Editoria di carta e digitale
Al Women’s Fiction Festival

Ebook versus libroL’apocalisse digitale tanto preannunciata non è mai arrivata. Il sorpasso previsto per il 2015 non c’è stato e anzi, nei primi mesi dell’anno, negli Stati Uniti gli ebook sono calati del 10 per cento. La vendita degli ebook, che in Usa copre il 20 per cento del mercato (in Italia il 5) è ferma.
Insomma che sta succedendo? Quando ci sarà il sorpasso?
Al Women’s Fiction Festival si è parlato di questo e della grave crisi che investe il mercato editoriale, di marketing e promozione (di chi deve farla), di traduzioni legate al self publishing e del perché leggono solo le donne. Proverò a saltellare tra questi argomenti per darvene un’idea.

Porter Anderson, agenzia di promozione editoriale
Forse non è la fine del libro di carta come si era detto, ma potrebbe essere soltanto una pausa. Però continuo a pensare che se non tra cinque, magari tra dieci anni, si venderanno più libri digitali.

meghan_farrell
Meghan Farrell

Meghan Farrell, editor Tule Publishing
Recentemente negli Stati Uniti c’è stata una diminuzione degli ebook e un aumento della stampa. Il sorpasso degli ebook rispetto ai libri? Fra cinque anni no, sarà come adesso. Forse tra dieci.

Jane Friedman, agente letteraria digitale, docente Università della Virginia
Non tra cinque anni. Amazon domina tra gli ebook e tra i libri stampati per questo è sempre più difficile per le librerie rimanere aperte. Dove vengono venduti i libri, che siano stampati o digitali? Su internet.

Ricardo Fayet, fondatore di Reedsy, agenzia per autori indipendenti
Io penso che tra dieci anni negli Stati Uniti gli ebook prevarranno sui libri stampati, sebbene dal punto di vista economico lo stampato avrà sempre una grande importanza. Ne ha più degli ebook perché per guadagnarci bisogna venderne molti di più.

david Gaughram
David Gaughram

David Gaughran, scrittore esperto di media digitali
Potrei scommettere un milione di dollari che Amazon non è calata di un centesimo, perciò dove stanno andando questi soldi?

Porter Anderson
Non sappiamo quanti libri ci sono là fuori autopubblicati. Non sappiamo le cifre di Amazon, non sappiamo gli autopubblicati. E’ un’industria ombra. Comunque le case editrici hanno più paura di Amazon che dei privati.

Jane Friedman
Se diminuiscono i libri digitali è anche a causa dei costi molto alti. Se vendi un ebook a 12.99 euro, oppure a 14.99 come fanno alcuni, diventano più cari del cartaceo e certo questo avrà effetto sulle vendite.

Possibile che l’autore debba promuoversi?

E’ l’annosa questione che scatena sempre un putiferio di opinioni: a chi tocca la promozione? Quello che è emerso a Matera è che, più che pensare a cosa sarebbe meglio nel migliore dei mondi possibili, bisogna pensare a questo momento di grave crisi del mondo editoriale. Ma sentiamo i diretti interessati.

Chiara Ferrari, editor Thea, Tre60 e Nord
Tutto quello che viene fatto per promuovere il libro fa brodo.

Matera Women's Fiction Festival 2015Angela Rastelli, editor Einaudi
Non sono del tutto d’accordo. Ci sono autori che si iscrivono su Facebook un mese prima dell’uscita del romanzo e questo può essere controproducente.

Enrico Racca, direttore editoriale Mondadori Ragazzi
Gli investimenti delle case editrici sul libro saranno sempre di meno e comunque io preferisco che taglino il marketing, piuttosto che un collaboratore. Noi siamo in una crisi. Siamo al centro di un forte cambiamento e in un forte ridimensionamento. Nel settore ci lavorano sempre meno addetti.

Maria Paola Romeo, Grandi & Associati, Emma Books
Quello che si è evidenziato anche in questo festival è l’atteggiamento imprenditoriale degli scrittori anglosassoni. Qui da noi sono pochi gli scrittori che vivono di scrittura e quindi dicono: “Io voglio scrivere, non fare il marketing, non voglio promuovermi”.

Vorrei soffermarmi su questo punto. Se uno scrittore non vive del proprio lavoro – cosa che accade praticamente sempre perché quelli che riescono a mantenersi scrivendo si contano sulla punta delle dita – vuol dire che deve lavorare per mantenersi e che scrive nei ritagli di tempo. Ecco perché diventa difficile dedicare quel tempo alla promozione, sottraendolo alla scrittura.

Workshop Flumeri&Giacometti
Il seguitissimo workshop di Flumeri & Giacometti su “Come costruire un personaggio credibile”

Chiara Ferrari
Qui da noi gli editori non hanno ancora ridotto i titoli dei libri pubblicati come è successo in altri paesi, come l’Olanda ad esempio, che ha tagliato drasticamente il numero dei titoli. Per quanto sarebbe anche una cosa giusta da fare perché oggi le librerie sono un labirinto.

Enrico Racca
Oscar Wilde lo faceva. Andava nei salotti a promuovere i suoi libri.

Angela Rastelli
Tutti abbiamo letto Elena Ferrante nell’ultimo anno (la scrittrice che come si sa, nasconde la sua vera identità e che non è mai apparsa in pubblico ndr) perciò non obbligherei chi non ha questa attitudine sociale a farlo. Tra l’altro ci stiamo chiedendo quanto questa presenza sui social funzioni.

Alice Di Stefano, editor Fazi
Mancano i lettori. Manca un senso di discernimento tra libri letterari e no. Secondo me Michele Mari è un grandissimo autore, ma è antipatico e perde tutti i concorsi. Se appare in pubblico perde pure i lettori, perciò deve scomparire. Devono essere i testi ad andare avanti non gli autori.

Chiara Ferrari
Il mercato si trova in una tale contrazione eppure si continuano a pubblicare più di 50 mila titoli all’anno, il che è folle in un paese dove non legge nessuno. Ci dovrebbe essere un ridimensionano dei titoli, figuriamoci poi gli investimenti di marketing.

Ma è vero che leggono solo le donne?

Per rispondere a questa domanda Porter Anderson si chiede:
“Cosa cercano i maschi in una storia”?
La risposta è: azione, inseguimenti, competizione. Gli uomini hanno sempre voglia di aggiustare tutto. Quando c’è un problema usano il nastro adesivo. L’uomo è una macchina per risolvere problemi.

pulpfiction WolfGli uomini amano la concorrenza, la gerarchia, il sesso, la ricerca della donna, mentre una donna vuole sentire le emozioni. Perciò servono libri di azione, specialmente per i ragazzi che vogliono vedere l’eroe che combatte e che vince. Allora, perché gli editori non li aiutano a trovare quello che cercano?
In Inghilterra l’80 % del personale delle case editrici sono donne che non pensano a cosa leggono i ragazzi. E’ necessario ricreare un equilibrio per attrarre entrambi i sessi. I ragazzi hanno altri gusti e soprattutto non devono pensare che leggere sia una questione per ragazze. Inoltre gli editori sanno che le lettrici sono soprattutto donne e quindi utilizzano copertine femminili per attirarle, anche quando non si tratta di letture prettamente femminili.

Auto pubblicazione assistita da un agente letterario

E’ un fenomeno importante perché anche chi si auto pubblica ha bisogno di un professionista con cui confrontarsi e che lo aiuti in tutte quelle funzioni che normalmente svolgono le case editrici. Qui ne parlano gli agenti che seguono gli autori che si auto pubblicano, prendendo una percentuale. In genere si occupano di libri che non sono riusciti a vendere, che non hanno avuto successo nell’editoria tradizionale ma che loro trovano ottimi libri, oppure di quelli che sono finiti fuori stampa, o sperimentano formule che non si possono realizzare nell’editoria tradizionale come novelle e romanzi brevi.

Jane Friedman
Il digitale consente un approccio diretto ai propri lettori. Questo prima era molto difficile. Ma è impossibile fare tutto da soli, perciò può essere utile un “partenariato” per utilizzare tutti i mezzi che il digitale rende disponibile.

Elizabeth Jennings, Christine Witthohn, Andrew Lownie

Ma cosa succede se a un certo punto un autore decide di auto pubblicarsi per conto proprio?

Andrew Lownie, agente letterario inglese
Se poi il libro non vende sarà difficile vendere quello successivo, perciò noi diciamo al cliente: “Noi cerchiamo di creare il vostro profilo e questo libro è meglio di no”. Altrimenti escono dall’agenzia. E’ tutto basato sulla fiducia e se non ti ascoltano non ha senso perché noi conosciamo il mercato e bisogna fidarsi di noi. Se fate un self publishing che poi non vende avete rovinato la vostra carriera. Siamo professionisti e in questo io sono tiranno: “Se non vi fidate, allora non avete bisogno di un agente”.

Maria Paola Romeo
Mi è successo due volte ultimamente e ho pensato: “E io allora che ci sto a fare?” Ma poi ne abbiamo parlato e così magari si trovano delle soluzioni. Dovete parlare con gli agenti della vostra strategia. Il dialogo è fondamentale.

Christine Witthohn, agente letteraria
Diventiamo un team. Se loro hanno successo io ho successo. Devono dirmi cosa fanno con il self publishing e poi io guadagno con i diritti secondari. Faccio un investimento sugli autori che sono i miei soci. So che devono anche sfamare una famiglia.

Vicki Satlow

Vicki Satlow, agente letteraria
Non ho ancora avuto clienti che hanno fatto il self publishing escludendomi e non so se mi piacerebbe. Mi sentirei esclusa e obsoleta. Non so… dovremmo parlarne.

Traduzione, legata al self publishing

E’ quella in cui lo stesso autore ingaggia il traduttore per proporsi sul mercato internazionale. Si parte da un dato: in Europa l’80 per cento dei titoli sono tradotti eppure i soldi non arrivano mai agli autori. Athina Papa e Edy Tassi parlano del nuovo paradigma di traduzione, basato sul lavoro di squadra di colleghi uniti in cooperative, che prevede diverse revisioni ed editing.

Edy Tassi
Se prima si diceva che l’autore migliore per un traduttore è l’autore morto, ora non è più così. Oggi è bello avere un confronto.

Athina Papa
Un buon traduttore dà tanti problemi perché, tanto per cominciare, non siamo abituati a cercarlo e poi non conosciamo la lingua, quindi bisogna avere fede. Ma investire 10 mila dollari in una traduzione è un buon investimento. Però non basta tradurre per avere successo. Bisogna avere un piano prima di farlo e prevedere un rendimento.

Edy Tassi

Ma a questo proposito la maggior parte degli editori e degli agenti nicchia. E’ inutile puntare al mercato globale. I titoli italiani tradotti sono molto pochi: Elena Ferrante, Camilleri e pochi altri. Sono solo il 2 per cento e vendono poche copie. Per quanto riguarda i generi, come Chick Lit e Romance, è difficile trovare spazio all’estero perché ogni paese ha già i suoi scrittori. Perciò prima di pensare al mercato straniero, un romanzo facciamolo funzionare qui.

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

  1. A me sembra che chi se ne intende, fuori dall’Italia, sa quale sia il potenziale del mondo digitale e della promozione. Risposte come quelle di Chiara Ferrari mi sembrano sconvolgenti. Autore ed editore dovrebbero farsi da spalla nella promozione: vendere è il fine per entrambi, in fondo. Sentir dire che bisogna tagliare i titoli e, a maggior ragione, il marketing è inammissibile. Vero, forse viene pubblicato troppo, ma che senso ha porsi il problema della promozione se poi non si è disposti a farla? In che modo vorrebbero vendere, in alternativa?

    1. Basandomi su quello che è stato detto a Matera, Bruna, mi pare che il punto non sia che gli editori non vogliano fare la promozione, quanto che non hanno i fondi per farla. Per questo incoraggiano l’autore ad avere un atteggiamento più intraprendente e imprenditoriale. D’altro canto le opinioni e gli atteggiamenti a questo proposito differiscono. E’ vero che i titoli sono troppi: il self publishing permette a chiunque di pubblicare ma questo ha portato a un abbassamento della qualità. E poi anche se non sono gli editori a tagliare i titoli è il mercato che lo fa.

  2. Pubblicare un libro, soprattutto se bisogna anche tradurlo dalla lingua originale, è decisamente costoso. Ora lo so perché ho partecipato ad una interessantissima iniziativa di produzione dal basso. Mi rendo conto, dunque, che avere i fondi per la promozione possa essere, talvolta, complicato. Nonostante questo, mi chiedo perché tante perplessità sulla promozione, perché essa funziona, anche sul web, purché sia fatta con criterio e senza credere ingenuamente che in una settimana si ribalti lo stato delle cose. Bisogna essere organizzati e strategici, c’è poco da fare. Per quanto riguarda le pubblicazione, penso che non si può vietare ad uno scrittore in erba di pubblicarsi: per l’appunto, il mercato di pensa a stroncarti oppure no. Posso dire che, attualmente, da lettrice incallita, resto attratta dai grandi nomi e dalle grandi case editrici, ma sono altrettanto attirata dalle piccole realtà che donano perle, come se fossero ostriche. In tal caso, è proprio un peccato non promuovere questi talenti!

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