‘lasciare il libro in infusione dentro di sé’. Spesso s’immagina lo scrittore al lavoro come un fannullone inquieto che si fa deporre un coniglio dalle muse: è esattamente così. Scrivere presuppone tempo, noia, silenzio e solitudine. E’ una questione di disciplina: scrivere è anche trattenersi dallo scrivere. Lo scrittore, quello vero, ha dunque dentro di sé un bisogno imperativo di dire la cosa più bella e importante al mondo, altrimenti rischia di scoppiare, e ciononostante deve poltrire, oziare, prendere (perdere…) tempo, accendere un fuoco d’inverno, nuotare d’estate”.

Un destino meraviglioso che però produce una terribile angoscia perché bisogna agire allo stesso tempo, velocemente e lentamente. Festina lente, diceva l’imperatore Augusto, ovvero “affrettati lentamente”.
E tu ce l’hai l’ossimoro dello scrittore?

Pubblicato da

Tiziana Zita

Tiziana Zita

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di fiction per la tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

8 pensieri su “L’ossimoro dello scrittore”

  1. Ok, forse non hanno scoperto niente di nuovo, ma indagare i processi creativi mi sembra sempre molto interessante. Il fatto di essere tirati da queste due forze uguali e opposte è qualcosa che io sperimento su di me e mi piace poterne parlare e condividerlo…

    1. Cara Tiziana, la penso come te, non si e scoperto niente di nuovo pero lo esperimentiamo spesso. A me succede.
      UN ABBRACCIO.
      Silvia.

  2. E’ vero che non e’ una cosa cosa nuova sentir parlare di urgenza e pazienza. Per il grande Ernest Hemingway, dicono gli studiosi, la ricerca de “le mot just” poteva durare giorni, settimane, mesi! Questo nonostante la sua urgenza di raccontare la vita. L’ossimoro che personalmente trovo piu’ interessante e sempre attuale e’: “scrivere e’ anche trattenersi dallo scrivere”. Le storie nascono e decantano dentro di noi, a volte ci tormentano e poi, magari nel momento meno opportuno, reclamano prepotentemente di uscir fuori, trovare vita e dignita’ sulla pagina.

  3. Molto stimolante e direi adattabile ad ogni attività creativa; così come c’è un momento opportuno per dare, produrre e/o creare, ce n’è senz’altro un altro (molti altri) per accogliere e trattenere, tacere e “metabolizzare” dentro di sé.

    1. Il processo in un certo senso è ciclico e questo spiegherebbe i rigidi ritmi che si autoimpongono alcuni grandi scrittori: scrivere e trattenersi dallo scrivere, tacere e metabolizzare dentro di sè… e così via

  4. La contradizione e qualcosa che ci perseguita in molti momenti della vita. Incomiciai a scrivere poesie da piccola quando le circostanze non mi lasciavano respirare. Per chi non ha l ossigeno a portata di mano non resta altro che scrivere per liberare l energia che abbiamo dentro e vorrebbe esplodere. Non ci resta altro che scrivere.
    La domanda e: E tu ce l hai lossimoro dello scrittore…
    SI.
    Io non sapermi esprimere in un altra forma, non mi resta che scrivere, anche se dopo non legge nessuno, ma credo che sono cose degne di essere lette, l impulso e forte, e come hanno detto alcuni, certe volte si patisce la solitudine. Si interrompe quello che stavamo scrivendo perche, ad essere onesti non si a piu niente da dire, e si deve aspettare che il corpo faccia il suo processo per poi di colpo lanciare un concetto che neanche abbiamo elaborato coscientemente, ma che il nostro interno l ha fatto e si e preso il suo tempo. E credo che e giusto che sia cosi< in caso contrario si scriverebbe come fanno molti scrittori con un cliche che si modifica a secondo le mode per poter vendere.
    Scrivere e una necessita per me , anche sia il CARO DIARIO.

    Ho vari errori, ma sto scrivendo con un computer argentino programmato in forma particolare, percio non ho gli accenti ne i segni nel posto corrispondente.
    silvia.

    1. Certo Silvia, la scrittura può essere un’espressione privata come nel diario che non è destinato a un pubblico, ma non per questo è meno urgente.
      E’ importante distinguere questi due obiettivi, pubblico e privato.
      La scrittura privata, oltre che espressione e indagine, può diventare una specie di allenamento a scrivere…

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