Sangue sulla Beat Generation
Burroughs uccide la moglie giocando a Guglielmo Tell

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Il movimento Beat nasce a New York intorno al 1950 e i suoi capofila sono Allen Ginsberg e Jack Kerouac. Le sue caratteristiche principali sono ribellione, innovazione nello stile, abbondante sperimentazione di droghe, libertà sessuale, interesse per le religioni orientali, rifiuto del materialismo e rappresentazioni crude della condizione umana: insomma, tutte cose che prima si erano già viste, ma mai tutte insieme. Il termine “beat” assume diversi significati: secondo Kerouac (che, a modo suo, era religiosissimo) intende uno stato di beatitudine; secondo altri, sta per “abbattuto” (dalle droghe e dall’emarginazione), ma anche per “ribellione” o “battito” e “ritmo”, questi ultimi in riferimento alla musica Jazz, in particolare quella di Charlie Parker.

Una delle figure più importanti della Beat Generation, anche in considerazione della sua longevità (è morto a 83 anni nel 1997), è stato William Burroughs, al nome del quale è legato un terribile episodio di cronaca nera risalente al 1951.
Logo Pagine gialle fissoBurroughs era nato nel Missouri da una ricca famiglia di industriali (di calcolatrici meccaniche) nel 1914 e, nonostante tutta una serie di problemi evidenziati prestissimo, dalla bisessualità (prevalentemente omosessuale) alla dipendenza dalle droghe, era riuscito a mettere insieme un ottimo curriculum di studi, laureandosi ad Harvard, prendendo un Master in Antropologia e approfondendo gli aspetti psichiatrici che lo interessavano nella prestigiosa scuola di Medicina di Vienna.
La famiglia, imbarazzata dai suoi comportamenti privati, preferiva che studiasse e risiedesse all’estero, e per questo lo sovvenzionava lautamente. Tuttavia, dopo essersi sposato con una ragazza ebrea croata, Ilse Kappler, al solo scopo di farle ottenere il passaporto per trasferirsi negli Usa e sfuggire ai campi di concentramento, rientrò in patria e per qualche tempo fu ricoverato in un ospedale psichiatrico, in seguito all’auto-amputazione dell’ultima falange di un dito durante quello che definì “un rituale di iniziazione indiano”. Continuò anche dopo a vivere da emarginato, mantenuto dall’assegno che gli inviava la famiglia, sempre più condizionato dalle sue dipendenze da droghe e alcol.
William S. Burroughs and Jack Kerouac, photographed by Allen Ginsberg in his East Village living room, 1953; from ‘Beat Memories: The Photographs of Allen Ginsberg,’ an exhibition organized by the National Gallery of Art and on view at NYU’s Grey Art Gallery until April 6, 2013. The catalog includes an essay by Sarah Greenough and is published by the National Gallery and DelMonico Books/Prestel.
William Burroughs e Jack Kerouac, fotografati da Allen Ginsberg nel salotto di casa sua, nell’East Village, nel 1953.

Nel 1946, divorziato da Ilse, conobbe una giovane e brillante studentessa newyorkese che aveva appena terminato il primo ciclo di studi universitari, Joan Vollmer, nata nel 1923. La Vollmer era già a sua volta divorziata e madre di una bambina, ed era una ragazza attraente e sensuale, dalla mente aperta e i costumi disinibiti. Ambiva a diventare scrittrice e aveva composto delle poesie molto originali. Burroughs ne fu talmente colpito da legarsi strettamente a lei, a dispetto delle sue fortissime inclinazioni omosessuali. La comunione fisica, spirituale e affettiva tra i due, forse fu legittimata da un matrimonio: l’unica prova di questo è un’istanza di divorzio che i due presentarono nel 1951. Intanto, nel 1947, ebbero un bambino, William Jr.: durante la gravidanza, Joan non smise di consumare alcol e droghe, soprattutto eroina, e il figlio nacque con molti problemi di salute, che lo perseguitarono per tutta la sua breve vita. E’ morto a 34 anni, nel 1981, dopo aver subito anche un trapianto di fegato. Scrittore non privo di talento, William Jr. ha lasciato un vivido ricordo della sua infanzia in un romanzo pubblicato nel 1973, Kentucky Ham.

joan-vollmerIn quel periodo, Burroughs, nella sua costante ricerca di droghe e nel tentativo di guadagnare qualcosa lavorando come cronista di nera, aveva finito per stringere rapporti con parecchi criminali e si ficcò anche lui nei guai. Del resto, lui e Kerouac erano già stati arrestati nel 1944 per aver coperto, come testimoni reticenti (in realtà avevano solo cercato di prendere tempo intanto che lo convincevano a costituirsi) un loro amico, lo studente Lucien Carr, che aveva ucciso un suo ex professore con cui aveva una relazione omosessuale, David Kammerer. In più Burroughs aveva alle spalle altre denunce per guida in stato di ubriachezza e per atti osceni in luogo pubblico. Ora rischiava una condanna molto pesante per il coinvolgimento in un traffico di stupefacenti in Lousiana. Per evitare la galera, nel 1951, se ne andò a Città del Messico con Joan e i due bambini.

In Messico, le cose non andarono meglio. I due erano spesso strafatti o ubriachi o entrambe le cose insieme, più Burroughs della Vollmer se dobbiamo prestare fede ai ricordi dei bambini. Frequentavano soprattutto altri sbandati con velleità artistiche e sopravvivevano solo con l’assegno che continuava ad arrivare mensilmente dalla famiglia di Burroughs. Allen Ginsberg, che andò a trovarli, osservò che Joan aveva un aspetto particolarmente disfatto e ipotizzò che Burroughs – che in quel periodo aveva ripreso ad avere relazioni omosessuali – la maltrattasse. Ma la donna, che a sua volta aveva relazioni con altri uomini, sembrava avviata lungo una spirale auto-distruttiva tale da non rendersi più conto di nessun rischio. E’ però possibile che alcuni dei segni che fecero sospettare a Ginsberg i maltrattamenti, tipo la difficoltà a camminare per una vistosa zoppia, fossero in realtà dovuti all’aggravamento di vecchi problemi di salute – la Vollmer aveva sofferto di poliomielite nell’infanzia – per effetto della vita sbandata e dell’abbrutimento.

w-burroughsNel tardo pomeriggio del 6 settembre 1951, all’interno del piccolo appartamento subito sopra un bar americano in cui vivevano, accadde la tragedia.
Burroughs era sempre stato ossessionato dalle armi, aveva anche cercato di arruolarsi nell’Esercito durante la guerra – ovviamente era stato scartato – e girava sempre con una pistola in tasca, una Star 380 automatica. Quel giorno, erano presenti due loro amici, un certo Eddie Woods omonimo del più noto poeta e un altro indicato sempre come Eugene A. Sotto l’effetto di una abbondante bevuta, Burroughs propose a Joan di mostrare agli amici che bravo tiratore fosse, ripetendo la scena di Guglielmo Tell. Senza battere ciglio, Joan, anche lei ubriaca, riempì un bicchiere di cognac e se lo mise in equilibrio sulla testa. I due non distavano più di due metri. Joan si voltò di lato e, ridendo, disse. “Non posso guardare, sai che non sopporto la vista del sangue”.
Eddie Woods, pensando che le schegge in cui si sarebbe ridotto il bicchiere avrebbero fatto uscire fuori di sé la padrona di casa, che forse li avrebbe sbattuti fuori, ebbe l’istinto di allungare un braccio e fermare Burroughs, ma non lo fece nel timore che il colpo così deviato potesse raggiungere Joan.

Invece Burroughs sparò basso e colpì Joan alla tempia.

Eddie Woods riferì che il rumore dell’esplosione suonò violentissimo, che il bicchiere intatto rotolava sul pavimento in cerchi concentrici e che Joan, seduta su una sedia, teneva la testa reclinata da un lato. Fu Eugene A. ad accorgersi del filo di sangue che le colava dalla tempia e a dare l’allarme. Mentre Burroughs si precipitava urlando sulla donna ancora viva, i due andarono a chiamare aiuto. All’arrivo dei soccorsi, Joan Vollmer era in coma e morì nel giro di poche ore.

“William Burroughs, 37 anni, prima aveva ammesso, poi oggi ha negato che stava giocando a Guglielmo Tell mentre la sua arma ha ucciso la sua bella e giovane moglie, la scorsa notte, durante una festa alcolica”.

Burroughs fu subito arrestato e chiuso in galera, ma ci restò solo fino al 22 settembre: quando l’avvocato inviato sul posto dai suoi parenti pagò 2312 dollari di cauzione – più una cifra imprecisata ma presumibilmente molto alta ai giudici e alle autorità locali per “ungere” la pratica – per farlo uscire. Mentre si svolgeva il processo, nel dicembre del 1952, Burroughs venne a sapere che lo Stato della Lousiana non aveva emesso alcun mandato di cattura nei suoi confronti per la faccenda del traffico di stupefacenti e se ne tornò negli Usa senza avvertire nessuno. Fu poi condannato in contumacia a due anni per omicidio colposo: su consiglio dell’avvocato messicano cui si era rivolto prima che si presentasse quello inviato dalla famiglia, aveva dichiarato che il colpo era partito accidentalmente mentre puliva la pistola. Presumibilmente, i soldi distribuiti a piene mani dalla famiglia a tutti gli interessati fecero sì che questa versione fosse accettata senza problemi. E ottenne pure la sospensione condizionale della pena.
La figlia che Joan aveva avuto dal precedente matrimonio, Julie, fu affidata ai nonni materni; il piccolo William Jr. ai nonni paterni.

Negli anni successivi, Burroughs, che aveva già scritto tanto ma mai publicato nulla, cominciò a farsi conoscere, inizialmente solo dal pubblico che seguiva gli artisti Beat. Con il suo terzo libro, Il pasto nudo, divenne un autore dalla notorietà internazionale e cominciò a incassare cospicue royalties. Con un notevole istrionismo, raccontò di aver deciso di mettersi a scrivere proprio per reagire alla perdita di Joan: in realtà, a quel tempo, il suo primo libro La scimmia sulla schiena, era già stato inviato ad alcuni editori, anche se sarebbe uscito solo nel 1953. In seguito, Burroughs si spinse fino a dichiarare che il delitto gli fu necessario per far emergere la “parte cattiva” di sé e liberarsene, in modo da poter finalmente esprimersi attraverso la creazione artistica.
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Il pasto nudo (Naked Lunch) è anche il titolo del film diretto da David Cronenberg nel 1991.

In sostanza, Joan Vollmer non sarebbe altro che una delle tante donne, vittime della violenza di un convivente pieno di problemi. Anche se la mitizzazione che la figura di Burroughs ha subìto, sia in vita sia dopo la morte – moltissimi artisti moderni lo considerano un loro nume – ha fatto passare in secondo piano gli aspetti umani e legali di questo delitto, negli ultimi tempi, una critica più attenta ha cominciato a porre l’accento sulla sostanziale disonestà di questo modo di pensare, per cui all’artista dovrebbe essere più o meno permesso o perdonato tutto, in nome di una sua supposta superiorità intellettuale sulla massa dei comuni mortali.

Nato a Bari nel 1964, insegnante in un liceo di Capua, estensore del blog "L'angolo giallo", sono autore di racconti, collaboratore del portale MilanoNera e scrivo la rubrica “gialli introvabili”. In realtà non sono del tutto indisponibili, è che occorre mangiare parecchia polvere scartabellando in depositi e bancarelle, o seguire difficili e incerte piste via web... ma, se uno insiste, si trovano!

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