Gruppetto di lettura sul Grande Gatsby
prima puntata

Per la lettura del Grande Gatsby (carta e ebook) il gruppo si è ristretto e siamo rimaste in tre, Giovanna Caico, Monica Londei e me.

Tiziana: “Erano gente sbadata Tom e Daisy: sfracellavano cose e persone e poi si ritiravano nel loro denaro o nella loro ampia sbadataggine o in ciò che comunque li teneva uniti, e lasciavano che altri mettesse a posto il pasticcio che avevano fatto”.
Giovanna:
Questo è bellissimo. Il sogno americano è l’incoscienza americana.
Tiziana
: Danno l’impressione di essere terribilmente superficiali, ma la loro superficialità è crudele. E’ indifferenza per tutto e tutti.
Giovanna
: Uno dei temi che mi interessano in questo periodo è il concetto di responsabilità. A me sembra che quello che manca completamente è questo concetto di responsabilità. Loro sono dei campioni dell’irresponsabilità innocente, ma crudelissima. Secondo me è questo il centro del racconto del Grande Gatsby. Fitzgerald delinea un’umanità che in quel momento nasceva e in cui adesso siamo immersi completamente.

Tiziana: Gatsby però non fa parte di questa irresponsabilità. Lui ambisce a quel mondo senza mai riuscire ad entrarci davvero. Gatsby vuole coronare il suo sogno d’amore perché prima non ne era all’altezza. Passa anni a riscattare lo smacco dell’abbandono di Daisy e a costruire qualcosa che lo metta alla sua portata. Dunque lui è nell’umanità costrittiva.
Giovanna
: Ma quale umanità costruttiva! Lui è un gangster. Aveva una catena di drugstore che vendevano alcolici sottobanco. Ha un’innocenza solo perché è staccato dalle sue azioni e in questo è simile a loro. Stacca il suo operato dalla sua identità. Non è come il falegname che è falegname e fa il falegname, lui è gangster ma ha gusti da ricco.
Tiziana
: Anche se con quel completo rosa non arriva all’eleganza degli altri. Quello che vale per Gatsby vale anche per Fitzgerald: ha la sensazione di non stare nel posto giusto con la gente giusta. Zelda invece era una donna ricchissima.
Giovanna
: Sì, lei veniva da una famiglia ricca, ma poi impazzisce e muore. In questa seconda lettura Gatsby mi è sembrato l’incarnazione, l’ipostasi del nuovo tipo di capitalista. La sua ricchezza però non è goduta. Lui in piscina non ci va mai… tranne che per morire.
Tiziana
: Mi ha fatto pensare a quella battuta di Groucho Marx: “Non vorrei mai far parte di un club che abbia tra i suoi membri uno come me” perché fa ogni sera una festa faraonica a cui non partecipa. Gatsby non va alle sue feste.

Monica: Continua a restare fuori da quel mondo magrado abbia fatto di tutto per entrarci. E’ come se ci fosse una lastra di cristallo che lo divide dagli altri e li volesse vedere da vicino.
Giovanna
: E quando muore, al funerale non ci va nessuno, tranne quello che andava nella sua biblioteca per leggere i suoi libri.
Tiziana
: La mia domanda è: perché nessuno va al funerale di Gatsby?
Giovanna
: Perché è morto ammazzato.
Monica
: E’ scoppiata la bolla, è finito il circo.
Giovanna
: Prima Gatsby diventa il maggiordomo di un uomo ricco – non si capisce se maggiordomo, o qualcosa di diverso – e ne diventa l’erede.
Tiziana
: Che vorresti dire? L’amante?
Giovanna
: Anche.
Monica
: Be’ certo è un punto di vista… ma potrebbe essere.
Giovanna
: Lui è un po’ gangster e un po’ affarista come il capitalista di oggi.
Monica
: Scusate esco dal libro ed entro nel film che ho visto a Londra negli anni Settanta, quando avevo 12 anni. C’era Biba a Piccadilly Circus, al piano terra c’erano gigantesche piume e una enorme distesa di stand di trucco, dove chiunque si poteva truccare. Io ho avuto una grande benevolenza rileggendo il libro perché ci vedevo Robert Redford e Mia Farrow. Tra l’altro Di Caprio e Carey Mulligan, malgrado Baz Luhrmann, non reggono proprio il confronto (l’uscita del film è prevista per Natale).
Tiziana
: Mi pare che comunque Gatsby abbia fatto un percorso di crescita. Se è stato capace di evolversi e di arrivare, per amore, alla ricchezza che ambiva, perché poi non è stato felice?
Monica
: Be’ banalmente Avere o essere.
Giovanna
: Se nella vita hai guadagnato tanto è difficile che tu lo abbia fatto onestamente e poi lui non ha rapporti con gli altri. Ha rapporti solo col suo sogno che è stato questa donna.
Tiziana
: Ha perseguito il suo sogno per tanto tempo, lo ha alimentato e gonfiato e poi…
Monica
: Seguire il sogno è meno faticoso perché alla fine si confronta solo con se stesso.
Giovanna
: Però lui è solissimo.
Tiziana
: Sì ma a un certo punto il coraggio di andare a vedere ce l’ha avuto. Si è detto: la villa hollywoodiana ce l’ho, sono ricchissimo, faccio delle feste che blocco il traffico in tutta la zona, dalla mia casetta guardo lei lontana dall’altra parte della baia, vedo la luce della sua finestra. Forse per una volta un’immagine romantica. Quando tutto è pronto chiede al suo vicino di organizzare un incontro con la cugina e parte un confronto col reale: ce la farà o non ce la farà a conquistarla? E per un attimo sembra anche farcela.
Giovanna
: Sì, perché lei è una donna tradita. Calcola che il marito ha avuto un incidente con la cameriera già durante il viaggio di nozze.
Monica
: Infatti per me l’odioso del libro è il marito di Daisy: Tom Buchanan.
Tiziana
: Chi si salva in questo libro?
Giovanna
: Nessuno!

Monica: Nemmeno il narratore?
Giovanna
: No, se ne va mezzo innamorato di Jordan Backer…
Tiziana
: Anche “un terzo” innamorato…
Giovanna
: Non è innamorato. Fitzgerald racconta tutti mezzi sentimenti. Ad esempio io la storia d’amore non l’ho rilevata.
Tiziana
: E’ gelida quella storia, ma è il motore della narrazione.
Giovanna
: E’ come se non ci fosse. Questo è un libro che racconta le ricchezze, non i sentimenti. Appena ho cominciato a leggerlo ho detto: “Accidenti, che meraviglia!” Le prime due, tre scene sono straordinarie perché vedi che ormai non c’è la comunicazione tra gli esseri umani, che più sono ricchi e più si rappresentano. E la simpatia che ti viene per Gatsby è perché è un po’ imbranato e non si rappresenta. Lui entra in qualche modo in rapporto col narratore. La cosa che ho sentito più vicina a me era la rabbia e nello stesso tempo l’ammirazione e poi ancora la rabbia per l’ammirazione di Fitzgerald verso i ricchi, o comunque verso questo modo di essere. La sua lucida cattiveria.
Monica
: Io leggendo questo libro mi sono identificata con il narratore, con Carraway, con Nick. Tra l’altro il suo nome lo scopriamo dopo un sacco di pagine.
Giovanna
: Nessuno risuona di sincerità, nessuno comunica veramente. Quanta gente quando ti parla, vuole solo passarti l’immagine che intende darti di sé? Il problema è che adesso quasi tutti parlano così. Io ti parlo dell’immagine che voglio che tu abbia di me. Questo succede ancora di più quando si è in tanti, per questo la maggior parte delle persone io preferisco vederle in pochi. Quando si è in tanti è difficile esporsi a un giudizio senza cercare di preordinarlo.
Tiziana
: Ma noi non siamo mica una cosa sola. Esiste una maschera protettiva della personalità, anzi esistono tante maschere protettive. Questo non vuol dire che uno sta mentendo, o che è per forza ipocrita, però in una riunione di lavoro io sono una cosa, a cena con gli amici sono un’altra etc. E’ normale.
Giovanna
: Io non cambio molto, sono sempre abbastanza la stessa. E’ chiaro che mi voglio proteggere e che non mi espongo più di tanto, ma è diverso quando le persone ti vogliono suggerire il modo in cui percepirli. Questo vale specialmente nelle classi ricche.

Monica: O soprattutto in quei ricchi che lo sono diventati da poco e che quindi hanno il problema di affermarsi.
Giovanna
: C’è una ricchezza che ammicca allo stesso livello di ricchezza e una che vuole farsi riconoscere da tutti.
Tiziana
: Quella di Gatsby! Col suo completo rosa.
Giovanna
: Lui non è ricco di famiglia, è ricco da poco. E il ricco da poco si rivolge a tutti per far vedere la sua ricchezza, mentre gli altri si rivolgono solo ai simili.
Tiziana
: Ecco perché fa delle feste tanto sfarzose e pubblicitarie, con musica altissima e luci.
Giovanna
: Lui dice che è perché vuole attirare Daisy a casa sua.

Fine prima puntata

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

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