Parla loro di battaglie, di re e d’elefanti
di Mathias Enard

Nel 1506, dopo una lite con Giulio II che l’ha maltrattato e offeso, Michelangelo lascia Roma e parte per Costantinopoli, accettando l’invito del sultano Bayezid. Cinque volte di seguito Michelangelo si è recato da Giulio Della Rovere, il Papa guerriero, ed è stato scacciato senza ottenere il compenso che gli spettava. Perciò l’autore del David e della Pietà parte per Costantinopoli, dove il Gran Turco l’ha chiamato a costruire un ponte sul Corno d’Oro. Un ponte che unisca la parte dei Sultani a quella dove si erge la Torre di Galata e dove abitano veneziani, greci, genovesi, ebrei e francesi. Un ponte che, unendo le due rive, creerà una città immensa.

Gli vengono assegnati un traduttore, un paggio e un segretario. Il paggio è il genovese Palachi, schiavo del sultano, ricco e potente, il segretario è Mesihi di Pristina: letterato e artista, protetto dal vizir. Il giovane poeta ha le mani morbide, le dita fine, il viso d’angelo, lo sguardo scuro e il sorriso sincero. Oltre all’arabo e al persiano, Mesihi di Pristina parla un po’ di franco e un po’ di greco.

“Lo scultore senza uguali, futuro pittore di genio e immenso architetto” viene alloggiato presso un mercante fiorentino e gli viene messo a disposizione un atelier pieno di disegnatori e ingegneri. Pochi anni prima, nel 1502, Leonardo da Vinci aveva disegnato il progetto di un ponte sul Corno d’Oro che però gli ingegneri avevano giudicato impossibile da costruire.

Accompagnato da Mesihi, Michelangelo visita la chiesa di Santa Sofia (la Moschea Blu ancora non esiste…) e gli vengono le lacrime agli occhi: “lo scultore non ha mai visto niente di simile”. Ci ripenserà vent’anni dopo quando disegnerà la cupola della Basilica di San Pietro.
C’è qualcos’altro che lo commuove quanto la vista di Santa Sofia ed è la contemplazione di una straordinaria ballerina, o forse di un ballerino: non si riesce a capirlo. Mentre osserva danzare quella creatura perfetta che gli ha rivolto un sorriso, vinto dal piacere del vino, Michelangelo si addormenta. E quando si sveglia pensa che deve tornare subito a Firenze, che il Papa sarà furioso, che lo avrà scomunicato, che raggiungerà Maometto in uno dei gironi dell’Inferno, dove sarà fatto a pezzi e sventrato per l’eternità in mezzo a diavoli e demoni.

Questa è parte della storia di Parle-leur de batailles, de rois et d’élephants, quinto libro dello scrittore francese Mathias Enard, che uscirà in Italia a fine febbraio con Rizzoli. Il suo romanzo precedente, Zona, che ha ottenuto un notevole successo in Francia, è costituito da una sola frase di 500 pagine.
Enard prende spunto da un episodio della vita di Michelangelo di cui non si sa nulla per costruire una storia di pura invenzione sulla vita del grande artista. Ne sono protagonisti alcuni degli uomini più importanti del suo tempo: oltre a Giulio II, il poeta Mesihi di Pristina e il sultano Bayezid II, detto “Il Giusto”, uomo di cultura e protettore degli artisti.
Il tema trattato è molto originale e lo è anche il modo di narrare di Mathias Enard. Il titolo è stato preso da Life’s Handicap, una raccolta di racconti di Kipling (inedita in italiano) nella cui prefazione un mendicante dice a Kipling come raccontare una storia:

“E finché sono bambini parla loro di battaglie e re, di cavalli, diavoli, elefanti e angeli, ma non dimenticare di parlargli d’amore e simili”.

Ed ecco i consigli che dà Enard, tramite il poeta Mesihi, per ottenere un sicuro successo con la scrittura:

“So che gli uomini sono dei bambini che scacciano la disperazione con la collera, la paura nell’amore. Al vuoto rispondono costruendo castelli e templi. Si aggrappano a dei racconti, li spingono davanti a loro come stendardi. Ciascuno fa sua una storia per legarsi alla folla che la condivide. Li conquistiamo parlando loro di battaglie, di re, d’elefanti e di esseri meravigliosi; raccontando la felicità che ci sarà oltre la morte, la viva luce che ha presieduto alla loro nascita, gli angeli che li circondano, i demoni che li minacciano e l’amore, l’amore, questa promessa di oblio e sazietà. Parla loro di tutto questo e ti ameranno; faranno di te un dio”.

PS
Il premier turco ha di recente annunciato la costruzione del ponte sul Corno d’Oro, progettato da Leonardo 500 anni fa.

Pubblicato da

Tiziana Zita

Tiziana Zita

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di fiction per la tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

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