Proibito di Suzuma Tabitha

Alzarsi la mattina, vestirsi e iniziare la routine consolidata da anni. Dividersi i compiti: Lochan prepara la colazione, Maya veste Tiffin e Willa – i piccoli di casa – e poi urla al tredicenne Kit di alzarsi di corsa, sopportando i suoi insulti da ribelle. Maya li accompagna a scuola, li bacia, li rassicura, verrà Lochan a riprenderli come al solito. Maya e Lochan vanno al liceo, una classe di differenza, poi escono, riportano i bimbi a casa, gli fanno fare i compiti. Maya gioca un po’ con loro, Lochan prepara la cena e sopporta le provocazioni di Kit. Maya lo sostiene con dolcezza, prima di convincere i piccoli ad andare a dormire. Lochan pulisce la cucina, il frigorifero, controlla le bollette. Dovrà chiamare la madre a casa del suo compagno per farsi dare i soldi; sono due settimane che non la vedono.
L’ultima volta si è presentata brilla, con un vestito nuovo, sembrava una prostituta nel tentativo patetico di tenersi quella specie di uomo che non mollerà mai davvero l’altra famiglia e che di certo non ha intenzione di accollarsi la loro… che anche il loro vero padre ha mollato. Lochan quest’anno ha la maturità, è uno studente molto dotato nello scritto, ma con grossi problemi ad esprimersi in pubblico. E’ come se temesse il giudizio degli altri, come se pensasse che deluderà sempre tutti. La saggia Maya però è come una roccia e lo incoraggia, gli dice che sono in due, che non deve sentirsi responsabile di tutto. E discutono dei bambini, delle calze nuove da comprare a Willa, dei richiami di Kit da firmare, degli insegnanti che vogliono incontrare la loro madre e da cui dovrà andare Lochan, inventando l’ennesima scusa per evitare di attirare l’attenzione dei servizi sociali.

Perché è questa la grande e unica preoccupazione di Maya e Lochan: tenere insieme la famiglia, cercare di essere un riferimento, un punto fermo, essere due genitori per i loro fratelli. Ed è il loro segreto: non possono raccontare a nessuno di come sono costretti a farsi carico di responsabilità che non dovrebbero avere per paura dell’intervento dello Stato. A pensarci bene, i loro coetanei neanche li capirebbero, hanno problemi lontani anni luce dai loro, dal loro mondo già adulto. Lochan e Maya invece si sono trovati a crescere in fretta, rinunciando alla loro età per permettere ai piccoli di viverla e sono diventati l’uno l’ancora dell’altra per non soccombere sotto il peso schiacciante delle responsabilità, dell’insicurezza, della solitudine.
E così una sera, quando finalmente i fratelli dormono, si ritrovano come due vecchi coniugi a prendersi un momento di pausa. Ballano sulle note di una canzone suonata alla radio, i corpi allacciati, gli occhi chiusi. E per un attimo, un fatale attimo, dimenticano di essere due fratelli. Nonostante abbiano dovuto soffocare sotto un mare di doveri la loro adolescenza, quella è sempre lì che scalpita per trovare soddisfazione.

Quando Lochan comprende l’enormità di ciò che scatena in lui la vicinanza della sorella e Maya è presa da una vertigine di folle speranza, in quell’attimo il muro delle convenzioni sociali, dei paletti religiosi, della morale condivisa crolla. E non poteva essere diversamente perché opporsi a questo orrore significherebbe accettare un orrore ancora più grande: dover rinunciare al conforto, al sostegno e alla comprensione che hanno condiviso per anni. Significa perdere tutto. E una sola verità emerge dalla paura, dallo shock e dai tentativi disperati, quanto fallimentari di porre fine a questa storia: Lochan e Maya si amano, come e più di fratelli, si amano in tutti i modi possibili.

Spesso si sente parlare di coppie sposate che diventano “come fratelli”, logorate dal tempo e dall’abitudine. Lochan e Maya percorrono il sentiero inverso: attraversano prima la fase della condivisione dei compiti, dell’educazione dei figli, della sublimazione dell’amore, per poi scoprire che questo amore reciproco sottende una passione e un sentimento adulto, radicato e doloroso. Devastati dalla paura e dalla confusione, si chiedono perché sia accaduta una cosa del genere, si chiedono se le cose sarebbero andate diversamente con la guida di due genitori a incanalare il loro sentimento secondo la morale condivisa, dove la gelosia che i fratelli maggiori provano per le sorelle è solo sintomo di protezione.
Se Maya immagina una relazione con il fratello minore Kit ne è nauseata. Allora perché con Lochan è tutto diverso?

«Perché Lochan per me non è mai stato un vero fratello: né un fratello minore fastidioso, né un fratello maggiore prepotente. Io e lui ci siamo sempre considerati sullo stesso piano. Siamo migliori amici da quando eravamo piccoli. Abbiamo condiviso per tutta la vita un legame più stretto dell’amicizia. Insieme, abbiamo allevato Kit, Tiffin e Willa. Abbiamo pianto e ci siamo consolati a vicenda. Ci siamo visti l’un l’altra nei momenti più vulnerabili. Abbiamo condiviso un peso che non è possibile spiegare al mondo esterno. Siamo stati presenti l’uno per l’altra; come amici, come compagni. Ci siamo sempre amati e ora vogliamo poterci amare anche in modo fisico.»

Se ipotizziamo per un attimo che una cosa del genere possa accadere ai nostri figli, lo sgomento ci paralizza, la mente si rifiuta di visualizzare questa possibilità e nega ogni attenuante, pensando a quanti fratelli si saranno trovati in una situazione sociale altrettanto viziata, senza però oltrepassare la linea.
Eppure l’autrice riesce a farci entrare nell’animo e nei sentimenti dei due ragazzi con grande sensibilità e delicatezza, ci fa condividere lo smarrimento, la paura ma anche la felicità e la smania elettrizzante del primo amore.
Così ci ritroviamo a sperare che le cose possano cambiare, che forse Maya e Lochan potranno vivere la loro storia, che in fondo questo tabù non è scritto nel sangue, altrimenti non ci sarebbero i casi di fratelli separati da piccoli che si sono innamorati da adulti, una volta ritrovati. Ma sapremmo di mentire perché il lieto fine non appartiene a questa storia. Qualunque speranza è destinata a infrangersi contro una realtà oggettiva fatta di morale, di leggi radicate e di religione che non tiene in considerazione l’amore, non vede attenuanti, non perdona l’imperdona- bile.
Mentre avviene l’inevitabile e il loro amore è scoperto, insultato, condan- nato, anche il quel momento Lochan non si concede di essere un ragazzo e la scelta estrema che abbraccia è quella di un adulto preoccupato soltanto di proteggere la sua famiglia, la sua donna, i suoi piccoli.

Proibito di Suzuma Tabitha non è una lettura facile, è un pugno allo stomaco, una morsa al cuore e di young adult ha solo l’età dei protagonisti (più che il target di riferimento). Potrebbe provocare empatia o rifiuto, condanna o assoluzione: l’autrice non condiziona la nostra visione, non dà giudizi a favore, o contro l’incesto. Però ci costringe, malgrado il disgusto e il disagio che ognuno di noi può provare, a domandarci se l’amore può essere morale o immorale. O se forse, è amore e basta.

Produttore artistico per la Fiction di Mediaset, ho una spasmodica passione per tutto ciò che è fantasy. Collaboro con siti e pagine Facebook legati alla narrativa e al cinema YA. Frase di culto “Non può piovere per sempre”.

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