“Non rinuncio a niente che possa piacere al lettore” Storia del nuovo cognome
di Elena Ferrante

Da che leggo la rivista francese Lire non mi era mai capito di trovare nelle loro classifiche annuali un testo italiano. Loro scelgono il miglior libro francese, il miglior romanzo straniero, il migliore saggio, la migliore inchiesta, il giallo, lo storico e così via. Perciò sono rimasta a bocca aperta quando a dicembre ho trovato al primo posto assoluto, Storia del nuovo cognomesecondo volume della quadrilogia de L’amica geniale. Avrebbero potuto aspettare la pubblicazione degli altri due volumi, si giustificano, ma non c’è libro che quest’anno li abbia sedotti e appassionati più della saga napoletana di Elena Ferrante.
Così Lila e Lenuzza, dopo aver spopolato in America, ora sono in cima alle classifiche francesi, inglesi e tedesche. La Ferrante conquista l’Europa dopo l’Italia e gli Stati Uniti. I suoi libri, secondo il New York Times hanno venduto cinque milioni e mezzo di copie in 50 paesi, di cui tre milioni in lingua inglese e un milione in italiano. A parte Umberto Eco, non si era mai visto un tale successo per uno scrittore italiano. 

In genere i nostri scrittori sono sconosciuti oltre confine. Questo fa della Ferrante la scrittrice più invidiata che ci sia. Un destino che condivide con la sua protagonista Lila che tutti amano e che tutti odiano perché suscita una enorme invidia. Ciò spiega anche l’accanimento con cui Il Sole 24 Ore ha indagato e scoperto la sua identità, frugando nei suoi conti correnti. L’hanno smascherata e sbattuta in prima pagina neanche fosse una delinquente e non una semplice scrittrice che scrive sotto pseudonimo con tutto il diritto di farlo.

Comunque “il nuovo cognome” non è quello della Ferrante, ma è quello di Lila, o meglio del marito che lei ha sposato a sedici anni. Grazie alla sua ricchezza, L’amica geniale ora si veste come nelle riviste di moda per signore. E’ bellissima ed è sempre lei al centro della storia, mentre Lenuzza è la sua narratrice.
Il libro inizia con un gesto spregevole da parte di Elena-Lenuzza. Lila le affida tutti i suoi scritti – una scatola di metallo che contiene otto quaderni – perché teme che il marito li trovi e lei, dopo averli letti, li distrugge. Elena ha talmente paura di sentirsi una nullità nel confronto con Lila, che decide di non frequentarla più.

Cosa succede d’importante alle due amiche sedicenni in questo romanzo? Succede che entrambe si innamorano. Entrambe dello stesso uomo. Per Lila è la prima volta. Lui è Nino, il ragazzo di cui Elena è innamorata da sempre.
Sembra che il destino si accanisca con la povera Lenuzza perché se Lila è presente, lei fa da tappezzeria. Sarà costretta ad essere spettatrice e complice del loro amore esplosivo e proibito. Ma intanto nuovi orizzonti si aprono per l’amica cocciuta e diligente che cerca faticosamente di conquistarsi “un’identità colta” per strapparsi da Napoli e dal rione.
Elena è insicura, sempre troppo preoccupata di non essere all’altezza, di dire cose sbagliate. La scarsa autostima le fa nascondere i propri desideri e, a forza di nasconderli anche a se stessa, non sa più quali siano. Non riesce ad avere sentimenti veri, o comunque li tiene segreti, compresa la sua passione per Nino. Le mancano il coraggio e la potenza emotiva di Lila che è come se fosse dotata di un’energia vitale esorbitante, un’energia che turba tutti quelli che la circondano.

Eppure neanche alla coraggiosa Lila, la vita risparmia batoste. Dopo aver assistito con orrore al disfarsi di Stefano nel passaggio da fidanzato a marito, la ritroviamo alla fine del romanzo che lavora in una fabbrica di mortadelle, il cui tanfo disgustoso si sente da lontano e tutto ne è impregnato, lei compresa. E mentre Lila è di nuovo povera e vive in uno squallido appartamento di periferia, a Lenuzza viene pubblicato il primo romanzo che è ispirato da un bellissimo racconto scritto da Lila a dieci anni. Storia del nuovo cognome inizia con Lila e Stefano che girano in decappottabile come John e Jacqueline Kennedy e finisce con le sorti delle due amiche ribaltate. Che succederà a questo punto? Non ci resta che leggere il prossimo volume. Sì, perché i libri della Ferrante sono di quelli che, una volta dentro, non riesci a smettere. Forse perché, come lei ha dichiarato in un’intervista, non rinuncia a niente che possa dar piacere al lettore, neanche se è considerato vecchio, trito e volgare.

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

  1. Mi stavo chiedendo una cosa. Il mercato delle persone, che leggono libri di narrativa, deve essere composto per il 70% da donne, 20% da minorenni e 10% da uomini adulti, perché o scrivi storie al femminile (sesso, invidie, gelosie, tradimenti, vestiti, amiche/nemiche….), o parli di elfi, maghetti e streghe, altrimenti nessuno te se fila! Se oggi qualcuno scrivesse un libro tipo Moby Dick, sono certo che passerebbe del tutto inosservato – a meno che il capitano Achab non venga trasformato in una donna o in un adolescente! 🙂 🙂

    1. Be’ Vincenzo, non so se la percentuale sia proprio questa ma che leggano più le donne è sicuro. Addirittura alcuni editori hanno dichiarato che fanno copertine ad hoc per le donne, anche per libri non femminili, proprio perché si sa che sono loro che li comprano.
      E il genere di maggior successo è il rosa, il romance, in tutte le sue declinazioni. Però questo della Ferrante è un successo mondiale e non credo che la leggano solo le donne. Ad esempio i commenti su Amazon – per la maggior parte entusiastici – sono in buona parte scritti da uomini.
      Per consolarti posso dirti che nella classifica dei libri più letti, tra mille schifezze, figurano stabilmente anche libri come Se questo è un uomo, o La banalità del male della Arendt.

      1. Temo che “Se questo è un uomo” o “La banalità del male” siano stabilmente nella classifica dei libri più letti, solo perché sono letture molto raccomandate nelle scuole medie superiori. Sicuramente ci saranno anche molti uomini che leggono “al femminile” e che amano un certo tipo di storie. E vabbè, i tempi sono quelli che sono….

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