The Killing

“Chi ha ucciso Laura Palmer?”
Oops, volevo dire… “Chi ha ucciso Rosie Larsen?”
La tag line della serie statunitense The Killing omaggia una sua famosa antenata, I segreti di Twin Peaks di David Lynch. Mettiamo via ogni indugio, hanno pensato gli ideatori. Così lo spettatore, anche se addormentato sul divano, capirà immediatamente con chi deve fare i conti e gli autori non potranno certo essere accusati di aver scopiazzato, semmai di aver citato il grande Lynch. Perciò alzano le mani per evidenziare le somiglianze, anche se la tagline è forse una delle poche cose che accomuna le due serie. 

La vicenda raccontata in The Killing (vedi il trailer) si svolge nella città di Seattle dove una ragazza 17enne, Rosie Larsen, viene uccisa dopo la festa di Halloween. Subito partono le indagini che si rivelano più difficili del previsto. A gestirle la detective Sarah Linden (interpretata da Mireille Enos): sguardo perso nel vuoto e due incredibili occhi che sembrano andare oltre, compensa la sciatteria del suo abbigliamento con un acume da segugio. La accompagna Stephen Holder (lo svedese Joel Kinnaman), agente belloccio, ex narcotici appena passato alla squadra omicidi, che oltre ad arrestare drogati pare condividerne gli hobby.
Il giorno dell’omicidio Sarah sta per partire, ha un matrimonio (il suo) da organizzare e una vita da ricominciare in un’altra America, quella tutta sole, mare e surf della West Coast. Ma questo caso non riesce a farla andare via e Sarah è costretta a rimandare la sua partenza e a restare ancora qualche giorno nella piovosa, umida e malinconica Seattle (non certo quella a cui eravamo abituati in Grey’s anatomy).

Poco sangue e niente accoltellamenti. L’orrore che ci racconta Veena Sud (sceneggiatrice e produttrice esecutiva della serie), sta tutto nelle conseguenze dell’omicidio di Rosie e nelle trame di potere, nei ricatti e soprusi che animano “la città smeraldo”: così viene chiamata Seattle per i lussureggianti boschi che la circondano.
La prima stagione è stata presentata in America nell’aprile del 2011, mentre in Italia è arrivata nel novembre scorso. Basata sulla serie televisiva danese Forbrydelsen (in onda dal 2007 al 2009), The Killing al suo debutto ha ottenuto ascolti record e ottime recensioni.
“Eccellente, coinvolgente ed appassionante”: ha scritto The Hollywood Reporter, mentre il Los Angeles Times l’ha definita: “una serie convincente, visivamente poetica”. Ed è vero che le immagini sono piene di poesia. Anche la somiglianza del personaggio della vittima con quello della sua sfortunata antenata Laura Palmer è stato notato con riguardo dal Chicago Sun Times che ha evidenziato l’alta qualità delle serie prodotte dalla rete via cavo AMC, pronte a soddisfare anche gli spettatori più esigenti.Ma ahimè, la ruota gira e dopo questa entusiasmante accoglienza, quello che doveva essere il nuovo volto dei crimes statunitensi, ha smorzato molti entusiasmi. The Killing è stato accusato di poca verosimiglianza, di essere una imitazione pedissequa dell’originale danese e di avere un finale di stagione poco convincente.
Here stories matter, qui contano le storie. Questo il motto dell’emittente AMC. Per questo The Killing ci riprova e da aprile 2012 torna con la seconda stagione su Fox Crime. La produzione ha tenuto a freno gli ormai pochi aficionados (la seconda stagione ha debuttato con uno share molto basso) promettendo che questa volta l’assassino di Rosie sarà smascherato.
Quindi ora basta con le citazioni e speriamo di riuscire a scoprire qualcosa.
Altrimenti The Killing ci sembrerà il tipico caso di cronaca nera italiano che, invece di chiarirsi, più passa il tempo e più s’ingarbuglia.

Da sempre scrivo ed invento storie. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia inizio a lavorare in un programma di storia di Rai3 e prendo il tesserino da pubblicista. Sogno nel cassetto: diventare una sceneggiatrice.

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