Come accade che il tempo che abbiamo vissuto diviene la nostra vita?
Gli anni di Annie Ernaux

Pippo OnoratiLa presentazione de’ Gli anni, all’interno di Più Libri, a Roma, era nata sotto i migliori auspici. Una lunga fila attendeva fuori dalla sala Diamante, dove si stava svolgendo l’incontro con Erri De Luca, anche quello parecchio affollato. Finalmente loro escono e noi entriamo, la sala è gremita, molti restano in piedi. Oltre alla scrittrice Annie Ernaux, classe 1940, che dunque ha 75 anni, sono presenti il suo traduttore Lorenzo Flabbi, che per l’occasione le fa da interprete, e Marcello Fois.
Sarà che questo è un libro insolito e dunque non è facile parlarne, ma tra la lettura di Sonia Bergamasco – che “ha il capo sulle spalle come un lume” e legge dei lunghi pezzi con cadenza monotona e drammatica – e gli interventi di Marcello Fois, vagamente irreali, a poco a poco la gente ha cominciato ad alzarsi e ad andarsene. L’impressione è che si sia trattato di un dialogo tra sordi.

Marcello Fois
Inizierò da Il posto (il precedente libro della Ernaux). A metà dell’ottobre del 1988 mi chiamarono a Bologna, da Nuoro, in Sardegna, per chiedermi di tornare velocemente a casa perché mio padre era sul punto di morte. Io ho fatto i bagagli, ho preso un aereo terribile, perché era un volo veramente periglioso, e sono arrivato in Sardegna. Ero appena laureato, già cominciavo a pubblicare qualcosa, avevo finito gli studi abbastanza bene. Molti anni dopo, per le strane vie dell’editoria italiana esce Il posto: da noi nel 2014, in Francia nel 1984, il che la dice lunga su quanto i bei libri riescano con tenacia a trovare la loro strada. La verità è che il libro di qualità sopravvive a tutto e che molti libri sono scomparsi perché evidentemente meritavano di scomparire. Quindi nel 2014 mi imbatto in questo libro che racconta in tutto e per tutto la mia storia.

Già qui vediamo i primi sguardi spiazzati: come fa il libro della Ernaux a parlare della morte del padre di Marcello Fois?

IMG_2889Fois
Vi sto raccontando questo libro attraverso la mia storia personale perché credo che il motivo della meraviglia del sistema Ernaux è che si possa raccontare il mondo partendo dalla propria intimità. Lei sembra una scrittrice completamente spudorata che mette in piazza la propria intimità, ma in realtà non è così. Qui stiamo parlando della condizione che ognuno di noi ha nei rapporti con la storia, con quello che capita, con quello che succede. Questa forma di elencazione, di tassonomia che avete sentito dalla lettura di Sonia Bergamasco, è la struttura mobile, lo sviluppo de’ Il posto che diventerà Gli anni.

annie-ernaux-les-anneesGli anni è apparentemente un non romanzo che contiene dentro una miriade di romanzi, tutti molto francesi: questo la dice lunga sul rapporto che i francesi hanno con la loro struttura portante. Io penso a Gli anni scritto da un italiano, in cui l’elenco degli scritti stranieri sarebbe più lungo di quello dei libri italiani, invece ne’ Gli anni c’è: “l’imperfetto di Flaubert”, “la minuzia di Proust”, “il distacco di Barthes”, “l’impulso tassonomico di Perec”. Si parla pochissimo di Perec ma secondo me è un autore fondamentale per quel periodo. E poi c’è la capacità di costruire una storia collettiva, il “noi” che è proprio di Simone De Beauvoir, di quella generazione lì.

E’ quel tipo di linguaggio che nel 1973 c’era in Storia di un impiegato di Fabrizio De André. Lì De André inserisce un pezzo che si chiama La canzone del maggio che lui prese in prestito dalla cantautrice francese Dominique Grange: Chacun de vous est concerné. Questo era il pezzo: “Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”. Fabrizio De André era del ’40 e Dominique Grange è del ’40. Gli anni inizia con la nascita dell’autrice, anche lei del ’40. Devo cambiare pusher, oppure alla base di questa ricerca esiste questa connessione?

IMG_2720Annie Ernaux
Io mi ritengo l’erede della letteratura francese che ho studiato e che ho insegnato per tanti anni come professoressa di lettere. E’ vero che mi sono nutrita di Flaubert. Proust è riuscito a fare qualcosa di straordinario. Io non sono Proust ma mi sono dovuta interrogare su come accogliere una sfida che Proust aveva lanciato. Mi sono chiesta: qual è la forma? Ed è una risposta che vale anche per Flaubert. Flaubert dice che non c’è che una forma per un libro e bisogna trovarla. Barthes è diverso. E’ vero che spesso si è parlato di Je me souviens, di Mi ricordo di Perec, a proposito de Gli anni, che è una lunga lista tassonomica di ricordi apparentemente scollegati gli uni dagli altri. Se n’è parlato anche per l’elemento della memoria, ma in realtà quello di Perec non è lo stesso processo. Io mi sento abbastanza distante da quel libro. Non si tratta semplicemente dei miei ricordi, io ho voluto risalire Gli anni attraverso una storia collettiva. Più ci penso, più mi accorgo che, almeno per quanto mi riguarda, scrivere è soprattutto una sorta di riflessione sulla scrittura, di riflessione sulla politica, sulla politica della scrittura. Io non sono una scrittrice spontanea. Gli anni hanno richiesto molta, molta riflessione. Infine per quanto riguarda Simone De Beauvoir è sicuramente una figura molto importante nella mia vita, ma lo è molto meno nel mio libro.

A. ERNAUX, Gli anni, L'OrmaFois
Ma chi è uno scrittore spontaneo? In genere chi ha scritto più libri di quanti ne abbia letti. Se uno ha letto abbastanza non può essere spontaneo per forza di cose. Vorrei farle una domanda che mi sembra importante per questo libro: c’è una differenza tra mutamento e cambiamento?

Si sente qualche brusio tra il pubblico, non si capisce, perciò Fois aggiunge:

Lo spiego meglio. Qual è il rapporto tra quello che muta, come i vari tipi di supporto, i dischi, il mangiadischi, che sono diventati qualcos’altro, e quello che resta?

Annie Ernaux
Mi si pongono delle domande che per me sono totalmente nuove e quindi ci devo pensare. Gli oggetti nella foto sono uno spaccato di un momento e poi cambieranno e si rinnoveranno. Penso che ci sia una costante mutazione. Le cose continuano sempre a muoversi. Da una parte c’è la tradizione che è immutabile e dall’altra c’è ciò che avanza e questo è la nostra vita.

IMG_2906Fois
Lo scrittore non ha come dovere deontologico di sorprenderci con effetti speciali, di raccontarci quello che non abbiamo mai sentito, la mia impressione è che i grandi scrittori facciano esattamente l’opposto, che ci pongano la domanda che adesso io pongo ad Annie: ma siamo veramente noi che abbiamo passato quegli anni e non ce ne siamo accorti, oppure no?

A questo punto la mia vicina che durante tutto il resto del tempo ha trattenuto un certo disappunto, commenta: “Spirito di Marzullo esci da questo corpo!”

Annie Ernaux
Il mio è innanzitutto un lavoro di memoria, di cogliere ciò che è stata la specificità di quel tempo. Ma perché quella cosa e quell’altra invece no? Perché è rimasta lì nella mia memoria? Il mio modo di conoscenza del mondo è attraverso le sensazioni. Io sto pensando e a un certo punto mi rendo conto che il movimento della bicicletta è il movimento della vita in quel momento. Poi faccio un salto, arrivo alla fine del libro negli anni Duemila e mi rendo conto ad un tratto che il clic del computer è il movimento della vita e queste sono cose che ho sentito, che ho percepito in prima persona. Io devo scrivere lentamente, non mi lascio andare alla scrittura, non mi lascio andare alle cose. Ci sono le parole che si depositano sopra alle cose in un processo che è un processo di immersione.

Fois
Alcuni autori è meglio non conoscerli, altri autori è assolutamente meglio conoscerli come nel caso di Annie Ernaux. Lei rappresenta quello che effettivamente deve fare uno scrittore per la società in cui vive. Io sposo il suo concetto che non esista una scrittura che non sia politica. La scrittura qualunquista è il massimo della scrittura politica in un paese che non ha più la politica, quindi fate i vostri conti.

annie-ernaux
Annie Ernaux

Così si conclude la presentazione. A Fois risponderei: sì, è meglio cambiare pusher. Infine vorrei citare tre frasi che mi fanno venire voglia di leggere Gli anni. Si tratta delle due epigrafi scelte dall’autrice che mi pare lo raccontino bene. La prima è di José Ortega Y Gasset:

Abbiamo solo la nostra storia ed essa non ci appartiene.

La seconda è di Anton Cechov:

Sì. Dimenticheranno. E’ il nostro destino, non ci si può fare nulla. Ciò che a noi sembra serio, significativo, molto importante, col passar del tempo sarà dimenticato o sembrerà irrilevante. Ed è curioso che noi oggi non possiamo assolutamente sapere che cosa domani sarà ritenuto sublime, importante e che cosa meschino, ridicolo […] E la nostra vita, che oggi viviamo con tanta naturalezza, col tempo apparirà strana e scomoda, priva di intelligenza, non sufficientemente pura, forse addirittura immorale.

La terza è:

Come accade che il tempo che abbiamo vissuto diviene la nostra vita?

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

  1. molto divertente la cronaca letteraria dell’incontro con Annie Ernaux. Ma sono soprattutto le tre epigrafi che mi fanno venir voglia di leggere Les années.
    cesare

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