Al posto tuo
Così web e robot ci stanno rubando il lavoro

Riccardo Staglianò, giornalista di Repubblica, inviato all’estero che si occupa di giornalismo online e nuovi media, ha scritto Al posto tuo. Così web e robot ci stanno rubando il lavoro. Alla biblioteca Moby Dick, dove lo ha presentato insieme a Giovanni Mazzetti, docente di politica dello sviluppo economico, è nato un discorso davvero interessante sulla relazione, ogni giorno più evidente, fra progresso tecnologico e disoccupazione.

Marzo 2016, il giocatore di go coreano Lee Sedol, uno dei più forti al mondo, è stato battuto da AlphaGo, un computer sviluppato da Google DeepMind, impresa britannica di Intelligenza Artificiale. E’ la prima volta che un software sconfigge un essere umano in questo gioco da sempre considerato inespugnabile dalle macchine perché troppo imprevedibile e creativo, troppo complicato per essere ridotto a mero calcolo. 

Da allora AlphaGo migliora giocando contro se stesso. Ha giocato circa 30 mila partite al giorno perché è molto veloce e in grado di finirne una in tre secondi. Il team che l’ha creato sostiene che adesso è tre pietre, ovvero tre livelli, più forte di quando ha battuto Sedol, un nono dan professionista, massimo livello umano. Questo significa che siamo a livelli impossibili per gli esseri umani.
AlphaGo gioca milioni di partite contro se stesso e continua a progredire, mentre i più forti giocatori del mondo osservano stupiti le sue mosse che non avrebbero mai fatto e cercano di carpire le sue strategie.
Tutto questo è per dire che il sorpasso c’è già stato e che la macchina ha vinto contro il genio umano. Quello che state per leggere ne è una conseguenza.

Lee Sedol nella sfida contro AlphaGo

Giovanni Mazzetti
La teoria della compensazione, dice: è vero, l’innovazione tecnologica distrugge il lavoro, ma visto che è finalizzata a ottenere beni qualitativamente superiori, crea nuovi bisogni e dopo un po’ la mancanza di lavoro viene riassorbita. Perciò i nostri problemi sarebbero soltanto transitori, come lo sono stati in passato. Questo discorso però non regge perché non è vero che in passato le cose sono state superate spontaneamente. Prima del capitalismo non esisteva questa spinta a minimizzare i costi, prima non si mirava a risparmiare lavoro, invece con il capitalismo nasce il lavoro salariale che non ha nulla di naturale.
Prima non c’era una sostanziale costrizione al lavoro perché quelli che stavano in uno stato di bisogno venivano assistiti. La legge sui poveri, che in Inghilterra viene abolita nel 1830, garantiva la sopravvivenza. Dopo si è costretti a cercare lavoro perché se non si lavora non si mangia. Quindi il lavoro è un rapporto moderno e anche la disoccupazione è un fenomeno moderno che interviene soltanto nella società capitalistica. Durante gli ultimi duecento anni di capitalismo, la disoccupazione si è verificata più volte. E’ arrivata anche al 15, 20 per cento, ma si è sempre trattato di fenomeni transitori che poi venivano superati con dei cambiamenti profondi. Ad esempio un cambiamento radicale, all’inizio del Novecento, è stato la strategia degli alti salari.

Il capitalismo all’inizio, nel Seicento e nel Settecento, soddisfaceva bisogni di lusso delle classi dominanti, di quelli che godevano di un reddito che non scaturiva dal lavoro. Nel Novecento i capitalisti hanno realizzato una trasformazione radicale della società e non potevano più produrre soltanto per le classi dominanti. Henry Ford era in grado di produrre milioni di automobili, ma negli Stati Uniti non c’erano milioni di nababbi. Allora un’automobile costava ottomila, diecimila dollari. Con lo sviluppo della produzione di massa, Ford arriverà a produrre automobili che costano a malapena mille dollari. A quel punto devono comprarla le masse, perciò Ford raddoppia le paghe dei propri dipendenti. Così se prima produceva cento o duecento automobili l’anno, è arrivato a produrre due milioni di automobili. Questo è un rivoluzionamento della società perché prima di Ford il rapporto della produzione con il consumo veniva ignorato. Si produceva e basta. Con il passaggio alla produzione di massa si inizia ad instaurare un legame tra produzione e consumo: il lavoro diventa un costo da ridurre al minimo.

Luigi Di Paola
Instagram, che è la più grande azienda del mondo che gestisce immagini digitali, funziona con 13 dipendenti, scrive Riccardo Staglianò in Al posto tuo. Tutte le imprese che si muovono all’interno del mondo digital seguono l’imperativo categorico del contenimento dei costi. Eppure le stesse aziende mettono al centro di ogni loro strategia di sviluppo il cliente. Il cliente viene idolatrato. Amazon ha sviluppato una strategia di vendita che si chiama “pace totale del consumatore”, sembra quasi una cosa mistica. In effetti a un certo punto ti vedi materializzato l’oggetto dei tuoi desideri che arriva magicamente a casa tua. Da un lato i lavoratori vengono trattati malissimo dall’altro il consumatore viene idolatrato. E’ come se il mondo della produzione e quello del consumo appartenessero a pianeti completamente diversi. Come se chi produce non fosse lo stesso che consuma. E’ possibile che il problema stia in questa sorta di schizofrenia?

Riccardo Staglianò
Una piccola rettifica: Instagram aveva 13 dipendenti nel 2012 quando è stata comprata da Facebook, adesso ne ha 600. Però il dato resta. Se un’azienda con 13 dipendenti viene comprata per un miliardo, quando Kodak fino a un anno prima dava lavoro a 140 mila dipendenti, abbiamo un problemino. Se vogliamo condividere degli album di fotografia e un’azienda lo ha fatto con 13 dipendenti e una con 140 mila dipendenti vuol dire che siamo in un mondo completamente nuovo. Quelli che vogliono tranquillizzarsi dicono: “Questa è la storia dell’umanità dalla rivoluzione industriale in poi. C’è un momento di crisi, poi la ricchezza cresce e tutti siamo più contenti”. Questa volta temo che non sarà così perché ci sono due novità che sono machine learning, ovvero la capacità delle macchine di imparare da se stesse, di imparare facendo. Questa è una novità degli ultimi anni e fa si che le macchine diventino sempre più intelligenti. L’altra sono i big data, cioè la quantità di dati senza precedenti da noi prodotti involontariamente. Ogni nostra attività sul web, su Facebook, ogni like che mettiamo sul gattino di un amico, ogni commento su una foto, lasciano una traccia.
Guardatela come se fosse una specie di marea. Prima se questa marea investiva qualcuno che lavorava nella manifattura, quello a cui veniva preso il posto ne trovava un altro nei servizi. Il problema è che adesso anche i servizi sono automatizzati e questa marea che cresce sommerge tutto. Ad esempio c’è un software che si chiama Automated Insights, lo usa Associated Press, la più grande agenzia di stampa del mondo che produce migliaia di articoli al mese. A parte gli addetti ai lavori, nessuno lo sa perché non è che sotto l’articolo c’è scritto Automated Insights. Sono articoli indistinguibili dagli altri. Sono scritti bene. Non sono letture particolarmente entusiasmanti, però sono corretti e sono indistinguibili da quelli scritti da un essere umano. Un tempo c’era uno stagista, un giornalista giovane, un essere umano che lo faceva. Quel posto lì non esiste più e in futuro molti articoli saranno scritti dalle macchine, tanto per fare un esempio che mi riguarda.
Pensiamo a quando un essere umano guarda una radiografia, vede una macchietta e dice: “Attenzione, qui è il caso che tu ti curi”. Questo è un lavoro sofisticato e molto ben pagato: un radiologo negli Stati Uniti guadagna in media 277 mila dollari all’anno. I medici negli Stati Uniti guadagnano molto bene, o forse è il caso di dire “guadagnavano molto bene” perché c’è un software che funziona come o meglio di un uomo. E’ uno scanner. Vede la radiografia e capisce tutto. Così i posti dei radiologi non sono più tanto al sicuro, come non lo sono quelli degli anestesisti. Fare una colonscopia, un esame piuttosto banale, negli Stati Uniti costava in media duemila dollari perché ci voleva l’esperto anestesista fisicamente presente. Adesso c’è una macchina che si chiama Sedasys, perciò basta un infermiere che ti metta il sondino e tutti i delicati aggiustamenti di anestetico li fa la macchina. Così queste anestesie piuttosto banali sono passate da duemila dollari l’una a duecento dollari l’una. Secondo voi chi vincerà, una macchina che costa duecento dollari, o l’uomo che costa duemila dollari?
Faccio l’ultimo esempio ma potrei andare avanti un paio di giorni. E non parlo solo delle cose banali come le macchinette automatiche alla stazione Termini – da dove inizio il mio libro – che fanno 500 biglietti al giorno contro una media di 200 biglietti al giorno delle biglietterie umane. I bigliettai umani, a differenza delle macchine, prendono uno stipendio, guadagnano molto di più di una macchinetta. Vogliamo scommettere su quante saranno fra un paio d’anni alla Stazione Termini le macchinette e quanti saranno gli sportelli con gli esseri umani? Negli ultimi due anni, dei 24 sportelli che c’erano ne sono sopravvissuti 16. Quindi già un terzo sono spariti e al loro posto ci sono le macchinette. Ma questo è banale mentre io mi concentravo sui lavori sofisticati.
Nella catena del valore delle professioni intellettuali, l’ultimo riguarda i professori universitari che erano l’aristocrazia intellettuale difficilmente sostituibile. Esistono delle piattaforme, una delle quali si chiama Coursera, dove se volete andare e fare un corso sul Rinascimento italiano, in inglese, potete farlo a casa vostra con un professore di Stanford. Il fondatore di Coursera, che io ho conosciuto e che si chiama Andrew Ng, è un informatico, professore di Stanford, che ha fatto un corso di Intelligenza Artificiale di base seguito da 160 mila studenti. Avete presenti 160 mila persone? Lui ha fatto il conto che per raggiungere lo stesso numero di studenti ci sarebbero voluti 250 anni accademici. Invece Andrew Ng li ha raggiunti in un colpo solo. Ma poteva raggiungerne un milione e 600 mila, o anche 16 milioni, o 160 milioni, dal momento che uno sta a casa propria e basta collegarsi al sito.

Il professore di Intelligenza Artificiale, Andrew Ng

Possiamo immaginare che un solo professore di Intelligenza Artificiale, il migliore, faccia lezione da solo a tutti gli studenti del mondo. E’ uno scenario per un verso affascinante, per un altro agghiacciante. Se il numero uno al mondo gestisce tutti gli studenti del mondo, cosa faranno il numero due, il numero tre, il numero quattro e così via? Cosa faranno tutti gli altri professori? Così le 13 persone di Instagram hanno fatto una piattaforma in cui milioni e milioni di persone al mondo mettevano le foto. Bastavano 13 persone, una delle quali io ho conosciuto. Per produrre dieci milioni di dollari di fatturato, Amazon impiega 15 persone. Per produrre la stessa quantità di ricchezza un negozio tradizionale, compresa la grande distribuzione, ne impiegava 47. Bastano sempre meno persone per produrre la stessa quantità di ricchezza.

Fine della prima parte

 

PNR – Presi nella rete è il blog di Staglianò su Repubblica.it
Al posto tuo. Così web e robot ci stanno rubando il lavoro Riccardo Staglianò, Einaudi Editore.

Pubblicato da

Tiziana Zita

Tiziana Zita

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di fiction per la tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

3 pensieri su “Al posto tuo
Così web e robot ci stanno rubando il lavoro”

  1. Prima di Staglianò ho letto il libro di Alec Ross, Il nostro futuro. Come affrontare il mondo nei prossimi vent’anni. Alec Ross, consigliere dell’amministrazione Obama per l’Innovazione e docente alla Columbia University analizza anche la tematica proposta da Staglianò. Prima considerazione. La questione non è robot sì robot no. In alcuni ambiti le macchine anche intelligenti possono sostituire o affiancare l’uomo, come già avviene, ma in altri no.
    Seconda considerazione. L’approccio al rapporto uomo-macchina è già oggi carente non tanto dal punto di vista della conoscenza e dell’uso tecnico quanto della consapevolezza e della complessità di tale rapporto. Per es. la consapevolezza della pervasività della tecnologia attuale che la differenzia notevolmente da quella precedente. Vedi gli effetti sulla personalità e sulle relazioni.
    Terza considerazione. La questione, come giustamente indica anche Staglianò, non viene affrontata né a livello politico né sociale. Che ci sarà una invasione delle macchine nel mondo del lavoro è tutto da vedere perché in ogni caso l’acquisto o il noleggio delle macchine richiede un investimento tale che non tutti gli imprenditori potranno permettersi. In ogni caso, quello che preoccupa è che manca del tutto il governo di questo cambiamento, anche da parte dei lavoratori eventualmente interessati

    1. In effetti Roberto, Staglianò parla degli aspetti politico sociali soprattutto nella seconda parte che non ho ancora pubblicato ed è un punto, come dici, fondamentale. Sì manca il governo di questo cambiamento e come al solito spicca la cecità dei nostri politici e amministratori.
      Per quanto riguarda la pervasività della tecnologia nella nostra vita attuale e i suoi effetti sulla personalità e le relazioni, ogni tanto provo un senso di vertigine. Questo distacco dalla terra e dal reale spaventa anche me che da sempre sono un’entusiasta teconologica.
      E grazie del suggerimento del libro di Alec Ross 🙂

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