Corpi smisurati. Intervista a Giorgio Cipolletta

passages metrocorporei
Giorgio Cipolletta, Passages metrocorporei, Eum 2014

Per questo secondo appuntamento di “Noi, Robot” ho intervistato un giovane artista e studioso che si occupa dei segni del nuovo Tempo, di corpi smisurati e immisurabili, di arte e tecnologia: Giorgio Cipolletta*, dell’Università di Macerata. Che, tra l’altro, ha da poco pubblicato un saggio molto interessante dal titolo: Passages metrocorporei. Per un’estetica della transizione, edito da eum (Edizioni Università di Macerata). Abbiamo parlato in un piovoso pomeriggio autunnale, e tra filosofia e scienza, ecco cosa è venuto fuori.

Domanda: Nel primo articolo di questa rubrica abbiamo parlato di Neil Harbisson, un cyborg che grazie a una tecnologia innovativa riesce a “sentire” i colori, a dipingerli tramite le onde sonore e comporre musica per mezzo di essi. Tu parli di connubio tra scienza e arte e parli di corpo-dispositivo. Sembra che il futuro della comunicazione artistica vada proprio in questa direzione. È questa la via che immagini?

Risposta: La cosa più interessante di Harbisson è che questo dispositivo tecnologico fa parte della sua identità: siamo di fronte ad una tecnologia incorporata. È una rivoluzione: una nuova potenzalità del corpo. Mi chiedo sempre (riprendendo Spinoza): “Che cosa può un corpo?” Secondo me Harbisson riesce, attraverso la tecnologia, a tradurre la potenzialità e disposizione del corpo stesso. L’immagine del cyborg per me significa la traduzione del corpo in qualcos’altro, organico e inorganico. Ciò dà inizio ad una antropologia dell’artificiale che è esempio del rapporto tra essere e macchina e, soprattutto, tra arte e scienza.

D: Il corpo come passage e mezzo. Il titolo del tuo libro cita Walter Benjamin e ricorda molto anche l’Oltreuomo nietzscheano come mezzo o ponte “verso il futuro”. Stiamo diventando strumenti per il progresso, o restiamo in qualche modo ancora un fine?

R: A me piace transitare, fluttuare. Benjamin e i passages mi affascinano da sempre: sono un terreno fertile di transizione. E il corpo lo è assolutamente! Certo, la matrice filosofica del mio pensiero è forte, ma io mi voglio concentrare più sulla Transdisciplinarietà tra filosofia, antropologia ed estetica. È per questa ragione che ho ideato il concetto di metrocorpo: un gioco di parole che sta a indicare la metrica del corpo; la “misura smisurata del corpo”. Perché il corpo è immisurabile. Esso sfugge in tutti i modi dalla matassa odierna di matrici, numeri, pixel, algoritmi che cercano di imbrigliarlo, andando oltre.  Il concetto di metrocorpo, quindi, fa intendere una fine, sebbene indefinita, del corpo, nonostante le teorie pericolose e devianti del transumanesimo in cerca in qualche modo dell’immortalità.  Io non mi concentro sull’immortalità, ma sull’ubiquità. Siamo sempre più ubiqui: siamo “Uno, nessuno e centomila”, come diceva Pirandello.

Giorgio Cipolletta – Performing

 D: Mi viene naturale chiedere, allora: questa ubiquità rischia di accompagnarsi a una perdita d’identità?

R: Secondo me l’identità va ricalibrata e rimisurata, o forse va proprio “smisurata”. Smisurare l’identità ormai diventata plurale, multividuale e connessa. Occorre, forse, un cambio di paradigma.

D: Approfondiamo il concetto suggestivo di Metrocorpo. Spiegaci meglio che cosa dobbiamo intendere.

R: Il concetto di Metrocorpo nasce all’interno della ricerca che ho condotto per il mio Dottorato di ricerca in Teoria dell’informazione e della comunicazione. Dopo diverse letture in ambito scientifico, filosofico, antropologico, scontrandomi sempre più con l’idea di corpo mi sono detto: ”Adesso devo pensare a qualcosa che lo misuri questo corpo, altrimenti non vado avanti!”. Il fatto è che la misura del corpo è una misura che si perde nell’atto di misurare stesso. Così ho provato a dialogare con più discipline, come la  robotica, la semiotica, l’estetica. E da qui nasce questo neologismo. Da come il nostro corpo si dispone di fronte alle nuove tecnologie, sapendo che il corpo per definizione è indisciplinato. Il concetto di metrocorpo vuole provare a disciplinare il corpo, attraverso una misura che è relazionale.

D: Vedo un divenire eracliteo alla base di questa teoria “metrocorporea”.

R: Certo, perché siamo sempre proiettati dentro un divenire, un movimento in transizione verso un futuro prossimo.  Alla fine il futuro non è altro che un “qui e ora”  tendente verso qualcos’altro  – ma che comincia adesso! I riferimenti sono molteplici: da Ritorno al futuro fino a Black mirror, visioni futuristiche ma già estremamente attuali. È il nostro esperire quel qualcos’altro che è già qui in mezzo a noi in direzione di un altrove.

Giorgio Cipolletta
Giorgio Cipolletta – Performing

 D: Qual è allora, a proposito di futuro, il futuro dell’arte? Non solo in termini temporali ma anche tecnici.

RIl futuro dell’arte riguarda l’artista che diverrà sempre più “operatore della complessità”, tentando di sciogliere la matassa della realtà. Gli artisti si sono mescolati ai biologi, agli hacker, agli ingegneri e il loro interesse si è spostato oltre, non più solamente alla pittura, alla scultura o alla musica. La tela ha modificato la sua interfaccia. Non esiste più il singolo, ma relazioni ubique fatte di persone, robot, Intelligenze Artificiali (AI) o aumentate (IA) in connessione.

Insomma, cari amici, l’immagine che emerge da questa complessa, ma interessante intervista è quella di una “olla podrida” montaliana. Una grande pentola colma di tante verdure diverse: conosciamo gli ingredienti, ma non sappiamo ancora che sapore avrà il piatto.

*Giorgio Cipolletta è un artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ha conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente è professore a contratto per il Laboratorio di Arte Visuale e della tecnologia presso Unimc. La sua prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale l’autore ha ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ha pubblicato il suo primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente è vicepresidente di CrASh e collabora con diverse testate editoriali italiane e straniere.

Venuto involontariamente al mondo nel 1990, inquieto per natura, mi definisco un “Umanista 4.0”. Laureato in Storia e Filosofia, ora mi occupo di scienza a 360 gradi, con una particolare passione per la Robotica e l’Intelligenza Artificiale, collaborando per Radio 24, Linkiesta e Triwù.

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