Ogni nostra caduta
di Dennis Lehane

Un colpo di scena dietro l’altro, in queste 415 pagine edite da Longanesi, si susseguono di caduta in caduta e non cedono nemmeno un centimetro di terreno alla noiaPerse in un caos emotivo, psicologico e morale che tentano incessantemente di dominare, le persone sono niente altro che ciò che raccontano di sé dopo ogni caduta. Tutte. E’ questo l’assioma intorno al quale l’autore imbastisce la narrazione.

Ogni nostra caduta di Dennis LehaneParliamo di Dennis Lehane, scrittore e sceneggiatore californiano; sì, proprio lui, quello di Mystic River, dal quale è stato tratto l’omonimo film vincitore di due Oscar e magistralmente diretto da Clint Eastwood.
La Dreamworks si è aggiudicata i diritti per l’adattamento cinematografico di Ogni nostra caduta, la cui sceneggiatura sarà affidata allo stesso Lehane, che dovrà trasporre sul grande schermo le vicende della protagonista Rachel.

Rachel è nata e cresciuta nella Pioneer Valley, in Massachussets, in un mondo di case di legno, caffè, portici fioriti e marciapiedi invasi dalle foglie secche. Un martedì di maggio, quando ha trentacinque anni, spara a suo marito. Ma prima il nastro si riavvolge.
Percorrendo a ritroso insieme a lei la sua vita, di flashback in flashback, scopriamo Rachel che cresce con la madre, in un rapporto di perenne conflitto, acuito dal fatto di essere sole. Il padre di Rachel se n’è andato quando lei aveva solo tre anni. Di lui ricorda che sapeva di caffè e di velluto.
Di sua madre, scrittrice eccentrica, donna dura, Rachel non sopporta il rifiuto di parlarle del padre, la sua continua volontà di esercitare il controllo, la sua abilità nel risolvere i problemi degli altri e mai i propri. Ma quando lei frequenta, a Boston, il primo anno di College e sua madre passa col rosso, un camion cisterna centra in pieno la fiancata della sua auto uccidendola, Rachel non è pronta.
Non è preparata ad essere un’orfana. Non è preparata alla perdita di questa presenza così ingombrante e pure fortissima.
Ogni nostra caduta di Dennis LehaneFruga fra le sue cose. Legge i suoi diari, quasi a volerla trattenere con sé.
Non siamo mai veramente preparati alla perdita di qualcuno. Non è questione di età, né di fatti contingenti. Sia che muoia, sia che se ne vada dalla nostra vita per i più svariati motivi, lasciare andare un famigliare, un amico, un amore è un po’ come quando da piccini ci sfuggiva di mano il filo del palloncino che ci avevano appena comprato. Volava in cielo veloce e noi non potevamo fare altro che guardarlo allontanarsi con gli occhi di pianto.
Quando qualcuno se ne va perdiamo pezzi di noi. Poi dobbiamo riattaccarli per poter ripartire. Restiamo nudi con un dolore da elaborare. Veniamo spogliati dalla tristezza, dalla rabbia, dall’impotenza, dal senso della mancanza. “La morte è la curva della strada, morire è solo non essere visto”, scrive Pessoa, “Tutto è verità e passaggio”.

Il panico

Rachel subisce il primo attacco di panico poco tempo dopo la morte della madre, prima di finire l’università. Va dalla psicanalista per indagare. Per ritrovare i fili spezzati dentro di sé. Riprende gli studi, si laurea e comincia a scrivere per il Boston Globe. E’ una giornalista.
Questo passaggio del libro mi ha costretta a fermarmi. A tornare a guardare ai miei fili, oggi riannodati, ma un tempo spezzati come quelli di Rachel. Conosco gli attacchi di panico: sudore freddo che imperla la fronte, spavento, nodo alla gola e sensazione di morte imminente.
E dopo il timore e l’ansia che “lui” tornerà ancora.

Il Signor Panico mi fece visita per la prima volta al secondo anno di Università. Ma pure io, come Rachel, non ho smesso gli studi, mi sono laureata, sono diventata insegnante e oggi scrivo per Cronache Letterarie.
Le prime volte che ti sorprende, il Signor Panico ti scuote profondamente e ti lascia vuota come una noce privata del suo gheriglio.
In quel guscio vuoto rimbomba tutto. Tutte le domande alle quali non hai dato risposta, tutti i sentimenti negativi come fossero fuoriusciti in modo incontrollato da un nuovo vaso di Pandora. E senti che torneranno a cercarti come profughi, perché tu non hai trovato per loro una dimora.
E più sprangherai la porta – e all’inizio lo farai – più busseranno con prepotenza.
Quando ho deciso di non dar più del ladro e dell’impostore al Signor Panico, ma di essere ospitale, lui si è calmato, è stato disponibile a dialogare. Abbiamo bevuto perfino un buon calice di rosso insieme qualche volta.
“Rachel… nello specchio”. Io e il Signor Panico ci siamo dovuti guardare dritto negli occhi, come se lui fosse il mio specchio.
Non ci incontriamo più da molti anni ormai, ma è stata una separazione consensuale, perciò siamo rimasti buoni amici. Mi ha insegnato molto quando stavamo insieme.

Rachel passa dal giornale alla rete televisiva. Trova il padre, Jeremy James, per poi scoprire che nemmeno lui è il suo vero padre, anche se il fatto che voglia esserlo è abbastanza per lei. Sposa il collega Sebastien, ma non dura e il divorzio è l’epilogo di un matrimonio sbagliato.
Intanto il panico la affianca sempre, nelle tenebre, nei luoghi chiusi, per la strada, fino a che nella sua vita non compare Brian Delacroix, incontrato per caso in un bar. Empatia.
Si fidano l’una dell’altro. Si amano. Convolano a nozze. Il panico sparisce perché non ha più ragione di restare con lei. La felicità.
Eppure… racconti che non corrispondono, particolari che non combaciano, omissioni, sparizioni. Brian non è chi dice di essere. Una donna misteriosa, due cattivi, la chiave di una cassetta di sicurezza. Rachel vuole scoprire tutto fino in fondo. E lo fa. In un ritmo narrativo incalzante che rapisce l’attenzione del lettore.

Un po’ romanzo introspettivo, un po’ giallo, un po’ thriller

In questo libro generi letterari e registri linguistici differenti si compenetrano senza stridere.
E Rachel ? Chi è veramente?
Quante identità possiamo assumere nel corso degli anni per paura, per difesa, per amore? Per prevenire Ogni nostra caduta, quando non ci sono più mamma, papà o fratello maggiore che corrono a prenderci in braccio per rialzarci e disinfettare le ginocchia sbucciate?
Cambiamo, evolviamo, facciamo la muta delle forme e dei pensieri.
Invecchiamo sotto gli occhi di tutti, pur essendo gli ultimi a saperlo.

Classe 1975, vive a Porto Sant'Elpidio, nelle Marche. Laureata in Filosofia. Atea, liberale, appassionata di letteratura e arte.È docente educatrice presso il Convitto Nazionale "G. Leopardi" di Macerata. Ha insegnato Filosofia, Storia e Psicologia in vari licei. Membro del direttivo dell'Universita' del Tempo Libero di Porto Sant'Elpidio, dal 2010 organizza eventi culturali e convegni su tematiche di attualità.

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