Jiro Dreams of Sushi

Tra i corridoi che si diramano nella stazione della metropolitana di Ginza, percorsa dai suoi indaffarati e frenetici passeggeri, nella nipponica Tokyo, si trova un piccolo ristorante. Appartiene a un uomo, vicino alla fine del suo viaggio terreno. Non si tratta di un uomo qualsiasi bensì di uno shokunin, un artigiano dalle capacità straordinarie che ha dedicato la sua vita a compiacere un popolo, attraverso la sua arte. Cinque sono le qualità che racchiude in sé, la seria dedizione al lavoro, la continua ricerca della perfezione, la pulizia, il temperamento impaziente e un animo appassionato. Ogni giorno vive gli stessi luoghi, ripete le stesse azioni… ma la sera nei suoi sogni, la sua arte torna a fargli visita: Jiro Dreams of Sushi.  

E’ con quest’atmosfera oscillante tra fiaba e realtà che intraprendiamo un viaggio, dal sapore squisito e delicato, all’interno del gustoso universo di Jiro Ono, chef giapponese dedito alla sola arte del sushi e insignito dell’onorificenza delle tre stelle Michelin.
L’occhio segue con divertimento il ritmo armonioso di questo documentario dal sapore antico, attraverso il racconto di un luogo sospeso nel tempo e di un uomo che ha fatto della sua vita un’arte. Si esaltano quelle virtù che segnano la cultura giapponese e che la rendono così affascinante: l’onore e la ricerca della purezza. Il primo lo si assapora nel dedicarsi totalmente e incondizionatamente al proprio lavoro, nella costante ricerca di migliorare se stessi e i propri talenti; la seconda nella realizzazione della semplicità.
Un viaggio, questo, che Jiro intraprende all’età di nove anni, quando per la prima volta lascia la sua casa natale per avventurarsi nel mondo, potendo contare solo su se stesso, consapevole di non avere alcun posto in cui tornare. Un viaggio che lo condurrà ad apprendere l’arte del sushi.

Jiro Dreams of Sushi è un documentario che si lega alla cultura del Giappone e ci riporta davanti agli occhi le immagini, di diverso sapore, di Tokyo Ga, uno dei migliori lavori di Wim Wenders. Nonostante la differenza stilistica, i due documentari hanno una caratteristica che li accomuna e che si riscontra nell’atmosfera sospesa e nel racconto di due uomini che per quanto distanti, per tempo e arte, sembrano nascere l’uno dall’altro. La storia di Jiro Ono, infatti, potrebbe essere il racconto di uno dei film di Yasuhiro Ozu (cineasta nipponico autore di capolavori come Tokyo Mongatari, 1953) in cui gli antichi millenari precetti e valori di questa cultura orientale si perpetuano attraverso i personaggi che abitano i suoi film, nella scoperta di quel momento di verità, come sottolinea Wenders, che rende il cinema vicino alla quotidianità.

Ecco quindi che un piccolo documentario di un giovane regista sorprende, inaspettatamente, introducendoci delicatamente nella vita e nella mente di un uomo e forse di una nazione intera, legando il gusto dell’arte cinematografica al quel piatto che rappresenta il regno del Sol Levante per antonomasia, il sushi. Molto della riuscita di questo documentario si deve alla personalità del suo protagonista che, come dicevo, sembra uscito dai film di Ozu. Jiro è portatore di un pensiero antico che si insinua nella quotidianità di un mondo frenetico e distante, che ci allontana gli uni dagli altri, ma che attraverso il sapore di un piccola quantità di riso e pesce – nella cui preparazione è stato infuso l’essere di ciascuna persona che lo prepara – ci fa ritrovare qualcosa che sembrava andato perduto e che riscopriamo (guarda il trailer).

Con la stessa attenzione e dedizione che egli riserva alla preparazione dei suoi piatti, l’autore del documentario, l’americano David Gelb, calibra ogni inquadratura e rivela questo piccolo mondo nascosto, facendo riaffiorare sensazioni delicate e potenti che rinfrancano lo spirito. Come una sinfonia ripartita in tre atti, Jiro compone la sua opera, trasformando il sushi in note culinarie che trasmettono quella ricerca di verità e perfezione che l’hanno reso un maestro.

    1. Spero che arrivi in Italia il prima possibile…anche se credo sarà più semplice trovarlo in dvd o via internet (legalmente :D), visto la non troppa intraprendenza dei nostri distributori!

  1. “la non troppa intraprendenza”…Che eufemismo!
    Speriamo che riesca ad approdare anche da noi, ho già l’acquolina in bocca! 🙂

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