Sentire il Futuro – Parliamo di Neil Harbisson

Una rubrica che parla di nuovi sensi e nuove menti. Questo vuole essere “Noi, Robot”. E, per cominciare, voglio raccontare qualcuno e qualcosa che sta a metà tra l’umano e l’artificiale.

Se l’intelligenza è comunicazione di sensazioni, infatti, allora la tecnologia cambierà anche il nostro modo di Sentire, dopo aver già abbondantemente modificato il nostro modo di Comunicare.

Neil Habrisson: sentire i colori
Neil Harbisson – Il primo cyborg riconosciuto dalla legge

Il portabandiera di questa cambiamento epocale e sistemico si chiama Neil Harbisson, ed è un cyborg: un essere umano dotato di organi sintetici.

Sentire i colori. Essere l’opera d’arte e insieme lo spettatore. Di più: essere il padiglione che ospita il “work of art”. Tutto questo è Neil Harbisson, il primo cyborg della storia legalmente riconosciuto.

Nato a Belfast nel 1984, Harbisson è diventato catalano d’adozione, passando l’infanzia e l’adolescenza nella penisola iberica. Inquieto per natura (come tutti rivoluzionari e i riformatori), Neil cominciò la sua battaglia contro l’ordine costituito quando, di fronte all’editto del comune di Mataró di abbattere tre piante secolari, come un novello Barone Rampante calviniano si inerpicò per salvare gli amati alberi.

Questo spirito indocile lo troviamo anche nella sua formazione. Affetto da acromatopsia genetica (ossia, l’impossibilità di vedere e distinguere i colori), Harbisson decide di ampliare la sua sensibilità, progettando insieme a due compagni programmatori e ingegneri un’antenna speciale che gli permettesse di vedere i colori.

Neil Harbisson - antenna
Come funziona l’antenna di Neil

In realtà, “vedere” non è il verbo giusto da utilizzare in questo caso, perché Neil non vede i colori: non li ha mai visti e non li potrà mai vedere. Neil “sente” i colori, sente le diverse vibrazioni della luce dei colori, trasformate in impulsi elettromagnetici dalla sua cyborg antenna. Ancor più specificamente: Harbisson “sente lo spettro” dei colori. “Spectrum sense” è come lui descrive il suo nuovo super senso. Sì, super. Perché grazie a questa tecnologia innovativa, l’artista catalano può percepire anche infrarossi e ultravioletti che sono al di fuori, appunto, del nostro spettro visivo “Umano, troppo umano”.

Questa antenna coglie con una  piccola telecamera le vibrazioni di luce dei colori, le trasforma in impulsi interni che le ossa inviano al cervello come vibrazioni differenti.

Grazie a queste diverse vibrazioni, più potenti dei colori, Harbisson ha creato un nuovo modo di fare arte. Egli è diventato infatti lo spettatore del suo stesso nuovo senso, godendo di ciò che  egli “sente” e percepisce semplicemente camminando per strada o andando a fare la spesa al supermercato. Un atteggiamento, una predisposizione esistenziale non lontana dallo stato alterato di Aldous Huxley, quando ne Le porte della percezione – espressione figlia del grande poeta William Blake: maestro di visioni “diverse” par excellence – descriveva la sua esperienza sensoriale come un’apertura, una s-chiusura dei sensi verso la qualità precipua della natura circostante: l’infinita bellezza delle cose.

E Neil Harbisson, il primo vero cyborg della storia, la cui foto sul passaporto mostra il suo nuovo organo cibernetico, proprio lui ci ammonisce paradossalmente a tornare a guardare e vivere la natura con approccio più leggero e umanistico. Non più agire sull’ambiente, bensì cominciare a modellare il nostro corpo. Intiepidire l’epidermide con una centralina interna, invece che surriscaldare l’ambiente esterno; munirci di “night vision” individuali, piuttosto che illuminare ogni angolo delle metropoli dipingendo il cielo notturno di un arancione artificiale; creare un impianto di ventilazione interna, invece che addobbare edifici con orribili climatizzatori.

Queste e altre amenità trans-umanistiche sono alcune delle migliorie a cui lavora la società fondata da Neil Harbisson nel 2010: la Cyborg Foundation.

Con questa organizzazione, Neil intende aiutare quegli esseri umani che per qualche motivo – un handicap sensoriale, come nel suo caso; ma anche una insoddisfazione diffusa delle proprie peculiarità antropiche – volessero modificare, implementare o migliorare le proprie capacità fisiche e mentali. Attraverso l’installazione di nuovi organi. Un ente, insomma, che, come dice lo stesso Harbisson, vuole “aiutare le persone a diventare “cyborg”.

Neil Harbisson Intervista
Neil Harbisson e Alessandro Isidoro Re

È questo, secondo il gallese, ma anche secondo il sottoscritto, il futuro del genere umano. Smettere di impiegare le nostre energie nel migliorare continuamente e ossessivamente la nostra tecnologia esterna. Concentrare piuttosto le nostre conoscenze e i nostri raffinati strumenti per modellare e potenziare il nostro corpo affinché divenga, per esempio, come nel caso di Neil, l’opera d’arte, la galleria, l’artista e una dinamo deambulante dotata di una percezione completa e di connessione internet – tutto in unico, solido, imperfettamente perfetto bipede umano. Saremo sempre più interconnessi, affinché si possa essere sempre rintracciabili e “stimolati” da persone lontane anche migliaia di chilometri, che avranno così la possibilità di interagire con la nostra psiche e le nostre esperienze sensoriali.

Neil Harbisson è il pioniere di questa nuova Rete. Con la sua antenna, un’amica o amico di Neil, ovunque residente, può realmente “colorare” i suoi sogni di giallo o di rosso, per far sì che sia cullato da cieli azzurri o buchi neri, prati in fiore o montagne ghiacciate, rose rosse o soli splendenti…

Benvenuti nell’era in cui i “sogni d’oro” non saranno più solo un modo di dire.

Venuto involontariamente al mondo nel 1990, inquieto per natura, mi definisco un “Umanista 4.0”. Laureato in Storia e Filosofia, ora mi occupo di scienza a 360 gradi, con una particolare passione per la Robotica e l’Intelligenza Artificiale, collaborando per Radio 24, Linkiesta e Triwù.

Lascia un commento

*