Human Watching. Leggere è una faccenda da gatti

Leggere è una faccenda da gattiLeggere è una faccenda da gatti è l’originalissimo e semi fantastico racconto di Alex Howard – poeta laureato all’Università di Edimburgo – che ha per protagonista il gatto Jordan, inquilino  realmente esistente e a tutt’oggi vivente della Biblioteca universitaria della capitale della Scozia (al quale è dedicata anche una divertente pagina facebook).
Io ne sono stata conquistata all’istante, forse perché ho una passione smodata per i gatti, creature sfuggenti ma non troppo, affettuose ma che detestano gli umani condiscendenti, che quando soffrono si leccano le ferite in un angolo, senza pietire l’aiuto di nessuno. Il gatto capisce perfettamente ciò che gli dici ma fa lo stesso come gli pare.

Una trama ironica e spassosa, costruita immedesimandosi nel punto di vista del gatto che, abitando nella Biblioteca più celebre della Scozia, osserva ogni giorno centinaia e centinaia di appartenenti alla specie umana. Con questo éscamotage l’autore ci conduce con leggerezza a riflettere sui comportamenti umani mentre ci consiglia la lettura di grandi ed intramontabili capolavori della letteratura internazionale.
Meraviglioso il ritratto  a pennellate vivaci di questo gatto fuori dall’ordinario che passeggia fra le stanze della biblioteca con passi felpati, si accoccola sui libri e li annusa, si acciambella sul calorifero “fuseggiando” nella semioscurità fra migliaia di volumi incasellati negli scaffali di legno scuro, in preda ad un sublime piacere.

Detto “G.B.” (Gatto della Biblioteca), il micio Jordan è un felino speciale perché è un gatto pensante. Ha una zampina tutta bianca ed una nera con la punta bianca, come se fosse stata intinta nella tazza del latte, ha occhi verdi screziati d’oro e vibrisse dotate di una insolita eleganza. E’ nato 8 anni fa nella cappellania universitaria, ma nonostante questo non è molto religioso, è un gatto che possiede la scintilla del pensiero.

Ma che dite? E’ una follia! Eppure anche Friedrich Nietzsche ci ricorda che:Coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica”. Così parlò Zarathustra.

Friedrich Nietzsche
Friedrich Nietzsche

Oltre ad adorare la poltrona nell’atrio perché è il punto ideale per riposare, scrutare e pensare, va matto per i pezzetti di bacon, i grattini dietro l’orecchio sinistro e per la sbalorditiva eloquenza delle Opere complete di Nietzsche, il suo filosofo prediletto, nonché il mio. In fondo, durante i miei studi universitari alla facoltà di filosofia, non avevo un comportamento molto differente da quello di questo miciotto scozzese. Certo non avevo una poltrona tutta mia, ma quasi ogni  giorno mi recavo a studiare nella biblioteca al terzo piano di Corso Garibaldi n.20 a Macerata, dove i tavoli bianco ghiaccio erano disseminati fra gli scaffali metallici zeppi di libri, suddivisi per argomento e autore, in ordine alfabetico. Entravo dalla porta a vetri in cima alle scale, poi andavo a destra; in fondo al primo corridoio giravo a sinistra fra due scaffali, poi ancora a sinistra finché scorgevo il mio tavolo preferito, cercando di guadagnare il posto nell’angolo, in fondo a destra. Non so perché amassi tanto quella postazione, ma mi dava un senso di tranquillità e sicurezza. Mi sembrava di possedere una prospettiva privilegiata su chi entrava e captavo ogni movimento con la coda dell’occhio, staccando appena lo sguardo dal libro e dai miei appunti.

Quante volte ci siamo fatti compagnia  su quel tavolo io e Nietzsche, due eterni fraintesi, io nel mio piccolo quotidiano, lui nelle parole misteriose ed evocative dei suoi affascinanti libri. Io convinta, allora come oggi, che non fu affatto un antesignano del pensiero nazista. L’uomo è una corda tesa fra la bestia e il superuomo”, è quindi misura della sua stessa capacità di superamento. L’uomo avverte la prospettiva temporale dell’eterno ripetersi del tutto come un peso, quasi che l’eterno ritorno incarni una sorta di sanzione perpetua, ma l’Oltreuomo no: in virtù della sua accettazione totale della vita, egli manifesta una gioia entusiastica all’idea dell’eterno ritorno dell’uguale. Nietzsche recupera la visione ciclica del tempo, di reminiscenza pitagorica (come la Tetraktys che portò tatuata sull’anulare sinistro), contrapposta a quella lineare cristiana che va dalla creazione all’Apocalisse. Quella nietzschiana è una chiave di lettura teoretica e filosofica, non politica.

Jordan
Jordan, GB

Anche G.B. è profondamente convinto che gli umani siano esseri complicati, fragili, ingenui che, nonostante gli sforzi, raramente sono in grado di azzeccarne una. Tutti desiderano però le stesse cose con poche varianti: vogliono certezze, ma al contempo anelano a vivere emozioni forti, passioni misteriose e vogliono almeno un vero amore nella vita da cui si aspettano la salvezza : a-mors, dal latino, assenza di morte. Sono così prevedibili in fondo questi umani: un coacervo di desideri, domande mal poste e conflitti irrisolti.

Forse basterebbero dei libri capaci di introdurli ai segreti dell’animo. Il Gatto della Biblioteca di Edimburgo sa bene che c’è un libro giusto per ogni cosa: 1984 di Orwell ci offre un’inedita prospettiva sul mondo, i Sonetti di Shakespeare hanno praticamente tutte le risposte, Harper Lee ci insegna ad ascoltare il cuore. Non è possibile diventar esperti e apprezzare la malinconia senza tuffarsi tra le pagine dell’Ulisse di Joyce, né acquisire saggezza senza smarrirsi fra le righe di “Scavando” di Seamus Haney. Come diventare buoni di Nick Hornby è di importanza capitale perché ci spiega che ciò che cerchiamo è solo la soddisfazione. G.B. sa che i gatti ce l’hanno e noi no: i gatti non hanno bisogno di fama, di ricchezza, fortuna e sesso, ma solo di sentirsi appagati. La tragedia della condizione umana sta nel fatto che ognuno di noi cerca la soddisfazione, ma pensa di continuo di doverla rincorrere, raggiungere, creare, comprare, meritare e così la perde di vista. L’uomo trasforma la felicità in un topo invisibile e passa tutta la vita ad inseguirlo. Il gatto invece punta un topo vero, lo acchiappa, se lo mangia e poi dorme contento. Tante altre cose gli uomini sbagliano: anche se i più non amano uscire al mattino presto, hanno dimenticato l’arte della calma e come sia bello trascorrere un pomeriggio nel silenzio di una biblioteca.

James Joyce. Ulisse.

Spesso mostrano poca considerazione per gli altri e scarsissima lungimiranza. Tendono a dare più valore alle proprie convinzioni che a quelle del prossimo, banalizzano la perfezione. I gatti hanno l’intuito ed è sufficiente, agli uomini invece servono le leggi.

E che dire del fatto che talvolta siano completamente incapaci di vedere le proprie ipocrisie, ma pronti ad indicare a dito quelle di un altro ? Si danno delle regole che li privano di gioia, quando devono dire la verità molto spesso non lo fanno solo per la paura di essere giudicati, sono ostili e codardi per autodifesa. Raramente vivono nel presente, costantemente in preda all’ansia del futuro, preoccupandosi di cose che forse non accadranno mai.

Ci sono giorni in cui tutto è così strano, soprattutto i pomeriggi che trascorrono in balia di una pioggia grigia e pesante che incolla i gesti ed i pensieri come uno spettro malevolo, mentre l’inverno conficca le sue zanne in profondità. La gente smette di uscire e i gatti continuano a restare al calduccio, entrambi con un certo senso di solitudine. Possono essere di spirito generoso gli umani e i gatti a volte sono ingiusti con loro. Possono essere gentili e amorevoli gli umani. Possono salvarti perfino l’esistenza. Raramente.

Alex Howard, Leggere è una faccenda da gatti, Garzanti Editore

Classe 1975, vive a Porto Sant’Elpidio, nelle Marche. Laureata in Filosofia. Atea, liberale, appassionata di letteratura e arte.È docente educatrice presso il Convitto Nazionale “G. Leopardi” di Macerata. Ha insegnato Filosofia, Storia e Psicologia in vari licei. Membro del direttivo dell’Universita’ del Tempo Libero di Porto Sant’Elpidio, dal 2010 organizza eventi culturali e convegni su tematiche di attualità.

  1. “l’uomo trasforma la felicità in un topo invisibile”……sempre acutissima MILENA CORRADINI.
    Per amanti dei libri e dei gatti,veramente accattivante questa recensione!

  2. Articolo bello come al solito. Ma più corposo del solito. Giusto riferimento a Nietzsche. E belli gli esempi di Orwell e Shakespeare,nonché al caro amico di Pound: Joyce,di cui mi rammarico di non conoscere l’Ulisse citata. Complimenti!!

  3. Condivido a pieno l’amore x i gatti per gli stessi tuo identici motivi…Ho condiviso con te l’emozione di percorrere i corridoi della nostra biblioteca alla ricerca di quell’angolo (a volte accanto al tuo) in cui cercare rifugio e una prospettiva che fosse molto di più dello studiare…in cui immergermi x riemergere. Splendido articolo…splendide riflessioni, immagini, sguardi sul mondo felino e si quello umano. Grazie Milena. 😍

  4. Libro curioso, davvero. Recensione stimolante. A proposito di Nietzsche e delle ipocrisie degli altri: mi ricordo di Giorgio Colli, uno dei più grandi studiosi di Nietzsche a livello mondiale, a cui si deve la PRIMA edizione critica e filologica delle opere del filosofo tedesco (!), ma che ebbe la “gravissima colpa” di non avere simpatie per il PCI negli anni ’60 e ’70 – anni in cui questo partito aveva un potere indiscusso nel mondo universitario e culturale italiano. Colli fu un notevole filosofo e un grande interprete di altri filosofi, ma, siccome l’Italia è un paese di pecoroni e di ipocriti, fu molto marginalizzato e sottovalutato nel suo stesso paese….

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