All’incrocio fra la Biblioteca Marconi e 66thand2nd
c’è ‘Tokyo transit’ di Fabrizio Patriarca

Con i suoi 3.000 metri quadrati la Biblioteca Marconi è la più grande di Roma. Nei suoi tre piani ci sono lo spazio per i bambini, la sala mostre, la grande sala di lettura, quella per il cinema, la caffetteria, l’emeroteca, la sala dei corsi di italiano per stranieri, l’ufficio interculturale, il salotto per il gruppo di lettura, gli spazi per facilitare l’accesso al digitale e altro ancora.
In questi giorni, dal 15 al 18 dicembre, la biblioteca organizza Il Suq del Libro: cinque incontri con cinque editori che raccontano il loro mestiere, presentano libri e si confrontano 66thand2nd_400x400con il pubblico. L’editore di venerdì pomeriggio è 66thand2nd e lo scrittore è Fabrizio Patriarca. Ecco cosa pubblicano e come lavorano.

Eleonora Cucurnia è il capo redattore della casa editrice nata nel 2008. Ci racconta che il nome gli è stato dato per motivi affettivi perché i due editori, Isabella Ferretti e Tommaso Cenci, quando hanno pensato al progetto, vivevano a New York, per l’appunto all’incrocio fra la 66a Strada e la 2a Avenue. Lì hanno scoperto tutta una serie di autori e a quel punto si sono domandati: perché questi libri bellissimi non sono pubblicati in Italia? Perciò sono tornati in Italia e hanno fondato la casa editrice.

All’inizio sono partiti con due collane molto caratterizzate, la collana Attese, che è una collana di narrativa dello sport, e la collana di melting pot culturale i cui autori hanno in comune il fatto di aver viaggiato per il mondo. La maggior parte vengono dall’Africa, oppure dall’Asia. A queste se ne sono aggiunge altre e si sono anche aperti agli autori italiani.

A sinistra Eleonora Cucurnia di 66thand2nd

Nella collana B-polar ci sono libri tra il giallo, il noir, la detective story e la caratteristica iniziale era che gli autori erano anche loro di melting pot culturale. Abbiamo cominciato con il libro di un autore africano che si chiama Zotti Non sta al porco dire che l’ovile è sporco. Tra poco uscirà il secondo libro di Mario Pistacchio e Laura Toffanello dopo L’estate del cane bambino che è stato un grande successo.
Nella collana Bazar c’è Alain Mabamckou: “Siamo arrivati alla pubblicazione del suo settimo libro che è Peperoncino” (leggi qui la sua intervista).

Tutte le collane hanno un progetto grafico molto curato, ognuna con un suo illustratore, mentre per la collana Bookclub, più generalista, il grafico si legge ogni libro e per ognuno progetta una copertina a sé, diversa da tutte le altre. E’ stato il caso dello scrittore francese, Antoine Volodine. Fondatore del post-esotismo, corrente letteraria che mescola realtà onirica e politica, ha scritto oltre quaranta libri con diversi pseudonimi. Terminus radioso è “un romanzo fosco e ironico che intona un inno all’umorismo del disastro, alla fuga dal reale, alle tecniche di resistenza di fronte al buio, alla notte, alla catastrofe”.

“Il libro è uscito a settembre e all’autore abbiamo proposto vari progetti di copertina. Visto che è ambientato in una seconda Unione Sovietica, dopo la caduta del regime, a causa di varie esplosioni in varie centrali nucleari, tutto è contaminato e la steppa è piena di piante che a seconda del suono sono benigne o maligne. Perciò abbiamo fatto quello che, visto da lontano sembra un prato fiorito, però da vicino si vede che le piante hanno delle facce piuttosto cattive”.

volodine_previewL’ultimo romanzo italiano pubblicato è Tokyo transit di Fabrizio Patriarca. “Spesso quando ci arrivano i manoscritti c’è molto da lavorare” dice il capo redattore. “Magari sulla scrittura, oppure sulla storia. Invece il libro di Fabrizio era già un libro fatto, quindi quando l’abbiamo letto ci siamo entusiasmati, ci è subito piaciuto un sacco e abbiamo deciso di pubblicarlo. L’editor Raffaele Veriba è andato a limare alcuni aspetti e ha portato in primo piano i lati tragicomici del testo e anche la sua estrema delicatezza e poeticità. C’è stato anche un lavoro per far capire meglio che tutta storia si svolge in un giorno”.

“Finche lo scrivi” dice Fabrizio Patriarca, “stai giocando ed è un’impresa ludica, poi quando un editore lo prende, piano piano cominciano ad apparire nella tua vita dei personaggi come gli editor, i redattori, i caporedattori e comincia uno scambio di idee. L’editore nel mio caso è stato il primo a leggerlo. A quel punto è iniziata una faccenda divertente ma anche complicata che è il rapporto fra uno scrittore e il proprio editor che diventa quasi subito di estrema confidenza perché stai parlando con la persona che il tuo libro lo conosce meglio di chiunque altro. Poi lui ti rompe le scatole: ‘Qui forse c’è un po’ di ridondanza. Qui la scena potrebbe essere più chiara. Qui il messaggio non passa molto bene. Qui sei sicuro di voler dire proprio questo? Questa potrebbe essere una caduta stilistica. Questo termine in questa frase non c’entra molto’. Tutte cose che per uno scrittore all’inizio sono fastidiosissime, ma che poi diventano parte del lavoro. Si spera che tu, scrittore, capisca sempre di più il motivo per cui ti vengono fatte certe osservazioni e lui, editor, capisca sempre meglio quali sono i paletti oltre i quali non deve andare. Tra l’altro io l’editor lo faccio per lavoro e questo è il mio primo libro dopo cinque anni di editing per gli altri. Sapevo a cosa andavo incontro”.

moria-miele-cronache-letterarieMoira Miele, direttrice della biblioteca (nella foto sopra), gli chiede perché dovremmo comprarlo.

“Io ho cercato di non fare il classico romanzo italiano. Questo non è il classico romanzo borghese che si legge adesso, dove c’è la Roma bene, gli imprenditori e tutti quei vizi anche noiosi di un certo ceto. Non è neanche il romanzo degli expat. Negli ultimi tre anni sono usciti altri due libri ambientati a Tokyo e sono libri molto belli. Doromizu e Tokyo orizzontale però sono due libri in cui si prende il lettore, lo si porta in una città e gli si dice: questa è la vita che fa un expat, un lavoratore estero, e con questa scusa gli si fa vedere la città, i quartieri tipici, le cose che si fanno lì. Io non volevo fare né una storia sentimentale, né una guida turistica di Tokyo. Ho sempre amato solo un genere di libri. Quelli che una volta chiusi ti fanno fare una domanda: sono sicuro di aver capito cosa mi stava raccontando? O stava forse parlando di qualcos’altro? Il che significa che per me un buon libro è un libro che abbia una forza metaforica importante. Se c’è una buona metafora alla base, puoi leggere qualsiasi storia e alla fine ti rendi conto che forse l’autore voleva alludere a qualcos’altro e quando questo qualcos’altro lo intuisci, allora hai scoperto una verità nuova attraverso qualcosa che ti sembrava familiare. La metafora è farci vedere una verità sotto un nuovo aspetto.

cron-letterarie-tokyo-transitIo ho cercato di disegnare dei personaggi respingenti. In genere quando sei trasportato in un luogo sconosciuto, un luogo nuovo, ciò che ti salva è il senso di appartenenza, le radici, invece questa è gente che è contentissima di aver reciso le radici perché alle loro spalle ci sono molti buchi. Ognuno di loro ha una mancanza importante. I personaggi del libro sono tre: un italiano, un maltese e una donna giapponese di sessant’anni. Nel mio libro però i personaggi che ragionano in maniera giapponese sono l’italiano e il maltese. Mi sono divertito a portare in giro un italiano sessuomane e un maltese cocainomane. Se volete un libro che non racconta il sesso, non racconta il sentimento e quasi non racconta nemmeno Tokyo, questo è il libro giusto”.

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Fine della presentazione con tarallucci e vino. Al centro Fabrizio Patriarca.

E se volete partecipare all’ultimo incontro alla Biblioteca Marconi, il programma lo trovate qui.

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

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