Il cavaliere d’inverno

Leningrado, 22 giugno 1941. Il giovane tenente dell’Armata Rossa, Alexander Belov, cammina per le strade della città al tiepido calore dell’estate imminente. Sa che quel giorno la sua vita cambierà. Alle 4 del mattino la Germania di Hitler ha attaccato la Russia di Stalin. Alexander Belov pattuglia le strade godendosi il sole e pensando, quasi con noncuranza, che la routine di quell’ultimo periodo sta per finire: le uscite con i commilitoni, le serate a bere, le ragazze disponibili. Tante ragazze, così tante che non ne ricorda i nomi, né gli interessa ricordarli. Alexander si chiede se sarà mai capace di riconoscere quella giusta, se esista, o se la sua impermeabilità al coinvolgimento emotivo sia ormai parte imprescindibile di sé. Ne sta giusto frequentando una, l’ennesima, da qualche settimana.

Carina, come tutte. Disponibile, come tutte. Niente più. Ma non importa perché col conflitto che incombe potrà avere un’altra occasione per fuggire, per tentare di riappropriarsi di quella vita che a 11 anni i suoi genitori hanno drasticamente deviato. Lo hanno portato dall’America in Russia in nome di un ideale comunista e proletario che, non solo negli anni si è rivelato lontano da ciò che suo padre credeva e anelava, ma gli si è rivoltato contro nel modo più drammatico. Perciò Alexander ha dovuto rubare una nuova identità, ha dovuto rinnegare il suo cognome e nascondersi ad uno stato che l’avrebbe condannato allo stesso infausto destino dei genitori.
Alexander cammina e invece del solito giro, svolta per un’altra strada. C’è una fermata d’autobus, proprio davanti al Parco Tauride, e sul lato opposto al suo, una panchina al sole dov’è seduta una ragazzina con i capelli lucenti, intenta a godersi un gelato. E’ vestita di bianco a rose cremisi e con lo sguardo lontano anni luce dal passato, dal futuro, da Leningrado, è persa nell’assaporare quel piccolo piacere come se nulla al mondo potesse andare storto, o essere brutto, come se non ci fosse Hitler, come se l’estate non dovesse mai finire, come se l’unico sentimento che la pervade fosse la fiducia incondizionata in un futuro gioioso. Alexander la fissa sfacciato e lei ricambia quello sguardo, timida ma senza esitare. Nessuno dei due sa che in quel momento, sospeso nella luce di giugno di una Leningrado ancora indenne, è racchiusa un’intera esistenza. Potrebbero distogliere lo sguardo – prendere l’autobus lei, proseguire per il suo cammino lui – ognuno verso il destino che la guerra gli riserva. Ma l’autobus passa e se ne va senza di lei. Alexander attraversa la strada.

Così inizia la storia passionale e terribile del “cavaliere di bronzo”: questo è il titolo originale, citazione dell’omonimo romanzo di Puskin, che tanta parte ha nella storia e che per imperscrutabili ragioni editoriali nell’edi- zione italiana è diventato Il cavaliere d’inverno (carta o ebook). Enormi barricate si ergono fra Tatiana e il giovane tenente, non solo perché la ragazza che lui sta frequntando è la sorella di lei, non solo perché la verità sul passato di Alexander è condivisa da qualcuno che la usa per ricattarlo in modo subdolo e doloroso, ma soprattutto perché dopo quel meraviglioso mattino di giugno, su Leningrado si allunga inesorabile la mano della guerra. Le forze tedesche stringono d’assedio la città: sarà un assedio che andrà avanti per mesi interminabili, aggravati dall’inverno russo, che imprigionerà la popolazione nella morsa della fame, della malattia e del gelo.

Paullina Simons ci racconta l’assedio, mostrandoci in un dettaglio quasi documenta-ristico ma vibrante, lo sfaldamento e il crollo della città, insieme alla degradazione della popolazione. Sentiamo i morsi della fame insieme a Tatiana, fino a che lo scorbuto non la farà sanguinare e lo stomaco le diventerà un organo inerte. Sentiamo il freddo, tanto da intorpidire la mente, vediamo la gente cadere per strada per lo sfinimento, fuggiamo dall’orrore del cannibalismo. Eppure, nonostante la guerra faccia del suo meglio per annichilire ogni anelito umano, l’amore tra Tatia e Shura li nutrirà, li scalderà e darà loro forza. Anche se Tatiana dà sempre la precedenza agli altri, Alexander pur di starle vicino e proteggerla, accetterà l’inaccettabile.

Il 22 giugno del ’41, quando scoppiò la guerra, a Leningrado c’erano tre milioni di persone. Nell’estate del ‘42 ne erano rimaste un milione. Dopo quasi sei mesi passati nell’oblio, Alexander e Tatiana si ritroveranno lontani da Leningrado, in una sorta di paradiso in terra ai piedi degli Urali, chiamato Lazarevo. Qui finalmente tutta la passione nascosta e rinnegata esploderà con forza e sensualità. Il bisogno morboso di toccarsi, di fondersi, di assorbire l’energia vitale l’uno dell’altra sarà un tentativo disperato di ricomporre i frammenti di due vite sopravvissute a Leningrado solo a metà. Sono giorni vissuti nell’estasi e nell’abbandono come se loro sapessero già  che dovranno bastare per tutta una vita.  Perché dopo il sogno di  Lazarevo  Alexander rientrerà al fronte e sulla loro strada si abbatteranno eventi  più devastanti delle bombe.
Impossibile non appassionarsi a questa vicenda, non palpitare per i suoi protagonisti, non commuoversi per il suo epilogo.
Il romanzo pubblicato nell’ormai lontano 2000, seguito da Tatiana e Alexander (solo su carta) nel 2003 e da Il giardino d’estate (carta o ebook) nel 2005, è stato un best seller internazionale, non solo per la toccante storia d’amore, ma per la vivida accuratezza (a volte al limite del prolisso) con cui l’autrice riesce a dipingere il momento storico, rievocando emozioni profonde in chi lo ha vissuto e avvicinando chi per generazione ne è molto lontano, a quella realtà ormai dimenticata.

A volte sul proprio cammino s’incontrano storie che provocano rimpianto e frustrazione perché, per quanto abbiamo amato o siamo stati amati, ci rendiamo conto che non potremo mai uguagliare. Questa è una di quelle storie. Allora viene voglia di prendere il primo volo per San Pietroburgo, passeggiare lungo la Neva, attraversare i Giardini d’Estate e sedersi su quella panchina alla fermata dell’autobus, in attesa.

Pubblicato da

Alessandra Silveri

Produttore artistico per la Fiction di Mediaset, ho una spasmodica passione per tutto ciò che è fantasy. Collaboro con siti e pagine Facebook legati alla narrativa e al cinema YA. Frase di culto “Non può piovere per sempre”.

12 pensieri su “Il cavaliere d’inverno”

  1. Dire che questa storia mi ha completamente rapito il cuore, è dir poco.
    Mi completamente stravolta come mai prima d’ora, mi ha catapultato in un mondo che conoscevo solo vagamente, mentre da quando ho letto i libri, mi ritrovo a vagare in internet per sapere, conoscere, vedere com’era davvero la realtà in quegli anni.
    Libri davvero emozionanti come questi 3 se ne trovano davvero pochi.
    MERAVIGLIOSO… Oh Shura ♥

    1. se ami le grandi storie d’amore, epiche e inserite in un contesto così vasto non potrà non piacerti..facci sapere le tue impressioni!

  2. Ciò che rende unica questa storia è proprio il fatto che è perfettamente integrata nel momento storico in cui è ambientata. La meravigliosa storia d’amore tra i protagonisti si mescola con le descrizioni di quei terribili momenti, facendo riflettere su ciò che è stato e che speriamo non sarà mai più. Dopo aver conosciuto Shura nulla sarà più come prima. Affrontare altre storie sarà purtroppo molto, molto difficile.

    1. cara renata, quante volte abbiamo detto questa tua ultima frase “dopo questo nulla sarà più come prima” invece poi arriva qualche altra storia a sconvolgerci! non è che quelle che c’erano prima vengono scalzate via, rimangono dentro di noi assieme alle nuove ad arricchire la nostra vita emotiva, facendoci rendere grazie per averle incrociate sulla nostra strada e permettendoci, come sai bene, ore e ore di bellissime discussioni! e questa è una cosa davvero, ma davvero impagabile!

      1. infatti io non aspetto altro di trovare altre storie come queste! e di condividerle, il che rende queste letture ancora più appassionanti.

  3. Da pochi giorni ho terminato di leggere l’ultimo libro di questa splendida trilogia. Dire che mi ha stravolto è un eufemismo. Mai in vita mia ho letto di una storia d’amore tanto sofferta e appassionata, il libro è scritto benissimo, molto scorrevole, Paullina riesce a catapultarti nella storia, e cosi ti trovi nel gelido inverno di San Pietroburgo a patire la fame il freddo e le sofferenze che la guerra ha inflitto ai due protagonisti. E’ una lettura che ti rapisce, ti fa perdere la cognizione del tempo e personalmente ore di sonno. Oltre all’amore che lega i protagonisti resterete anche colpiti da uno spaccato di storia che tutti conosciamo e che ha segnato la vita di molte persone.
    Che dire se non di consigliarlo?? Una volta conosciuti i due protagonisti entranno nel vostro cuore per non lasciarlo mai più.
    Personalmente ho ripreso la lettura del primo libro…è difficile abbandonare Shura e Tatiana♥

  4. e’ questo che succede quando un autore conosce ed esplora perfettamente i suoi personaggi ed è benedetto dal talento necessario per saperlo fare..ci incatena alla storia e ci lascia tracce indelebili..ma non è forse quello che vuole ogni lettore?

  5. conosco bene la pagina cui ti riferisci, sono un gruppo assolutamente “addicted” come me a Tania e Shura. Davvero difficile trovare in giro personaggi così vivi, veri e indimenticabili. Ti entrano dentro per non uscire più..ho delle amiche che dopo averlo letto a distanza di tre mesi ancora non riescono a iniziare nuovi libri..e devo dire che anch’io spesso, tra un libro e l’altro, ripasso…

  6. bellissimi i primi due molto scorrevoli emozionanti!! il terzo non mi è piaciuto per niente! un’allungamento del brodo! da capire benissimo il comportamento di alexander ma fino ad un certo punto! un pugno in faccia di tanto in tanto se lo sarebbe meritato. purtroppo me l’ha fatto cadere per terra stecchito! prima mi piaceva il personaggio ora lo odio….però confermo…fantastici i primi 2!!! intensi romantici e coinvolgenti! peccato per l’ultimo mi ha delusa!

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