Scrivere vuol dire stare ‘nel territorio del diavolo’

Nel territorio del diavolo. Flannery O'Connor“So benissimo che tra le persone apparentemente interessate a scrivere, ben poche sono interessate a scrivere bene. A loro interessa pubblicare qualcosa, e se possibile fare un ‘colpaccio’. Essere uno scrittore, non scrivere. Vedere il proprio nome in cima a qualcosa di stampato, non importa cosa…
Se è questo che vi interessa io non sarò certo di grande aiuto.”
Così si esprime Flannery O’Connor in modo che prima di addentrarvi Nel territorio del diavolo, ovvero nel suo libricino che parla del mestiere di scrivere, possiate avere una chiara idea se fa per voi. Secondo la scrittrice “l’idea di fare lo scrittore alletta un bel po’ di inconcludenti, coloro che sono solo gravati da sentimenti poetici o afflitti da sensibilità” ma ritiene pure che “con un buon insegnante, diversi best seller si sarebbero potuti prevenire”. Onestamente, quanti di voi vorrebbero essere “guariti” dalla possibilità di scrivere un best seller? 

Flannery O'Connor. Cronache LetterarieAnche se non fosse propriamente un’opera d’arte?
Già vedo la maggior parte degli scrittori, o aspiranti tali, darsela a gambe. Tuttavia questo piccolo e prezioso libro si rivolge soltanto a chi persegue l’arte, ovvero la verità.
Arte è una parola davanti alla quale la gente batte subito in ritirata, perché troppo altisonante. Ma io, per arte, intendo semplicemente scrivere qualcosa che sia dotato in sé di valore e di efficacia. Base dell’arte è la verità, nella sostanza come nella forma. Chi nella propria opera persegue l’arte, persegue la verità”.

Non pensate però che sia una snob, l’atteggiamento della O’Connor non è elitario, ritiene che non serva una mente istruita per capire la buona narrativa e che tutti cominciamo ad ascoltare e raccontare storie fin da piccoli “senza trovarci niente di particolarmente complicato”. La capacità di scrivere sarebbe quindi alla portata di tutti: “Ho tuttora il sospetto che molti possiedano inizialmente una certa abilità narrativa che però va persa strada facendo”.

Flannery O’Connor era una scrittrice cattolica, credente, e malata di lupus eritematoso, la malattia genetica che attacca il sistema immunitario che ha ucciso prima suo padre – quando lei aveva 16 anni – e di cui morirà a 39 anni. Ha scritto soprattutto racconti, il formato che prediligeva, e un paio di romanzi.
Essere del Sud e essere cattolica sono le due principali molle della sua scrittura. I suoi personaggi sono del sud e hanno la testa dura. Molti “pensano che la Flannery O'Connor. Tutti i raccontiprima cosa da fare per scrivere bene sia liberarsi dalle grinfie della loro regione” ma bisogna scrivere di ciò che si conosce: “Meglio un posto che nessun posto. Meglio maniere tradizionali, per squilibrate che siano, che l’assenza di maniere”.

Edito da Minimum Fax nella bella collana dedicata alla scrittura e gli scrittori, Nel territorio del diavolo, è una stella polare, scrive Christian Raimo nella prefazione, perché vi si pongono tutte le domande fondamentali sulla scrittura.
Non contiene formule magiche ma dice che: “Alle nostre spalle devono esserci delle storie” perché per scrivere: “ci vuole una storia di dimensioni mitiche, una storia che appartenga a tutti”.

Malgrado la sua grave malattia, la O’Connor è una scrittrice molto simpatica, ad esempio quando parla del rapporto fra scrittura, successo e leggi di mercato. Se si scrive bene, sostiene, non è del tutto impossibile essere pubblicati, ma se si vuole anche vivere bene, meglio sposare un agente di cambio o una riccona.
Infine qualcosa sul contenuto che mi fa riflettere: “Una mia zia è convinta che se alla fine nessuno si sposa o viene ammazzato, in una storia non succede niente”.
Io quasi quasi darei ragione alla zia… voi che ne dite?

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

  1. L’arte si basa sulla verità? Forse…, ma in un senso molto speciale… Guardate il David di Donatello! Un efebo, un frocetto che decapita un gigante! Niente di più irreale e fantastico – come del resto lo stesso racconto biblico, a cui la statua si ispira. Per scrivere bei racconti, opere d’arte, bisogna essere persone VERE, AUTENTICHE e non borghesucci in cerca di fama e di denari. Come può Baricco essere un artista, un grande scrittore? Di contro un solo verso di una canzone di Bob Dylan contiene più vita e verità di un intero romanzo scritto dal personaggio di cui sopra – semplicemente perché Dylan viene dalla vita vera, dai drammi e dalle storie dell’America tradita e derelitta del Midwest…. altro che fesserie!

    1. Anche se l’ho trovato strano e mi sono chiesta perché non darlo a uno scrittore “più scrittore”, sono una grande estimatrice di Dylan e ho letto e riletto i testi delle sue canzoni (pubblicati in due volumi) quando ero adolescente. Per me erano bellissime poesie.
      Circa la verità, non potrei essere più d’accordo con Flannery O’Connor. L’arte è il luogo della verità. Forse l’unico in cui la si può esprimere…

      1. Sono d’accordo! Anche in un fantasy si percepisce, si sente, se l’opera esprime un frammento prezioso di “verità”, o se si tratta di una semplice baggianata, fatta solo per fare cassa….

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