Genesi di una donna incompiuta
La più amata di Teresa Ciabatti

Quand’è che una persona può esser definita “compiuta”?

Se per “compiutezza” intendiamo qualcosa di vicino al concetto di perfezione credo che non esista, se invece pensiamo all’ essere interi nel senso di “non manchevoli” forse qualcuno ce la fa. Non io. Nemmeno Teresa Ciabatti, quarantaquattrenne di Roma, scrittrice – prima di questo romanzo ha già pubblicato Adelmo torna da me, Il mio paradiso è deserto, I giorni felici, Tuttissanti – e collaboratrice del Corriere della Sera, donna che non trova pace, autrice de La più amata, pubblicato da Mondadori e candidato allo Strega.
Incompiuta è chi come lei, come me, non si sente mai nel posto giusto troppo a lungo, mai totalmente adeguata alle persone, ai luoghi, alle circostanze.
Senza scomodare Freud e discendenti, tutti intuiamo che le origini di certe cose risiedono nell’ infanzia o, al massimo, nei primi anni dell’adolescenza, gli anni della crescita, dello sviluppo della personalità e della coscienza individuale.

Se durante la formazione, qualche processo psicologico  viene interrotto repentinamente, alterato, o attraversato con disordini emotivi, molto spesso a causa dei genitori o comunque delle figure di riferimento, resta dentro indelebilmente un senso di mancanza, come un cerchio che non si chiude rintuzzando di continuo il desiderio di trovare il punto esatto nel quale l’ingranaggio si è inceppato.

Questo l’autrice ce lo descrive con un linguaggio fluido, snello e ironico dal quale spuntano tratti nervosi e persino laceranti. Solo dopo i quarant’anni lei comprende che la sua incompiutezza deriva principalmente (ma non esclusivamente) dal rapporto con il padre. Lorenzo Ciabatti, professore, primario dell’ospedale della ridente cittadina toscana di Orbetello, che ha vissuto due anni negli Stati Uniti. In città i Ciabatti rappresentano il potere e la ricchezza, il professore è trattato con deferenza e considerato un benefattore. Teresa insieme al fratello gemello cresce in questo luogo fino a che la madre Francesca non decide di separarsi dal marito e tornare a Roma con i figli.

“Mi chiamo Teresa Ciabatti, sono la figlia, la gioia, l’orgoglio, l’amore del Professore”. La più amata.

La più amata

Mano a mano che gli anni passano Teresa tocca concretamente l’ambiguità del suo ambiente famigliare dove tutto, anche i ricordi più intimi, viene riadattato, trasformato nei particolari, distorto negli elementi, forzando il vissuto e intaccando la verità. Suo padre è un massone, ma nessuno in casa lo ha mai detto. Lei lo scopre solo da adulta quando il padre ormai defunto e non sa più di chi sia figlia realmente, se di un padre filantropo o di un farabutto celato dietro una rispettabile facciata. Diventa consapevole che la considerazione, l’adulazione, a lei rivolte da bambina dai suoi concittadini non erano che riflessi del servilismo verso suo padre. Nessuna autenticità nell’infanzia di Teresa, viziata dalla vita facile nella ricchezza, dai capricci sempre soddisfatti.

La madre trasferitasi dalla capitale che rinuncia alla professione medica per onorare il ruolo di “moglie del Professore” e genitrice devota senza però riuscirci, affondando nella depressione, curata per un anno con la terapia del sonno, rimasta per sempre segnata dall’ansia, dall’indecisione e dal rimorso per non essere stata all’altezza.
Tutte queste verità vengono mistificate, coperte, attutite e Teresa deve diventare adulta per poterle capire almeno in parte, ricomporle ed elaborarle, anche se ormai è tardi perché gli strappi che l’hanno lacerata possano esser ricuciti. Domande mai fatte, risposte mai avute. Sentieri interrotti e non più percorribili fino in fondo a ritroso. E se non possiamo vivere chiedendoci ogni giorno chi siamo, è pur vero che dobbiamo farcene ameno un abbozzo di idea, anche fragile, come le farfalle che muovono impercettibilmente le ali, per non perdere l’equilibrio.

Tutta questa densa narrazione autobiografica scorre sul filo dell’esistenza di Teresa bambina bella e coccolata per giungere alla ragazzina superba, indisponente e a tratti disperata che ingrassa e si scopre brutta diventando irascibile e manipolatrice. Fino all’ uscita dal bozzolo: donna sì, ma incompiuta, con l’urgenza di fare i conti con la sua infanzia felice ma finta, spezzata bruscamente dalla richiesta di separazione della madre ed il conseguente trasferimento a Roma.

Dal 1978, da quando cioè anche in Italia abbiamo sdoganato il divorzio, si sono susseguite pubblicazioni su pubblicazioni di psicologia, pedagogia e sociologia relative alla trattazione dello spinoso argomento “figli di separati”. Crescono bene ugualmente se non vivono insieme ad entrambi i genitori ? Diventeranno adulti scompensati ? Riusciranno a vivere relazioni affettive equilibrate ? E giù deduzioni, elucubrazioni, consigli, ricette facili e soluzioni improbabili. Magari la verità primaria è che qualunque figlio vorrebbe i genitori sempre insieme ed innamorati, mentre i genitori scoprono assai prima dei bambini che mettono al mondo che per sempre non esiste o, se esiste, lo fa ad un prezzo elevatissimo che solo in pochi sono in grado di pagare.

Quando arriva una nuova vita ci piomba addosso una responsabilità enorme, che i nostri figli non sono come cerbiatti che stanno in piedi appena nati e diventano autonomi in pochi mesi, gli appartenenti alla specie umana necessitano di sostegno, stima, cure, rispetto ed affetto per moltissimi anni ed hanno il diritto, non avendo chiesto di venire al mondo, a non essere usati e a non subire le guerre scellerate del padre e della madre. Solo così potranno ritrovarsi adulti (imperfetti come chiunque altro) accettabilmente sereni.

Vive un’infanzia nella bambagia Teresa, piena di regali, in estate nella villa con piscina, la villa più bella dell’Argentario dicono ad Orbetello. Ma Teresa è sola con se stessa e le sue insicurezze di bimba, i suoi desideri, le sue rabbie e le sue paure. E’ la più amata, si illude, ma i suoi genitori hanno tanto da fare: suo padre è Il Professore, sua madre è infelice.

Cresce Teresa e, donna, intravede che il padre è vendicativo, calcolatore, amante del profitto e la madre è una debole, amareggiata e frustrata. Maledetta figura paterna: dispotica, assente e minacciosa e, a tratti, tenera e premurosa. Nella ricerca spasmodica di questa altalena di caratteristiche Teresa diviene compulsiva negli innamoramenti. Detesta e rifiuta chi la corteggia e la rispetta, si prostra e si umilia, invece, nel tentativo di compiacere uomini che non la vogliono, che la usano e sviliscono. Sindrome dell’abbandono, brutta bestia. Una volta suo padre la portò con sé a casa di Licio Gelli (addirittura la P2 ?), una volta suo padre venne rapito per un giorno e ritornò senza dire una parola e sua madre si nascose nel bunker della villa con lei e suo fratello per lo spavento. Ma chi diavolo era suo padre ?

Teresa Ciabatti autrice de La più amataPoi la madre non ce la fa più. Via. Si torna a Roma e si assolda un detective per svelare i segreti di Lorenzo Ciabatti. Per ripicca lui non versa gli alimenti, dice che non è per vendetta lui, ma che le sue società sono in fallimento ed è quasi sul lastrico. Società di cosa ? Ma non è un medico ? “Mamma perché siamo diventati poveri?”. Via dei Monti Parioli 49/a. la vita qui nella metropoli è molto differente da quella di provincia. Ci sono le feste in abito da sera qui, le scarpe coi tacchi, distinguersi tra la folla. Inquieta, aggressiva, dimagrisce e piange. Si risveglia già troppo cresciuta.

“Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho 44 anni. Mio padre è morto da 26, mia madre da 4. Mio fratello mi evita e dice che ho pensato sempre e solo a me stessa (…) sospettosa, anaffettiva, in quattro anni non ho mai accompagnato mia figlia a scuola”.

Ce l’ha portata solo quando la tata era tornata in Moldavia per le ferie ed il padre non era a Roma. Quando nasce la sua bambina Teresa la passa immediatamente nelle braccia del padre. Lei è la donna incompiuta: impossibile che abbia figli una così !
Trova una governante che pensi costantemente alla neonata al posto suo, ma quando la piccola piange forte di notte Teresa si alza ed arriva alla culla prima di tutti, prende la figlia, se la stringe al petto e se la porta nel lettone, attenta a non schiacciarla e guarda per ore questo esserino minuscolo che respira. La maternità cambia chiunque, anche una donna incompiuta.
klkllk

Classe 1975, vive a Porto Sant'Elpidio, nelle Marche. Laureata in Filosofia. Atea, liberale, appassionata di letteratura e arte.È docente educatrice presso il Convitto Nazionale "G. Leopardi" di Macerata. Ha insegnato Filosofia, Storia e Psicologia in vari licei. Membro del direttivo dell'Universita' del Tempo Libero di Porto Sant'Elpidio, dal 2010 organizza eventi culturali e convegni su tematiche di attualità.

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