Le nuove professioni del Web

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La buona notizia è che la pubblicità su internet si vende come il pane.
Quella cattiva è che si vende a poco o nulla.
D’altro canto se c’è sempre bisogno di un grande investimento dietro ai broadcasting media, i vecchi mezzi di comunicazione di massa, non vale lo stesso per il Web.  Neanche il metodo “io produco tu ascolti” può essere utilizzato nei social media, dove il rapporto è tra pari anche quando si tratta di un grande brand e di un singolo utente.
Per quanto riguarda le aziende, gli unici che riescono ad innovare sono quelli che cambiano radicalmente i processi aziendali: ma radicalmente! Altrimenti si resta nel vecchio e si fanno cose del tutto inutili.
Il principio assoluto è: il contenuto è il re!
Ad es. il fumettista Zerocalcare ha messo su un blog senza nessuna strategia e competenza, ma i suoi contenuti sono talmente forti che la strategia non serve. Sono contenuti virali perciò non importa che lui sia un inetto a gestire i media sociali.
Quali sono le nuove professioni del Web?
A Roma, presso Confcommercio c’è stato un incontro, coordinato da Giulio Xhaët, in cui un certo numero di “nuovi professionisti” hanno spiegato il proprio lavoro. Eccoli qui. 

Mariangela Tripaldi, Web Editor, psicologa, è la fondatrice di CoachLavoro.com e si occupa di creazione di contenuti. Ha creato il suo sito nel 2009 su WordPress con un template (modello) gratuito. Nel 2011 ha ristrutturato il blog perché ci si possa orientare bene.
A che serve avere un blog meraviglioso se non puoi accedere alle risorse? Perciò ha messo contenuti e parole chiave negli articoli e ha fatto uno sharing (condivisione) con siti simili. Questo ha reso il suo blog visibile nel mondo tradizionale: ad esempio dei giornalisti l’hanno intervistata sulla sua attività. Lei ha offerto guide e report gratuiti che hanno creato la sua reputazione. Ad es. le persone si registrano alla newsletter e possono scaricare “Come si scrive un curriculum vitae”.
Alcuni sono avari di informazioni perché pensano “Se te le do non avrai più bisogno di me”, ma il ragionamento che bisogna suscitare nell’utente è un altro, dice Mariangela Tripaldi, e cioè: “Se questo me lo dai gratuitamente, allora che altro puoi fare per me?”
Insomma questi “regali” servono a farti conoscere, ad attestare la tua competenza e ad accrescere la tua reputazione.
Ad es. Zerocalcare ha messo tutte le sue vignette online gratis, questo gli ha permesso di fidelizzare, ovvero di crearsi un certo numero di affezionati. Poi quando ha pubblicato il libro con su cose che stanno già gratis sul blog, tutti lo hanno comprato. Lei ad esempio offre una consulenza gratuita, via telefono o skype, a chiunque si iscriva al sito. Così supera lo scarto tra il virtuale e il reale, inoltre la comunicazione non è più generalizzata, ma personalizzata.
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Camilla Cannarsa fa la Content Curator. La sua, dice, è la professione più nuova. L’idea da cui si parte è: perché produrre altri contenuti, visto che ce ne sono già tanti? Lei dunque seleziona e cura contenuti fatti da altri. E’ una specie di DJ che controlla l’attendibilità, mette un commento e ridireziona. Attenzione però, bisogna evitare il tunnel delle notizie false: è necessario verificare sempre le fonti. Non basta il “copia e incolla”, ma bisogna controllare e dare un taglio ai contenuti, usando strumenti diversi secondo il target.
E il copyright?
“Io linko” dice Camilla Cannarsa. Bisogna sempre citare la fonte. E’ corretto e dà valore a quello che scrivi. Google ad esempio premia la citazione, la riconosce come un fattore qualitativo dei contenuti. Comunque la sua non è una mera citazione ma una riformulazione.
Per cominciare a fare il content curator si può usare Storify, un nuovo social network che permette di cercare contenuti provenienti dall’intero Web. È possibile raccontare una storia in cui includere immagini, testi, collegamenti ipertestuali, commenti Facebook, tweet e quasi tutto si trova online. Una volta trovato il contenuto che ti piace, basta trascinarlo nella storia per aggiungerlo. Un’altra piattaforma per il content marketing è Scoop.it.

Ivana De Innocentis è una Community Manager e ci spiega che la community è insita alla mentalità dell’azienda. L’atteggiamento è dialettico e la critica è la benvenuta perché se è giusta ti aiuta, altrimenti ti dà modo di difenderti.
Michela Di Michele è una Digital PR, detto all’antica si occupa dell’ufficio stampa e ci chiede: perché non pagare le mazzette come si è fatto per tanto tempo? Perché si perde di credibilità. Non basta pagare sottobanco perché parlino bene dei tuoi prodotti, come si faceva prima. La questione etica è fondamentale per chi fa ufficio stampa.

Laura Corallo si occupa di Online Marketing e dice che in rete sai sempre con chi ha interagito la tua pubblicità. Il tuo target può anche essere diverso dal previsto e ottimizzabile. Si possono fare dei test con diversi banner per verificarne l’efficacia e poi scegliere il migliore. Bisogna comunque creare “contenuti ingaggianti”.
Google paga per la pertinenza, perciò è meglio evitare di mettere parole chiave per adescare, che poi potrebbero rivelarsi controproducenti perché chi viene non le trova. Insomma se nel mio articolo ci metto le parola “sesso” e poi parlo di Umberto Eco, il lettore più che agganciato sarà deluso.
Ha più forza un messaggio pubblicitario veicolato da un amico che uno neutro, perciò se si fa una campagna su Facebook è meglio targettizzare (prendere di mira) prima gli amici degli amici e poi estendere a tutti gli altri.

COP_Lanier Jaron_tu non sei un gadget.inddFernanda Pica è Web Analyst presso WWF Italia e si occupa di misurazione e analisi dei dati di traffico del sito. Google Analytics è lo strumento che consente di vedere il numero dei visitatori, le pagine visitate, il tempo trascorso sul sito. Contiene strumenti utili, ad esempio c’è la possibilità di vedere quelli che escono dopo una sola pagina. Si vedono anche le sorgenti di traffico, le parole chiave usate sui motori di ricerca. Grazie a Google Analytics si può inoltre verificare l’efficacia delle proprie campagne.

Emanuela Zaccone è una E-reputation Manager: la gente parla di voi anche quando non vi menziona direttamente. L’approccio fatalistico ai social media “Su Facebook ci sto perché ci devo stare” oppure: “Ci sto perché ci stanno i miei competitor” non funziona. Questo è social allo stato brado.
I suoi clienti le chiedono: “Ma se non serve a vendere a che serve?” Le aziende devono capire che se la gente parla di te è meglio: così ti costruisci una reputazione, costruisci una relazione online con i clienti. Serve a monitorare la reputazione online dei brand, anche se non hai un ritorno economico immediato.

Andrea Camolese è un SEO Specialist, il che significa che si occupaAndrea Camolese dell’ottimizzazione, ovvero del processo grazie al quale un sito si rende “appetibile” ai motori di ricerca.
In inglese viene definito S.E.O. che sta per Search Engine Optimization. Il servizio di ottimizzazione di un sito è un processo continuo che si sviluppa e si modifica in base ai motori di ricerca e ai loro cambiamenti nel tempo.
Le parole chiave ti aiutano a capire quali contenuti sono più adatti al tuo sito. Tramite le parole chiave il motore di ricerca verifica la coerenza tra annuncio e pagina. Una maggior coerenza è considerata un indice di alta qualità su Google. Il SEO incide nel lungo periodo, mentre l’advertising – l’annuncio pubblicitario – nel breve. Non serve barare usando certe parole chiave per andare al top perché Google, tramite il suo raffinato algoritmo, si è molto sgamato e punisce chi bara. Un rapporto con un contenuto onesto e veritiero è l’unico modo per far crescere l’interesse dell’utente. Insomma alla fine vincono i buoni!

Testi consigliati:
The start-up of you di Reid Hoffman e Ben Casnocha, titolo italiano Teniamoci in contatto;
You are not a gadget di Lanier Jaron, in italiano Tu non sei un gadget.

Per chi fosse interessato il 4 luglio ci sarà un altro incontro sul tema “Difendere l’innovazione”. Cliccate qui per il programma.

Pubblicato da

Tiziana Zita

Tiziana Zita

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di fiction per la tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

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