Le Vendicatrici di Carlotto e Videtta

Per il ciclo di Carlotto-Videtta, Cronache Letterarie vi propone due opinioni, una al miele e l’altra al fiele… buona lettura! 941560_562920083729911_1249212994_n

Miele… di Livia Russo

In una società quotidianamente scossa dalla violenza sulle donne, c’è chi ha declinato al femminile il termine “violenza”. Lo sanno bene Massimo Carlotto e Marco Videtta, autori della quadrilogia Le Vendicatrici. Quattro mani per quattro episodi. Quattro storie per quattro vite spezzate dalla violenza di genere. “Fare arrabbiare una donna è pericoloso. Farne arrabbiare quattro è da pazzi”. Questa la perfetta tag line dei romanzi.
Il palco sul quale si muove la vicenda è quello della città di Roma. La capitale della criminalità organizzata, quella delle slot machines taroccate che rovinano le famiglie e quella degli usurai e dei debiti insanabili. Ma anche la Roma dei vestiti di lusso, delle macchine potenti, delle persone “perbene” che mascherano illegalità e traffici.

KseniaQuattro donne con vite ed aspettative diverse si trovano a combattere insieme in un mondo dominato e corrotto dalle figure maschili. Contro gli uomini che hanno imposto loro destini e scelte si scagliano Ksenia, la sposa siberiana, la romanissima Eva, la prostituta colombiana Luz e la misteriosa Sara.
È facile e veloce immergersi nella storia di Carlotto e Videtta. Quando gli autori ci presentano le quattro donne, già le troviamo sole, disperate, ingannate e senza via di uscita. La vendetta è l’unico modo che hanno per riscattare la propria vita.
La pubblicazione dei quattro romanzi, targata Einaudi, è iniziata nel maggio scorso con il primo libro e terminerà a novembre.

La prima ad aprire le danze è la giovane e bellissima Ksenia, venuta dalla lontana Siberia per inseguire il sogno del grande amore e sprofondata invece nell’incubo della tratta delle spose. Ksenia viene da un mondo dove gli uomini “bevevano e picchiavano le mogli. Bevevano e si dimenticavano dei figli”, per questo non resiste al sogno del principe azzurro italiano. Ma l’incanto dura poco e gli autori ci dipingono Ksenia totalmente invischiata in una tragedia: il marito Antonino Barone non ha neanche le sembianze del principe tanto desiderato, ma è un pervertito ed incestuoso usuraio che schiavizza la siberiana, obbligandola a sottostare alle sue perverse richieste sessuali.
Ksenia ce la farà grazie alla conoscenza delle tre donne protagoniste dei successivi libri. Così, in un mutuo soccorso tutto al femminile, le quattro donne potranno aiutarsi a migliorare la situazione di ciascuna di loro.

Gli uomini contro cui si scagliano le vendicatrici non sono solo ributtanti e malavitosi evausurai, ma anche mariti “normali”, infedeli ed egoisti. Le figure maschili sono gli anelli deboli della coppia, di una fragilità mista a violenza.
Uno di questi è Renzo, marito della verace Eva, profumiera romana a cui è dedicato il secondo libro. Fedifrago ed individualista, Renzo lascia la moglie in un mare di debiti quando scappa per l’ennesima volta con un’altra donna. Ma per il troppo amore e per un innato senso da crocerossina, Eva è sempre pronta a tornare al suo fianco, anche questa volta che si è cacciato in guai seri, seducendo ed abbandonando una giovane appartenente ad uno dei clan criminali più potenti di Roma.
La terza ad entrare sul palco delle vendicatrici è Sara (il suo episodio esce in libreria in questi giorni), ragazza misteriosa che in un crescendo rossiniano è stata la più offesa, umiliata e maltrattata dagli uomini. La sua vendetta sarà la più feroce. Aspettiamo infine novembre per leggere la storia di Luz, prostituta colombiana, motore della vicenda fin dal primo libro: è lei infatti che aiuta Ksenia a liberarsi di Antonino Barone.

Queste donne sono legate da un filo indissolubile; hanno una forza come quella di Lisbeth Salander degli Uomini che odiano le donne, moltiplicata per quattro.
Le Vendicatrici si legge in un attimo. Carlotto e Videtta ti portano nel mondo che hanno costruito senza che tu neanche te ne accorga.
Spesso al lettore è chiesto di sospendere un po’ troppo la credulità, ad esempio nel reputare possibile che quattro donne sole riescano a sgominare una intera organizzazione criminale. Ma è bello poterci credere.

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Fiele… di Simona Parise

Dalla prima all’ultima pagina di Ksenia e Eva, i due primi romanzi del ciclo Le Vendicatrici, ho continuato a chiedermi dove fosse finito Carlotto. E’ inutile cercare in queste pagine la sua crudeltà, le sue atmosfere cupe e inquietanti, la freddezza e la lucida assenza di sentimentalismo dei suoi personaggi, il suo stile scarno.
Qui siamo in presenza di un prodotto da fast food. Carlotto e Videtta ammiccano a un mondo femminile di quartiere, cercando di creare dei legami affettivi tra il lettore e le storie di queste donne che rimandano sempre a un dopo.
In Ksenia, sicuramente il meno noioso dei due, affiorano i temi della tratta delle donne, dell’usura, dell’emarginazione, della malattia, del tradimento, della perversione e dell’incesto.
In Eva la storia è più lineare: inganno, omicidio, vendetta. Dalla prima pagina sappiamo già cosa troveremo in quella dopo e così fino alla fine.
Le caratterizzazioni dei personaggi sono banali e allusive, l’intreccio è senza sorprese, i luoghi dell’azione sono bidimensionali e senza odori. Tutto è come avvolto in una pellicola di plastica, anche lo stile.
Eppure nonostante questo domani comprerò il terzo libro, Sara, e lo divorerò, come ho fatto con i primi due. Questo per gratificare la mia parte compulsiva e per affondare nella negazione. Il lettore è stato preso in trappola.

Da sempre scrivo ed invento storie. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia inizio a lavorare in un programma di storia di Rai3 e prendo il tesserino da pubblicista. Sogno nel cassetto: diventare una sceneggiatrice.

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