Vita segreta di Maria Capasso di Salvatore Piscicelli

«Non cerco giustificazioni o attenuanti. Ho agito per amore, e tanto basta. Quando la vita ti mette con le spalle al muro o soccombi o reagisci. E io ho reagito, sfruttando le circostanze, senza guardare in faccia a nessuno. Come si dice: mors tua vita mea. L’ho fatto principalmente per i miei figli, e anche per me stessa, non lo nego; per dare a loro e a me una vita migliore, più dignitosa. Chi mi può giudicare?»

Così lo scrittore Salvatore Piscitelli presenta Maria Capasso, protagonista omonima del libro Vita segreta di Maria Capasso (carta e ebook). Anche il lettore meno attento, leggendo queste prime righe e soffermandosi qualche attimo sul titolo e sul disegno in copertina, capirà dove questa storia va a parare.
Maria Capasso è nell’immaginario classico della donna mediterranea, formosa, forte e disillusa dalla durezza della vita. Se da piccola prospettava per sé un avvenire di successo nell’avvocatura, a quasi quarant’anni si ritrova manicure part time, con un marito operaio, tre figli da sfamare e una piccola casa in un quartiere della periferia napoletana.

«L’appartamento in cui viviamo è troppo piccolo per una famiglia di cinque persone: due stanze, un soggiornino, cucina e bagno. Gli ambienti sono minuti , i soffitti bassi, e i ragazzi sono costretti a dormire tutti insieme in una stanzuccia di tre metri per tre. Parliamo di case popolari gestite da un ente, palazzi tirati su con la sputazza, senza manutenzione, con gli intonaci che hanno cominciato a scrostarsi prima ancora che li finissero e i muri talmente sottili che sembrano di cartone. Spesso la corrente salta, e d’estate l’acqua va a singhiozzo. E siccome i piani sono nove, ci hanno pure messo l’ascensore, ma è rotto un giorno sì e l’altro pure. L’unico vantaggio sta nel fatto che la pigione è bassa».

Anche se la sua vita reale non aderisce a quella dei suoi sogni di bambina, Maria non è una donna affranta e lamentosa. È oggettiva nell’analizzare le sue frustrazioni e le scarse aspettative per il futuro, ma lo fa senza piangersi addosso.  La vita di tutti i giorni però le ha sopito il fuoco innato in lei, soprattutto quello della passione, perché anche il rapporto con il marito Antonio sembra costruito più sull’affetto e sull’abitudine che sul forte coinvolgimento che ci aspetteremmo da una donna come Maria. Antonio era un bravo ragazzo, più che un grande amore.
Casa, famiglia, lavoro: questo il tran tran quotidiano di Maria Capasso e di tante altre donne come lei. Proprio come tutte le donne, Maria è sensibile alle lusinghe e ai complimenti anche perché, come lei stessa ammette:

«Ho le cose giuste al punto giusto: un discreto posteriore e soprattutto un bel seno colmo, che sono poi le attrattive per le quali gli uomini si voltano a guardarmi».

Tra i clienti della manicure dove lavora, c’è Gennaro. Ricco, piacente self made man, la corteggia in modo aperto ed elegante, ma lei, da brava madre di famiglia, non oltrepassa mai il limite.
Succede però che Antonio inizia ad essere sempre più strano. Attraverso il suo racconto, Maria prepara i lettori alla tragedia che sta cogliendo la sua famiglia. Antonio si ammala di tumore e lei, un po’ per caso e molto per solitudine, si getta tra le braccia di Gennaro. Quando il marito muore, Maria inizia una vera relazione con Gennaro che le causa il totale allontanamento da parte dei suoceri, ma anche l’inizio di una nuova vita. Lei non è una arrampicatrice sociale, né una sanguisuga. Non si butta lasciva tra le braccia del ricco amante, però intuisce che Gennaro potrebbe essere un’ ancora per lei e per i suoi figli e non vuole farsela scappare.  Semplicemente fa fruttare nel modo più positivo e pulito possibile le situazioni che la vita le mette davanti. Compie delle scelte, ma sempre per il male minore. Almeno fino a questo punto.

Chi è Maria Capasso? Una vittima o una carnefice? Una onesta madre di famiglia o una donna che si è venduta? Un’ingenua o un’assassina?

Il libro di Salvatore Piscicelli – regista, critico cinemato- grafico,  sceneggiatore e gioca- tore di go! – è un vortice che con una scrittura leggera e mai scontata ti tiene in tensione e in aspettativa. E’ una scelta consapevole, quella di far capire al lettore dove la storia arriverà. Quello che è sorprendente è il come. Senza virtuosismi sintattici e situa- zioni irreali, ma con una narrazione che riesce egregia- mente a fare quello che ogni narrazione dovrebbe fare: trasportare pienamente il lettore nel suo mondo.
Girando le pagine del libro, suona forte la domanda di Maria Capasso e dell’autore che parla attraverso di lei: fino a dove potreste spingervi per ottenere quello che desiderate?

Pubblicato da

Livia Russo

Livia Russo

Da sempre scrivo ed invento storie. Al liceo faccio esperienze da attrice, assistente di scena e assistente alla regia teatrale. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia inizio a lavorare in un programma di storia di Rai3 e prendo il tesserino da pubblicista. Sogno nel cassetto: diventare una sceneggiatrice.

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