Breve trattato sulle coincidenze
di Domenico Dara

Un postino riflessivo e solitario non resiste alla tentazione di leggere le lettere che consegna nel paesino in cui vive e dove apparentemente non succede niente. Il postino, tante volte nella vita ha desiderato trasformarsi in un oggetto per spiare l’intimità della gente. “Cosa c’è di male, in fondo, a leggere la corrispondenza altrui?”
Inizia allora ad aprire tutte le lettere che lo incuriosiscono “scoprendo così nella corrispondenza segreta del paese un mondo straordinario in cui tutti sembravano avere una vita parallela fatta di confessioni, segreti, amori, dolori clandestini”.
La lettera che più lo incuriosisce è scritta con una calligrafia che sembra la sua. E’ una lettera d’amore per una donna la cui vita è “stipata tra una pila di piatti lordi e montagne di panni da stirare”. E lo stupore non finisce qui perché questa lettera assomiglia molto a una che lui stesso ha scritto diversi anni prima e che non ha mai spedito.  

Il postino curioso non si limita a leggere ma comincia a prendere delle iniziative: essendo a conoscenza dei segreti della gente, interviene nella loro corrispondenza e nelle loro vite, cambiando le loro sorti. Ad esempio, tramite un paio di lettere anonime, favorisce l’incontro fra due timidi che si piacciono ma che non avrebbero mai il coraggio di prendere l’iniziativa.
Un altro suo pallino sono le coincidenze. Il postino ritiene che le coincidenze siano come i sassolini che Pollicino lascia sul suo cammino per ritrovare la strada. Secondo una logica nascosta, le coincidenze sono i sassolini che il caso ha messo sul nostro cammino per indicarci la via. Sono le prove che ci troviamo esattamente nel punto in cui avremmo dovuto essere.
Ma quante volte succede che il sassolino stia appena dietro l’angolo dove non possiamo vederlo? Magari un altro affacciato alla finestra lo vede ma non il diretto interessato. Ecco che il postino dà un calcio al sassolino, mentre annota le coincidenze sul suo quaderno.

Ambientato nel 1969, l’anno in cui l’uomo è andato sulla luna, il Breve trattato sulle coincidenze mi ha ricordato un po’ il bravissimo scrittore islandese Jón Kalman Stefánsson, per la scrittura poetica, ma anche perché racconta la gente di un paesino e la inserisce in una narrazione corale. Tra l’altro in Luce d’estate c’è una postina che legge tutte le lettere dei suoi compaesani. E’ un paragone lusinghiero per Domenico Dara, nato nel 1978 a Girifalco, in Calabria, il paese dove è ambientato il romanzo. Dara vive in Lombardia, è insegnante e di recente è stato candidato allo Strega con il suo secondo romanzo, Appunti di meccanica celeste, sempre ambientato a Girifalco.

La sua bella scrittura è arricchita dal dialetto che non sempre è del tutto comprensibile, ma anche quando non lo è possiamo dedurne il senso. Il romanzo mi ha inevitabilmente riportato a un altro postino, anche quello curioso e riflessivo, nonché apprendista poeta: Il postino di Neruda, il romanzo tenero e drammatico del cileno Antonio Skarmeta che ha ispirato Il postino di Massimo Troisi.

Curioso de Le vite degli altri (altro bellissimo film sul tema…), mentre è intento a riflettere che la nostra breve vita esclude la possibilità di viverne molte altre, il postino si dimentica di vivere l’unica che ha e continua “a procrastinare l’epifania della propria esistenza nella sterile convinzione di poterla raggiungere in ogni momento”. Questo finché “qualcuno mise sui binari un masso per farlo deragliare”.

Il protagonista un po’ ossessivo e voyeur, ma pieno di buone intenzioni: “Appena vedeva un calzino bucato, lo rammendava subito e si sentiva più leggero per aver chiuso un buco nel mondo, così come, intervenendo nei fatti del paese attraverso le lettere, gli sembrava di riparare i buchi degli uomini”.
Riempire i buchi lasciati aperti dal caso è un compito ambizioso. Ci riuscirà?
Per saperlo non resta che leggere Il breve trattato sulle coincidenze.

Pubblicato da

Tiziana Zita

Tiziana Zita

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di fiction per la tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

7 pensieri su “Breve trattato sulle coincidenze
di Domenico Dara”

  1. Molto interessante. Non credo avro’ difficoltà a leggerlo, in quanto calabrese doc anche io, e conosco perfino Girifalco. Quanto alle coincidenze….ancora non ho ben capito dove siano i sassolini ( a mucchi, nella mia vita) che indicano la strada. Comincio a pensare solipsisticamente che tutto giri intorno a me, e che la mia missione sia di essere un Fb in carne e ossa: le persone si mettono in contatto con me se le sogno, se le penso; gli stessi oggetti che uso creano connessioni impensabili….Quanto alla scrittura, che per me è davvero almeno il 70 per cento in un libro, mi sembra giusta ed efficace. Lo leggerò.

  2. Ma qualcuno scrive ancora lettere??? Questa storia delle lettere, a cui affidiamo i segreti delle nostre vite, mi sembra una cosa dell’altro secolo o addirittura dell’800. I giovani non usano più nemmeno le mail!!! Solo WhatsApp o messaggini di Facebook o, a volte, Twitter…. Forse a Girifalco si usano ancora le lettere???

    1. Sì Vincenzio, hai ragione, le lettere sembrano roba novecentesta e la maggior parte dei messaggi oggi sono digitali, ma il postino esiste ancora e a casa mia – non so da te – passa tutte le mattine. E’ vero che per la maggior parte porta brutte notizie, multe, equitalia, bollette, ma qualche lettera d’amore ogni tanto ce l’ho trovata 🙂

      1. Non metto in dubbio l’esistenza dei postini…. 🙂 E non metto nemmeno in dubbio che tu riceva tante lettere d’amore, ma temo che tu sia una delle poche fortunate…. 🙂
        Rimango, però, dell’idea che questa sia una storia un po’ demodé e un po’ déjà vu….

  3. Sul demodé sono assolutamente d’accordo, invece a me è sembrata abbastanza originale. Perché?
    Non parla di un gruppo di 30-40-50 enni che raccontano i propri problemi sentimentali, esistenziali, adolescenziali. Non la storia autobiografica del protagonista raccontata in prima persona. Non è un giallo (io li amo ma sembra che ora siano diventati tutti giallisti, con dubbi risultati).
    C’è inoltre una ricerca linguistica molto apprezzabile, anche al di là del risultato e neanche questo è un tratto comune…

  4. Comunque Vincenzo, avevo dimenticato di dirti e di scrivere, che il romanzo è ambientato nel 1969, l’anno in cui l’uomo è andato sulla luna. Anzi ora lo aggiungo… 🙂

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