Guida al mestiere del Self Publisher
Intervista a Rita Carla Francesca Monticelli

E’ un’autrice di fantascienza e thriller, sarda, vive a Cagliari, ha iniziato a pubblicare nel 2012 quando Kindle Direct Publishing è arrivato in Italia. Attualmente ha 11 titoli in italiano e 6 in inglese, tutti auto pubblicati, tranne uno pubblicato da Amazon Crossing. In Italia ha venduto circa 13 mila copie, mentre i suoi romanzi tradotti in inglese hanno venduto oltre 170 mila copie. E’ stata considerata uno dei migliori autori italiani indipendenti da Wired Magazine. Segni particolari: parla a raffica, ma come un libro stampato. Nome in rete: Anakina. Questa sua intervista è un’ottima guida al Self Publishing.

Cominciamo dall’inizio. Nel Self Publishing non si lavora da soli ma ci si avvale dell’aiuto di professionisti per le varie fasi di preparazione del libro: editing, beta reading, copertina, correzione di bozze e promozione. Tu di quali collaboratori ti avvali?

Alcune cose le so fare io. Ad esempio le copertine me le faccio da sola. Io ho un team editoriale che comprende circa quindici, venti persone. Ad ogni libro ci lavorano dalle cinque alle dieci persone. Prima c’è una fase di self editing, che però non raccomando perché bisogna saperlo fare, non può farlo qualcuno che non sia un editor. Comunque hai bisogno di altre persone che trovino ciò che non hai visto, a tutti i livelli. Alcuni di questi sono lettori, altri scrittori, anche se devo dire che il mio miglior collaboratore è un semplice lettore: però è un’aquila. Lui lo fa per il piacere di farlo, non vuole essere pagato, non vuole niente. E’ preziosissimo. Quando ho finito di scrivere, mi disintossico per un paio di settimane – dipende dalla lunghezza del libro – in cui lascio fare a loro. Prima dell’editing però ci sono due test reader che sono quelli che leggono la prima versione molto grezza e che mi danno i primi consigli, anche a livello di struttura. Ora, arrivata al dodicesimo libro, per la struttura ne ho meno bisogno. Per il mio ultimo libro, Ophir. Codice vivente – un libro di fantascienza, uscito a novembre – ho avuto sette collaboratori, mentre per quello precedente siamo arrivati a quattordici. Il numero dipende anche dal fatto che spesso sono delle serie e quindi quelli che hanno letto i precedenti volumi possono partecipare.

Questi editor, beta reader (vedi qui su CLetterarie), text reader, tu li paghi?
No, non sono a pagamento. Gli autori li pago facendo l’editing del loro libro. Ci scambiamo il lavoro. Altri sono scrittori e lo fanno da volontari. I collaboratori vengono poi citati alla fine nei ringraziamenti.

Sono tutti scrittori di genere?
Non necessariamente. Tra i miei collaboratori ci sono delle persone che prima non leggevano fantascienza. C’è un’autrice che scrive gialli, non thriller ma gialli, uno che scrive romanzi di formazione. Poi una che scrive romanzi storici e un’altra che scrive romance! Quindi hanno punti di vista completamente diversi. La gran parte sono self publisher per i quali ho fatto il beta reading, oppure la correzione di bozze, oppure l’editing. Questo è il modo migliore di lavorare perché facendo il lavoro per loro, imparo anch’io. Più guardi il lavoro degli altri più migliori tu. E’ una situazione win-win, anche perché in questo modo scegli delle persone che conosci e che sai come scrivono. Poi chiaramente c’è che non spendi soldi. Però trovare i collaboratori giusti è molto difficile.

Tu come hai fatto?
Alcuni li conoscevo già. In particolare i text reader sono persone fidatissime perché loro leggono la prima stesura: uno è il mio ragazzo, una è un’amica fidatissima. Ad esempio il collaboratore preziosissimo di cui parlavo, lo conoscevo già, è un mio amico appassionato di fantascienza e quando ho pubblicato il primo libro è stato lui il primo che si è fatto avanti e che mi ha dato consigli. Allora gli ho detto: “Non è che ti va di fare il beta reader e di leggerli in anticipo?” Lui si è talmente appassionato che ora si offre anche per altri autori. Poi si sono aggiunti anche altri. A volte ho fatto degli appelli ai miei lettori chiedendo chi voleva partecipare e fare il beta reader. Così ne ho trovati due o tre che continuano a lavorare per me. Poi mia cognata mi ha procurato un suo amico appassionato di fantascienza. Col tempo si sono creati dei rapporti di amicizia più stretti e alla fine lavoro sempre con gli stessi con cui c’è uno scambio continuo.

Dicevi che le copertine le fai da sola?
Sì perché con altre persone c’è sempre il problema di capirsi e quello delle tempistiche. Non è tanto una questione di soldi perché se potessero prendere quello che ho in testa e riprodurlo, li pagherei a peso d’oro, ma non è possibile per cui preferisco sbagliare io, però alla fine è proprio quello che avevo in testa. Poi le copertine si possono anche cambiare, ad esempio le prime copertine di Deserto rosso le ho quasi tutte modificate.

Quanto sono importanti la copertina e la quarta di copertina, che poi su Amazon diventa la scheda di presentazione del libro?
Sono importantissime perché quando entri nella pagina del prodotto sono quelle che contano: il titolo, la copertina, il prezzo ancora prima della quarta di copertina perché te lo vedi subito davanti, le recensioni con le stelline in bella vista e poi c’è anche la quarta di copertina. Per questa in rete trovi cinquemila consigli, non è fisica nucleare, bisogna leggere quelle che ci sono sugli altri libri. Io ho uno schema mentale che cerco di riprodurre.

Quante parole usi?
Dipende, 150, 200, o anche meno, in genere non le conto. Cerco di portare nella quarta di copertina un po’ della storia senza rivelare molto. Normalmente una quarta di copertina ha tre paragrafi, nel primo puoi scegliere di introdurre la prima scena, oppure puoi mettere qualcosa della back story; poi in quello centrale introduci il conflitto, senza risolverlo ovviamente; il terzo è quello che ti indirizza verso lo svolgimento della storia. Tutto questo cercando di renderlo interessante e senza fare spoiler. Io ci metto prima uno slogan che sia legato al tema del libro, al cuore della storia: è quello che si vede per primo nella descrizione su Amazon, prima di schiacciare e vedere il resto.

Come ti spieghi il fatto che in inglese hai venduto di più? E’ semplicemente perché il mercato in lingua inglese è più vasto?
No, è perché ho avuto un libro che è stato venduto da Amazon Crossing, è stato promosso e poi ha avuto un effetto domino sugli altri libri. In realtà più è grande il mercato più è difficile emergere. Riuscire a farsi vedere in un mercato così grande è veramente difficile, però se poi succede qualcosa l’effetto è enorme. Magari non dura moltissimo, ma intanto raccogli. Quando hanno pubblicizzato The Mentor, che è un thriller, ha avuto un effetto domino sui miei libri di fantascienza, quindi di tutt’altro genere. Mi sono ritrovata a vendere migliaia di copie di libri che prima non vendevano quasi nulla. Ci sono stati lettori che mi hanno scritto: “Ho letto prima The Mentor ma poi ho letto anche gli altri e mi sono piaciuti. Quando pubblichi il prossimo?” Il mentore è il primo volume di una trilogia, di cui il terzo, Oltre il limite, uscirà adesso a maggio. Se Amazon Crossing non pubblicherà il secondo e il terzo in inglese, lo farò io. Sarebbe meglio che lo facessero loro, anche perché loro pubblicano anche l’audiolibro che è una cosa molto costosa. Loro fanno tutto, ebook, cartaceo e audiolibro. Nel mercato americano l’audiolibro va abbastanza perché moltissimi fruiscono le storie attraverso l’audio. E’ un modo diverso di avvicinarsi alle storie, non è leggere, è farsi leggere. Devi trovare la nicchia di persone a cui piaccia una cosa del genere, che non sono le stesse che leggono.

Quando hai deciso di tradurre i tuoi libri e come ti sei regolata? Li hai tradotti tu, li hai fatti tradurre?
Quelli auto pubblicati li ho tradotti io. Ho tradotto, ho seguito l’editing e la correzione di bozze. Invece per quanto riguarda The Mentor è stato Amazon Crossing che mi ha contattato quando il libro è uscito in Italia e stava andando bene. Mi hanno chiesto se volevo cedere loro i diritti per la traduzione in inglese. Io non ci stavo proprio pensando di tradurre quel libro perché ero concentrata sulla fantascienza. Ho detto di sì, tra l’altro sono stata la prima italiana ad avere un contratto con loro. Poi il mio libro è piaciuto molto all’editor che ha lavorato alla traduzione e l’ha scelto come libro da promuovere nel mese di ottobre 2015. Da lì è nato tutto perché, dei libri scelti da loro, è stato quello che è andato meglio. Sono stata anche prima in classifica. Sono stata per un mese nei primi dieci posti. La cosa ha avuto un effetto ovvio sulle mie finanze e un effetto domino sugli altri libri, tanto che ero lì che mi mangiavo le mani perché non ne avevo tradotti altri. L’elemento più importante di tutti è la fortuna: la fortuna che abbiano scelto quel libro per la promozione.

Invece gli altri li ho tradotti io. Ho tradotto la prima bozza perché, a parte i costi mostruosi per far tradurre un libro – sono migliaia di euro – la traduzione non basta, ci vogliono comunque l’editor e il correttore di bozze. Io sono una traduttrice verso l’italiano, l’inglese lo conosco e ho fatto la prima stesura, poi un editor ha lavorato per migliorarla e renderla “madrelingua”. Quindi una proofreader (correttore di bozze) ha dato il tocco finale. Li ho scritti in inglese britannico, che è quello che conosco e poi le mie storie sono comunque legate all’Europa.
E’ stato un lavoro lunghissimo perché i quattro libri di fantascienza hanno 240 mila parole, una cosa mostruosa. Per questi primi libri ho lavorato con un autore britannico al quale io ho tradotto un romanzo in italiano. Abbiamo fatto uno scambio così io non l’ho pagato e lui non ha pagato me. Poi ho tradotto anche un thriller, sempre ambientato in Inghilterra, ma questo ha 51 mila parole, quindi è molto più corto. E’ stato difficile trovare un editor che accettasse di lavorare a un testo tradotto senza toccarlo dal punto di vista stilistico. Era solo un lavoro di copy editing, bisognava controllare frase per frase cercando di non toccare, né la trama, né lo stile. Finché ho trovato una editor che aveva già fatto qualcosa del genere. Ha fatto l’editing di un capitolo di prova, mi è piaciuta e abbiamo continuato così. E’ efficiente e veloce, penso che nel futuro mi rivolgerò ancora a lei. Poi ho una bravissima proofreader, sempre la stessa, che dà il tocco finale. Comunque tradurre libri porta via tanto tempo quanto scriverli.

Sei bravissima. Fai tutto. Così hai anche un bel controllo sulla traduzione.
In questo modo si lavora meglio, in maniera molto stretta, cosa che in genere non riesci a fare con un traduttore perché è un po’ geloso della sua versione.

Il traduttore in fondo il testo lo riscrive.
Sì, il traduttore dice: io faccio il mio lavoro, dopo fai quello che vuoi. Invece così io traducevo un capitolo e glielo passavo, lei lavorava su quel capitolo mentre io traducevo il successivo, per cui ci miglioravamo a vicenda. Io vedevo degli errori che mi segnalava ed evitavo di rifarli e lo stesso valeva per lei.

Veniamo al costo. Una delle cose fondamentali da decidere è a che prezzo mettere in vendita il nostro romanzo. Secondo te a quanto può essere venduto un ebook di narrativa?
Se è il primo libro e non hai una platform di persone pronte ad acquistarlo, devi metterlo il più basso possibile. Almeno all’inizio. Il self publishing è l’unico esempio in cui i prezzi invece di scendere salgono. Inizialmente li metti a poco e poi cominci a salire. Incominci a farti un nome e i tuoi libri acquistano un valore nel mercato e puoi venderli a un prezzo più elevato. Però inizialmente devi venderli al prezzo più basso possibile perché il tuo scopo è farti conoscere. Magari devi essere disposta a regalarne qualcuno, anche se io non sono d’accordo a dare i libri gratis su Amazon perché poi lo prendono e lo lasciano là. Se proprio il libro lo devo dare gratis, allora mi dai qualcosa in cambio, per esempio il tuo indirizzo mail. Voglio sapere chi sei, poterti ricontattare, metterti nella mia mailing list. Altrimenti te lo do a 99 centesimi.

Ma se io al romanzo ci ho lavorato per tre, quattro anni, ti faccio il mio caso, pensavo di metterlo in vendita almeno a 3.50 o a 3.99…
No, sopra ai tre non è possibile. Non puoi superare i 2.99 se non hai uno storico di vendite. L’ideale è partire con 2.99 e fare sconti a 99 centesimi. Sconti con scadenza: “Affrettatevi perché poi ridiventa 2.99”. Questo è un discorso che non tiene conto del preorder che prima non esisteva. Quindi quando il libro veniva pubblicato iniziava il conto alla rovescia perché l’algoritmo di Amazon dà priorità al tuo libro quando questo è nuovo. Ogni giorno che passa il tuo libro perde priorità nell’algoritmo: quindi è importante che abbia successo il prima possibile. Il preordine non conta come tempo, conta come classifica, ma il tempo parte dal giorno dell’uscita. Puoi farlo fino a tre mesi prima, solo che i libri in preordine tendono ad essere acquistati di meno perché non c’è la possibilità di leggerli subito. Il tuo che genere è?

Un romanzo di formazione.
(
Risate) E’ un genere molto difficile da vendere (qui mi spiega un po’ di cose che non starò a dire perché si entra troppo nel dettaglio…).

Illustrazioni di Thomas Allen

La promozione del libro sembra la questione più ardua da affrontare, visto che è difficile emergere dalla sconfinata quantità di libri pubblicati. Quali passaggi obbligati deve seguire un self publisher? E’ importante fare un piano?
Sì, va bene fare un piano, ma elastico. Devi provare diverse strategie perché non è detto che funzionino.
Io ho fatto tante cose diverse e riprovando le stesse cose con altri libri non ho avuto gli stessi risultati, anche perché ogni libro è diverso, ogni mese su Amazon escono migliaia di libri solo in italiano e il mercato cambia continuamente.
Puoi metterlo a 99 centesimi per tre giorni e poi sali fino al prezzo normale. Questo vale nel caso tu non faccia il preorder, a meno che anche il preorder non sia 99 centesimi, in questo caso va benissimo.
Oppure puoi fare il preordine scontato e poi, dal giorno successivo all’uscita (perché prima è bloccato), aumenti il prezzo.
Un’altra cosa da fare è la promozione dopo un mese. Ogni mese promuovi un libro diverso. Così guadagni di meno ma ti ritrovi dei nuovi lettori che poi magari acquisteranno anche gli altri libri. Ovviamente questo funziona se hai molti libri. Ad esempio un giorno io ho visto un picco, sono andata a vedere cos’era successo e qualcuno aveva preso tutti i miei libri dopo averne acquistato uno, che evidentemente gli era piaciuto. Tutte le strategie sono importanti ma la più importante è cominciare a scrivere il secondo libro. Dare il libro in cambio di una recensione, certo ti può aiutare a venderlo, ma serve a spingere quella persona ad acquistare il secondo libro, se il primo le è piaciuto.
Può succedere che il primo libro abbia successo, ma questo vale per i gialli, i romance, o i thriller che sono i generi super main stream e vengono letti da tutti. Allora può capitare che il libro incappi nell’algoritmo che si innamora di lui. Nessuno ne sa il motivo preciso e quindi il libro vende duemila copie in tre settimane. Poi magari dopo smette. Oppure può succedere che pubblichi il secondo libro e non ottiene assolutamente lo stesso risultato. Ma a parte questi  casi rari, la cosa migliore è cercare di avere il controllo sulla promozione e cercare di capire il processo di causa effetto: capire ogni tua azione che effetto ha, ogni effetto a quale azione farlo risalire. La bravura del self publisher è cambiare strategia man mano che la situazione cambia, provandone di nuove. Lo scopo è cercare di mantenere le vendite costanti in tutti i modi possibili. Che sia anche solo una copia al giorno, però tutti i giorni, almeno per i primi cinque, o sei mesi. O almeno per tre.

Invece farti il giro di tutti i blog sulla faccia della terra proponendo il tuo romanzo ha senso?
Ci ho provato, ma non tanto. Se stai pubblicando un romance va benissimo perché la maggior parte dei blogger si occupano di questo. Per altri generi è molto dura. Magari riesci ad ottenere una certa attenzione e a essere segnalata dal blogger, però il loro target principale è un altro. Se c’è un blogger che conosci e segnalerà senz’altro il tuo libro, è meglio concentrarsi su questa persona, piuttosto che su una che prende il tuo comunicato stampa, lo copia e lo incolla e poi finisce tra i venti post pubblicati in un giorno, quindi non lo vede nessuno. Bisogna cercare di non sprecare il proprio tempo perché è preziosissimo.

E’ utile avere una pagina Facebook? La mia impressione con Cronache Letterarie è che la pagina sia sempre meno visibile mentre da parte di Facebook c’è una continua richiesta di soldi.
Col passare degli anni Facebook ha ridotto la visibilità organica dei post spingendoci ad acquistare le promozioni. Un tempo mostravano la tua pagina al 30 per cento dei tuoi follower, adesso solo all’uno o due per cento. E poi sono sempre gli stessi
, sono quelli che interagiscono quindi alla fine se guardi le notifiche vedi che mettono “mi piace” sempre le stesse persone. Bisogna un po’ imbrogliare il sistema, starci molto dietro. Secondo me, mesi prima di pubblicare il libro, bisogna cercare di crearsi un engagement organico della pagina. Come crearlo? Bisogna programmare il post la mattina, perché prima lo programmi più il post ha vita. Quindi va fatto entro mezzogiorno. Bisogna programmarne molti perché più ne programmi più persone li vedranno. Come dicevo, devi istruire i tuoi lettori a mettere la pagina in “mostra tra i primi” e pubblicare molte immagini perché sono la cosa che funziona meglio. Immagini e post corti, anche perché superata una certa lunghezza le scritte diventano piccole. I video funzionano. I link possono convenire oppure no, dipende. I link che portano sul tuo blog sono quelli su cui io spenderei volentieri i soldi.

Io pubblico solo quelli.
Non basta, dovresti alternare con altre notizie. Una cosa che faccio quando ho tempo, è cercare sulle pagine Facebook gli argomenti che possono interessare i miei lettori. Mi sono creata anche delle liste, vado a cercare un po’ di notizie e l’indomani faccio in modo di pubblicare, ogni ora, una notizia che possa interessare i miei lettori. Tutte cose che portano le persone a cliccare “mi piace”, o a condividere. Più una persona clicca “mi piace” e condivide un tuo post, anche se parla d’altro, più vedrà anche gli altri post che pubblichi. E’ difficile trovare notizie interessanti, ma se trovi un filone giusto, se segui le pagine giuste, se hai un elenco di Feed Rss sul tuo browser che controlli ogni giorno, ti puoi creare una serie di post, poi li programmi e li fai uscire scaglionati, con una frase carina. Li prepari per il giorno dopo, o magari per una settimana. Fra questi inframmezzi i tuoi post.

Che mi dici del libro di carta?
Il libro di carta, diciamolo chiaramente, è uno sfizio che serve a vendere l’ebook. Uno si fa il libro di carta perché la front page è più bellina.

Ma dai?! E tutti quelli che comprano solo i libri di carta?
Li vanno a comprare in libreria dove i nostri libri non ci sono. Poi magari qualche copia la vendi perché qualcuno lo compra per regalarlo, ma in percentuali molto basse. Anche la percentuale di guadagno è bassa se vuoi mettere un prezzo interessante per il lettore. Se vuoi contrastare le versioni economiche dei grandi autori deve mantenere il prezzo basso, quindi avere un margine di guadagno basso, delle volte inferiore all’euro. Tieni presente che più il libro è lungo e più costa.

Le serie tv stanno esprimendo il meglio nel thriller e nella fantascienza. Tu le vedi?
Certo. Ne seguo parecchie. Tra le ultime che ho seguito con grande interesse, in fantascienza c’è Westworld. Sullo stesso genere sto seguendo una serie tv che si chiama Humans che parla sempre di androidi come Westworld, ma è una serie inglese, anche questa molto bellina. Mentre invece per quanto riguarda altri generi, una che mi è piaciuta moltissimo è The Affair che è un dramma, con un po’ di thriller, ma molto sentimentale. La terza stagione è un po’ strana. La seconda è bellissima e la terza non decolla mai veramente, speriamo bene per la quarta. Anche The Young Pope mi è piaciuta moltissimo. Poi c’è Grey’s Anatomy, purtroppo sono infognata, mi tocca guardarla.

Pubblicato da

Tiziana Zita

Tiziana Zita

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di fiction per la tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

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