Come fare soldi con una buona idea
Guida al mecenatismo di massa: il crowdfunding

Avete avuto un’idea meravigliosa ma siete senza il becco di un quattrino?
Avreste proprio bisogno di un finanziatore che creda in voi?
Bene, lo avete trovato. Non un ricco mecenate, ma tanti piccoli finanziatori. Non un solo produttore privato, né la singola istituzione pubblica, bensì il crowdfunding, ovvero il finanziamento (funding) della folla (crowd).
Prendiamo ad esempio la piattaforma inglese Unbound che si rivolge a scrittori affermati ed emergenti. Lì si può presentare la propria idea di un romanzo e trovare i soldi per scriverlo. Se l’idea piace ai futuri lettori verrà finanziata, pagando da un minimo di 15 euro in su. Se verrà raccolto il denaro sufficiente, l’autore scriverà il libro e alla fine i finanziatori ne riceveranno una copia rilegata. Per 10 sterline saranno citati nella postfazione. Per 250 sterline potranno andare a pranzo con l’autore.

Unbound è nato nel 2011 e ora ha circa 3000 contribuenti che danno una media di 30 sterline per ogni finanziamento. In questo modo i lettori partecipano al processo creativo. La cosa buffa è che “la maggior parte dei lettori non sono disposti a pagare 9 sterline per un libro di successo, ma alcuni di loro sono disposti a tirarne fuori 50 per un libro che non è stato ancora scritto”.
I ricavi di Unbound sono divisi al 50 per cento fra autore e sito.
Il sito più importante di crowdfunding è l’americano Kickstarter, che è nato tre anni fa e serve a raccogliere fondi per progetti creativi di ogni tipo: cinema, musica, design, narrativa, giornalismo, tecnologia, teatro, etc.
Dal suo lancio, nell’aprile 2009, ha raccolto e distribuito 347 milioni di dollari, grazie a 2 milioni e 600 mila sostenitori che hanno finanziato 29 mila progetti.

Quali? C’è di tutto, dalla statua di Robocop a Detroit (67.473 dollari), al polsino elastico per portare l’IPod nano come un orologio da polso (quasi un milione di dollari), al database con 40 mila canzoni hip hop (8.441 dollari), alle Coffee Joulies, delle pastiglie di metallo a forma di chicchi di caffè che se inserite in una bevanda calda la raffreddano in modo da non scottarsi la lingua, quindi la mantengono alla temperatura ideale (richiesti 9.500 dollari, ne hanno ottenuti 306.944!).
Gerd Ludwig, un fotografo di 64 anni, che aveva realizzato un servizio per National Geographic sulle conseguenze dell’esplosione nucleare a Chrnobyl, aveva proposto alle riviste per cui lavora di tornare sul posto dopo 25 anni. Le riviste però non erano interessate e allora lui ha provato con Kickstarter. Ha raccolto 23.316 dollari, quasi il doppio dell’obiettivo e ha potuto realizzare il suo servizio.
E’ stata fatta una richiesta di 30 mila dollari per girare un documentario su David Lynch e ne sono stati raccolti 179.555, mentre per i dadi eterni del Vesuvio (Eternity Dice), fabbricati con la lava, la richiesta era 950 dollari. Finora ne sono già stati raccolti 22.500, però c’è tempo fino al 29 settembre, perciò se volete contribuire…

Ma non pensate che tutti i progetti vengano approvati, o che essere sponsorizzati sia facile. Già Kickstarter boccia circa il 40 per cento delle proposte. Ad esempio una tipologia di progetti scartati sono quelli del tipo “vorrei tanto comprarmi un vestito nuovo”.
Gli ideatori del progetto devono dichiarare il loro obiettivo economico e in quanto tempo intendono raggiungerlo. C’è una data di scadenza entro la quale bisogna trovare i fondi. Se li trovano, il progetto viene finanziato, altrimenti i soldi vengono restituiti al mittente.
Una volta approvato il progetto, Kickstarter dà consigli su come impostare la campagna per ottenere il finanziamento: fare un video per presentare la propria idea, abbassare gli obiettivi finanziari etc. A quel punto la rete e i social network svolgono un ruolo importante perché l’idea va diffusa e deve raggiungere più persone possibili, ovvero tanti potenziali finanziatori.
Se Unbound prende il 50 %, Kirkstarter si limita a una piccola percentuale: il 5 % dei progetti andati in porto. Il contributo medio del donatore di Kirkstarter è di 25 dollari.

Il finanziamento collettivo assomiglia a un reality perché la gente vota per quello che gli piace. E’ lo stesso sistema usato da Barack Obama per pagarsi parte della campagna elettorale: il presidente americano si è infatti servito delle microdonazioni dei suoi elettori. Ed è anche il sistema utilizzato dal Louvre, nel 2010, per acquistare il capolavoro rinascimentale Le tre grazie di Cranach. Il prezioso dipinto ha un valore di 4 milioni di euro, ma il Louvre aveva a disposizione solo 3 milioni. Gliene mancava uno, perciò ha fatto un appello ed è riuscito a raccogliere un milione di euro in un mese.

David Lynch

Oltre alle piattaforme generaliste come Kickstarter e Unbound, ne sono nate di più specifiche come IndieGoGo, inizialmente dedicato al cinema poi si è allargato ad altri settori, PledgeMusic e Sellaband per la musica, Quirky per il design, Catwalk Genius per la moda (che ha chiuso alla fine del 2011), Cofundos per l’open source e DonorsChoose per i progetti scolastici.
In Italia, dal maggio 2011 c’è Eppela.com, altro portale generalista di crowdfunding. Nicola Lencioni, il suo fondatore, ritiene che nel nostro paese ci siano ottime premesse per l’esplosione del fenomeno. Secondo una ricerca, un italiano su tre si dice disposto a donare dai 21 ai 71 euro per un’istituzione museale rappresentativa della cultura nazionale. E poi c’è il fatto che l’Italia è il primo utilizzatore di social network in Europa. L’altro motivo per cui Lencioni crede che Eppela avrà successo è che “in Italia il sistema produttivo è spesso minato da raccomandazioni e scorciatoie. In un paese che fatica a offrire vere opportunità ai giovani e non solo, il crowdfunding stabilisce un unico, assoluto e democratico metro di giudizio: il merito”.

La brutta notizia è che il crowdfunding è un sistema “tutto o niente”. Se per esempio a uno scrittore servono 10 mila euro per scrivere un romanzo e ne raccoglie solo la metà, non avrà diritto a niente: il progetto verrà chiuso e i soldi restituiti ai donatori. La buona notizia è che se, entro la data stabilita, vengono raccolti più di 10 mila euro, lo scrittore avrà diritto all’intero ammontare raggiunto. E’ quanto è successo con OUYA, uno scatolotto che se applicato ad IPhone e Android permette di vedere i videogiochi del cellulare, sullo schermo del televisore. Il progetto è partito su Kickstarter il 10 luglio e si è chiuso il 9 agosto. La richiesta era di 950 mila dollari: ne sono stati raccolti 8 milioni e mezzo!

Sempre su Kickstarter, lo scrittore di hard boiled Victor Gischler ha chiesto un finanziamento di 3000 dollari per poter scrivere il seguito di Go-go Girls of the Apocalypse (pubblicato in Italia con il titolo di Black City). Il suo editore infatti non era interessato al sequel del romanzo e allora lui ha chiesto aiuto ai lettori. La raccolta si è chiusa il 10 agosto scorso e l’importo raccolto, 5.396 dollari, è quasi il doppio di quello richiesto. La cosa interessante sono le ricompense che Gischler ha offerto ai suoi finanziatori. Con 10 dollari si ha diritto a un ebook e al proprio nome inserito nei ringraziamenti. Con 100 dollari si può dare il proprio nome a un personaggio minore. Con 250 dollari si dà il proprio nome a un personaggio importante. Con 500 dollari ci si aggiudica il nome del protagonista maschile, o femminile. Con 2500 dollari si ha diritto a una grigliata di costolette offerta dall’autore a casa propria. Il che significa che lui volerà a casa del finanziatore, ovunque egli si trovi negli Stati Uniti, e arrostirà costolette per lui e i suoi amici, mentre discuteranno di scrittura, berranno insieme e mediteranno sulla fine della mondo.
Però, tutto sommato, mi sa che più che scrivere un romanzo, conviene pensare a qualche scatolotto!

Una parte di queste informazioni provengono dall’ebook E-publishing E-book: le due “E” che hanno sconvolto la terza, l’editoria, di cui ho già parlato a proposito di self-publishing.

Pubblicato da

Tiziana Zita

Tiziana Zita

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di fiction per la tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

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