Roma Web Fest

lig3E’ il primo festival sulle serie web. Il primo in assoluto, non solo a Roma, ma in Italia. Al Roma Web Fest c’erano tutte quelle serie “nate nel web, spesso pensate per il web, che hanno un rapporto strettissimo con il loro pubblico”. Una particolare attenzione è stata data alle forme di finanziamento. La domanda di Matteo Bruno – Cane Secco, è: come ci tiriamo fuori i soldi? Sentiamo che dicono i diretti interessati. 

RWF_logoFrancesca Manuele racconta che loro sono una piccola produzione e hanno realizzato una puntata pilota ispirata a Alice nel paese delle meraviglie: Alice si è stancata della realtà e vuole tornare nel paese delle meraviglie, perciò colleziona conigli, sperando di trovare quello magico che la riporti di là. Per realizzarla hanno speso 700 euro per la puntata pilota e nessuno ha avuto retribuzioni. Poi sono passati al crowdfunding: grazie a produzionidalbasso hanno chiesto 5000 euro, ma ne hanno ottenuti solo 515. Quindi hanno fallito e non hanno avuto niente. Col crowdfunding ottieni il finanziamento solo se raggiungi l’obbiettivo, altrimenti i soldi vengono restituiti al mittente. Per di più il crowdfunding hanno dovuto diffonderlo e spiegarlo perché in Italia non è ancora chiaro che cosa sia (vedi a questo proposito l’articolo di Cronache Letterarie). “Comunque” dice Francesca Manuele: “500 euro non sarebbero serviti: nessuno sarebbe stato pagato e non avrebbero potuto realizzare la serie”.

Vincenzo Galletta è produttore esecutivo di The Leap. (il salto). L’idea del crowdfunding l’hanno avuta leggendo un articolo che parlava di una rivisitazione di Star Wars come primo esempio di crowdfunding in Italia. Perciò hanno realizzato i promo (con 200 euro) per promuovere la campagna di crowdfunding che è stata fatta su Ulule, un sito di crowdfunding conosciuto a livello europeo, visto che a Kickstarter, il più grosso sito di crowdfundig, si può accedere solo se si è residenti negli Stati Uniti. Per realizzare la puntata pilota hanno raccolto 4000 euro e tutti sono stati pagati, almeno un po’. Avrebbero potuto fare lo stesso con 1000 euro senza pagare nessuno. L’obiettivo era 4000 euro e ne hanno raggiunti 4125. Se si guarda alla lista dei finanziatori si può vedere che ci sono anche i loro parenti, ma non solo.

original_Claudio-di-Biagio-e-Luca-VecchiClaudio Di Biagio (Freaks!) sarà il regista e Luca Vecchi (The Pills) lo sceneggiatore di un progetto su Dylan Dog trasportato ai giorni nostri: Dylan Dog vittima degli eventi (guardate qui sotto il promo è davvero bello!) Loro, che hanno dato molto spazio ai followes per cose fatte in passato, stavolta hanno usato il crowdfunding e hanno chiesto 30 mila euro. Ne hanno raccolti 15600 in mezzo a tanti “vaffanculo”, “siete due stronzi” e “andate a lavorà!” Il crowdfunding lo hanno fatto su Indiegogo e i fondi li riceveranno perché hanno fatto una campagna flexible per cui te li danno anche se non raggiungi l’obiettivo.
“Volevamo fare qualcosa su Dylan Dog, qualcosa di no profit” dice Claudio Di Biagio, “Perché in realtà nella vita facciamo uno il gelataio e l’altro il farmacista”.
“Io non credo ai soldi” precisa Luca Vecchi (quello barbuto con gli occhiali) : “Secondo me non esistono. Non li ho mai visti”.
Claudio Di Biagio: “Abbiamo coinvolto The Jakal (gli sciacalli del web), il miglior canale per gli audiovisivi in Italia”.
Luca Vecchi: “Non capisco perché Francesco Ebbasta non sta dirigendo una rete”.


Claudio Di Biagio: “Il modello di business è “una scarpa e una ciavatta. Più tanti panini al salame”… “Vogliamo fare un lavoro diverso da tutto quello che c’è già sul web, che non dia l’impressione che stai guardando qualcosa su YouTube. Finora però nessuno ci ha chiamato. Solo buoni propositi, ma io non ci credo”.
Luca Vecchi: “15 mila euro non è il budget di cui avevamo bisogno perciò il 5 ottobre faremo un evento in discoteca con proiezioni video, dove Claudio ballerà nudo intorno a un palo”. Questo è il loro metodo di finanziamento.

Leonardo Ferrara, responsabile delle Web Serie per Rai Fiction racconta di Una mamma imperfetta, la serie di 25 episodi da 8 minuti, che la Rai ha prodotto insieme a Indigo Film e al Corriere della Sera. La web serie, scritta e diretta da Ivan Cotroneo ha debuttato sul sito del Corriere della sera nel maggio scorso e ora va in onda su Rai2, tutte le sere alle 21.05. Poi, a partire dal 14 ottobre seguirà la seconda stagione che andrà in onda contemporaneamente sul web e in tv.

IMG_3060_2Tinni Andreatta, direttore di Rai Fiction, illustra La bottega delle webseries un concorso per serie web organizzato dalla Rai e dal Premio Solinas. Ogni progetto deve avere uno sceneggiatore e un regista (che possono anche coincidere) che lavorino insieme. In palio ci sono 3 borse di sviluppo da 2000 euro ciascuna. Il genere prescelto è la commedia. Ogni puntata durerà 7 minuti. Ci sarà una giuria e dei tutor per aiutare nello sviluppo. Il progetto vincitore sarà realizzato e verranno girate 5 puntate con un budget totale di 35 mila euro. Travate qui il bando per partecipare.
Perché la commedia, proprio ora che i generi si mischiano?
“Perché”, risponde Tinni Andreatta, “permette delle declinazioni molto veloci che si adattano al web, tanto che esiste una produzione cospicua di serie web di questo genere. Ma non è detto che nella prossima edizione si riproporrà la commedia. Si creerà un gruppo esperto di serie web, un laboratorio creativo, e tutti lavoreranno insieme agli autori vincitori”… “Non è solo web per la tv ma anche web per il web” precisa la Andreatta e al concorso, che è in forma assolutamente anonima, possono partecipare tutti, senza limiti di età.
“La Rai arriva per ultima?”: domanda qualcuno.
“No, siamo qui. Non dico prima o dopo. Siamo in tempo”.

Ma torniamo alla domanda cruciale: come si guadagna?
Come funzionano le raccolte pubblicitarie nel modello internet in cui cambiano le durate e non c’è broadcasting, ma downloading? Sicuramente i budget sono minori. A questo proposito molti citano House of Cards, la serie di altissimo livello prodotta da Netflix per il web. Per averla Netflix ha offerto più di canali tv via cavo come AMC e HBO. Sì, d’accordo, ma Netfilx è un canale per abbonati, perciò è un po’ come se da noi l’avesse prodotta Sky. Senza contare che House of Cards è un gigantesco product placement: guardandola sembra di entrare in un mondo Apple.

Matteo BrunoCane Secco – regista e produttore di Freaks!, una delle serie più gettonate del web, affronta l’argomento “come ci tiriamo fuori i soldi” e dice che è molto pessimista. Una mattina si è svegliato e il suo video Cup Song aveva 200 mila visualizzazioni, ma lui è lo stesso pessimista e dice che ci vorrà ancora un bel po’ prima di arrivare a una produzione che investa sul web in Italia.
Lui si chiede come sfruttare economicamente questi numeri, ma le visualizzazioni non bastano. Mettere in un video web una pubblicità non funziona. Cup Song, che ha avuto 200 mila visualizzazioni in 3 settimane, è stato fatto in tre ore, mentre per una puntata che ha richiesto 4 giorni di riprese, più il montaggio etc. ci sono state 100 mila visualizzazioni. C’è qualcosa che non funziona. Matteo Bruno dice che sulla sua pagina Facebook ci sono 170 mila persone. Se ognuna di queste desse 50 centesimi avrebbe prodotto una serie web. Eppure non li danno! Bisogna dire che di questi 170 mila “like”, solo 30 mila sono attivi. In ogni caso la soluzione non può essere interrompere, o ritardare la visione di 30 secondi come in tv.

“Non è vero che i ragazzi hanno voglia di contenuti diversi” dice Daniele Borgia, executive producer di Fox International Channels: “Sono piuttosto i produttori che hanno questa esigenza. Freaks! è stata un’esplosione. Negli ultimi due anni la lotta delle serie sul web è stata fatta in streaming. La domanda dei giovani utenti non c’è perché vedono tutto quello che vogliono. Lost in Google ha successo perché producono già pensando al web. Lo stesso vale per Kubrick – una storia porno, o Soma, una delle più belle”. E poi aggiunge: “Non si lavora sul web per scelta ma per costrizione. Potendo faremo tutti puntate da 50 per la tv”.
“Ci sono serie, anche molto belle, regalate al broadcast, che rovinano il mercato. Ti dicono: ‘Mandiamo la prima serie e poi magari la seconda la paghiamo’. No! Dovremmo fare un accordo per cui non si regala niente!”

Veniamo ai premi. Il vincitore del Roma Web Fest è Stuck, la serie che parla di David Rea (Riccardo StuckSardonè) di professione mani- polatore di gente che si è “bloccata”. Stuck è stata scritta e diretta da Ivan Silvestrini e girata interamente in inglese (ma si può vedere con i sottotitoli in italiano). Per conoscere tutti i premi assegnati cliccate qui. E qui trovate il promo divertente, realizzato dai partecipanti. A questo punto non mi resta che farvi una domanda: “Avete mai provato a cercare “Google” su “Google”?

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

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