Book Club su Lavoro a mano armata
di Pierre Lemaitre

Lo scrittore di gialli Enrico Pandiani è stato nostro ospite nel book club su Lavoro a mano armata, un thriller di Pierre Lemaitre. La formula “book club con scrittore” (più mozzarelle di bufala e salame) è stata molto interessante e sicuramente da ripetere.
Per saperne di più del romanzo cliccate qui. Quella che segue è la nostra discussione. Un’avvertenza prima di andare avanti: è tutto inevitabilmente spoiler.

Monica
Io lavoro in un’azienda che si sta ridimensionando. Continuano a decimarla anche in queste settimane. Avviene in modo costante ma low profile: goccia a goccia, trattativa individuale. Tre anni fa eravamo in una sede dove c’erano più di 300 persone. Due anni fa ci hanno trasferiti in una palazzina molto più piccola ed eravamo poco più di 100, adesso saremo meno di 90. Questo vi dà un’idea. Trattative individuali modulate in modo che la cosa non abbia risonanza. Quindi non sono riuscita ad arrivare al capitolo 14, che è quello in cui cambia il punto di vista. Mi sono sentita troppo coinvolta nella prima parte e ho somatizzato. Mi sono detta: se continua su questa piega non ce la faccio a proseguire.

Alessandra
Io l’avevo letto un anno fa e avevo detto: mamma mia che tragedia! Ma ora l’ho riletto a rovescio e così è un libro molto positivo.

Monica
Be’ in realtà finisce male: lui è ricco e solo. Il lieto fine non c’è.

Enrico
Dipende… ti ritrovi con 13 milioni di euro e senza moglie.

Elena
Lemaitre fa delle costruzioni narrative, ha delle invenzioni che ti chiedi: ma come le avrà pensate? Crea delle trame pazzesche: è geniale.

Tiziana
Voi non lo trovate divertente? A me sembra che abbia sempre un umorismo di fondo.

Enrico
Un po’ nero come umorismo però.

Franco
Sì, anche nel pezzo iniziale in cui è senza lavoro, viene preso a calci, gli crolla la cucina…

Monica
Ha l’amico matto che vive in macchina…

Jo Nesbø

Enrico
Per me quello è il personaggio più bello ed è il motivo per cui il romanzo non mi è piaciuto perché, secondo me, un personaggio così non lo sacrifichi. Tutta la prima parte mi è piaciuta molto. Mi ha ricordato i romanzi di Philippe Djian. Poi diventa troppo assurdo, una specie di Nesbø. Se ci avesse pensato di più avrebbe potuto risolvere alcune cose in maniera più credibile. Se in carcere ti rompono quattro dita, tu gli dai tutto, subito e non un mese dopo, perché non vuoi che ti spacchino le altre quattro.

Monica
Soprattutto quando esce dal carcere, entriamo nel surreale: ad esempio tutta quella giornata che passa correndo, inseguendo l’altro.

Tiziana
Secondo me lui non vuole essere realistico.

Enrico
E’ ovvio che in un romanzo, i protagonisti devono uscirne in qualche maniera vivi, però ci sono modi e modi. A me non piace quando tutti cascano nella vasca degli squali, gli squali si mangiando tutti i cattivi e tutti i buoni riescono a venire fuori. Di libri così ce ne sono a tonnellate. Secondo me, invece, devi ragionare su come farlo uscire in una maniera credibile. A me piacciono i romanzi verosimili.

Patrizia
Credo che lui abbia voluto fare una forzatura. Tutta la situazione è paradossale. Succede anche nella serie Billions, c’è una simulazione con attori che arrivano e fanno finta di essere l’FBI. Poi alla fine si scopre che era tutto finto.

Enrico
Sì, però se tu fai svestire uno, un economista che sotto ha delle mutandine da donna rosse di pizzo, quello dopo ti querela. Non puoi pensare di fare una cosa del genere. Gli fai fare la pipì addosso dalla paura e poi quello non dice niente?

Tiziana
Sono stati ricattati e hanno dovuto abbozzare per tenersi il lavoro.

Enrico
Ma se ti fanno una cosa del genere gli porti via anche la camicia.

Tiziana
Nella realtà è esattamente quello che è successo perché questa è una storia che è realmente accaduta in Francia, nel 2005.

Enrico
Però sono finiti tutti in galera.

Tiziana
Esatto. Hanno finto che fosse un seminario e sono arrivati nove rapinatori che li hanno tenuti in ostaggio per un’ora e un quarto, sottoponendoli a tortura psicologica. Poi hanno detto: abbiamo scherzato, volevamo testare il vostro sangue freddo.

Enrico
Anche nella simulazione del romanzo, appena entrano sparano a due persone e tu non lo sai che non le hanno ammazzate sul serio. Lì ti dici: poi tocca a me. Da un inizio molto interessante, ironico, molto credibile, a un certo punto il romanzo comincia a sgretolarsi.

Patrizia
Dalla metà in poi diventa sempre più arzigogolato.

Enrico
Questo suo umorismo è molto francese, ricorda Leo Malet.

Tiziana
A me il suo umorismo piace molto.

Leo Malet
Leo Malet

Enrico
Anche la scrittura non è niente male. Poi devo dire che è un francese molto interessante da leggere, c’è tutto un argot.

Patrizia
Ma come fai a chiedere i soldi a tua figlia e darli a un investigatore privato?!

Monica
Lì ancora c’ho creduto. E’ con la figlia avvocato che fa peggio.

Tiziana
C’è la sospensione dell’incredulità.

Elena
O ci entri dentro, o non ci entri. Quante volte succede che delle persone sfruttano i loro affetti?

Fantasma di Cesare
Non mi piace che vada a chiedere i soldi alla figlia, che coinvolga la sua famiglia. E poi lui costruisce tutto il suo piano ipotizzando che le persone selezionate saranno quelle, ma non è per niente detto. Il protagonista mi è antipatico, molto meglio l’amico Charles che vive nella macchina.

Enrico
Uno come Elmore Leonard riesce a fare queste cose essendo credibile. Alla fine quello che succede nei romanzi di Leonard ti sorprende anche di più perché è tutto possibile, invece questo a un certo punto diventa assolutamente inverosimile. E poi comunque alla fine perde tutto. Se avesse inventato un finale in cui lui e Charles riuscivano a fare qualcosa di più credibile insieme…

Elmore Leonard
Elmore Leonard

Tiziana
Questo è il tema di Ci rivediamo lassù. Hai centrato il tema dell’altro suo romanzo. Lì fanno una truffa e la loro amicizia viene prima di tutto.

Enrico
Se hai un personaggio così lo usi. A me Charles è l’unico che è rimasto impresso.

Simona
L’altro collega, Romain, quello che lo ha aiutato al computer e che è un hacker incredibile perché per entrare nell’intranet della Shell (perché è di questo che stiamo parlando) e fregarsi 13 milioni di euro… eppure loro non hanno nessun contatto prima e nessun contatto dopo. Delambre scopre che ha fatto carriera perché lo ha pugnalato alle spalle e neanche ci rimane male perché non è un suo amico, ma poi gli propone l’affare e il personaggio sparisce. Com’è possibile che a uno che a stento conosco e che mi sta pure cordialmente sulle scatole gli dico: “Senti facciamo questo hackeraggio alla Shell e ci prendiamo 13 milioni di euro, poi a te ne do uno”. E l’altro dice sì.

Franco
Be’ se lo vai ad analizzare così…

Enrico
Io ho letto Il cacciatore di teste di Nesbø ed è un libro di un’assurdità totale, molto divertente da leggere. Con la macchina finiscono tutti in un burrone, muoiono tutti quanti i poliziotti, tranne il protagonista.

Pierre Lemaitre
Pierre Lemaitre

Franco
Concordo che cambia proprio il registro. All’inizio sembra quasi una cosa sociologica, poi da reale diventa surreale. Però a un certo punto io mi sono dato una chiave di lettura. Premessa: anch’io lavoro in un’azienda dove hanno mandato a casa metà dei dirigenti e 30 mila persone su 100 mila. I dirigenti con lo stesso sistema che descrivevi, ogni tanto qualcuno spariva e non si sapeva più che fine avesse fatto. 30 mila dipendenti su 100 mila, quindi il trenta per cento. Una grande azienda italiana di cui non avete mai sentito di scioperi, di gente che è stata cacciata, disperazione, urli, strilli perché ci stanno mandando tutti a casa. No, nella più completa pace sociale tu sparisci. Un sacco di volte, specialmente la sera prima di addormentarmi, mi sono trovato a farmi dei film nella testa: ma se dovesse toccare a me? Perché non è un discorso di merito, di bravura, d’onestà. Alla fine è il numero che conta. Allora ti dici: vado lì con una pistola e ne ammazzo qualcuno. E poi? Che succede dopo? Moglie, figli, parenti, chi ti aiuta, chi ti volta le spalle… e cominci a costruirti il film nella tua testa, il che è folle, ma vi garantisco che non sono l’unico. Logo Pagine gialle fisso

Però quelli emarginati dal cattivo, che poi è la macchina societaria, sono capaci di grandi disegni strategici, di trovare le persone giuste: alla fine le abilità giuste stanno dalla parte degli esclusi ed è molto salvifico, molto liberatorio, ma anche molto onirico e poco realistico. E’ come nei sogni ad occhi aperti, continui ad aggiungere elementie e ad aggiustarli, fregandotene della credibilità – io ho immaginato di entrare con una pistola di cioccolato che poi ho mangiato e fatto sparire nel nulla. Quindi io me lo sono finito di leggere, dimenticandomi dell’aspetto credibilità che crolla nelle ultimi parti. E’ come la rivincita illogica su una cosa che pure è illogica: l’azienda che ti butta in mezzo a una strada e si dimentica di te, di tutte le tue abilità, dei tuoi legami, delle tue capacità organizzative e di tutto il resto. Leggendolo così l’ho digerito un po’ meglio.

Simona
Invece il salvatore del sequestro, quello che è stato licenziato da quattro anni e continua ad andare a lavorare da volontario, come se niente fosse, quello mi ha fatto proprio ridere. Manco i giapponesi.

Tiziana
Invece secondo me esiste.

Franco
Pur di evitare l’esclusione dal contesto che ti fa sentire partecipe, alcuni pagano qualsiasi prezzo.

Simona
Per me questo libro è stato un’angoscia totale. Io l’ho letto tutto perché leggo qualunque libro fino alla fine, però veramente non vedevo l’ora che finisse. Anche se a un certo punto diventa fantascienza e quindi mi sono rilassata.

Devo finirloElena
Che il libro cambi rotta forse è anche un modo per farti accettare la sua pesantezza. Lui crea una situazione insostenibile.

Simona
Infatti ci sono rimasta male che la moglie l’abbia lasciato perché a quel punto, sogno per sogno, tanto valeva farlo finire bene. Con Mathilde ricuce ma con Lucie è difficile.

Vincenzo
Mi permetto di dire che il 99 per cento delle persone, inclusi i presenti, davanti a un paio di milioni di euro… invece nel romanzo Lucie rappresenta qualcosa di simbolico molto importante: il senso di verità, di giustizia. Il romanzo descrive la trasformazione, l’evoluzione del protagonista che da scaltro manager diventa scaltro rapinatore, guadagnando un sacco di quattrini, ma inevitabilmente nel fare ciò perde la propria anima, rappresentata da sua figlia Lucie e, soprattutto, da sua moglie Nicole. Non a caso alla fine del romanzo Alain si ritrova solo con la figlia più borghesuccia e attaccata ai soldi, Mathilde, e con il marito di lei, Gregory, un superficiale arrivista. Come in ogni romanzo il protagonista subisce una notevole evoluzione e da rotellina del sistema diventa uno che sta davanti a Dorfmann (il proprietario dell’impresa), cosa che nella vita precedente non avrebbe potuto fare. Il romanzo vuole dire: se vuoi stare alla pari con Dorfmann, devi diventare un grande delinquente.

Enrico
Ma la loro reazione è assurda. Gli rompono quattro dita e poi gli fanno vedere la foto della moglie. Se rivogliono i 13 milioni di euro, pigliano la moglie, la legano a una catinella piena di cemento, le fanno una foto e gli dicono: se tu entro un’ora non ce li dai la buttiamo nel fiume.

Monica
Però la multinazionale è talmente grande che in realtà 13 milioni sono pochi.

Simona
Delambre lo dice, sono tre anni dello stipendio di un dirigente.

Vincenzo
Sento che diverse osservazioni vengono fatte da un punto di vista naturalistico, veristico. E’ ovvio fin dalle prima battute che è un thriller d’azione secondo i canoni più classici del thriller d’azione americano. E’ un romanzo che segue determinati canoni commerciali. L’ambiguità dell’autore, che esprime le classiche critiche di sinistra, ma poi scrive un thriller d’azione nel pieno rispetto delle regole commerciali americane, si ritrova pari pari nel protagonista del romanzo, che da una parte critica aspramente il sistema, tranne poi fare di tutto per trovare un posto al sole in quel sistema.

Enrico
Io trovo tutto il primo pezzo bello, per me è un altro romanzo, scritto in un’altra maniera, come dicevo ha il sapore di un romanzo di Philippe Djian, è più psicologico. Mi aspettavo che andasse avanti così, invece sembra che a un certo punto lo abbia preso in mano un altro.

Vincenzo
Diciamo una cosa, è un romanzo commerciale da leggere sotto l’ombrellone. Non è la letteratura con la “L” maiuscola.

Simona
E’ un thriller…

Gli scrittori svedesi di crime Maj Sjowall e Per Wahloo. Stoccolma 2001
Gli scrittori svedesi di crime Maj Sjöwall e Per Wahlöö. Stoccolma 2001

Enrico
Ma ci sono thriller e thriller. C’è fior di letteratura. Non so se avete mai visto un film degli anni Settanta che si chiama L’ispettore Martin ha teso la trappola con Walter Matthau che fa il detective. Inizia con una strage dentro un pullman di notte, a San Francisco, sono tutti mezzi addormentati. Uno in fondo tira fuori un mitra e li ammazza tutti.

Vincenzo
Mi piace come comincia!

Enrico
Il poliziotto che rideTrent’anni dopo averlo visto, ho scoperto che è tratto da un romanzo di quei due scandinavi, marito e moglie, Sjöwall e Wahlöö, e che si chiama Il poliziotto che ride. Adesso lo pubblica Sellerio. Quello è un bel romanzo al di là che sia un thriller. Secondo me questo aveva tutte le premesse per esserlo perché le prime cento pagine sono molto interessanti, poi diventa un polpettone.

Simona
Tra l’altro c’è una cosa che non ho capito. La Messageries Pharmaceutiques alla fine ritira la denuncia o no?

Vincenzo
Sì, la ritira e dice anche perché: perché Romain è sparito con l’argent.

 

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Nel prossimo Book CLub, a settembre, leggeremo il romanzo Les Italiens di Enrico Pandiani. Se volete partecipare scrivete a [email protected]

Pubblicato da

Tiziana Zita

Tiziana Zita

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di fiction per la tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

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