Monuments Men. Missione Italia

Danae Tiziano
Tra i capolavori recuperati dai Monuments Men c’è Danae, un dipinto di Tiziano realizzato nel 1545 e conservato nel Museo nazionale di Capodimonte.

La distruzione di Palmira è stato uno degli eventi più drammatici della storia dell’arte in aree di conflitti bellici. Monumenti con più di duemila anni alle spalle, rasi al suolo programmaticamente per dimostrare la presunta superiorità di una convinzione rispetto al resto del consesso mondiale. Un direttore, appassionato del suo lavoro, che si rifiuta di rivelare l’ubicazione di reperti che, venduti al mercato nero, potrebbero finanziare ulteriori devastazioni. Che sacrifica la propria vita per la salvezza della Cultura. In Italia, dove giustamente siamo tutti pronti a levare gli scudi in difesa del nostro patrimonio millenario, queste notizie hanno fatto commuovere, indignare, infuriare. Sono forse state la spinta decisiva a portare alla creazione dei cosiddetti Caschi Blu della Cultura, un gruppo di esperti italiani pronti a recarsi in zone di guerra per salvaguardare opere d’arte e monumenti, nella convinzione che essi appartengano all’umanità intera e come tali vadano preservati per le future generazioni.

L’iniziativa dell’Unesco può forse apparire innovativa, se non rivoluzionaria. Eppure, poco più di settant’anni fa, un gruppo simile esisteva già e si trovava a operare proprio in Italia e nel cuore dell’Europa devastata dalla Seconda Guerra Mondiale. Un manipolo di uomini che abbiamo imparato a conoscere grazie a Robert M. Edsel, autore di Monuments Men, di cui ritroviamo il piacevole tocco in Monuments Men. Missione Italia.

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Quello che resta del sito archeologico di Palmira

Se nel volume precedente i soldati Alleati della MFAA (Monuments, Fine Arts and Archives), la sezione attiva tra 1943 e 1951, erano alle prese con il fronte francese e tedesco, qui l’attenzione dello storico è tutta sull’Italia. Che la Penisola si sia meritata un volume a parte non deve stupire: tanto per cominciare, l’importanza, la diffusione e la quantità del nostro patrimonio storico-artistico è forse un unicum al mondo. Inoltre, dal punto di vista puramente storico, le vicende della Seconda Guerra Mondiale in Italia furono particolarmente pregnanti e complesse.

Lo scenario politico, con la scissione fra governo italiano e Repubblica di Salò, e la conseguente occupazione tedesca, creava un panorama in continuo mutamento non solo per l’avanzata dell’esercito Alleato. Ed era in questo quadro, con gli alleati che divenivano nemici nell’arco di un giorno, che la salvaguardia dei beni artistici, dei monumenti e degli archivi doveva essere messa in atto.
Le vicende raccontate da Edsel sono tante e sono solo quelle più eclatanti. Come la sorte del Cenacolo di Leonardo, di cui gli ufficiali della Monumenti non ebbero notizie certe praticamente fino al loro arrivo a Milano nel 1945, quando seppero che era stato risparmiato per miracolo dalla bomba precipitata nel chiostro del convento di Santa Maria delle Grazie.

Recupero La dama con l'ermellino
A sinistra i Monuments Men Frank P. Albright e Karol Estreicher riportano ‘La dama con l’ermellino’ di Leonardo.

Il libro segue i vari fronti a partire dallo sbarco in Sicilia, dove a essere a rischio erano soprattutto templi e chiese e dove sbarcò il primo ufficiale della Monumenti sul campo, Mason Hammond, docente di Harvard prestato all’esercito. I Monuments Men, che a fine 1943 erano meno di dieci, risalirono la penisola italiana insieme alle truppe alleate in una sorta di sfida impossibile contro il tempo, i tedeschi e la scarsità di mezzi. Già a Napoli presero atto di quello che li aspettava: una banda di soldati nazisti diede infatti fuoco a una villa dove erano custodite temporaneamente le opere del Museo Filangieri e degli Archivi di Stato napoletani. Le perdite inclusero opere di Van Eyck, Botticelli, Pontormo, oltre a ottantacinquemila documenti. Perdita che fu sfiorata miracolosamente a Cassino, dove i tedeschi avevano trasferito i capolavori del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, di Capodimonte e del Museo di San Martino.

Oil on Wood 54.8 x 40.3 cm
La dama con l’ermellino. Leonardo da Vinci

La sanguinosa battaglia di Montecassino, che tenne ferma l’avanzata alleata per mesi, si risolse con il bombardamento e la distruzione del monastero da parte degli stessi alleati. Un’azione che ebbe un impatto fortissimo sull’opinione pubblica e che avrebbe oltretutto potuto causare la perdita di opere come La Flagellazione di Cristo del Caravaggio. E qui si ha un esempio della complessità della situazione politico-militare in Italia negli ultimi, convulsi anni della guerra: le pressioni del Vaticano sui tedeschi ebbero la meglio sulle intenzioni della Divisione Göring, ansiosa di donare i tesori napoletani al proprio titolare, Hermann Göring. Le casse di opere d’arte furono portate a Roma dai tedeschi e poterono quindi essere messe in salvo appena in tempo. Il trasferimento fu facilitato dalla delicata operazione diplomatica, messa in atto da una figura controversa, quella del generale Karl Wolff, capo supremo delle SS in Italia e in seguito leader de facto della Repubblica Sociale Italiana. Edsel mostra abilmente tutta l’ambiguità del personaggio, tanto corrotto e profondamente nazista, quanto desideroso di risparmiare fin dove possibile le bellezze italiane.

Fu anche grazie a lui che la collezione degli Uffizi, inseguita tenacemente per tutta la penisola dal Monument Man Fred Hartt, non lasciò il confine italiano, arrestando la sua risalita verso la Germania a San Leonardo, nei pressi di Bolzano. Ma fu Hartt a dover fronteggiare per l’MFAA l’emergenza rappresentata da una Firenze appena liberata, con i suoi bellissimi ponti distrutti dall’esplosivo tedesco. Unico sopravvissuto fu il Ponte Vecchio, probabilmente per volere dello stesso Hitler, innamorato di Firenze ma non abbastanza da impietosirsi per il suo destino.

Il ruolo dei Monuments Men fu insomma fondamentale e una qualunque visita in un qualunque museo o sito italiano può ricordarcelo. E’ il caso del Camposanto di Pisa, gravemente danneggiato dai bombardamenti alleati: se c’è ancora qualcosa da ammirare, degli originali millecinquecento metri quadrati di affreschi del Trecento e del Quattrocento è merito anche di uno di loro, Deane Keller. Fu lui a coordinare ingegneri alleati e italiani ed esperti di affreschi per creare una copertura che permise di salvare il salvabile.

Bacco
Bacco, Michelangelo Buonarroti

Totalmente disinteressata e appassionata fu poi l’azione di diversi funzionari italiani, come Giovanni Poggi, il soprintendente alle Gallerie di Firenze, Arezzo e Pistoia, pioniere nelle azioni di tutela, sempre in prima linea nella difesa del patrimonio toscano. Uomini che si adoperarono per proteggere i beni loro affidati da razzie, bombardamenti e rappresaglie, spesso rischiando la vita.

Nelle mani di Edsel l’inseguimento delle collezioni, trasferite avventurosamente da una parte all’altra d’Italia, assume i contorni di una spy story o di un thriller, dove il brivido viene al pensiero di quali capolavori avrebbero potuto sparire per sempre. E alcuni, purtroppo, risultano effettivamente ancora dispersi: alla fine del libro ne troviamo una lista, mentre una più completa si trova sul sito della Monuments Men Foundation.

Vale la pena dare un’occhiata, per rendersi conto di come ci sia ancora tanto da recuperare, ricostruire e di cui tramandare il ricordo. Perché è la memoria e la consapevolezza che su essa si basa, che può salvare il nostro futuro, ieri come oggi, in Europa come nel mondo.

Prima di approdare alla Minerva Auctions, sono stata assistente in una galleria d'arte a Via Margutta, guida turistica e stageur fra musei, case d’asta e la rivista ArteeCritica. Vivo circondata dai libri, vado al cinema più spesso di quanto sia consigliabile e viaggio appena posso.

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