Imperdibile Marilyn

Marilyn Monroe. Cronache Letterarie

Forse quello che ci cattura di lei è un paradosso. Questa donna bellissima, sempre sorridente, luminosa, piena di talento, intelligente e sensuale è al contempo disperata.
Pur essendo la più amata al mondo, Marilyn Monroe non riesce a sentirsi amata. Tutta la sua vita è un tentativo di evolversi e colmare il buco che ha dentro, quella mancanza primordiale che la vede abbandonata a pochi giorni dalla nascita, tra affidamenti e ritorni a casa, con una madre pazza che aveva tentato di soffocarla nella culla. Su di lei l’amore non attecchisce, non lo sente, non la consola, non la risarcisce perché in quel baratro affondano i primi anni della sua esistenza. Farà di tutto per piacere ed essere apprezzata e ci riuscirà magnificamente, ma l’amore degli altri le scivola addosso.

Mostra 'Imperdibile Marilyn'. Foto di Tiziana Zita. Peace Of MindNorma Jane Mortenson, questo il suo vero nome, nasce a Los Angeles il 1 giugno 1926 e dopo pochi giorni, il 13 giugno, viene data in affidamento a una prima famiglia. Nel 1933, quando ha sette anni, scopre che quelli non sono i suoi genitori, quando viene rimandata dalla vera madre (sembra la trama dell’Arminuta…) di professione montatrice per il cinema. La madre però non è in grado di badare a lei perché soffre di esaurimenti nervosi. Il padre non esiste, non si è mai capito chi fosse. Due anni dopo, nel ’35 sua madre viene ricoverata in un istituto per malattie mentali e le viene diagnosticata una schizofrenia, mentre Norma Jane finisce in orfanotrofio, dove resterà fino al ’37, quando un’amica della madre, Grace Goddard, diventerà la sua tutrice. Il matrimonio con Jim Dougherty nel 1942, quando ha 16 anni, è in realtà un matrimonio di convenienza per evitarle di tornare in orfanotrofio, visto che la sua tutrice si sposa e si trasferisce in un’altra città.

Mostra 'Imperdibile Marilyn'. Foto di Tiziana Zita
Norma Jane Mortenson nel 1944, a 18 anni, fotografata da David Conover

Dal ‘42 al ‘45 comincia a lavorare alla catena di montaggio in una fabbrica, ma anche come modella. Il primo a scoprirla è il fotografo dell’esercito David Conover, per il quale posò nel 1944: “Può succedere di tutto quando le scatti una foto. Emanava qualcosa di fresco e di vivo e sembrava che flirtasse con la lente della macchina fotografica”.

Sia la madre che la tutrice lavorano nel cinema e la portano a vedere i film con Jean Harlow, la star dell’epoca alla quale si ispira Norma Jane quando cambia la sua immagine nel 1946: si decolora i capelli e da mora diventa bionda, si ritocca il naso e il mento, cambia il nome e diventa Marilyn Monroe. Nel ’47 ottiene il suo primo ruolo in un film, mentre continua l’attività di modella ormai di successo, vista la straordinaria capacità di stare davanti all’obiettivo.
Nel ‘52 sfonda con il suo primo ruolo da protagonista in Niagara, conosce Joe Di Maggio e ottiene il ruolo da protagonista in Gli uomini preferiscono le bionde. Nel ’54 sposa Di Maggio.

Arthur Miller, il suo terzo marito, descrive il suo ingresso a una festa hollywoodiana, dove la giovane donna cattura subito l’attenzione dei presenti:
“In quella stanza piena di attrici e mogli di uomini importanti… Marilyn Monroe appariva provocante in modo quasi ridicolo, uno strano uccello nella voliera, se non altro perché il suo vestito così spudoratamente stretto dichiarava, piuttosto che insinuare, che si era portata appresso il suo corpo e che era il migliore in tutta la sala”.
“La mangeranno viva!”, gli sussurra l’attrice Evelyn Keyes, ex moglie di Huston, osservandola ballare.
Nella sua autobiografia Timebands, Miller racconta che l’ha guardata cercando invano di scovare un difetto nell’architettura delle sue forme e trovando solo “una perfezione che faceva nascere il desiderio di difenderla”.

Mostra 'Imperdibile Marilyn'. Foto di Tiziana ZitaNel 1950 Miller la rincontra sul set del film Affascinante bugiardo (As Young as You Feel) e ne è terribilmente attratto, ma è un uomo sposato con due figli e la loro breve storia finisce lì. Il matrimonio tra “il più grande cervello d’America e il più incantevole corpo d’America” avverrà sei anni dopo.
Il commediografo racconta che lei “era capace di entrare in una stanza affollata e individuare chiunque avesse perso da piccolo i genitori…” perché c’è un appello negli occhi di un orfano, un “ti piaccio?” ineliminabile.

La mostra Imperdibile Marilyn ripercorre la storia dell’attrice attraverso i suoi oggetti che ci fanno entrare nel suo privato. Ne emerge l’immagine di una donna molto determinata, con un fortissimo desiderio di emanciparsi, che regolarmente si allenava per stare in perfetta forma fisica, curava con estrema attenzione la sua immagine, studiava ogni dettaglio, aveva uno straordinario talento scenico, un grande intuito, una forza che però poggiava su una debolezza. Forza che dimostrerà nel 1955, quando stufa dei ruoli sexy che le venivano affidati si iscriverà all’Actors Studio e pur essendo già una star, si metterà a studiare recitazione con Lee Strasberg insieme ai giovani principianti. Oppure, sempre nel ’55, quando fonderà la sua compagnia perché non voleva più essere sfruttata, né accettare parti in cui impersonare la bionda stupida.

Mostra 'Imperdibile Marilyn'. Foto di Tiziana ZitaIndipendente e anticonformista. Pioniera dell’emancipazione femminile, nel suo abbigliamento figurano spesso i pantaloni: tra cui quelli graziosissimi a quadretti bianchi e neri.
Vi troviamo i anche i vestiti, gli accessori, i cosmetici e i bigodini (con ancora qualche capello impigliato), l’abito che si solleva in Quando la moglie va in vacanza nella famosa scena che decretò la fine del suo matrimonio con uno scandalizzato e geloso Joe Di Maggio. Il divorzio fu annunciato nell’ottobre del 1954 ma l’uomo non smise mai di amarla e le chiese di nuovo di sposarlo nel ’62. Avevano addirittura fissato la data per l’8 agosto ma l’attrice morì tre giorni prima.
Poi ci sono le sceneggiature e i contratti cinematografici, i suoi libri, le foto di scena e un’infinità di lettere da parte degli ammiratori: ne riceveva 2-3000 a settimana.

Mostra 'Imperdibile Marilyn' foto di Tiziana ZitaE’ strano vedere i foulard, le scarpe e gli abiti originali, vicino alle foto luminose e scintillanti in cui la Monroe li indossava. Risultano spenti, scoloriti, opachi al punto che non sembrano gli stessi. D’altro canto sono passati 55 anni dalla sua morte ed è inevitabile che l’usura, a cui lei è scampata morendo a 36 anni, abbia fatto il suo corso. Certo che la scelta di un’illuminazione, piuttosto fioca, non aiuta.

Seducente ma non volgare, la Monroe ebbe molti uomini, molti dei quali famosi. Esibiva la sua nudità con naturalezza e candore. Spumeggiante come champagne, dietro le quinte nascondeva una grande malinconia. Era piena di ansie, si imbottiva di pillole, soffriva d’insonnia e abusava di alcool. A partire dal ’55 cominciò una terapia psicoanalitica proprio per curare l’ansia e l’insonnia.
Fu trovata morta nel suo letto il 5 agosto del 1962, avvelenata da un’overdose di barbiturici.
Vorrei chiudere con una delle sue “imperdibili” frasi: “Una delle cose migliori che mi siano capitate è di nascere donna. Così dovrebbe sentirsi tutto il genere femminile”.

 

Imperdibile Mariyn – Palazzo degli Esami, Roma
Fino al 5 novembre

 

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

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