Ruby Sparks

La prima regia della coppia Jonathan Dayton e Valerie Faris portò sullo schermo cinematografico una delle commedie indipendenti americane più interessanti degli ultimi anni: Little Miss Sunshine. A sei anni dall’inaspettato successo di quel film tenero e irriverente, ecco arrivare Ruby Sparks, storia di un giovane romanziere in preda al classico blocco dello scrittore, che in maniera alquanto insolita e stravagante incontrerà l’amore della sua vita.

Dopo aver pubblicato, a soli 17 anni, quello che è diventato un classico della letteratura americana, Calvin che ora ha qualche anno in più, si trova ad affrontare la peggior paura di uno scrittore: il vuoto della pagina bianca. Vivendo la giornata scandita da incontri con lo psicanalista (Elliott Gould), sempre accompagnato dal suo migliore amico, Scotty, un tenero cagnolino, e confortato da un onnipresente fratello maggiore, Calvin incontra nei suoi sogni la ragazza perfetta. Consapevole di non potersi innamorare solo di una fantasia si trova a combattere contro sentimenti contrastanti fino a quando un giorno non troverà Ruby, questo il nome della ragazza, in casa sua e in carne e ossa (guarda il trailer).

Mentre nel precedente Little Miss Sunshine (guarda il trailer) i toni dell’amore erano declinati in un’accezione più fami- liare, in Ruby Sparks assumono i colori passio- nali e scintillanti di un rubino. Il film ruota intorno alla storia d’amore tra i due protagonisti che innesca la riflessione su quelli che sono i problemi quotidiani che una coppia può trovarsi ad affrontare, passando dalla magia dell’innamoramento al desiderio di scrivere la parola “fine” e voltare pagina.

Ancora una volta i registi si avvalgono del talento hollywoodiano di Paul Dano (il figlio in Little Miss Sunshine, il coprotagonista ne Il Petroliere), che dà prova della sua vena comica e malinconica allo stesso tempo, conferendo al personaggio di Calvin, legato and un passato forse troppo ingombrante, i dubbi e le incertezze di una gioventù in bilico tra realtà e illusione. Ruby (Zoe Kazan) è il suo opposto, vitale e imprevedibile, rivelatrice di un lato spensierato e ottimista, con lo sguardo volto al futuro
L’unione tra i due crea un’alchimia scintillante, aiutando entrambi a comprendere meglio se stessi e a confrontarsi con le loro paure. In questo equilibrio fatto di esitazioni, i personaggi maturano e attraverso un crescendo di possessività e follia arrivano ad accettare i propri e altrui limiti. Calvin in particolare.

E’ proprio per lui, infatti, che Ruby ha preso vita, per colmare quei vuoti dell’anima che non riusciva ad affrontare da solo, alla ricerca del proprio “felici e contenti”, come nelle più classiche delle favole, alla ricerca di quella scarpetta portatrice di una felicità sognata. Ma i propri sogni spesso non coincidono con quelli di chi ci vive accanto, fosse anche una nostra creazione e come ogni scrittore dovrebbe sapere, i personaggi sono dotati di una vita propria: lo insegna, uno su tutti, Pirandello con i suoi personaggi in cerca di autore.

Ecco allora che la favola non può compiersi, se non attraverso la liberazione da parte dell’autore della propria creatura con un estremo atto di sofferenza e generosità che lo riscatta dalle sue precedenti azioni, imparando che il gesto d’amore più grande forse è nel lasciar andare.
Jonathan Dayton
e Valerie Faris, moglie e marito nella vita, uniscono alla competenza di sceneggiatori, quella registica con movimenti di macchina che accompagnano lo sguardo nella scoperta del cuore dei personaggi, mentre un montaggio dinamico si modella allo sviluppo della storia, seguendone ritmi e percorsi.
La commedia americana indipendente aggiunge così un nuovo piccolo gioiello alla sua collezione, grazie al lavoro di questa coppia registica, che con tocco leggero tratta la complessità dell’amore in ogni sua forma.

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