Ragazze elettriche
Donne e potere

Lei accoglie il fulmine nell’incavo della mano.
Gli ordina di colpire

Dopo aver letto il romanzo della giovane scrittrice Naomi Alderman edito da Nottetempo non guarderete più a un temporale con gli stessi occhi. Nel mondo distopico descritto da Ragazze elettriche, l’energia elettrica non è più semplicemente un fattore fisico, ma diviene strumento di potere nelle mani di queste giovani ragazze.

ragazze elettricheUn potere che le sorprende e che le sconvolge allo stesso tempo. Arrabbiate come le adolescenti sanno essere ed incapaci di controllarsi, queste potenti quindicenni iniziano a seminare il panico, azzuffandosi con i loro coetanei. Il loro comportamento è indisciplinato tanto che le istituzioni saranno costrette a creare scuole e luoghi isolati, per evitare che i ragazzi (maschi) vengano gravemente lesionati dalla loro ira. Ma da dove nasce questo potere?

Ben presto si scopre che le giovani sono in grado di risvegliare quella che chiamano  “la matassa”, ovvero la potenza elettrica. Si tratta di una capacità già utilizzata dalle donne nel passato e che, in realtà, è solo rimasta dormiente negli anni. Tale capacità di generare elettricità con il proprio corpo si diffonde ad una velocità così impressionante, complice anche il tam tam sui social network, che l’ordine mondiale, sia a livello politico che sociale, ne viene velocemente sconvolto. Si susseguono rivolte, insurrezioni e nuovi culti. 

La Alderman ci racconta gli avvenimenti attraverso una serie di personaggi: la rude Roxy, figlia di un gangster irlandese, Tunde, un giovane e sensuale giornalista nigeriano, Margot, rampante e competitiva sindaca e Allie, orfana adottata da una bigotta famiglia di Jacksonville. Niente è come sembra e le categorie di bene e male, di giusto e sbagliato presentano dei confini labili e mutevoli.  I personaggi in un momento credono di essere i fautori del proprio destino e in un altro sono in balia di eventi più grandi di loro in un contesto dai toni apocalittici.

Margaret Atwood e Noemi Alderman ©ROLEX / BART MICHIELS

E’ forse una potenza millenaria quella che è stata risvegliata? Potrebbe essere un’ipotesi plausibile. Il testo, infatti, è scandito da illustrazioni di antichi reperti e statuette di dee, regine e corrispettivi schiavi uomini rinvenuti in differenti scavi. Le illustrazioni di tali ritrovamenti sono realizzate dallo scrittore e illustratore Marsh Davies. L’intreccio fra realtà e finzione, fra testo archeologico-religioso e narrazione fantastica, viene sottolineato anche tramite un escamotage metanarrativo: il libro è presentato come manoscritto di un romanzo storico che lo scrittore Neil Adam Armon  – anagramma dell’autrice ma che richiama anche Adamo il primo uomo –  invia alla propria editor.

Il vangelo dei bugiardiLa sfumatura religiosa e mistica del romanzo è un elemento ricorrente nelle opere della giovane scrittrice inglese, classe 1974, cresciuta nella comunità ebraica ortodossa di Hendon, a Londra. La formazione di Naomi Alderman traspare esplicitamente dalla sua opera precedente: Il vangelo dei bugiardi in cui Maria, Giuda Iscariota, il sacerdote Caifa e Barabba diventano i narratori, nonché coprotagonisti, della vita di Gesù. Con Ragazze elettriche la Alderman ha vinto il Baileys Women’s Prize 2017, mentre già nel 2013 era stata selezionata dalla rivista Granta fra i migliori giovani scrittori inglesi

Sempre al 2013 risale la collaborazione con la sua amica e mentore, la scrittrice canadese Margaret Atwood nell’ambito del progetto Rolex Mentor and Protégé Arts Initiative. Ragazze elettriche trova posto sicuramente all’interno del filone che potremmo definire “distopico-femminista”. Si tratta di un genere che affonda le proprie radici nella fantascienza femminista e femminile degli anni ’70 e ’80, con le opere di Ursula Le Guin e Octavia Butler, ma che sta vivendo in questi ultimi anni il suo periodo d’oro, anche grazie al successo della serie televisiva Il racconto dell’ancella (titolo originale: The Handmaid’s Tale), adattamento dell’omonimo romanzo della Atwood. Sembra ormai certo che anche Ragazze elettriche diverrà una serie televisiva a partire già dalla fine del 2018.

Il tema dei rapporti di genere è un elemento centrale dell’opera, tema con cui l’autrice “gioca” attraverso un divertente ribaltamento narrativo. Il meta-autore Armon tratta come un’invenzione la parte iniziale del libro, quella che descrive la nostra quotidianità: un mondo in cui le donne non generano fulmini con le mani, sono predisposte alla cura e caratterialmente meno bellicose degli uomini, sono vittime di stupro e subiscono differenti politiche discriminatorie. Invece la parte storica, che costituisce l’effettivo mondo dello scrittore e della sua editor, è rappresentata da citazioni di testi religiosi legati a culti femminili e da rappresentazioni di antiche statuette che testimoniano la lunga tradizione della società matriarcale in cui le donne sono il sesso dominante. In questa pseudo-ricerca storica, l’autore protagonista Neil Adam Armon fa una riflessione sulla radice culturale dei rapporti di genere, mostrando, attraverso una narrazione in negativo, il paradosso della “nostra” concezione della sessualità e dei rapporti uomo-donna, insomma della nostra società.

Tre o quattromila anni fa era ritenuto normale eliminare nove bambini maschi su dieci. […] Prima parlavamo di psicologia evolutiva – non avrebbe avuto alcun senso, dal punto di vista dell’evoluzione, che le civiltà abortissero i feti femmina su larga scala, o che si mettessero a incasinare i loro organi riproduttivi! Dunque non è “naturale” per noi vivere così. 

femminismoMa considerare Ragazze elettriche semplicemente un libro sulla questione femminile sarebbe estremamente riduttivo. Non a caso il titolo originale del romanzo è The power, “Il potere”, e dunque è il discorso sul potere che costituisce il cuore del romanzo.

Il potere ha la forma degli alberi e dei fiumi che giungono all’oceano, si ramifica all’infinito. E’ un discorso sull’uso del potere e sugli effetti in chi lo lo detiene e in chi subisce, è quindi un discorso sulla società. Evidentemente, secondo la Alderman, il potere femminile non rappresenta di per sé una garanzia di equità e di rispetto verso il prossimo, dato che queste donne elettriche fondano regimi politici dispotici e coercitivi speculari a quelli costituiti dal sesso maschile. Poiché l’etica, sembra dirci la Alderman, non appartiene al sesso ma alle relazioni fra le persone, e le donne non possono considerarsi “per natura” più giuste degli uomini.

Questa riflessione può sembrare a tratti banale ma è sicuramente assente da una serie di dibattiti avvenuti sulle questioni di genere a livello di opinione pubblica negli ultimi anni, soprattutto nelle società occidentali. E solleva più domande che risposte. Le quote rosa o la partecipazione delle donne nei corpi dell’esercito, solo per fare alcuni esempi, sono sempre un bene di per sé? Un premier donna rappresenta automaticamente una diversa idea di società? 

Forse bisogna essere più feroci, come fa la Alderman con il suo romanzo, e portare in superficie tutte le contraddizioni dei nostri rapporti di genere.

Giulia Pacifici vive e lavora a Roma. Ha studiato storia dell'arte e storia contemporanea, lavora come grafica freelance ed è redattrice di Zapruder. Le piace scrivere, disegnare ed è una vorace lettrice. Ama il trekking e la montagna, forse perchè talvolta ha la testa fra le nuvole.

  1. Letto, e sono rimasta un po’ delusa. L’ho trovato al limite del soffocante e trascinato leggermente per le lunghe. Comunque grande rispetto per l’autrice.

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