Il piano B
The Start-Up of You

o forse no_2Cominciamo da Detroit, la città dei motori che il crollo dell’industria automobilistica ha trasformato nella città più abbandonata d’America. Un tempo nessuno veniva licenziato dalle case automobilistiche americane che si occupavano anche di formare i propri dipendenti. Detroit prosperava. Era la terra dei sogni, della ricchezza, delle nuove tecnologie, oltre che una delle città più popolate degli Stati Uniti. Poi è cominciato il suo lento e inesorabile declino.
Il successo facile aveva trasformato le case automobilistiche in “burocrazie avverse al rischio, non meritocratiche, vanagloriose”. Invece di tenersi i migliori, licenziarono in base al nepotismo… (tutte cose che noi conosciamo bene). Risultato: oggi circa un terzo della città è disabitato – una superficie pari a quella di San Francisco – molti palazzi sembrano sul punto di sbriciolarsi e Detroit è al secondo posto fra le città più pericolose degli Stati Uniti. È anche la città con più alta disoccupazione, la metà dei bambini vive in povertà e il sistema scolastico è fatiscente: la quasi totalità dei 14 enni non sa fare operazioni matematiche elementari. E mentre la maggioranza dei politici locali sono un mix di corruzione e incompetenza (anche questo ci ricorda qualcosa…) in città non c’è neanche una catena di supermercati che venda frutta e verdura!

Detroit è solo un esempio dell’incapacità di adattarsi al cambiamento perché oggi quasi tutte le aziende vincenti occupano posizioni precarie. Numerosi ex colossi come Blockbuster, Kodak o il New York Times sono nei guai a causa della rivoluzione digitale.
Oggi che le aziende non vogliono più investire su di noi perché è improbabile che rimarremo al loro interno per anni, tocca a ognuno di noi formarsi e investire su se stesso. Il periodo di tempo in cui si mantiene lo stesso impiego è sempre più breve e come se non bastasse, la concorrenza aumenta perché la tecnologia consente a più persone in ogni parte del mondo di soffiarci il posto. Le nuove professioni, che scalzano le vecchie, richiedono competenze diverse.

Il mercato del lavoro è cambiato per sempre, sostiene l’inventore di LinkedIn, Reid Hoffman, perciò dobbiamo scordarci tutto quello che sapevamo, anche perché “sta crescendo il divario fra chi conosce le nuove regole per far carriera e ha le nuove competenze richieste da un’economia globale e chi invece rimane aggrappato alla vecchia mentalità”.

TitanicAllora, che bisogna fare per evitare di sprofondare come un gigante dai piedi di argilla?
Ed ecco che arrivano in soccorso il piano A, il piano B e il piano Z.
Il piano A è il nostro lavoro ufficiale, quello B è l’alternativa che dobbiamo creare e quello Z è ciò che possiamo fare se gli altri due vanno male e che dovrebbe essere qualcosa di meglio che andare per strada a fare il mendicante.

Come piano B tanto vale scegliere qualcosa che ci appassiona perché, banalmente, se facciamo qualcosa che ci piace ci impegnamo di più e otteniamo di più. Bisognerà acquisire nuove competenze ed assimilare nuove tecnologie, conoscere un nuovo ambiente e tutto questo si può cominciare a farlo nel tempo libero.
La storia per cui le persone di successo scoprirebbero la propria vocazione in giovane età è una balla. La maggior parte di noi procede a zig zag attraverso la vita, scoprendo la direzione, strada facendo. Tony Blair ha tentato di sfondare come manager di gruppi rock prima di entrare in politica e Andrea Bocelli lavorava in uno studio legale prima di diventare un tenore.
Sarebbe meglio non passare al piano B quando qualcosa non funziona. Meglio essere in anticipo che in ritardo. Ma vista l’instabilità dell’attuale panorama professionale, spesso si passa al piano B quando si è costretti. Ovviamente il piano B deve essere diverso dal piano A ma può esserci un collegamento, come nel caso di James Gaines, il re della carta stampata, direttore di giornali come People, Life e Time, che all’età di 61 anni ha svoltato sul piano B, rinunciando ad incarichi prestigiosi e diventando il direttore di una piccola rivista online. I suoi giovani collaboratori sono stati i suoi maestri e gli hanno insegnato a montare video, audio etc. Con decenni di esperienza e una lunga serie di successi alle spalle si è trovato a ricominciare da capo, senza potere. Ma non ha aspettato il disatro prima di rivoluzionare la sua carriera e non ha perso la sua capacità di raccontare storie che commuovono, a prescindere dal mezzo di comunicazione.

Il piano Z è indispensabile! E’ la scialuppa di salvataggio se il piano A e il piano B affondano. Perciò il piano Z deve essere affidabile. Se non c’è un piano Z di sicuro saremo bloccati dal terrore degli scenari peggiori che potrebbero verificarsi. Il piano Z può essere una liquidazione, o una stanza a casa di un parente su cui poter contare. Comunque non è una soluzione definitiva ma un piano provvisorio, a breve durata – la scialuppa di salvataggio per l’appunto – giusto il tempo di riorganizzassi e trovare un’altra soluzione.

sacha-chua-book-notesUn buon piano di carriera deve incastrare tre pezzi di un puzzle: i tuoi talenti (asset), le tue aspirazioni e il mercato. Il solo fatto che tu sia molto bravo a fare qualcosa (asset) che ti appassiona (aspirazione) non significa che troverai qualcuno disposto a pagarti per farlo (mercato).
Insomma l’idea è quella di puntare su se stessi, di investire su se stessi, ma nessuno può farcela senza una rete di supporto e chi meglio di Reid Hoffman, l’inventore di LinkedIn, può dirci come creare un gruppo di alleati e consiglieri?
Un fattore da tener presente è che siamo programmati per sopravvalutare il rischio in tutte le situazioni. Questo risale ai nostri antenati cavernicoli per i quali era vantaggioso sopravvalutare le minacce e sottostimare le risorse. Detto in altri termini siamo più sensibili ai bastoni che alle carote. Ma se l’incertezza crea disagio, non implica automaticamente che sia rischiosa, perciò possiamo essere più coraggiosi e intraprendenti. Un modo per riuscirci è chiedersi cosa succederebbe nella peggiore delle ipotesi. Se la risposta è “niente di peggio di quello che succede già”, allora tanto vale tentare.

Soprattutto, dicono Reid Hoffman e Ben Casnocha in The Start-Up of You, titolo italiano Teniamoci in contatto, non bisogna stare lì a rimpiangere il passato. Bisogna darsi una mossa e cambiare direzione il più rapidamente possibile.

Pubblicato da

Tiziana Zita

Tiziana Zita

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di fiction per la tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

2 pensieri su “Il piano B
The Start-Up of You”

  1. [email protected] ha detto:

    Molto interessante nelle premesse, attuale e sconsolatamente vero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *