La straordinaria crescita del
Self Publishing in Italia

ereader-sony-prs-t3Negli ultimi cinque anni 27, 28 mila persone, in Italia, hanno deciso di auto pubblicarsi. Il dato è già di per sé impressionante, ma lo è ancora di più la crescita degli ebook che sono passati dai 146 titoli del 2010, ai 25.817 del 2015. Questi numeri non comprendono Kindle Direct Publishing, la piattaforma di self publishing di Amazon che non rende noti i suoi dati.
Secondo la scrittrice Rita Carla Francesca Monticelli un simile incremento è dovuto proprio al fatto che nel 2010 è comparso Amazon in Italia, e poco dopo, nel 2011, la sua piattaforma per i self publisher.

Questi i dati forniti dall’Aie, l’Associazione Italiana Editori, a Più Libri Più Liberi, da cui risulta un aumento anche dei libri di carta auto pubblicati, che passano da 4.209 a 5.849 titoli. La narrativa è ancora il genere dominante – lo era nel 2010 e continua a esserlo nel 2015 – sia per il cartaceo (50%), che per il digitale (56 %).
Per quanto riguarda i generi, dal codice ISBN risulta che il 79 % dei titoli sono libri di poesia e narrativa, e che solo il 9 % è narrativa di genere. Se però si va sul Kindle Store in un giorno qualsiasi, tra i cento titoli più venduti, il 47% sono romanzi rosa e il 28% di fantascienza. C’è quindi una forte predominanza dei generi. Questa discrepanza si spiega anche perché molti degli ebook pubblicati sul Kindle Store sono privi di codice ISBN.

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Self Publishing in formato ebook

C’è un altro fenomeno molto interessante che ci racconta Giovanni Peresson dell’Aie. A differenza di quanto dice l’Istat, oggi scriviamo e leggiamo molto di più rispetto a dieci anni fa.
Prendiamo ad esempio il caso delle fanfiction (le storie scritte dai fan prendendo spunto da una certa opera): ci ritroviamo con 184 mila autori, 478 mila storie e oltre sei milioni di commenti. Oppure consideriamo le 246 mila persone che fanno parte della community di ilmiolibro.it.
Sono 18 milioni e 600 mila le persone che hanno partecipato ai social postando messaggi e sono quasi 11 milioni le persone che hanno caricato contenuti di propria creazione sui siti web.
Tutta questa gente sta scrivendo, solo che sta cambiando il modo di scrivere e leggere. Ci servono perciò altre categorie e chiavi interpretative del presente. Non si può analizzare questo fenomeno soltanto come scouting editoriale per trovare nuovi autori, bisogna considerarlo come un mercato più vasto.

Anche Lorenzo Fabbri di Ilmiolibro.it sostiene che è molto difficile mappare questo mondo così indisciplinato come accadeva per il mercato classico del libro. Ilmiolibro nasce nel 2008 come un esperimento del gruppo Espresso. Anche se giovane, il self publishing è ormai una realtà abbastanza consolidata e ha permesso l’accesso al mondo dell’editoria a tutta una serie di persone che non avevano le condizioni materiali per pubblicare.
ilmiolibro-selfpublishingL’altro tema che spesso scatena dibattiti è quello della selezione. Ogni buon editore sceglie ciò che vuole pubblicare e su cui vuole investire denaro. La selezione nel mondo di internet non sparisce ma si comincia a fare sempre di più a monte dei processi produttivi. Le persone producono contenuti, poi la comunità aiuta ad emergere le cose più interessanti.

C’è anche il rapporto diretto tra l’autore e il pubblico. Il self publishing si è fatto spazio sgomitando nella comunità dei lettori ed è stato una palestra per trovare dei modi, come ad esempio l’utilizzo dei social, per raggiungere direttamente il pubblico. Tra questi ci sono anche le classifiche. Capire che posso fare una promozione a 0.99 del mio ebook per cercare di scalare una classifica di uno store e ottenere così una visibilità maggiore, è una delle tecniche escogitate dagli autori di self publishing che oggi è utilizzata da tanti editori.

Rita Carla Francesca Monticelli è una self publisher, autrice di fantascienza. Ha all’attivo 11 titoli in italiano e 5 in inglese, tutti auto pubblicati, più uno pubblicato da Amazon Publishing. In Italia ha venduto circa 12 mila copie, mentre i suoi romanzi tradotti in inglese hanno venduto 170, 180 mila copie.

Rita Carla Francesca Monticelli

“Sono un autore indipendente, un self publisher, mi piace definirmi ‘un auto editore’ dice la Monticelli. “Sono una persona che scrive dei libri e che li trasforma in un prodotto di qualità che viene messo in vendita e promosso. Il mio lavoro è abbastanza complesso e contiene una serie di attività al suo interno. Esistono tanti modi di fare self publishing, il mio è quello considerato più professionale in paesi come l’America o il Regno Unito, dove il fenomeno è un po’ più avanzato”.

“L’editoria è un mercato difficile. Ad esempio in questi numeri i miei libri non ci sono perché, pur avendo l’ISBN, non hanno l’ISBN italiano, anche se sono in italiano. E come i miei ce ne sono tantissimi.
La prima cosa che io ho fatto prima di pubblicare, è stata studiare il mercato. L’ho fatto per quasi due anni, mentre ancora stavo scrivendo, pensando a che cosa fare di quello che avrei scritto. E’ capitato proprio negli anni in cui il self publishing digitale, gli ebook, sono esplosi nel mondo: è stata anche una questione di tempismo. Quando è arrivato in Italia, Amazon ha fatto da spartiacque in questo mercato. In ogni caso, il mio è uno studio continuo perché il mercato digitale si evolve continuamente. Quello che adesso è vero fra un mese non lo sarà più.

kdpAll’inizio è stato un esperimento. Non si comincia con l’idea: ‘io adesso divento un self publisher’, anche perché sappiamo perfettamente che gli autori che raggiungono il successo in maniera duratura sono veramente pochi. Però la possibilità di avere gli strumenti gratuiti per sperimentare ci ha permesso di imparare e di fare errori. Io ho cominciato a pubblicare nel 2012 che è stato l’anno in cui la piattaforma di Kindle è arrivata in Italia (a fine 2011). C’erano i lettori che cercavano qualcosa perché non c’erano ancora abbastanza ebook disponibili.

Così io ho pubblicato fantascienza nel 2012 e in quel periodo ebook di fantascienza ce n’erano veramente pochi, per cui ero un pioniere in un nuovo mercato, in un genere di cui c’era richiesta. Il risultato per me e altri colleghi che hanno avuto lo stesso destino, è che abbiamo raggiunto le prime posizioni in classifica e abbiamo colto quel momento per farci conoscere da un pubblico sempre più ampio, usando sempre più il web. Io ci sono riuscita perché ho lavorato anche con un podcast, ho un blog, ho sfruttato i social network, soprattutto facebook che a quel tempo era molto utile.

Tutti possiamo scrivere un libro e pubblicarlo, perciò ci sono anche libri non buonissimi che vengono pubblicati e che salgono in classifica, però alla fine i prodotti che hanno un successo duraturo sono quelli di qualità. Per questo motivo un self publisher deve avvicinarsi all’editoria con rispetto verso il lettore, anche se sono 99 centesimi e anche se talvolta è gratis.
Essere un self publisher per alcuni può significare voler pubblicare il libro che si aveva nel cassetto, quindi non ha così importanza raggiungere grandi vette in classifica per guadagnare tanti soldi. Per altri invece diventa un lavoro vero e proprio.

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Sì può avere un successo immediato ma poi il successo tende a scomparire. Bisogna essere pronti a cercare sempre qualcosa di nuovo, a stare dietro a nuovi social network, stare dietro a nuove opportunità, per esempio i diritti secondari, o quelli di traduzione, o quelli sugli audiobook, bisogna trovare altri mercati per raggiungere più lettori.

Sì, il self publisher è un auto-editore, ma questo non vuol dire che lavora da solo. Vuol dire che è la persona che ha l’ultima parola su ogni passaggio, su ogni decisione, ma ha comunque bisogno di altre persone.
Grazie ai social network esiste un rapporto diretto tra autore e lettori che permette al lettore di incuriosirsi sulla persona che sta dietro un libro, talvolta ancora prima di leggerlo: legge il suo blog, legge i suoi post sui social network, vede come scrive e quindi già si fa un’idea. Si crea, non dico amicizia perché a volte sono talmente tanti che è difficile avere un rapporto personale con ciascuno di loro, però più o meno ci si conosce. Alcuni si conoscono meglio di altri e si crea una sorta di zoccolo duro di lettori che ti segue e che scatena la cosa più importante per un self publisher: il passa parola”.

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

  1. Si tratta di una strada affascinante – per quanto mi riguarda, la sto considerando da un po’.

    Purtroppo lo stigma è ancora forte – anche a causa di alcuni siti/autori non sempre seri…

    1. E’ vero, anch’io ci sto lavorando e nella pratica è tutt’altro che semplice.
      Nel calderone c’è di tutto, ma questo vale anche per i libri pubblicati dagli editori.
      L’esperienza di Rita Monticelli mi pare molto utile perché mostra come un progetto professionale programmato, curato e di qualità possa essere premiato.

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