Stranger Things.
Gli anni ’80 in un lettering

La seconda stagione di Stranger Things, serie prodotta da Netflix e andata in onda a partire da fine ottobre 2017, è stata sicuramente una delle più attese dell’anno. La prima stagione aveva avuto un successo di pubblico quasi inatteso, creando un’aspettativa forte, peraltro non disattesa. Anzi. Una serie che fonda le radici del suo successo sulla nostalgia verso un’epoca ricca di spunti e di grande fermento mediatico: gli anni ’80. Gli anni in cui hanno vissuto i due ideatori della serie, i gemelli Duffer, nati proprio nel 1984 e che rappresentano una fonte di grande fascinazione per la generazione dei cosiddetti Millenials, che quegli anni non li hanno mai vissuti, ma amano citarli molto.

La serie è fortemente anni ’80 già dal soggetto. Delle persone normali, con una vita tranquilla, improvvisamente sono chiamate ad unire le loro forze contro un potere mostruoso e sovrannaturale. Siamo nel novembre 1983, a Hawkins, Indiana. Will Byers (Noah Schnapp), un ragazzino come tanti, scompare misteriosamente. La famiglia, con la madre in testa (Joyce interpretata da Winona Ryder), le forze dell’ordine e tutti gli amici si uniscono alla sua ricerca, che li porterà a vivere delle esperienze straordinarie. Will Byers, infatti,  è rimasto ingabbiato nel “Sottosopra”,  un mondo parallelo al nostro, ma  mostruoso e cattivo. Cattivo come il Demogorgon, un personaggio dei giochi di ruolo che però esiste davvero e rapisce i bambini e li abbandona nelle ombre. La guida dei bambini in questo mondo spaventoso è Undici (Millie Bobby Brown), una bimba fuggita dal laboratorio di un’agenzia governativa segreta in cui venivano condotti esperimenti sulle capacità psichiche. Undici vive in un mondo tutto suo ed userà i suoi poteri per tappare il buco tra il nostro mondo e il “Sottosopra”.

L’immaginario anni ’80 che rappresenta la struttura della serie, trasuda in ogni scelta stilistica, a partire dalla  sigla di apertura, che è valsa un Grammy a Michelle Dougherty, graphic designer, direttore creativo della Imaginary Forces che ha seguito il progetto. Approfondiamo un po’.

SCHEDA TECNICA

Opening title sequence: Imaginary Forces
Executive Creative Director: Peter Frankfurt
Creative Director: Michelle Dougherty
Executive Producer: Ben Apley
Head of Production: Tina Starkweather
Producer: Dunja Vitolic
Designers: Arisu Kashiwagi, My Tran, Eric Demeusy
Lead Animator: Eric Demeusy
Compositor: Eric Demeusy
Flame Artist: Eric Mason

La realizzazione della sigla di Stranger Things è affidata alla Imaginary Forces, già conosciuta per aver creato le sigle di  Se7en, Mission: Impossible, Mad Men, Boardwalk Empire, Transformers tra le altre. Il concept su cui il direttore creativo Michelle Dougherty lavora è molto preciso. Sin dal primo confronto con il cliente, infatti, i fratelli Duffer mostrano di avere le idee molto chiare sul ruolo dei titoli principali della serie. Essi vogliono rievocare il mood degli anni che li hanno formati a livello creativo. Gli anni influenzati dall’immaginario visivo di Richard Greenberg, ideatore dei titoli dei film più iconici di quegli anni: The Goonies, Altered States, Alien, The Untouchables, The Dead Zone, solo per nominarne alcuni.

Ma anche gli anni influenzati dai caratteri tipografici usati nelle cover di alcuni dei libri più letti, molti dei quali di Steven King.

Cover Bestseller anni '80
Alcune cover che hanno ispirato la sigla di Stranger Things

ll lavoro dei creativi ha luogo prima che i fratelli Duffer inizino a girare la serie. Essi hanno a disposizione solo dei racconti sulla evoluzione che avranno il plot e lo script del primo episodio. Di fatto, la scelta della sigla avviene mentre i fratelli Duffer sono sul set e cominciano a concretizzare le loro parole. Nessuna immagine quindi. Per questo si lavora per sensazioni. Dopo aver visto tutti i lavori di Richard Greenberg, i creativi, stimolati dalla produzione, si convincono che per rievocare le atmosfere di quegli anni,  è necessario lavorare assecondando le tecniche usate in quegli anni. Anni in cui i titoli erano lavorati in modo analogico. Appare subito chiaro che l’aspetto tipografico sia la chiave per cercare di ottenere l’effetto sperato. Ma ancora di più: la chiave è scegliere un carattere che si sposi con la tecnica del tempo, che prevedeva un movimento fluido delle lettere sullo schermo, il giusto tempo di transizione e un andamento scorrevole.

Le prime proposte ruotano attorno a due concetti principali. “Missing” concetto legato al fatto che il tema di tutta la prima stagione è la scomparsa di Will, quindi la dimensione di “come sia il mondo senza Will” appare interessante. Ed il concetto di “Shadows” che lavora su una metafora simile a quella della scomparsa: la ricerca cioè di un carattere che crei delle ombre col suo movimento, o di oggetti da rappresentare che creino delle ombre nell’interazione con il carattere.

Stranger Things - proposte iniziali
Stranger Things – proposte iniziali

Poi però la produzione finalizza il font Benguiat per il logotipo della serie. Ed a questo punto il processo cambia di nuovo. Dice Michelle in una intervista per Art of the Title: “A typeface is like an actor. Once you change the actor it’s a different thing”. (Un carattere tipografico è come un attore. Una volta cambiato l’attore, la cosa è diversa). Concentrarsi su questo logotipo vuol dire immergersi ancora di più nel mood anni ’80 voluto dai fratelli Duffer. Benguiat è infatti un logotipo molto popolare in quegli anni, creato da Ed Benguiat, graphic designer che nella sua vita ha ideato più di 600 tipologie di caratteri, tra cui Tiffany, Bookman, Panache, Souvenir, Edwardian Script. Egli è anche conosciuto per aver lavorato al design o re-design dei logotipi per Esquire, The New York Times, Playboy, McCall’s, Reader’s Digest, Photography, Look, Sports Illustrated, The Star-Ledger, The San Diego Tribune, AT&T, A&E, Coke, Estée Lauder, Ford,  ecc. 

Il team dell’Imaginary Forces cerca di capire come sfruttare al meglio le potenzialità del carattere. Ed è così che nasce il terzo concept: “Red” da cui poi si svilupperà il trailer ufficiale.

Stranger Things
Stranger Things – Red concept

Un ruolo centrale per arrivare alla composizione strutturale della sigla così come noi la vediamo oggi, è sicuramente rivestito dalla scelta della traccia musicale, composta da Kyle Dixon e Michael Stein. Così le lettere si muoveranno in sincrono con la traccia in un modo studiato per rispecchiare la trama stessa della serie. Affinché le lettere si incastrino l’una con l’altra come i pezzi di un puzzle, vengono curvate dal team, che aggiunge delle doppie barre al titolo ingrandendo le iniziali delle due parole “S” e “R”. La scelta del rosso, poi, un colore che fisiologicamente influenza la nostra pressione sanguigna, non è ovviamente casuale, come non lo sono gli errori apparenti della distribuzione del colore nella sigla. Errori che sono stati volutamente inseriti per rendere più vicino il prodotto ad una creazione degli anni in cui le tecniche non erano così sofisticate.

Il risultato è indubbiamente degno di attenzione. Apparentemente minimal, è studiato in ogni dettaglio per introdurci in un’atmosfera che ha il compito di avvolgerci totalmente. Di qui la scelta di non modificare la sigla per la seconda stagione, che rimarrà identica con l’aggiunta solo di un 2 composto di un rosso sfumato.

I giovani gemelli Duffer hanno saputo creare una tendenza in linea con questo tempo in cui il valore dello storytelling ha bisogno di manifestarsi in ogni parte della produzione. La sigla di Stranger Things ne è testimonianza diretta. Un carattere che parla da sé muovendosi tra linee e colori. Un carattere che ci spalanca ricordi, emozioni, e mondi già visitati. 

Chapeau.

Semiologa del testo multimediale, Project manager e Consulente di marketing strategico. Insegna per passione, scrive per dedizione, progetta per desiderio.

Lascia un commento

*