Leggermente emergenti: intervista a Guido Catalano

Guido Catalano è uno dei poeti più irriverenti, divertenti e originali degli ultimi tempi. La sua occupazione principale è la poesia, ma si è dedicato anche a musica e programmi per la televisione. Potete gustare tutte le sue opere sul blog guidocatalano.it da cui sarà difficile staccarvi.
Catalano è uno di quegli scrittori che si ama o si odia, ma rimane una voce nuova e pressoché unica nel panorama letterario contemporaneo. E per aiutarvi a decidere, noi lo abbiamo intervistato.

Iniziamo con le domande semplici. Le tre domande di Cronache Letterarie: un libro, una serie e un film che porteresti nella capsula del tempo?
1984 di Orwel, Shining di Kubrik, Dexter e la collezione completa di Peanuts. 

Leggi tanto poco o niente e dove preferisci stare quando leggi?
Leggo molto, almeno credo. Abbastanza diciamo. Mi piace leggere sdraiato. Quando posso mi sdraio. Quindi in casa. O in un luogo dove ci si possa sdraiare e stare comodi.

Quale è il rapporto tra letteratura e vita, o se preferisci, quali erano i sette nani, i 7 re di roma e i sette samurai?
Questa sembra una domanda di Marzullo, ma ti perdono. Rispondo: non posso fare a meno di scrivere e leggere dunque direi che il rapporto è bello stretto e teso. Leggere e scrivere è come mangiare e bere e respirare. Chi non legge è scemo. La vita mi serve per scrivere e leggere. Ci son buone probabilità che dopo morto avrò difficoltà a produrre qualcosa di buono e mi perderò le ultime uscite interessanti.

Detto questo passiamo ad altre questioni. Chiunque ti legga rimane entusiasta. Guido Catalano piace veramente a tutti, come te lo spieghi?
Per fortuna no. Non piaccio a tutti. Piacere a tutti non va bene per diversi motivi. Il motivo principale è che vuol dire che ti conoscono in pochi. Ultimamente sto ricevendo diversi segnali da gente che non ama la mia roba. Succede sui social network ma anche da vivo. Circa tre mesi fa una giovane ragazza è venuta in una libreria dove tenevo un reading con l’unico e solo fine di esprimere il disprezzo che provava nei confronti di ciò che scrivo. Fondamentalmente mi ha paragonato a una merda. Affermava altresì che ero pericoloso per i giovani. Avrebbe volentieri bruciato i miei libri se ne avesse avuto la possibilità. E’ stata anche parecchio coraggiosa. Ho subìto una sorta di sindrome di Stoccolma e dopo mezz’ora che mi insultava mi sono innamorato di lei. Successivamente ho avuto delle fantasie porno nelle quali lei era vestita da nazista e io in pigiama a righe verticali e lei mi percuoteva con una verga di cuoio (io percuotere lo scriverei tanto volentieri con la q). Comunque piaccio a quasi tutti perché scrivo cosine meravigliosamente simpatiche.

Quando hai capito che volevi fare il poeta come mestiere?
Quando ho scoperto che la faccenda funzionava e la gente veniva ai miei spettacoli e ritornava e portava gli amici, le cugine e i nonni. Poi mi son escluso il piano b. Non so fare altro. Poi mi piace un sacco quando gli altri poeti si incazzano come delle bestie, che l’idea di poeta professionista per alcuni è una bestemmia. E’ bellissimo.
C’è stato un momento, era un mercoledì di inverno, che capii di essere il più bravo del mondo. A quel punto è stato un passo naturale cercare di cercare di camparci. Se scoprissi di essere l’uomo più forte del mondo cercherei di impiegarmi in un lavoro in cui posso picchiare la gente.

Cosa consiglieresti a chi volesse diventare poeta oggi?
Mi autocito:

non scrivere poesie

se ti viene da scrivere poesie non scrivere poesie
fai altro
tipo masturbazione, pesca, decespugliazione, go-kart, guarda la tele, dormi

se proprio non ce la fai a non scrivere poesie
una volta scritta la poesia
cancellala subito dal computer
e se l’hai stampata
appallottolala e mangiala

[…]

Parlaci dei poetry slam, cosa sono esattamente e come hanno influito sul tuo successo?
Il poetry slam è una gara tra poeti che salgono su un palco e vengono giudicati dal pubblico. E’ un buon modo per portare la poesia e la performance poetica alla gente senza ammazzarla di noia. Anche se non sempre è così. Ho visto slam che avrebbero ammazzato di noia una mucca. Diversi anni fa ho partecipato a parecchi slam ed è stata un’esperienza importante poiché ai tempi la mia attività live era scarsa. Negli ultimi anni, insieme a dei soci ho anche organizzato un torneo di poetry slam che si chiama “Poeti In Lizza”. Ha avuto un grande successo. Adesso però non ne ho più voglia.

Non solo cinque libri, ma anche un cd Sbronzi all’alba senza sigarette. Come nasce e cosa c’è dietro, e soprattutto perchè non ho mai visto un vostro concerto?
Il cd di Sbronzi nasce nel 2006 dalla collaborazione e dalla amicizia che mi lega ad Andrea Gattico, pianista estremo e a Mayumi Suzuki che, anche se si chiama come una motocicletta, è una violinista della madonna, con rispetto per la santa vergine. Io e questi due individui portiamo in giro uno spettacolo di poesia e musica dal quale è scaturito, appunto, il prodotto in questione: un cd bello che però è esaurito da tempo.

Cosa pensi dell’editoria oggi?
Vivo un momento di ottimismo, anche grazie alla mia attuale casa editrice: Miraggi Edizioni. Ultimamente ho frequentato parecchi festival della piccola e media editoria. Credo che queste persone, i piccoli editori, siano persone coraggiose e belle, alcuni anche fisicamente. Il futuro e la speranza appartengono a loro.

Hai un contatto molto stretto con chi ti legge: un blog molto seguito e un profilo facebook che aggiorni spesso. In più tieni diversi readings in giro per l’Italia. Insomma hai definitivamente abbattuto quella scomoda barriera tra l’autore e il suo pubblico…
L’ho abbattuta una dozzina di anni fa la barriera, prima dell’avvento dei blog e dei social network iniziando a proporre la mia roba direttamente alla gente tramite letture pubbliche. Detto questo, l’avvento dell’Internet come noi lo conosciamo oggi, ha dato una spinta e un aiuto incredibile a chi vuole comunicare con il più alto numero di persone possibile. Non potrei fare a meno del mio blog e men che meno di facebook. Sono strumenti di lavoro essenziali anche per pubblicizzare le mie attività di spettacolo live.

Perchè la gente legge poca poesia e invece preferisce comprare Cinquanta sfumature di grigio?
Se tutta la gene che scrive poesia comprasse anche qualche libro di poesia i libri di poesia, diverrebbero best sellers. Di questo sono abbastanza sicuro. Riguardo alle sfumature di grigio preferisco non dire nulla che mi viene il nervoso e non me lo posso permettere che ho appena smesso di fumare e rischio l’infarto.

Quale è il futuro della poesia e quale quello di Guido Catalano?
Il futuro della poesia non ne ho idea. Per quanto mi riguarda, il mio futuro, riesco a vederlo bimestralmente. Cioè oltre i due mesi da oggi non vedo nulla. Probabilmente dovrei cambiare occhiali. Un libro nuovo sicuramente. Inizio 2013. Diventare ricco e famoso. Anche un po’ più alto e migliorare le mie prestazioni sessuali.

Se uno non legge Guido Catalano, cosa dovrebbe leggere?
Quali sono i tuoi autori di riferimento?

Jaques Prevert, Charles Bukowski, Woody Allen, Jacovitti, Charles Monroe Schulz, George Orwell e un altra ventina che non mi viene in mente in questo momento.

Dalle poesie che scrivi sembra che tu abbia amato mille donne…
Non è così. Ne ho amate pochissime. Spesso invento, ma non dirlo a nessuno. Sono un autore di fiction. Ma non dirlo a nessuno.

Tu sei nato e vivi a Torino, parlaci di questa città  e del suo volto culturale.
Torino è viva. É una palestra. Chi si allena e riesce bene a Torino, spesso e volentieri quando esce poi si trova bene. Il problema è uscire. Torino è viva, dicevo: per essere una città relativamente piccola c’è una proposta culturale notevole o almeno così mi sembra. E poi gli affitti sono bassi.

Proprio questo sabato sei tornato con il progetto Il Grande Fresco, di cosa si tratta? Nel tuo passato ci sono anche musica, programmi televisivi e teatrali. Il tutto è un modo nuovo e interessante di diffondere la cultura. Insomma, sembra che tu riesca a vivere di quello che ti piace, è così?
Il Grande Fresco è uno spettacolo che ormai da cinque anni portiamo in giro per tutta l’Italia, isole comprese, io, il cantautore Federico Sirianni e il chitarrista Matteo Negrin. Un gustoso misto di poesia, canzone e musica che ha un bel successo e ci ha dato e ci sta dando parecchie soddisfazioni.
Da qualche anno ormai riesco a vivere delle robe che faccio. Grazie agli spettacoli e anche un po’ grazie ai libri. Sono fortunato. Mi faccio anche un discreto culo, se mi si passi il termine.

Nel tuo “Decalogo” consigli a chi legge, se per caso dovesse incontrare un poeta, di colpirlo con forza sulla fronte. Tu lo fai di solito quando incontri un tuo collega?
Non lo faccio perché non sopporto il contatto fisico con gli altri poeti o sedicenti tali. E’ per questo motivo che non giro armato. Se avessi una pistola cambierebbe tutto e probabilmente oggi sarei in galera.

Nell’introduzione a Motosega, scrivevi: “Questo libro contiene delle poesie che nei miei progetti dovrebbero portarmi alla fama definitiva. La fama, per intenderci, quella con la villa, la piscina e le conigliette di Playboy che si dimenano in topless sul bordo, mentre io sorseggio da un grande bicchiere di cristallo un intruglio alcolico colorato e ghiacciato.”
Ora che sei ufficialmente un “leggermente emergente”, sei riuscito nell’intento?
No. Nel modo più assoluto no. Niente conigliette, niente piscina, niente villa. Intrugli colorati, alcolici e ghiacciati sì, parecchi. Ma non basta.

Infine, delle domande a cui non sei costretto a rispondere. In realtà non sono sicura che verranno pubblicate, ma per sicurezza te le faccio. Sulla tua vita privata non si sa molto, tutta colpa del fatto che non hai una pagina su wikipedia. Che cosa devo dire alle mie amiche e ai miei amici che vorrebbero sposarti?
Intanto questa cosa che non esisto su wikipedia mi ferisce profondamente e lo trovo ingiusto e di cattivo gusto. Per quanto riguarda la mia vita privata sono singolo e dunque a disposizione delle tue amiche. A tal proposito vorrei organizzare un torneo. Un centinaio di femmine che si prendono a mazzate – potremmo usare il Colosseo come location –  e quella che vince mi ottiene in matrimonio. Magari potete aiutarmi a organizzare?

La figura del professionista dello spurgo pozzi è centrale nella tua poetica. Vorresti dirci chi è costui e se lo conosci veramente?
Brava che te ne sei accorta. Tutto nasce dal fatto che per due anni ho lavorato come portiere in un residence. Avevo a che fare con diverse tipologie di professionisti tipo ascensoristi, idraulici, tapparellisti, elettricisti, vetrai e, infine, lo spurgo pozzi. Lo spurgo pozzi è un lavoro essenziale perché ci salva dalla merda. Io ho visto cosa può succede quando esplode un cesso. L’ho visto coi miei occhi e l’ho annusato con il mio naso. Il camion dello spurgo pozzi è come i Pompieri. Portano la salvezza lavorando nelle feci. Sono eroi. Li stimo. Amen.

Anche un altro famoso e bravo poeta si chiama come te: il caro Gozzano. E’ solo una casualità o anche ai tuoi genitori piacevano le “buone cose di pessimo gusto”?
In verità no. Mio nonno siciliano si chiamava Guido Catalano. Dunque il mio nome, che tra l’altro amo, deriva dall’antenato. Se consideri che mio padre voleva chiamarmi Orso Maria e mia madre Lucia, mi è andata veramente di lusso.

8 pensieri su “Leggermente emergenti: intervista a Guido Catalano”

  1. Sono ignorantissima a proposito e me ne vergogno ma poiché sei tu Tiziana a proporre Guido Catalano colmerò la lacuna al più presto. Confesso di avere un debole per la poesia, potrei dire che è la scrittura che mi è più congeniale, ma ho sempre sofferto i poeti, con la loro angoscia ma soprattutto con l’insopportabile boria. Anche se è vero che il poeta vero è quasi sempre uno affetto da tenerezza cronica mista a una capacità spietata di percepire la realtà, al limite della crudeltà. Quindi è uno che non ha vita facile. Le parole (o forse l’immagine) di Catalano che risponde alle tue domande mi fanno pensare alla vitalità di Dino Campana (che per i miei gusti è stato uno dei più interessanti poeti italiani del novecento). Leggerò le sue poesie lo prometto.

    1. L’immagine del poeta affetto da tenerezza cronica mista a capacità spietata di percipire la realtà, mi piace. Mi sembra che Catalano non sfugga alle caratteristiche di cui parli, ma è talmente divertente…
      Per prima cosa devo precisare che l’intervista l’ha fatta Veronica Cenci (vedi il suo nome sotto al titolo) che me lo ha fatto conoscere. In realtà, come mi ricordava ieri, me lo aveva fatto conoscere Mauro Sandrini che ne parla nel suo ebook come uno dei rari esempi di poeti che vivono del loro mestiere. Comunque è stata una bella scoperta!
      Buona lettura allora e fammi sapere se vorrai partecipare al torneo nel Colosseo 😉

  2. Giorni complessi e leggo solo ora il tuo commento Tiziana, è vero, ho visto dopo che l’intervista l’ha fatta Veronica Cenci, comunque assolutamente nella tua linea editoriale, ogni proposta di Cronache Letterarie è interessante e mi è congeniale.
    Complimenti per il bel lavoro.

  3. che meraviglia!!! Un ottima lettura per la controra estiva, meriti una corona d’alloro, sacra sentinella dell’attimo, un compagno di viaggio, una sorte di invecchiamento comune. Grazie per lo spettacolo che hai portato a Matera.

  4. Confesso che solo stasera, a Macerata, ho scoperto Guido Catalano. È stata una piacevolissima sorpresa, divertente alla pari di un …comico napoletano…, non faccio il nome e da un po’ non lo vedo più, dissacrante gli intellettuali…con leggerezza e intelligenza. Non avermene, poeta, se ti ho paragonato ad un comico. Che bella l’intelligenza vera a disposizione del prossimo! In bocca al lupo, Guido, ti aspettiamo.

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