Cambio di stagione.
Un racconto di Nina Quarenghi

Con questo racconto di Nina Quarenghi inauguriamo lo spazio dedicato ai racconti. Insegnante e scrittice, dopo avere pubblicato alcuni saggi di storia sociale, Nina si è dedicata alla narrativa, vincendo con i suoi racconti alcuni premi letterari. Il suo primo romanzo storico verrà pubblicato nel 2018. Il testo è stato illustrato da Emanuele Albini.

Illustrazione di Emanuele Albini per il racconto "Cambio di stagione" di Cronache LetterarieMaggio. Il caldo era esploso e Beatrice non poteva più rimandare il cambio di stagione. Aveva una mattina libera e, appena il figlio uscì per andare all’università, decise di tornare a letto per un ultimo sonnellino, cullata dai suoni del traffico di piazzale Dunant, prima di affrontare quel lavoro che detestava.

Si svegliò dopo una mezz’oretta e cominciò dall’armadio del ragazzo. Mentre allungava la mano sul fondo dello scaffale, tra il morbido delle felpe, trovò qualcosa di strano, qualcosa che lì non ci doveva essere; al tatto sembrava un tubo di metallo. Pensò che fosse il flauto di Lorenzo, ma quando estrasse la mano, vide che stringeva la canna di una pistola.
Mentre la guardava sbalordita, dalla pistola uscì una voce da vecchietto dei film western:

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– Salve bellezza!
– Ah! – urlò Beatrice e lasciò cadere l’arma sul letto.
– Oh, ma che fai? Non sai che sono carica?
– Carica? Dio mio, ma chi è che parla? – Beatrice si guardò intorno nella stanza vuota.
– Sono io che sparo le battute, dolcezza – fece la pistola, vibrando sul letto.

Beatrice si chinò e con le mani tremanti la riprese in mano; si avvicinò alla finestra per osservarla meglio. Un raggio di sole fece brillare la lunga canna argentata e per un istante Beatrice ne rimase abbagliata. L’impugnatura con la copertura in legno era graffiata in due punti.

– Bu! – fece la pistola.
– Ah! – si spaventò di nuovo la donna, ma stavolta non la lasciò cadere. La appoggiò delicatamente sulla scrivania e continuò a osservarla.
– E non guardarmi così – gracchiò di nuovo quella – ché mi cede il grilletto! Insomma, che ti serve? Rapina? Assalto alla diligenza? Indiani all’orizzonte?
– Ma cosa stai dicendo? Si può sapere chi sei e che ci fai tra i vestiti di mio figlio?
– Il tuo ragazzo mi ha vinto all’ultima mano sabato sera, un giro fortunato direi.
– Ti ha vinto? Ma che dici? Sabato lavorava alla Sala Ariel.
– Lavoro? Così ti ha detto? Ah! Povera scema, alla Sala ci va sì, ma per giocare, sul retro.
– Per giocare a che?
– Come a che? A poker!
– Poker? Non è possibile… lui, lui ha trovato questo lavoro serale, aiuta il suo amico al bar.
– Ahahah non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
– Ma sentire cosa? E poi tu che ne sai, sei solo una pistola giocattolo…
– Giocattolo? Io una pistola giocattolo? Io sono una colt 45, single action army revolver, classe 1873, con sei colpi nel tamburo, dolcezza.
– E mio figlio ti ha vinto al gioco.
– Sicuro.
– Non è possibile. Il mio Lorenzo è un bravo ragazzo.
– Il tuo Lorenzo è un dritto, lo conoscono tutti nel giro: sangue freddo, nervi d’acciaio e vedessi come regge l’alcool.
– No no no – fece lei tappandosi le orecchie – tu non sai niente di lui: va all’università, suona il flauto alla scuola di Donna Olimpia, frequenta brave persone.
– Seee, ragazza mia, e da quanto tempo non dà un esame? Non ti sei accorta di come puzza di fumo il suo giaccone? Delle cose nuove che si compra?
– Sì beh, perché adesso lavora… E comunque tu non lo conosci!
– Eh bellezza, io so tutto di chi mi tiene in mano, dai tempi dei tempi. Siete tutti trasparenti come il Rio Bravo in primavera per me. Prova un po’ tu, prendimi dall’impugnatura. Ecco così pollastra, non avere paura. Dunque dunque… Tu hai cinquantadue anni (accipicchiolina se li porti bene vecchia mia) ma da quando ti ha lasciato tuo marito per una più giovane ti sei lasciata andare, hai messo su qualche chilo (però credimi non ti stanno malaccio), cominci la dieta ogni lunedì, ma già di martedì ti butti sulla nutella, il lavoro da commessa alla Upim non ti soddisfa, ti senti una vecchia caffettiera…
– Ok ok, basta per carità. Ti credo. E comunque qui non stavamo parlando di me, ma di mio figlio.
– Tuo figlio sbanca i professionisti. Non hai visto quanti soldi porta a casa?
– Soldi? Beh, sarà qualche mancia…
– Ahahah ma se ha messo da parte il bottino di un rapinatore. Apri gli occhi bella mia.
– Quindi insomma mi stai dicendo che non ho capito niente di Lorenzo.
– Eh già.
– E ho sbagliato tutto, come madre intendo.
– Beh, adesso non buttarti troppo giù.
– D’accordo allora.
– D’accordo cosa? Ehi ma adesso che fai? Ferma, guarda che sono carica, te l’ho già detto! No, alla tempia no, non premere il grilletto, ti fai male, ti fai…

BANG!

Beatrice spalancò gli occhi. Si ritrovò sudata nel suo letto. Guardò la radiosveglia, le 11 e 48. Che sogno assurdo aveva fatto, e aveva dormito quasi tutta la mattina; doveva sbrigarsi.

Si sentiva inquieta mentre apriva l’armadio di Lorenzo. Allungò subito una mano in fondo allo scaffale tra le felpe, pensando di essere sciocca: cercare una pistola del vecchio West, e per giunta parlante… Mentre sorrideva nervosamente toccò qualcosa di strano, qualcosa che lì non ci doveva essere. Estrasse la mano e vide che stringeva un grosso rotolo di banconote. Decine di biglietti da centomila lire.

Il rotolo di soldi non parlava, ma tanto la pistola le aveva già detto tutto. Beatrice si sedette sul letto del figlio, dondolandosi, con i soldi in grembo e la testa tra le mani, e aspettò che il ragazzo tornasse dall’università.

Mantovana di origine, vive a Roma dal 2002. Insegnante e scrittrice, attualmente lavora presso l’istituto romano di storia della Resistenza (Irsifar). Dopo avere pubblicato alcuni saggi di storia sociale si è dedicata alla narrativa, vincendo con i suoi racconti alcuni premi letterari. Ha da poco concluso il suo primo romanzo storico che verrà pubblicato nel 2018.
Adora leggere, scrivere, condividere.

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