Il Far West non è mai finito
Shoot di Douglas Fairbairn

Shoot di Douglas Fairbairn

Può accadere, ma non è un caso frequente, che uno scrittore dichiari apertamente di avere una sorta di debito con un altro scrittore che riconosce come maestro. Quando accade, il fatto tende a fare sensazione, specie se il “maestro” è uno scrittore molto meno noto, o considerato, del suo sedicente “allievo”.
Un episodio esemplare ce lo ha fornito addirittura un grande come Stephen King che, introducendo la sua antologia di racconti Scheletri, dichiara senza mezzi termini di aver plagiato, nell’incipit di The Mist (la nebbia) la frase che apre un romanzo scritto da un altro, Shoot di Douglas Fairbairn da lui molto ammirato. Shoot è stato pubblicato nel 1973 e tradotto in Italiano nel 1975 con il titolo Sparatoria, nella splendida e sfortunata collana dei Gialli Rizzoli.

Se quella volta non fosse stata sufficiente, anche in occasione di alcune interviste, King ha ribadito quanto consideri Shoot un capolavoro assoluto, fornendo anche interessanti spiegazioni tecniche, a livello di scrittura creativa, sul perché.
Ma di cosa tratta, questo libro? E, soprattutto, chi era Douglas Fairbairn?
In realtà, si chiamava Douglas Behl ed era figlio di un tedesco e di una canadese, nato a Elmira, New York, il 20 dicembre 1926. Dopo che il padre abbandonò la famiglia e non si fece più vedere, preferì assumere il cognome della madre, che è appunto Fairbairn. Studiò a Harvard e, anche se non si laureò, cominciò lì, su riviste universitarie come Harvard Lampoon, la carriera di giornalista e scrittore. Alla metà degli anni ’50, si trasferì in Florida, dove trascorse tutto il resto della vita, vicino Miami, fino alla morte sopraggiunta il 2 ottobre 1997. Secondo quanto riportato dalle poche pagine web che lo menzionano, tra il 1956 e il 1982 ha pubblicato solo sei libri, di cui Shoot è il terzo (ben quattro di essi sono usciti negli anni ’70).

Sparatoria. Douglas FairbarinLa vicenda di Shoot si svolge tra una immaginaria cittadina del Midwest, Maybock, e i boschi dei suoi dintorni, attraversati dal fiume Sturrup e ricchi di selvaggina. E’ una domenica di autunno quando, nel tardo pomeriggio, un gruppo di cinque amici si prepara a tornare a casa dopo un proficuo weekend di caccia. Sono sulla riva del fiume e, ad un tratto, si accorgono che sull’altra sponda c’è un altro gruppo di cacciatori, più o meno sei o sette uomini. Non li conoscono e inizialmente li ignorano: ma, improvvisamente, dall’altro gruppo, parte una fucilata che ferisce alla testa (fortunatamente di striscio) uno di loro, Pete Rinaldi. Allora, si gettano a terra e un altro di loro, Zeke Springer, risponde al fuoco, ferendo al volto uno degli altri; dopo di che, saltano sul loro furgone e si allontanano il più rapidamente possibile. Durante il viaggio di ritorno, si chiedono se denunciare l’accaduto alla polizia: ma, arrivati in paese, decidono di non farlo, perché temono che l’uomo ferito da Springer sia morto.

Skeleton Crew. Stephen King. Cronache LetterarieL’elemento più autoritario del gruppo, Rex Jeannette, quello che potrebbe essere definito il maschio alfa della situazione, che poi è anche quello che racconta la storia in prima persona, è ossessionato dall’idea di tornare sul posto alla prima occasione e di regolare i conti senza passare per intermediari. Rex è un pezzo grosso di Maybock, proprietario del più importante supermarket (di cui alcuni suoi compagni di caccia sono dipendenti), può permettersi di avere una giovane amante senza che nessuno, a partire dalla moglie, ci trovi nulla da ridire. Lui e Pete Rinaldi sono reduci della Seconda Guerra Mondiale, sono stati feriti nelle Ardenne, ma anche tutti gli altri hanno alle spalle esperienze militari e appartengono alla Riserva della Guardia Nazionale. Rex ha anche una passione per le armi che tocca livelli di fanatismo quando si mette a enumerare i pezzi della sua collezione di pistole e fucili e a magnificarne le qualità.

Nella settimana successiva, il pensiero di “regolare i conti” diventa un vero e proprio progetto, cui alcuni amici aderiscono entusiasticamente, mentre altri più titubanti vengono convinti dall’autorità di Rex. Al loro gruppo, si aggiunge anche un uomo più giovane, Ogilvie Trumbull, un reduce dal Vietnam che stenta a reinserirsi nella società dopo essere tornato dal fronte ma è addestrato in modo da essere una vera macchina da guerra vivente.
La domenica successiva, il gruppo degli amici di Maybock, armato ed equipaggiato di tutto punto, dopo aver annunciato alle famiglie di andare a caccia, si reca sulle rive dello Sturrup per mettere in atto un piano che prevede l’accerchiamento e l’attacco dei “nemici”, se questi dovessero presentarsi.
E i nemici, in effetti, si presentano. Solo che sono ugualmente armati ed equipaggiati e hanno anche loro un piano di battaglia studiato nei minimi particolari. Ne conseguirà una carneficina tanto terrificante quanto insensata.

Il romanzo ci perderebbe sicuramente se non fosse raccontato dal punto di vista di un uomo la cui assoluta certezza delle proprie ragioni, pur in assenza di ogni minimo argomento a sostenerle, sconfina in una forma di lucida follia. Rex Jeannette non ha mai dubbi, ma solo certezze; non chiede mai, ordina e si aspetta di essere ubbidito all’istante. Fino all’ultimo momento, non viene sfiorato dal minimo senso di pentimento per tutte le morti che finisce per provocare senza una ragione.

Da Shoot (di cui qui trovate una copia usata) nel 1976, è stato tratto anche un film, con lo stesso titolo (la versione italiana si intitolava inizialmente Shoot-Voglia di uccidere; poi il titolo è diventato Caccia mortale) diretto da Henry Hart e interpretato da Cliff Robertson, Henry Silva e Ernest Borgnine. Nonostante le ottime intenzioni, di non tradire lo spirito del libro, il risultato non piacque alla critica che lo considerò troppo violento e alquanto ambiguo.

Degli altri libri di Fairbairn, è conosciuto un ciclo in due volumi il cui protagonista è un scoiattolo, anche se, a detta dei pochi critici che ne hanno scritto di recente, oltre a Shoot, il suo titolo migliore sarebbe un altro noir, uscito nel 1977, Street 8.

 

Nato a Bari nel 1964, insegnante in un liceo di Capua, estensore del blog “L’angolo giallo”, sono autore di racconti, collaboratore del portale MilanoNera e scrivo la rubrica “gialli introvabili”. In realtà non sono del tutto indisponibili, è che occorre mangiare parecchia polvere scartabellando in depositi e bancarelle, o seguire difficili e incerte piste via web… ma, se uno insiste, si trovano!

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