I migliori libri dell’anno 2015

I migliori libri dell'anno per Cronache Letterarie.Anche quest’anno ho chiesto ad alcuni amici scrittori, librai, redattori di Cronache Letterarie, ma soprattutto lettori, di raccontarci quali sono i libri migliori che hanno letto dalla scorsa estate ad oggi. Trovate ottimi consigli per le vacanze e non solo. Ecco la nostra hit parade!

Enrico Pandiani
Quest’anno a causa del trasloco, ho quasi quadruplicato la quantità dei libri letti.

Molti li leggo in lingua originale. Adesso ho letto un romanzo che si chiama Shotgun Lovesongs di Nickolas Butler. Io non ho neanche un tablet, in genere leggo solo cartaceo, ma quando sono in coda alle poste mi scarico delle cose sul telefono. Quindi l’ho letto sul cellulare e mi è piaciuto moltissimo. I Shotgun-Lovesongs-di-Nickolas-Butler-646x1024personaggi hanno un’amicizia fin da ragazzini in un posto sperduto nel Wyoming. Uno di loro col tempo si sposa, poi c’è uno che diventa un famoso cantante. Si rivedono sempre, ci sono i matrimoni, ci sono le coppie, ci sono le crisi… è molto bello. Io non vado pazzo per l’epica americana contemporanea però m’immagino un film. Tra l’altro è scritto in prima persona da tutti i personaggi che si alternano per cui è anche Rashomon e questo lo rende ancora più piacevole.
Poi ho appena finito un libro che secondo me è straordinario e mi sono divertito come un pazzo: è A pranzo con Orson che è uscito da poco per Adelphi. E’ la trascrizione delle lunghe conversazioni che Orson Welles ha avuto negli A pranzo con Orsonultimi tre anni di vita con Harry Jaglom. C’è lui che parla di tutto e di tutti. Mantiene la fama di essere uno dei più grandi attori e registi di tutti i tempi. A un certo punto ero in treno e ridevo a voce alta. La gente mi guardava dicendo: “Ma che sta leggendo questo qua?” E’ un libro bellissimo.
Lacci di Domenico Starnone è senz’altro il romanzo più bello che ho letto nell’ultimo anno. Molto asciutto, scritto benissimo, con la divisione in tre parti molto felice e un colpo di scena finale meraviglioso. Parla del rapporto di coppia in crisi, il marito che se ne va di casa, la moglie che rimane con i due figli. La prima parte è fatta tutta dalle lettere che la moglie manda al marito dopo che se n’è andato di casa per andare a vivere con la sua amante. Poi, a settant’anni, lui è tornato a vivere con lei e lei gliele fa pagare tutte. Nella terza parte ci sono i due figli che dicono la loro. Un romanzo meraviglioso.

Riccardo Petrella, libraio nella Feltrinelli di via Giulio Cesare a Roma.
I loro occhi guardavano DioQuest’anno i miei preferiti sono i romanzi di Mark Twain, in particolare due che non avevo mai letto: Lettere dalla terra e Comportati bene o resterai solo. Poi c’è Dalia nera di James Ellroy che ho riletto per la sedicesima volta. Vuoi che ti dica i due più bei libri che ho in libreria? Le donne di Brewster place di Gloria Naylor e I loro occhi guardavano Dio di Zora Neale Hurston, per me il più bel romanzo del Novecento. Perché? La scrittura di queste due donne di colore è realistica ma poetica, senza essere aulica o contorta. Zora Neale Hurston ha scritto il suo romanzo nel 1936 ed ha uno stile stupefacente per una donna di colore di quel periodo; ha una scrittura ancora fresca. E’ una bella storia di una donna dotata di una forza incredibile che le permette di superare tutte le avversità.

Gae Liberati
Scorro la mia lista, dall’ultimo “resoconto” preparato per Tiziana ne ho letti quarantuno. Tra questi alcune scoperte interessanti: il Pedro Páramo di Juan Rulfo, primo vero ispiratore delle epiche saghe di Gabriel García Márquez; I fratelli Friedland di Daniel Kehlmann, un romanzo della menzogna che sarebbe Calende greche. Bufalinopiaciuto a Pirandello; e un paio di buone biografie, in particolare Anna Magnani e Vita di Eduardo.
Ma l’ultimo anno è stato l’anno della rilettura di Alberto Savinio, uno dei più acuti intellettuali che l’Italia possa vantare. L’avevo scoperto tanti anni fa grazie a un amico che mi aveva iniziata alla sua arte (nel senso più poliedrico della parola: Savinio è stato scrittore, compositore e pittore, toccando vette di tutto rispetto nei tre diversi ambiti) regalandomi un libro di racconti illustrato dallo stesso autore. Da lì, puntigliosa e testarda come sono, me lo sono letta a tappeto con una foga tale che, a distanza di anni, non riuscivo più a separare il Savinio fantastico dal Savinio autobiografo. E così ho ricominciato metodicamente a rileggermelo con un piacere inimmaginabile.
Insomma, se dovessi piazzare sul podio tre volumi, ci metterei senz’altro il Savinio di Ascolto il tuo cuore, città (amanti di Milano, non perdetevelo), il romanzo di Kehlmann e Calende greche di Gesualdo Bufalino, anche questo riletto (e riapprezzato) di recente.

Marzia Flamini
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Dopo essermelo ripromessa per anni, ho inaugurato il 2015 dedicandomi a James Bond. Tra le tante letture, segnalo senza dubbio: 007 Casinò Royale, Vivi e lascia morire e Moonraker. La scrittura di Fleming mi ha appassionato da subito, così curata e asciutta, sempre avvincente. Alcune situazioni potranno forse apparire un po’ datate, ma è solo per la modernità del resto. James Bond è un personaggio nato iconico, eppure è credibile, realistico nelle sue contraddizioni. Quanto alle famose Bond Girls, sono, contrariamente a quanto si possa pensare, donne forti: le loro ingenuità sono sempre inferiori ai loro meriti, e con un filo di cipria e di rossetto si buttano alle spalle le avventure più pericolose.

Al paradiso delle belle signoreAl paradiso delle signore di Emile Zola: a proposito di modernità!
Zola mette in scena un delizioso affresco d’ambiente in questo romanzo che ha tra l’altro ispirato lo sceneggiato della BBC The Paradise. Il vero protagonista è il grande magazzino, trattato come un personaggio autonomo, la cui descrizione minuziosa è inframmezzata con la trama romantica, quasi secondaria. L’idea di un negozio che ne racchiude altri e che sfrutta i grandi numeri per abbassare i prezzi appare qui come emblema della modernità, catalizzatore delle umane miserie e nobiltà, oltre che fenomeno economico travolgente.

Roberto Concu
Il cuore dell'uomo_bassa
Quest’anno una classifica per due terzi al femminile e ‘ebraica’.
Miki Bencnaan, Il grande circo delle idee, Giuntina edizioni (vedi la recensione su CLetterarie) Romanzo teatrale. Intrecci acuti e inattesi tra storia e immaginazione, una scrittura esaltante che riesce sempre a gettare un barlume sulle vicende umane, con un finale che è il trionfo della creatività.
Ayelet Gundar-Goshen, Una notte soltanto, Markovitch, Giuntina edizioni. Romanzo mistico. È come sentire uno chassid raccontare una storia strampalata ma profondamente umana. L’amore a volte segue vie che appaiono assurde. In ogni caso, la vita va cantata sino in fondo.
John Kalman Stefansson, Il cuore dell’uomo, Iperborea. Romanzo cosmico. Il potere della parola e dell’animo umano illuminano gli abissi dell’esistenza. “Bisogna vivere come le stelle per vincere la morte”. Stefansson al culmine della forza creativa (era il mio preferito anche l’anno scorso…).

Elena Costa
Ecco il podio dei miei libri dell’anno.
Primo posto: Il Regno di Emmanuel Carrère, percorso letterario nel Vangelo di Luca e nelle lettere di Paolo di Tarso, testo multitasking: romanzo, saggio, confessione (vedi la recensione di CLetterarie).
Secondo posto ex equo Animali domestici di Letizia Muratori e la-copertina-di-dimentica-il-mio-nomeBreve trattato sulle coincidenze di Domenico Dara. Nel primo una scrittrice pariolina (forse l’autrice forse no) in perpetua ridiscussione si ritrova invischiata con l’ambiguo giornalista Edi Sereni, il padre della sua amica Chiara, collezionista compulsiva di cani. Nel secondo siamo a Girifalco, in Calabria, nel 1969, dove un solitario postino con il vizio di leggere le lettere altrui interviene “nelle vite degli altri” per riparare ai torti del destino. Due scrittori italiani, due linguaggi e due storie diversissime in cui però la scrittura, in entrambi viva e complessa, ricompone il dolore dei personaggi e dell’esistenza.
Terzo posto: Dimentica il mio nome la graphic novel di Zerocalcare, storia familiare mirabile, tenera e commuovente.

Catia: libreria Fahrenheit in piazza Campo dei Fiori, Roma.
Viaggio al termine della notte
viaggio+prima+edizione+itdi Celine. Bandito come scrittore di destra, non avevo mai voluto leggerlo. Invece questo è un libro straordinario, rabbioso e antimilitarista. Uno stile meraviglioso. E’ uno dei più grandi del Novecento. La vita è questo, rabbiosa e disperata, ma un raggio di sole entra. Fortissimo.

Angelo: libreria Fahrenheit in piazza Campo dei Fiori, Roma.
Jérôme Ferrari
, Dove ho lasciato l’anima. M’è piaciuto da morire. Intanto la qualità della scrittura. Riesce a rendere i sentimenti contrastanti di qualcuno che da vittima si è trasformato in carnefice. La storia si svolge in Algeria durante la guerra franco-algerina. Delle pagine bellissime. Ci sono nomi che vanno e vengono, come in un album fotografico, anche con ironia.

Marco: libreria Fahrenheit in piazza Campo dei Fiori, Roma.
La tregua
di Mario Benedetti, autore uruguaiano, pubblicato da Nottetempo. Ritmo e scrittura nostalgici. Un uomo di cinquant’anni che non vuole più immergersi nella vita incontra una ragazza che lo trascina dentro. Lui si lascia andare ma lentamente, con disincanto, a poco a poco. Non un turbinio, ma una cosa calda e piacevole. E’ scritto in forma di diario. La vita gli dà una tregua.

OndaAndrea Di Robilant
Ho cominciato l’anno con The Pike, l’ottima biografia di Gabriele d’Annunzio con cui Lucy Hughes-Hallet ha vinto il prestigioso Samuel Johnson Prize nel 2013. Un gran bel libro nella tradizione anglo-sassone, molto documentato ma anche avvincente e ben scritto. Ma possibile che non sia ancora stato tradotto in italiano?
Un altro libro che ho letto d’un fiato – anche se con grande ritardo – è stato Open, di Andre Agassi (qui la recensione di CLetterarie) Per dire… l’ha divorato anche mia moglie Alessandra, che di tennis non capisce nulla. La svolta? Quando Andre finalmente si toglie il parrucchino. Che liberazione!…
Quest’anno – beh in realtà lo scorso settembre – sono andato al festival di Mantova per la prima volta. Una mattina sono andato ad ascoltare Michela Murgia e uscendo ho comprato il suo Accabadora, un libro originale e interessante. Ma mi sono fermato lì.
Poi mi è capitato per le mani Onda, di Sonali Deranyagala – forse il libro migliore e più struggente sullo Tsunami di dieci anni fa. ErnestHemingwayPassportPhotoFamousAmericanAuthorsPostersPhotos16x20Sonali, una professoressa di economia alla Columbia University che si trovava in vacanza in Sri Lanka, perse figli, marito e genitori. Un libro lucido e tosto. Ad un certo punto ho dovuto mollare. In Italia lo ha pubblicato Neri Pozza ma è passato abbastanza inosservato.
Per motivi di lavoro – da qualche mese sto scrivendo una biografia di Hemingway – sto rileggendo Papa in tutte le salse. Banale a dirsi ma la cosa migliore rimangono i suoi racconti. Up in Michigan (Su nel Michigan),  scritto quando era poco più che ventenne, resiste in cima alla mia TOP TEN dei racconti hemingwayiani. Oh la la…

Tiziana Zita
Il romanzo di Pierre Lemaitre, Ci rivediamo lassù, inizia l’ultimo giorno della Prima Guerra Mondiale, sul campo di battaglia. Le prime 50 Olive Kitteridgepagine sono sconvolgenti e indimenticabili. E’ uno di quei libri che una volta cominciato non puoi più smettere, pieno di suspense e colpi di scena. Due reduci, una truffa colossale: un romanzo sulla generosità e la gratitudine. Tragedia famigliare, tragedia della guerra, libro d’avventura, se dovessi fare un paragone direi il Don Chisciotte della Mancia perché si sente Lemaitre che ride sotto i baffi.
Olive Kitteridge di Elizabeth Strout, Premio Pulitzer, è il romanzo da cui HBO ha tratto la bellissima serie omonima (vedi la recensione di CLetterarie). La vita di Olive ed Henry Kitteridge in una cittadina del Maine: il rapporto contrastato con i figli, il tradimento, l’invecchiamento, la paura della vedovanza, il suicidio, l’amore. I capitoli sono racconti, corrispondenti ai punti di vista dei diversi personaggi, uniti dal filo narrativo dei Kitteridge. Non so spiegare fino in fondo perché questo libro mi è piaciuto tanto: Olive Kitteridge mi ha conquistato.
Nigerian born, Chimamander Ngozi Adichie, author of the novel Purple Hibiscus.Infine c’è Americanah dell’autrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie. La sua protagonista è una giovane e brillante nigeriana che va negli Stati Uniti per fare l’università. Conosciamo gli Stati Uniti attraverso i suoi occhi che li vedono per la prima volta. Ifemelu fa parte di quei nuovi migranti ben educati, istruiti e colti, che non scappano dalla fame e dalla guerra. Ma l’America tanto sognata la delude. La prima cosa che scopre è il razzismo perché in Nigeria sono tutti neri e dunque il razzismo non esiste. Tra mille difficoltà Ifemelu si afferma. Ha un compagno che la ama, scrive di problemi razziali su un blog seguitissimo eppure sente che quello non è il suo posto. Il tutto si svolge mentre Barak Obama diventa il presidente degli Stati Uniti, con al centro una bella storia d’amore.

Bene, con questo bottino letterario, auguro a tutti buone vacanze!

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

  1. Che bell’articolo Tiziana,una bella fatica di fine anno scolastico,alcuni li ho letti e concordo con le recensioni,altri mi intrigano e li comprerò!grazie per questo bell”aiuto!!

  2. Grazie Tiziana, anche se non appaio molto ti seguo sempre. Grazie per tutto quello che stai facendo con questo sito che mi appassiona sempre molto. Un abbraccio forte. PS già sto comprando qlcs dei tuoi suggerimenti….

  3. D’accordissimo Federico. Lo sai che è uscito un altro suo romanzo? Per ora soltanto in francese. S’intitola “Trois jours et une vie”.
    Se ti piace Lemaitre ti consiglio anche l’intervista che c’è su Cronache Letterarie e che gli ha fatto Antonio D’Orrico

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