Il giro del mondo in bicicletta
di Annie Londonderry

L’emancipazione femminile portata avanti pedalando

Annie “Londonderry” Kopchovsky ha fatto il giro del mondo in biciclettaStati Uniti, giugno 1894: la bicicletta è il nuovo mezzo “cult”, tutti la vogliono e la ottengono pure perché, nonostante la novità, ha un prezzo relativamente accessibile. Un ciclista, Thomas Stevens, a bordo della bicicletta Ordinary, quella con la ruotona per intenderci, già dieci anni prima, nel 1884, aveva fatto una sorta di giro del mondo. Fu così che due gentiluomini di Boston scommisero, da bravi misogini dell’epoca, che nessuna donna sarebbe stata in grado di eguagliare l’impresa.

Detto fatto: Annie “Londonderry” Kopchovsky, 23enne bostoniana di origini lettoni, madre di famiglia, decide di raccogliere il guanto di sfida: 15 mesi per fare il giro del mondo in bicicletta, partendo con i soli vestiti che aveva addosso e con 5 centesimi al giorno per le spese. La scommessa prevede anche che lei debba tornare indietro con 5000 dollari guadagnati in modo onorevole, che non possa accettare regali e, nonostante parli diverse lingue, che comunichi solo in inglese.

SPOILER ALERT: Ce la farà, rientrando a Chicago con la somma pattuita, addirittura in anticipo di 14 giorni. In realtà degli oltre 40.000 km percorsi, solo una minima parte la fece in bicicletta, il resto li percorse con navi e treni, ma poco importa.

Annie, che deve il soprannome “Londonderry” alla marca di acqua minerale che l’ha sponsorizzata, aveva un’idea ben precisa dell’importanza del marketing, raccontava avventure solo in parte vere ma assolutamente verosimili, vendeva se stessa e la sua bicicletta come testimonial pubblicitari e riuscì a diventare un simbolo per le nuove donne; così si facevano chiamare all’epoca le donne che, lavorando fuori casa o facendo attivismo politico, cercavano spazi di uguaglianza con gli uomini.

Donne vittoriane in bici

“Stava, in effetti, sfruttando senza molti scrupoli il movimento per l’emancipazione femminile dell’epoca […] Tuttavia, Annie era di certo una femminista, nella sua determinazione non solo a soddisfare un bisogno personale di indipendenza, ma anche a realizzare il suo pieno potenziale come donna scegliendo un percorso slegato dalle convenzioni sociali.”

La bicicletta aiuterà tantissimo il movimento di emancipazione femminile, a partire dai vestiti necessari per cavalcarla. Personalmente non riesco neanche a pensare come fosse possibile andare in bicicletta con strati di gonne alla caviglia, corsetti e camicie a collo alto che era l’OUTFIT richiesto alle signore vittoriane.

A mano a mano che la bicicletta prendeva, è il caso di dirlo, piede, oltre a modificarsi strutturalmente (si passò dalla ruotona al modello a due ruote, uguale a quello che ancora oggi usiamo) portò con sé una differenziazione nell’abbigliamento. Apparvero i cosiddetti pantaloncini alla zuava, una pantagonna che si stringe alle ginocchia, sparirono le camicie a collo alto a favore di una maglia che lasciava scoperte parte delle braccia e della scollatura. Praticamente la nonna della canottiera.

Annie 'Londonderry' Kopchovsky ha fatto il giro del mondo in bicicletta
Annie ‘Londonderry’ Kopchovsky

Come sempre accade quando si stravolge uno status quo, soprattutto se a favore delle donne, la bicicletta-mania femminile fu osteggiata da più fronti – da quello medico a quello sociale – tacciando di facili costumi le signore che volevano usufruirne.

“A Norwich, nello Stato di New York, nel 1895, un gruppo di giovanotti firmò una petizione scritta in cui prometteva di non accompagnarsi ad alcuna donna che indossasse calzoncini e di utilizzare ‘tutti i mezzi onorevoli per rendere tale costumi impopolari nella comunità di residenza’ “. Addirittura!

Tornando alla nostra ciclista, Annie lasciò presto le gonne vittoriane per i pantaloncini a sbuffo che sostituirà poi, mano a mano che prenderà confidenza con il suo ruolo e quello che rappresentava, direttamente con un completo maschile da ciclista.
La cosa strana di tutta questa storia è che è rimasta  sconosciuta per quasi un secolo. L’autore, un pronipote di Annie, ne ha scoperto l’esistenza solo negli anni ’90 e ci sono voluti altri 10 anni perché l’approfondisse fino a scriverci un libro.

Il giro del mondo in bicicletta di Peter Zheutlin, più che la storia di una Phileas Fogg su due ruote che ci si può aspettare dal titolo, è un saggio sul costume d’epoca. Il racconto dell’avventura di Annie Londonderry è abbondantemente infarcito di disquisizioni tecniche sulla bicicletta, sulla velocità delle navi o dei treni, o  su come fosse bohemien Parigi. Sono dettagli sicuramente interessanti ma che a volte mi hanno fatto un po’ perdere il filo.

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Io vi propongo, come accompagnamento al caffè (rigorosamente lungo) che sorbirete mentre leggerete il libro, qualora decidiate di farlo, i CINNAMON ROLLS. Ho scelto questi pani dolci aromatizzati alla cannella (che personalmente metterei dappertutto!) perché ricordano le ruote di una bicicletta!
Attuale caposaldo della colazione statunitense, di questi rotolini alla cannella rivendicano la paternità un po’ tutti i Paesi del nord Europa.  Nella Londra del XVII secolo si faceva la fila per un dolce arrotolato ripieno di zucchero e cannella. Gli austriaci poi li hanno come punto di riferimento dei loro prodotti da forno e in Francia chiamano viennoiserie tutti i dolci la cui lavorazione somiglia a quella del pane, al contrario della pâtisserie che prevede creme & Co. Gli scandinavi, svedesi in testa,  con i loro KANELBULLAR (non li avete mai comprati nel mio negozio giallo e blu preferito?) sono proprio fissati, hanno pure una giornata ad essi dedicata, il 4 ottobre, e pare che ne mangino qualcosa come 300 a testa l’anno!

Gli americani li ricoprono di glassa, gli svedesi con un po’ di zucchero in granella… fate voi!

Girelle alla cannella

500 gr farina
1 pizzico di sale
150 ml latte
1 cubetto di lievito di birra (o una bustina di quello secco)
80 gr burro, fuso e fatto raffreddare
80 gr zucchero

Per il ripieno:
50 gr burro
50 gr zucchero
2 cucchiai di cannella in polvere (almeno)

Sciogliete il lievito nel latte tiepido con un cucchiaio di zucchero. Mettete la farina, lo zucchero rimanente e il sale in una ciotola capiente e mescolate bene. Fate un buco al centro e versatevi prima il burro e poi il miscuglio latte/lievito. Impastate, prima nella ciotola e poi sul piano di lavoro leggermente cosparso di farina, fino a che avrete un impasto liscio ed elastico. Mettetelo a riposare coperto un paio d’ore: deve raddoppiare il volume.

Intanto ammorbidite il burro per il ripieno fino a che sia spalmabile, ma non fuso, e mescolate insieme zucchero e cannella. Riprendete l’impasto e stendetelo con le mani in un rettangolo circa 30×40: spalmate il burro sulla superficie e spolverare con zucchero e cannella. Arrotolate l’impasto dal lato lungo e tagliatelo a rondelle di circa 1 cm di spessore; potete  metterle in uno stampo – rivestito con carta forno o imburrato come ho fatto io – leggermente distanziate. Allora avrete la TORTA DI ROSE. Oppure potete posizionarle distanziate in una teglia, sempre con carta forno. Fate lievitare un’altra mezz’oretta, poi infornatele in forno caldo a 220° per circa 20 minuti, finché non siano dorate.

Mangiatele tiepide.

Napoletana di nascita e romana per scelta, da sempre sono innamorata della cara vecchia Inghilterra. Lavoro nella produzione cinematografica e da che ho memoria sono appassionata di cucina e passo quasi ogni momento libero spignattando e infornando a più non posso. Cinefila e profondamente gattara, vivrei in un autunno perenne con libri e tè.

  1. Piacevolissima lettura e gustosa ricetta. Una bella storia negli occhi e un dolce che già pregusto nella bocca. Grazie Simona

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