Meglio il self publishing o gli editori?
L’autore ibrido

Si potrebbe pensare che si autopubblichi solo chi non ha ancora trovato un editore, ma oggi non è più così. Se sia meglio il self publishing o un editore non è più una scelta evidente. Perciò l’abbiamo chiesto a 5 autori ibridi. Il primo, Riccardo Bruni, un autore di gialli, candidato al Premio Strega con La notte delle falene, sta facendo parlare di sé perché è la prima volta che un auto pubblicato viene candidato allo Strega.

“Tanto per chiarire La notte delle falene non è un self publishing, è stato pubblicato da Amazon Publishing, un editore che da dicembre è attivo anche in Italia. Il mio libro è stato uno dei primi quattro che hanno pubblicato. Però io vengo dal self publishing. Lavorando come self ti trovi a occuparti di tutta una serie di cose che devi imparare a gestire, dal cercarti un buon editor, fino alla grafica della copertina, mentre con un editore ci saranno dei professionisti che cureranno quegli aspetti. Il primo libro che ho autoprodotto superando tutti i vari passaggi è Zona d’ombra alla fine del 2012. Nei primi due, tre mesi, ha venduto qualche migliaio di copie che mi hanno fatto subito salire in classifica. Ti ritrovi accanto a Grisham e lì ti rendi conto che nell’editoria qualcosa è cambiato.

Poi il romanzo è stato pubblicato in cartaceo dalle Edizioni Anordest, quindi in libreria ha un editore e in digitale è un self publishing. Anche Il leone e la rosa è nella stessa situazione. Amazon Crossing lo ha tradotto e a ottobre è uscito in America e nel mondo anglofono, poi a maggio uscirà in tedesco. Perciò in italiano è un self publishing KDP (Kindle Direct Publishing), mentre in inglese e tedesco ha una vera casa editrice. In America sta facendo buoni numeri sia in cartaceo che in digitale. Ho pubblicato anche una raccolta di racconti che è al cento per cento self publishing, visto che in Italia le case editrici di racconti non ne vogliono sapere.

kindle direct publishing
Kindle Direct Publishing

La scelta dell’autore ibrido è interessante perché ci sono piccoli editori che non pubblicano ebook, perciò io che avevo pubblicato migliaia di copie in ebook, mi sono tenuto i diritti del digitale. La grande novità con la distribuzione digitale è la consapevolezza, nel momento in cui ti metti a scrivere, che se arriverai o meno alla pubblicazione adesso dipende soltanto da te. Non da un redattore o da una scheda di valutazione. Dipende da te, perché puoi decidere di produrti il libro per conto tuo. E questa cosa è grandiosa per uno che scrive”.

Giulia Beyman
Ha scelto il self publishing e ha fatto bene, visto che il suo ebook Prima di dire addio, primo volume di una serie mistery, è stato il più venduto su Amazon nel 2014 ed è nella classifica dei più venduti nel 2015.
“Non avevo più voglia di passare il mio tempo ad aspettare. Per questo ho deciso di essere un’autrice Indipendente. Amo troppo il mio lavoro per considerarlo concluso dopo aver scritto la parola ‘fine’ sull’ultima pagina”.Beyman-WordsintheDark-20260-CV-FT-V3 copia
In seguito la Beyman ha pubblicato un ebook romance con Rizzoli You Feel. Quindi Amazon Crossing, che si occupa di traduzioni di best seller, le ha proposto di tradurre Prima di dire addio in inglese e tedesco. A questo punto ha fatto tradurre a sue spese anche il secondo volume della serie, in inglese. Di recente ha avuto la proposta di una casa editrice che lo sta traducendo in turco. Dice Giulia: “Le innovazioni tecnologiche degli ultimi anni hanno aperto delle opportunità incredibili per chi ha deciso di fare questo folle mestiere. Non credo ci sia mai stato prima, un periodo più favorevole per uno scrittore. E se non bastasse, penso che sia sempre un’ottima idea quella di non mettere tutte le mele nella stessa cesta.” Le piattaforme self che ha utilizzato sono Amazon, Kobo, Google Play e IBookstore (Apple).

Flumeri & Giacometti
Sono una coppia di scrittrici che prediligono la commedia romantica ma non solo.
“Ci piace sperimentare, da sempre. Ci siamo cimentate in tanti tipi di scrittura e ogni volta abbiamo imparato qualcosa. E’ vero, abbiamo una casa editrice importante, Sperling & Kupfer, che continua a pubblicarci e vende i nostri libri sul mercato estero, quindi perché tentare il percorso inverso e passare da pubblicate a self-published? Perché riteniamo che essere autrici ibride sia il modo giusto per esprimere le proprie potenzialità. Come per il cartaceo e il digitale, una cosa non esclude l’altra, piuttosto sono complementari. Per noi che abbiamo trascorsi di sceneggiatrici di serie tv, l’idea di scrivere Margherita's Notebookuna serie era in programma da tempo, ma sappiamo quanto siano lunghi i tempi di pubblicazione di una casa editrice. Con l’uscita (il prossimo luglio) del nostro romanzo L’amore è un bacio di dama. in America con Simon & Schuster, abbiamo pensato: quale momento migliore per realizzare finalmente una serie e auto pubblicarla anche in inglese? E’ una bella sfida. Anche perché col self publishing bisogna dimostrare ai lettori di essere altrettanto professionali. Angelica, il primo volume del nostro Stuntlove, da quattro mesi è su tutti gli stores online e sta carburando. Il secondo romanzo è previsto per l’estate, poi entro l’anno ci sarà il terzo e allora potremo fare un bilancio. Ma, indipendentemente dal risultato, ne sarà valsa la pena.

Carlo Animato,
Vincitore dell’ultimo Io Scrittore, ha sgominato ben 3584 concorrenti con il giallo storico Lo spacciatore di reliquie (non ancora pubblicato).
“Voglio portarvi un esempio pratico, che è stato la mia iniziazione al self-publishing a seguito di un’esperienza odiosa con una casa editrice odiosissima. Nell’anno di grazia 2010 un editore nazionale, ma romanocentrico, mi commissiona un romanzo sulla fine del mondo secondo la profezia maya, ambientato rigorosamente nell’Urbe. Ho un contratto di opzione, ricevo una caparra (che più o meno corrisponde ai miei diritti d’autore per le prime 2000 copie vendute), lo scrivo e lo consegno. Il caporedattore che, bontà sua, mi farà da editor se lo terrà nel cassetto per un anno intero. A fine 2011, svegliatosi dal letargo, e complimentandosi per il mio capolavoro, in una sola settimana mi manda le correzioni, mi chiede il testo per la quarta di copertina, foto e note bio-bibliografiche, “perché fra un mese dobbiamo uscire!”. C’è già la copertina, il codice isbn e almeno un migliaio di richieste in prevendita. Vengo passato a un sottoposto per le “ultime cose” e questo editor mi blocca l’uscita perché a lui invece non piace. Così il caporedattore si tira indietro, il libro salta, mi restituiscono i diritti e mi tengo la caparra, ma siamo ormai entrati nel famigerato 2012, nel cui dicembre dovrebbe avverarsi o meno la visione apocalittica in questione. Come farò a trovare un editore che me lo accetti in un paio di mesi? Maledico quei brutti ceffi dal doppio cognome, annoto che la cattiva fama dell’anno bisestile trova conferma e decido di stamparmelo da me.

Computer e fogliMi rivolgo a un amico grafico per la copertina e affronto impavido l’inesplorato mondo del self-publishing, creando un cartaceo e un ebook. Ma nonostante gli sforzi per tener basso il prezzo, scegliendo un corpo non grande ma comunque leggibile, un formato medio e una copertina morbida, 418 pagine sono sempre tante e la signorina Lulu (mia partner in quest’avventura…) me lo impone a listino al prezzo di 19 euro. Ove si consideri il costo della spedizione, a carico del lettore che l’avesse ordinato on line, il mio Roma Kaputt Mundi sarebbe costato 25 euro, un prezzo fuori logica e fuori mercato. Il romanzo ha il suo fascino e poi è una mia creatura, ma anche l’ebook a 5 euro, persino a me che sono l’autore pare eccessivo.
E allora, il mio giudizio su questa esperienza? Che se ormai non rimpiango più l’uscita in cartaceo a 9.99 presso quell’editore, il mio primo tentativo “in solitaria” non mi ha soddisfatto, né gratificato. Ricordo solo che molti amici, incapaci o refrattari all’acquisto in Rete, non han letto il mio romanzo perché “in quale libreria si vende?”, oppure “no, io gli ebook non li sopporto”, ovvero “non acquisto niente su Internet”. Forse sono solo scusanti, o forse il mercato libresco on line – almeno nella mia cerchia – è ancora retrogrado e legato a vecchi schemi. Così se un libro non è fisicamente in libreria per molti non esiste!”

Le royalty
Visto che nessuno parla di soldi, lo farò io. Sulla scelta “editore versus self publishing” influisce anche un fattore prettamente economico.
Pubblicando con un editore, la percentuale del prezzo di copertina che arriva allo scrittore, varia dal 5 all’8 per cento per il cartaceo (forse può crescere ancora un po’ se aumentano le vendite). Per gli ebook è un po’ un far west e non c’è uno standard: si va dal dal 5/8 per cento, al 20/25 per cento. In questo caso l’editore dovrebbe comunque riconoscere all’autore una percentuale più alta perché non ci sono spese di stampa.
Invece con il self publishing la percentuale che finisce nelle tasche dell’autore è del 60 per cento sui libri di carta (escluse le spese) e del 60-70 per cento sugli ebook. Senza contare che con il self publishing tutti i giorni sai quanti libri hai venduto e i diritti d’autore ti arrivano ogni mese, mentre con un editore i soldi arrivano – se arrivano – una, due volte all’anno.

Pubblicato da

Tiziana Zita

Tiziana Zita

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di fiction per la tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

4 pensieri su “Meglio il self publishing o gli editori?
L’autore ibrido”

  1. Non ho molte informazioni del SELF PUBLISHING. Adesso che ho letto questo articolo mi aggiornero.
    Grazie.

    SILVIA TOMASELLI CLEMENTI

  2. Credo che gli autori in generale siano anche stanchi delle regole del mercato editoriale. Che, diciamo la verità, non è proprio in armonia con la creatività e la passione per la scrittura. Salvo, ovviamente, per coloro che scrivono per far soldi (ammesso che si possa farne vendendo libri).

    Naturalmente anche il self-publishing ha i suoi lati criticabili e critici

  3. Condivido le osservazioni di Carlo Animato sull’atteggiamento, l’essere prevenuti sull’editoria on line… anch’io ho pubblicato un ebook, solo uno sfizio visto che si tratta di una commedia teatrale, ma l’atteggiamento verso l’ebook è stato identico, anche da parte di persone che vivono a 360 gradi nel mondo della scrittura, dell’informazione. Può darsi, come afferma sempre Carlo Animato, che sia stato solo un pretesto per non comprarlo. Per fortuna, altri “esperimenti” citati nell’articolo, hanno avuto ottimi risultati.

    1. Dunque Giovanna, i dati dell’Aie (Associazione Italiana Editori) dicono che nel 2014 ci sono nel nostro paese 5 milioni di lettori di ebook e che questi sono l’8,7% dei lettori di libri. Ovviamente la percentuale sale tra i giovani che leggono in digitale più degli altri.
      Così puoi farti un’idea.
      Insomma già in Italia i lettori sono pochi, poi i lettori di ebook sono una fetta ancora più magra, ma tuttavia importante. Ad esempio sono convinta che molti dei lettori di ebook siano lettori forti. Credo anche che l’ebook sia uno strumento fantastico proprio per gli anziani: possono ingrandire le lettere, è leggero (per chi soffre di atrosi), è illuminato (ma non retroilluminato 😉 ) e se non ti ricordi chi è quel personaggio basta usare il “cerca” e trovi subito tutte le volte che è apparso. Perciò lo vedo molto adatto per gli anziani, solo che la maggior parte di loro non lo sa e tendono ad essere pieni di pregiudizi perché pensano che sia complicato (invece non lo è) e perché tutti hanno un rapporto vagamente “feticistico” con l’oggetto libro.

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